Opinioni

Otto big, un’estate: chi ha costruito una squadra e chi ha solo cambiato i mobili

Inter, Napoli, Roma, Como, Milan, Juventus, Atalanta e Fiorentina sotto la lente: trattative, colpi, obiettivi sfumati, infortuni da tappare, moduli e formazioni ideali a mercato chiuso. Il Como vince l’estate, il Napoli la perde, la Fiorentina compra tredici giocatori e dimentica il mediano.

violahub.comMax Cherubin · ViolaHub · 3 settembre · 28 min
Amaro Viola, la rubrica editoriale di violahub.com: scritta Editoriale, nome della rubrica e Speciale mercato 2026 su fondo viola

Otto big, un’estate: chi ha costruito una squadra e chi ha solo cambiato i mobili

Inter, Napoli, Roma, Como, Milan, Juventus, Atalanta e Fiorentina sotto la lente: trattative, colpi, obiettivi sfumati, infortuni da tappare, moduli e formazioni ideali a mercato chiuso. Il Como vince l’estate, il Napoli la perde, la Fiorentina compra tredici giocatori e dimentica il mediano.

Editoriale Amaro Viola di Max Cherubin

La svolta: a mercato chiuso, l’Inter campione resta la favorita ma ha comprato come chi teme di annoiarsi, mentre dietro di lei Roma e Como hanno speso centoventisei milioni a testa per smettere di inseguire. Il migliore: il Como, che ha trattenuto le stelle, riscattato Nico Paz e preso Kean, con l’Atalanta regina del saldo e il Napoli unico bocciato senza appello. La chiave: la Fiorentina ha cambiato tredici giocatori e nessuna idea, e per ora ha raccolto zero punti, zero gol e un mediano mai arrivato.

C’è un momento, ogni estate, in cui il calcio italiano smette di essere uno sport e diventa una televendita. Accade di solito verso le venti di un martedì di settembre, quando le società depositano gli ultimi contratti con la frenesia di chi corre in farmacia prima della chiusura e i direttori sportivi, pallidi come stagisti alla prima riunione, giurano davanti alle telecamere di aver «completato la rosa». Quest’anno la saracinesca si è abbassata il primo settembre, dopo una finestra aperta il ventinove giugno: più di due mesi di trattative, a campionato già avviato da due giornate, cioè con le squadre costrette a giocare mentre i magazzinieri stampavano ancora i nomi sulle maglie.

Il risultato è un paesaggio da cantiere edile dopo il temporale. C’è chi ha costruito un piano in più, chi ha rifatto le fondamenta, chi ha venduto l’ascensore e chi, semplicemente, ha cambiato la carta da parati sperando che nessuno notasse le crepe. E c’è la Fiorentina, che ha demolito il palazzo e ne ha tirato su un altro in otto settimane, con tredici operai nuovi e un capomastro appena assunto. Bello da vedere, per carità. Abitabile, si vedrà.

Perché queste otto, e perché nessuno sconto

Le otto squadre scelte per questa radiografia non sono un capriccio della redazione. Sono le sette che hanno chiuso la scorsa Serie A nei posti europei, cioè Inter, Napoli, Roma e Como in Champions League, Milan e Juventus in Europa League, Atalanta in Conference League, più la Fiorentina, che su queste pagine è sempre la protagonista e che l’anno scorso si è salvata con un quindicesimo posto a quota 42 da dimenticare in fretta. Restano fuori la Lazio, che con un mercato a saldo zero ha comunque raccolto giudizi lusinghieri, e il Bologna, che ha venduto Castro e Rowe e ha raccolto molte perplessità: due storie interessanti, ma non da prima fila.

Il metodo è semplice e un filo spietato. Per ogni club mettiamo in fila trattative e obiettivi sfumati, acquisti e cessioni con le cifre riportate dalle fonti, gli innesti nati per tappare infortuni improvvisi, un giudizio sulla rosa a inizio settembre, gli obiettivi presumibili della stagione e un’analisi tattica: allenatore, modulo, posto dei nuovi. Ogni capitolo ha la sua formazione ideale, scelta da noi con gli effettivi disponibili a inizio settembre. Le cifre arrivano da Tuttomercatoweb, dal Corriere dello Sport, da Calciomercato.com e dalle altre fonti elencate in fondo: quando due conteggi non coincidono, lo diciamo. Il mercato è l’unico posto in cui due più due fa quattro, cinque o sette a seconda di chi tiene la calcolatrice.

Inter: il mercato di chi ha già vinto e vuole solo non annoiarsi

I campioni d’Italia, che a maggio hanno messo in bacheca anche la Coppa Italia, sono partiti in salita, ed è già una notizia. La prima scelta per la fascia destra era Marco Palestra, finito al Chelsea per 57 milioni; la seconda era Anan Khalaili, che non ha superato le visite mediche. Lo ha ammesso lo stesso Cristian Chivu dopo la vittoria di Cagliari, alla Gazzetta: «Abbiamo perso 5 giocatori che andavano rimpiazzati: un centrale, un quinto a destra per cui dopo aver perso Palestra e Khalaili dovevamo capire cosa ci serviva». Due porte chiuse in faccia, e l’Inter ha bussato a quella accanto, in Premier League.

Ne è uscito un tris inglese: Djed Spence dal Tottenham e Curtis Jones dal Liverpool, 30 milioni ciascuno secondo Tuttomercatoweb, e John Stones a parametro zero dopo dieci stagioni al Manchester City. In più il riscatto di Akanji per 15 milioni, il ritorno di Aleksandar Stanković dal Club Brugge per 23, Ivan Provedel dalla Lazio per 3 come vice di Josep Martínez, e Pavard rientrato dal prestito a Marsiglia. Hanno salutato Dumfries, partito per il Real Madrid con la clausola da 20 milioni, Frattesi in prestito alla Lazio, e un pezzo di storia recente che ha raggiunto la scadenza tutto insieme: Sommer, Acerbi, de Vrij e Darmian. Circa cento milioni investiti, a fronte di trenta-quaranta incassati a seconda dei conteggi: Affaritaliani stima comunque un impatto positivo sul bilancio, grazie a plusvalenze e stipendi risparmiati. Spendere e guadagnare insieme: a Milano lo chiamano metodo Marotta, altrove lo chiamerebbero prestigio.

Il giudizio sulla rosa è quasi imbarazzante per la concorrenza: due squadre per ruolo, nessun big ceduto, Lautaro, Çalhanoğlu, Barella, Dimarco e Pio Esposito ancora lì. Gli inizi sono stati coerenti, con il quattro a uno al Monza e l’uno a zero di Cagliari firmato Çalhanoğlu. Nessun acquisto d’emergenza, anche perché l’unica emergenza è stata Spence, fermo per noie muscolari: a Cagliari Chivu ha dovuto «adattare Pavard quinto e mettere Bisseck centrale». Altrove li chiamerebbero problemi. Ad Appiano li chiamano esercitazioni.

La riflessione personale è questa: l’Inter non ha fatto il mercato per vincere lo scudetto, che sa di poter vincere anche così, ma per non farsi umiliare di nuovo in Europa. Ha ringiovanito la difesa senza toccare l’ossatura e ha aggiunto personalità in mezzo. Il rischio è l’eccesso di benessere: una rosa con ventidue titolari genera ventidue aspettative, e Chivu lo sa, visto che il suo obiettivo dichiarato è «trovare tutti con il sorriso al lunedì». Gestire una banda di virtuosi è più difficile che allenarne una di gregari: i gregari almeno non chiedono l’assolo.

Obiettivi presumibili: lo scudetto, senza giri di parole, e un percorso di Champions all’altezza della rosa, partendo dal Bernabéu contro il Real di Mourinho. Sul piano tattico non cambia il disegno: 3-5-2 con braccetti che si sganciano, quinti larghi e due punte complementari. Spence è il quinto più difensivo voluto da Chivu, capace di giocare su entrambe le corsie; Stones e Akanji alzano la qualità della costruzione bassa; Jones è un interno da possesso che permette di far rifiatare Barella senza abbassare il quoziente intellettivo del centrocampo. Una macchina già rodata a cui hanno cambiato gli pneumatici. Da corsa, naturalmente.

Formazione ideale dell’Inter a inizio settembre 2026 secondo violahub.com, campo da calcio visto dall’alto con il modulo 3-5-2: J. Martínez; Bisseck, Akanji, Bastoni; Spence, Barella, Çalhanoğlu, Sučić, Dimarco; Lautaro, Thuram
La formazione ideale dell’Inter (3-5-2, all. Cristian Chivu) secondo Amaro Viola, con gli effettivi disponibili a inizio settembre 2026.

Napoli: venticinque addii, due arrivi e un’infermeria piena

Se l’Inter ha fatto la spesa al supermercato, il Napoli ha fatto il trasloco. Il programma lo aveva enunciato Aurelio De Laurentiis a inizio luglio, alla presentazione della maglia del centenario: «Il Napoli ha 47 giocatori in rosa e almeno 25 devono uscire prima di acquistarne altri». Promessa mantenuta con zelo burocratico. Giovanni Manna, racconta il Corriere dello Sport, ha piazzato venticinque esuberi, ha ceduto Lukaku al Fenerbahçe e Gutiérrez al Bayer Leverkusen, ha abbassato il monte ingaggi di 25 milioni lordi. Il problema è che, a forza di svuotare l’armadio, nessuno si è ricordato di comprare un cappotto.

Gli obiettivi sfumati sono più numerosi degli arrivi. Mario Gila, bloccato a maggio e poi finito al Milan. Gabriel Jesus, finito al Barcellona per una decina di milioni, secondo Tuttonapoli. Zirkzee, Woltemade, Guiu. Tutti sacrificati, ha spiegato Manna in ritiro, perché il club deve «rientrare in certi parametri Uefa un po’ sforati». La beffa finale porta la firma di Rafael Leão: scegliendo il Galatasaray invece dell’Aston Villa, ha tolto ai turchi il bisogno di Noa Lang, che sarebbe stato il loro piano B. Venti milioni mancati, ha raccontato Ciro Venerato alla Domenica Sportiva, e niente centravanti. Il calciomercato è l’unico campo in cui un portoghese a Istanbul può lasciarti senza attaccante a Napoli.

In entrata, i riscatti già in agenda di Højlund per 44 milioni e di Alisson per 16,5, oltre a quello di Milinković-Savić, e due innesti veri: Costantino Favasuli dal Catanzaro, prestito da un milione con obbligo a 6, e Benoît Badiashile dal Chelsea, prestito da 3 con diritto di riscatto a 27. Ed è qui che arriva il capitolo infortuni. Alessandro Buongiorno è stato operato a luglio alla radice del menisco mediale del ginocchio destro, e Badiashile è arrivato, testuale, per «colmare la voragine» lasciata dal centrale, scrive il Corriere dello Sport. Il problema è che il francese, ricorda Virgilio Sport, convive da tempo con continui malanni muscolari: come curare una distorsione con una stampella che zoppica. Il primo settembre poi il club ha comunicato che McTominay, per una lieve aritmia benigna, dovrà sottoporsi a un intervento nei prossimi giorni e tornerà dopo la sosta. Rimpiazzi: nessuno.

Il giudizio è severo, e non siamo i soli a darlo: 4 per Virgilio, 4,5 per Eurosport e Panorama. La rosa consegnata a Massimiliano Allegri resta di ottimo livello negli uomini chiave, De Bruyne, Lobotka, Di Lorenzo e Højlund su tutti, ma è corta proprio dove le stagioni si decidono: in difesa fino al rientro di Buongiorno e davanti, dove l’alternativa al danese si chiama Lucca e basta. Il campo ha già mandato un avviso: due a zero a Genova, poi la sconfitta in casa con il Como. Allegri si è detto soddisfatto della rosa. Lui è un maestro del corto muso. Quest’estate il club ha preso alla lettera anche la panchina.

La riflessione: dopo i due anni di Conte, onerosissimi, il ritorno all’equilibrio dei conti era inevitabile. Ma un club in Champions League che si presenta a settembre con due nuovi giocatori, uno dei quali in convalescenza permanente, non sta facendo austerità: sta facendo penitenza. Obiettivo presumibile: il ritorno tra le prime quattro, con un girone di Champions da affrontare senza illusioni e l’appuntamento con i rinforzi rinviato, come scrive il Corriere dello Sport, a gennaio. Tattica: 4-3-3 allegriano, più prudente che spettacolare, con Lobotka in regia, De Bruyne mezzala con licenza di inventare e Anguissa a fare legna finché McTominay è fermo; in difesa Badiashile accanto a Rrahmani, sulla destra Favasuli come alternativa a Di Lorenzo. Un’orchestra di solisti con lo spartito ridotto all’essenziale. E con il direttore che chiede di suonare piano.

Formazione ideale del Napoli a inizio settembre 2026 secondo violahub.com, campo da calcio visto dall’alto con il modulo 4-3-3: Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Badiashile, Spinazzola; Anguissa, Lobotka, De Bruyne; Politano, Højlund, Alisson
La formazione ideale del Napoli (4-3-3, all. Massimiliano Allegri) secondo Amaro Viola, con gli effettivi disponibili a inizio settembre 2026.

Roma: Gasperini voleva un’ala, ha avuto un esercito (meno l’ala)

La Roma ha vissuto la prima estate da Champions dopo sette anni, con i paletti della Uefa e un allenatore che chiede giocatori come i bambini chiedono figurine. Il direttore sportivo Tony D’Amico, alla prima sessione in giallorosso dopo quattro anni all’Atalanta, ha accontentato Gian Piero Gasperini quasi in tutto. Il quasi riguarda l’esterno alto, che è stato il tormentone dell’estate: Summerville sfumato «per una questione di tempi», Leweling che aveva un accordo «chiuso» con lo Stoccarda prima di «un ripensamento», Luiz Henrique perso per «problematiche tecniche», parole di D’Amico riportate da Sky Sport. Tre ali in fuga in un’estate sola: a Trigoria si è vista più aria che in una galleria del vento.

Il resto è stato un festival. Riscatto di Malen per 25 milioni, cioè il colpo di gennaio diventato definitivo; Santiago Castro dal Bologna per 36; Rodrigo Mora dal Porto per 25; Koulierakis dal Wolfsburg per 16,5; Molina dall’Atlético Madrid per 13; Balerdi in prestito dal Marsiglia, De Roon a parametro zero dall’Atalanta e il riscatto di Ghilardi. Circa 126 milioni, conteggio Tuttomercatoweb. Le uscite sono state di contorno, Dovbyk in prestito al Bologna, Shomurodov, Sangaré, Abdulhamid, El Shaarawy salutato a fine contratto dopo sette stagioni. E il colpo forse più importante è stato non vendere: Manu Koné è rimasto nonostante il tentativo dell’ultimo giorno del Chelsea, con «contatti», ha detto D’Amico, ma «nessuna offerta ufficiale». In più il ds rivendica di aver abbassato il monte ingaggi di quasi 20 milioni, grazie anche ai rinnovi a stipendio ridotto di Dybala, Pellegrini, Cristante e Mancini. Comprare e risparmiare insieme: a Roma è più raro di un parcheggio libero in centro.

Nessun innesto è nato per coprire un infortunio improvviso, e lo stesso D’Amico ammette che la rosa è «leggermente corta», con ventuno giocatori di movimento per tre competizioni: «Un giocatore probabilmente manca». Il campo, intanto, sorride senza riserve: quattro gol alla Fiorentina all’esordio, quattro al Lecce in trasferta, primo posto. Con Castro che, come scrive Tuttomercatoweb, parte come riserva di Malen: trentasei milioni per un vice, un lusso che una volta potevano permettersi solo i Medici.

Giudizio: tra i migliori della Serie A, con un solo neo, quello dell’ala mancata, e una sola zavorra, la profondità. La riflessione è che Gasperini ha ottenuto quello che a Bergamo aveva per abitudine e a Roma sembrava utopia: una squadra costruita per il suo calcio, con uomini che corrono come lui pretende. Obiettivo presumibile: confermarsi tra le prime quattro e superare la fase campionato di Champions; sognare lo scudetto non è vietato, e Tuttomercatoweb lo scrive senza pudore. Tattica: 3-4-2-1 marchio di fabbrica, con Mancini, Ndicka e Hermoso dietro, Molina e Wesley a tutta fascia, Koné e Cristante in mezzo, De Roon come uomo d’ordine e sostituto naturale. Davanti Malen terminale, Mora e Soulé a ricevere tra le linee, Dybala come lusso a gettone e Castro pronto a entrare quando c’è da attaccare la profondità. Il pressing a uomo resta la religione. Con De Roon in sacrestia.

Formazione ideale della Roma a inizio settembre 2026 secondo violahub.com, campo da calcio visto dall’alto con il modulo 3-4-2-1: Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Molina, Koné, Cristante, Wesley; Soulé, Mora; Malen
La formazione ideale della Roma (3-4-2-1, all. Gian Piero Gasperini) secondo Amaro Viola, con gli effettivi disponibili a inizio settembre 2026.

Como: il lago che compra come un oceano

C’era una volta il Como neopromosso che comprava ex campioni a fine carriera per vendere biglietti ai turisti. Oggi c’è un club che alla prima stagione di Champions League della sua storia ha fatto la voce grossa come una multinazionale con vista lago. La mossa più rumorosa è stata quella teatrale: il riscatto di Nico Paz dal Real Madrid per 60 milioni, quando tutti lo davano già con la valigia per Madrid. Poi Trevoh Chalobah dal Chelsea per 30, Luis Milla dal Getafe e Mattia Liberali dal Catanzaro per 6 ciascuno, Samuele Ricci in prestito dal Milan, Yan Couto in prestito dal Borussia Dortmund, Kaiki dal Cruzeiro, Kambwala dal Villarreal e il portiere Robert Sánchez dal Chelsea. Circa 126 milioni di acquisti, stessa cifra della Roma: se il calcio fosse una gara di bonifici, sarebbe un pareggio.

La ciliegina è arrivata l’ultimo giorno, ed è un boccone che a Firenze va giù di traverso: Moise Kean, in prestito oneroso con obbligo di riscatto. Secondo Calciomercato.com l’intesa vale circa 40 milioni tra prestito, obbligo e bonus, con un contratto fino al 2031. Fàbregas l’ha accolto così: «Moise è un giocatore importante, già pronto ed esperto ma con ancora tanta fame e margini di crescita». In uscita, cifre da spiccioli: Engelhardt al Friburgo per 7, Posch al Mainz per 4, Cutrone al Monza, la fine del contratto di Sergi Roberto. Con un dettaglio da teatro dell’assurdo: Morata riscattato dal Milan per 12 milioni e girato subito in prestito al Leganés. Comprare un giocatore per mandarlo via è il lusso supremo di chi non ha problemi di parcheggio.

Nessuna operazione nata per coprire un infortunio: in avvio Fàbregas ha dovuto rinunciare ad Addai, ma la rosa era già abbastanza larga da non obbligare a toppe. Il campo ha dato ragione al progetto: pari a Udine, poi il colpo al Maradona con Baturina e Douvikas. Il limite, lo segnala Panorama, sta nell’incapacità di cedere gli esuberi pagati cari negli anni scorsi, che pesano come zavorra in una barca che vorrebbe andare a vela.

Il nostro giudizio è il più alto del lotto, e lo motiviamo nel capitolo finale. La riflessione è che il Como ha fatto quello che i club italiani raccontano da anni senza farlo mai: ha trattenuto i migliori, ha speso su giocatori giovani ma già pronti e ha aggiunto italiani di qualità, Ricci, Liberali e Kean, che servono anche per le liste. Obiettivo presumibile: confermarsi in zona Champions e onorare il debutto europeo senza farsi travolgere dalla fatica del doppio impegno. Tattica: il 4-2-3-1 di Fàbregas, fatto di possesso paziente e pressione alta, con Milla regista che, scrive Panorama, sta diventando il «centro di gravità permanente» del gioco, Perrone e Da Cunha a dividersi l’altra maglia, Nico Paz libero sulla trequarti tra Diao e Baturina. Davanti Douvikas, in gol nelle prime due giornate, e Kean pronto a dargli il cambio o a giocargli accanto quando servirà più peso. Il centravanti non manca. Ne avanza uno, che per una squadra in Champions è la definizione di serenità.

Formazione ideale del Como a inizio settembre 2026 secondo violahub.com, campo da calcio visto dall’alto con il modulo 4-2-3-1: Butez; Yan Couto, Chalobah, Ramón, Kaiki; Perrone, Milla; Diao, Nico Paz, Baturina; Douvikas
La formazione ideale del Como (4-2-3-1, all. Cesc Fàbregas) secondo Amaro Viola, con gli effettivi disponibili a inizio settembre 2026.

Milan: Cardinale al telefono, Amorim alla lavagna

La prima estate di Gerry Cardinale in versione operativa, la definisce Panorama, e la Gazzetta aggiunge che mai un proprietario americano era stato così attivo nelle trattative. Il risultato è un Milan rivoltato da Rúben Amorim, nuovo allenatore, con una priorità chiara e risolta in fretta: il centravanti. Gonçalo Ramos è arrivato dal Paris Saint-Germain per 74 milioni secondo Tuttomercatoweb, una cifra che per Panorama significa «strapagato», ma che chiude finalmente il casting per il numero nove aperto da anni. Ramos stesso, alla presentazione, ha liquidato la presunta maledizione della maglia: «Non ci credo alle maledizioni». Ottimo. A Milanello, dopo tanti anni, servirebbe qualcuno che creda ai gol.

Poi Mario Gila dalla Lazio per 30 milioni, colpo «intelligente, rapido e funzionale» per Panorama, soffiato tra l’altro al Napoli, e Diego Moreira dallo Strasburgo per una cifra tra i 45 e i 50 milioni a seconda delle fonti, scommessa costosissima che deve ancora dimostrare tutto. Sulla trequarti il film è stato più tormentato. Il preferito era Karetsas, che ha scelto il Borussia Dortmund; Mastantuono era in lista, ma il Milan, ricostruisce la Gazzetta, non voleva un prestito secco, «le grandi non lo fanno quasi mai», mentre la Fiorentina lo ha fatto. Alla fine è arrivato Omari Hutchinson in prestito dal Nottingham Forest: «se a giugno pensavate a Hutchinson, avete colpi da sciamano», ha scritto Luca Bianchin. In uscita il pezzo grosso è Leão, ceduto al Galatasaray per 38 milioni, lontano dai 60 della valutazione rossonera; poi Gimenez in prestito al Porto, Nkunku al Lipsia, Ricci al Como, Jiménez riscattato dal Bournemouth per 18,5 milioni. Lo ritroverete più avanti, perché in questo mercato ogni strada porta a Firenze.

L’episodio d’infermeria è piccolo ma rivelatore. A Ferragosto il Milan aveva comunicato a Fofana, Tomori e Gimenez che erano fuori dal progetto; l’ultimo giorno Tomori era a Londra a trattare con il Fulham. Poi Gabbia si è fermato, e Amorim ha deciso che l’inglese poteva ancora servire: reintegrato, racconta la Gazzetta. Nessun nuovo difensore, nonostante Eurosport segnali che «sembra mancare qualcosina dietro». È il primo caso documentato di rinforzo ottenuto disdicendo una cessione: il mercato a chilometro zero.

Giudizio: sufficiente con un più per il coraggio e un meno per i prezzi. La partenza è stata incoraggiante, due vittorie con Torino e Venezia, e Spalletti stesso ha riconosciuto che «si vede la mano dell’allenatore». La riflessione: il Milan ha speso circa 166 milioni per cambiare pelle, ma la pelle nuova costa più di quella vecchia e deve ancora dimostrare di essere migliore. Credere che chi arriva sia più forte di chi è partito, scrive Panorama, è oggi «un atto di fede in Amorim». Obiettivo presumibile: il ritorno in Champions League, obbligatorio dopo l’onta di un’estate senza, e un’Europa League da protagonisti. Tattica: il 3-4-2-1 caro ad Amorim, con Gila, Gabbia e Pavlović dietro, esterni a tutta fascia, Modrić rinnovato a dettare i tempi accanto a Rabiot, Pulisic sulla trequarti di sinistra e Ramos riferimento centrale. La Gazzetta prevede che Rabiot possa avanzare sulla trequarti; in quel caso il giovane Cissé, preso a gennaio e confermato, dovrà guadagnarsi spazio, mentre Moreira e Hutchinson sono le variabili per spaccare le partite. Il disegno c’è. Mancano ancora le firme sotto.

Formazione ideale del Milan a inizio settembre 2026 secondo violahub.com, campo da calcio visto dall’alto con il modulo 3-4-2-1: Maignan; Gila, Gabbia, Pavlović; Chukwueze, Modrić, Rabiot, Bartesaghi; Cissé, Pulisic; G. Ramos
La formazione ideale del Milan (3-4-2-1, all. Rúben Amorim) secondo Amaro Viola, con gli effettivi disponibili a inizio settembre 2026.

Juventus: il mercato possibile e l’infermeria impossibile

Alla Juventus l’estate è stata un’operazione di sgombero prima ancora che di costruzione. Panorama riconosce a Carnevali e Massara di aver dovuto «spostare le macerie» lasciate sul mercato dalle gestioni di Giuntoli e Comolli; Giuntoli, nel frattempo, è finito all’Atalanta, e il dettaglio avrà un suo peso nel racconto. Il portiere è stato una caccia al tesoro, con i no di Alisson e di Emiliano Martínez prima di arrivare a Vicario, in prestito dal Tottenham, con Grabara come alternativa. Il centrocampista chiesto da Luciano Spalletti era Franck Kessié: gliel’ha rubato l’Atalanta, con Giuntoli in regia. Si dice che la vendetta sia un piatto da servire freddo. A Bergamo l’hanno servita a parametro zero.

Gli arrivi: Kolo Muani dal Psg per 41,2 milioni secondo Tuttomercatoweb, una scommessa che per Panorama non è «accompagnata dal sorriso pieno di Spalletti»; Kerim Alajbegović dal Bayer Leverkusen per 32; Lucumí dal Bologna per 20,1; Ekhator dal Genoa per 16,4; Zeki Çelik a parametro zero; e sul gong Pape Matar Sarr dal Tottenham e Nick Woltemade dal Newcastle, entrambi in prestito. Le uscite sono un trattato di contabilità creativa: Vlahović partito a fine contratto, David in prestito all’Atlético, Weah riscattato dal Marsiglia, Di Gregorio in prestito al Bournemouth. E Openda, riscattato dal Lipsia per 42,8 milioni e girato subito in prestito al Lione per 3,5. Sedici volte meno. A Torino la chiamano strategia; in qualunque negozio la chiamerebbero svendita di fine stagione.

E qui il capitolo infortuni diventa un bollettino di guerra. Yıldız si è fratturato la base del quinto metatarso del piede sinistro alla prima giornata ed è stato operato in Germania: circa tre mesi di stop, scrive la Gazzetta. Khéphren Thuram ha un problema al ginocchio destro che lo terrà fuori per circa quattro mesi. Ekhator ha una lesione al semitendinoso, un paio di mesi. Lo ha detto Spalletti a Sky Sport, con una franchezza che gli fa onore: «Yildız, inutile girarci intorno, è il calciatore più forte che abbiamo». E Sarr, aggiunge, «potrebbe avere» le caratteristiche di Thuram: «Rompe il fraseggio, conosce tutte le zone del campo». Woltemade, invece, è un centravanti alto un metro e novantotto che ama venire incontro, e a cui il tecnico ha già assegnato i compiti: il colpo di testa «dovrà impararlo a memoria». Spalletti, del resto, ha chiarito il concetto chiave della sessione: «Non esiste più il mercato perfetto, esiste il mercato possibile». Tradotto: abbiamo ordinato al ristorante, ci hanno portato quello che restava in cucina.

Il giudizio è una sufficienza piena, tra il 6 di Panorama e il 7 di Eurosport. La rosa è più profonda di un anno fa e in campo i numeri dicono bene: sei punti, due vittorie senza gol subiti, con Nico González e Koopmeiners a segno contro il Parma. Ma il centrocampo resta il punto fragile, e senza Yıldız la fantasia è affidata a chi dovrà ancora inventarsela. La riflessione: questa Juve ha comprato molto in prestito e poco in proprietà, il che la rende più competitiva oggi e più incerta domani. Obiettivo presumibile: il ritorno in Champions League e un’Europa League da favorita, come ha ammesso lo stesso Spalletti; lo scudetto, per ora, resta un coro dei bambini fuori dal cancello. Tattica: 4-2-3-1 con Kalulu, Bremer, Lucumí e Cambiaso dietro, Locatelli e Koopmeiners in mediana, Conceição a destra, McKennie tra le linee, Nico González a sinistra in attesa di Yıldız e Kolo Muani punta. Alajbegović è l’alternativa naturale sulla sinistra, Woltemade la soluzione per giocare più corti, Sarr la mezzala box to box che manca da quando Thuram si è fermato. È un vestito su misura. Cucito in fretta, e con qualche spillo ancora attaccato.

Formazione ideale della Juventus a inizio settembre 2026 secondo violahub.com, campo da calcio visto dall’alto con il modulo 4-2-3-1: Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumí, Cambiaso; Koopmeiners, Locatelli; Conceição, McKennie, N. González; Kolo Muani
La formazione ideale della Juventus (4-2-3-1, all. Luciano Spalletti) secondo Amaro Viola, con gli effettivi disponibili a inizio settembre 2026.

Atalanta: vendere a peso d’oro, comprare a peso giusto

La nuova Atalanta è nata da un doppio divorzio. Dopo l’era Gasperini e una stagione divisa tra Jurić e Palladino, i Percassi hanno affidato la panchina a Maurizio Sarri e il mercato a Cristiano Giuntoli. Una coppia che conosce la Juventus dall’interno, il che rende ancora più gustoso il dettaglio di Kessié, «scippato» ai bianconeri, come scrive Tuttomercatoweb, e riportato a Bergamo a parametro zero dopo l’esperienza all’Al-Ahli.

Le cessioni hanno prodotto incassi da club di Premier League. Marco Palestra al Chelsea per 57 milioni e Honest Ahanor sempre al Chelsea per 46,7, con trasferimento definitivo dal 2027 e prestito intermedio al Crystal Palace: quasi cento milioni per due ragazzi che, osserva Eurosport, non erano mai stati davvero dentro il progetto Sarri. Poi Djimsiti all’Al-Diriyah, De Roon alla Roma, Brescianini riscattato dalla Fiorentina per 10. In entrata, Gianluca Gaetano dal Cagliari per 12 milioni, il regista voluto dal tecnico, Jonathan Rowe dal Bologna in prestito oneroso con obbligo condizionato, Elmas in prestito dal Lipsia, Kristensen in prestito dall’Udinese e Kessié. Circa 24 milioni spesi contro oltre 120 incassati, conteggio Tuttomercatoweb: un saldo che farebbe sorridere anche un commercialista in sciopero.

Sul fronte infermeria, a fine agosto Hien e Kamaldeen Sulemana erano ancora alle terapie e lo stesso Kristensen era arrivato con qualche acciacco, mentre Kessié non era ancora tra i convocati per la sfida con il Bologna. Non risultano acquisti nati specificamente come toppa: la difesa ha retto con Kossounou e Scalvini, e il campo ha regalato due vittorie, l’ultima con il sinistro da fuori di Samardžić al novantaseiesimo contro il Bologna. Se Sarri fosse un tipo da abbracci, lo avrebbe stritolato. Ha preferito, presumiamo, aggiornare la lavagna.

Giudizio: tra i migliori, con un 7 a 8 trasversale nelle pagelle dei colleghi. La riflessione è che l’Atalanta ha ripreso il suo mestiere originale: comprare a prezzo giusto, valorizzare e vendere a prezzo di gioielleria, senza smontare l’ossatura. Ederson è rimasto, e Virgilio definisce la conferma «fortunosa», De Ketelaere e Scamacca pure. Obiettivo presumibile: il ritorno stabile in zona europea, un percorso dignitoso in Conference League e, soprattutto, la riuscita della transizione da Gasperini a Sarri, che è come passare dal rock al jazz senza perdere il pubblico. Tattica: addio alla difesa a tre, benvenuto 4-3-3 sarriano. Zappacosta e Bernasconi terzini, Kossounou e Scalvini centrali in attesa di Hien, Gaetano in regia tra Kessié ed Ederson, De Ketelaere, Scamacca e Rowe davanti. Gaetano è il metronomo che Sarri cerca sempre, Kessié la fisicità che permette alle mezzali di non andare in apnea, Rowe l’esterno che punta l’uomo. Il pallone dovrà girare rapido, corto, ossessivo. A Bergamo sono abituati a correre. Ora dovranno imparare anche a passarsela.

Formazione ideale dell’Atalanta a inizio settembre 2026 secondo violahub.com, campo da calcio visto dall’alto con il modulo 4-3-3: Carnesecchi; Zappacosta, Kossounou, Scalvini, Bernasconi; Kessié, Gaetano, Éderson; De Ketelaere, Scamacca, Rowe
La formazione ideale dell’Atalanta (4-3-3, all. Maurizio Sarri) secondo Amaro Viola, con gli effettivi disponibili a inizio settembre 2026.

Fiorentina: tredici acquisti, zero punti e un mediano disperso

E veniamo a casa nostra, dove l’estate è stata un romanzo d’appendice in dodici puntate. Fabio Paratici e Roberto Goretti hanno smontato la squadra che si era salvata a fatica e l’hanno rimontata attorno a Fabio Grosso, nuovo allenatore. Tredici acquisti senza contare i riscatti di Fabbian e Brescianini, una ventina di uscite, circa 123-130 milioni spesi a seconda dei conteggi di Firenzeviola e La Nazione, contro poco più di novanta incassati. Panorama ha dato 7,5, Eurosport e Virgilio 6,5. Noi, prima del voto, mettiamo in fila i fatti.

La difesa è stata ricostruita da zero: Viery dal Gremio per 15 milioni più bonus, Dragusin in prestito dal Tottenham con obbligo condizionato a 17,5, Valdepeñas dal Real Madrid per 8, João Mário in prestito dalla Juventus e Álex Jiménez in prestito dal Bournemouth con diritto a 20, sì, quel Jiménez appena riscattato dal Milan e girato in riva all’Arno. A centrocampo i due investimenti più pesanti: Arthur Atta dall’Udinese, tra 25 e 27 milioni più bonus, e Christ Inao Oulai dal Trabzonspor, intorno ai 25 più bonus. Poi il colpo che ha scaldato la città, Franco Mastantuono in prestito secco dal Real Madrid, quello che il Milan non ha voluto perché «le grandi non lo fanno quasi mai». Firenze lo ha fatto, e cinquecento tifosi sono andati ad accoglierlo, racconta Eurosport. Davanti Mateo Pellegrino dal Parma per 22,5 milioni, Beto dall’Everton per 18, Alieu Njie dal Torino, Gnonto in prestito dal Leeds e, sulla sirena, Pedro Gonçalves dallo Sporting con prestito oneroso e obbligo condizionato a 22,5.

Le partenze sono state altrettanto massicce: Kean al Como, Gudmundsson in prestito alla Lazio per un milione con diritto a 12, Mandragora al Torino, Comuzzo e Fortini sempre in granata, Gosens allo Schalke, Piccoli al Bologna, Beltrán al River Plate, Nzola depositato al Cagliari a due minuti dalla chiusura. E qui serve onestà: la gestione di Kean è stata la pagina peggiore. Panorama toglie un voto alla Fiorentina perché si è fatta «dettare i tempi dal Como» ed è «arrivata lunga». L’attaccante ha salutato con una lettera in cui ammette di aver sbagliato e ringrazia i tifosi; noi ci limitiamo a notare che il centravanti della Nazionale è andato a una concorrente nell’ultimo giorno utile, mentre Firenze cercava ancora il suo erede.

Poi ci sono gli obiettivi mancati, che pesano più di qualche acquisto. Kristian Thorstvedt, scrive La Nazione, era il «primo vero obiettivo dell’estate per la mediana»: la Fiorentina ci ha riprovato nelle ultime ore dopo l’addio di Mandragora, senza trovare l’accordo con il Sassuolo. Koleosho è finito al Paris FC, Alajbegović alla Juventus, e su entrambi, secondo La Nazione ripresa da Violanews, Paratici e Goretti avevano deciso di non rilanciare. Brozović, svincolato, resta una pista in sospeso. Il risultato è una rosa ricchissima di trequartisti, esterni e centravanti, e povera proprio di quel mediano di rottura che serve a tenere in piedi tutto il resto. Abbiamo comprato il lampadario di Murano. Ci siamo scordati il chiodo per appenderlo.

Capitolo infortuni: Parisi è fuori per la lesione del crociato anteriore, con un rientro ipotizzato verso la fine dell’anno, e la corsia sinistra è stata ripopolata con Valdepeñas e João Mário, oltre a Viery che all’occorrenza può allargarsi. Non è un’emergenza nata in agosto, ma è la ragione per cui quel lato del campo oggi è affidato a un diciannovenne e a un prestito.

Il giudizio sulla rosa, a inizio settembre, è il più difficile da scrivere. Il talento c’è, e in qualche caso è di prima fascia: Mastantuono, Gonçalves, Atta. Ma il campo per ora ha risposto con un silenzio imbarazzante: quattro gol presi all’Olimpico e tre in casa dal neopromosso Frosinone, nel giorno del centenario, perché a Firenze le feste si celebrano così. Zero punti, zero reti segnate, sette subite, ultimo posto. La riflessione è che una rivoluzione si giudica a primavera, non a settembre; ma una rivoluzione senza un mediano somiglia a un cantiere senza gru, dove tutti hanno il casco e nessuno solleva niente. Obiettivo presumibile: la parte sinistra della classifica e la corsa a un posto europeo, con una sola competizione da giocare oltre alla Coppa Italia. Oggi, più prosaicamente, il primo obiettivo è fare il primo gol.

Tattica: Grosso parte dal 4-3-3. De Gea in porta; Jiménez, Dragusin, Viery e Valdepeñas in difesa; in mezzo Fagioli regista, Ndour e Atta mezzali, con Oulai pronto a giocarsi il posto; davanti Mastantuono a destra a rientrare sul sinistro, Pellegrino riferimento centrale e Gonçalves a sinistra, con Njie e Gnonto come alternative e Beto come seconda punta di peso. Sulla carta, un tridente di qualità con due esterni capaci di creare e un centravanti che vive di cross. Nella pratica, il rischio è evidente: con due esterni che non difendono di mestiere e un centrocampo senza un incontrista, la squadra si allunga e si spezza come un grissino al primo contropiede. Il modulo non è sbagliato. Manca chi lo tenga insieme quando la palla ce l’hanno gli altri.

Formazione ideale della Fiorentina a inizio settembre 2026 secondo violahub.com, campo da calcio visto dall’alto con il modulo 4-3-3: De Gea; Jiménez, Dragusin, Viery, Valdepeñas; Ndour, Fagioli, Atta; Mastantuono, Pellegrino, P. Gonçalves
La formazione ideale della Fiorentina (4-3-3, all. Fabio Grosso) secondo Amaro Viola, con gli effettivi disponibili a inizio settembre 2026.

I migliori e i peggiori

Mettiamo i voti, sapendo che il mercato si giudica a maggio e che a settembre chiunque è un genio o un incapace. Il nostro criterio è la prospettiva: chi ha costruito qualcosa che durerà, non chi ha vinto le prime due giornate.

Il migliore è il Como. Ha speso tanto, è vero, ma ha speso bene, che non è affatto la stessa cosa. Ha trattenuto le stelle, ha riscattato Nico Paz quando sembrava già perso, ha aggiunto un difensore di livello internazionale come Chalobah, un regista come Milla e un centravanti della Nazionale come Kean, e lo ha fatto con un occhio alle liste, prendendo italiani veri. Il neo segnalato da Panorama, gli esuberi rimasti sul groppone, è reale: ma è il problema di chi ha troppi giocatori, non di chi ne ha pochi. Il lago, quest’estate, ha comprato come un oceano. E non ha imbarcato acqua.

Sul podio, a pari merito per motivi opposti, Roma e Inter. La Roma ha fatto il mercato più completo per il campo, con innesti mirati in ogni reparto, Koné trattenuto e il monte ingaggi persino ridotto; le manca un’ala e un po’ di profondità. L’Inter ha fatto il mercato più intelligente per il bilancio, rinforzandosi senza vendere un titolare e chiudendo con un impatto contabile positivo: il suo unico rischio è l’abbondanza. Appena sotto c’è l’Atalanta, regina incontrastata del saldo, che ha incassato più di cento milioni senza smontarsi e ha consegnato a Sarri esattamente i giocatori che chiedeva.

In mezzo al guado stanno Juventus e Milan. La Juve ha costruito una rosa più profonda ma l’ha imbottita di prestiti, e gli infortuni di Yıldız e Thuram le hanno già tolto due pezzi fondamentali: il mercato possibile, appunto, che non sempre coincide con quello utile. Il Milan ha speso circa 166 milioni con coraggio, ma a prezzi che richiedono ai nuovi di diventare subito campioni, e senza aver aggiunto il difensore che molti invocavano.

Il peggiore è il Napoli, e non per mancanza di talento, che nella rosa abbonda. È il peggiore perché è l’unico club in Champions League ad aver affrontato l’estate come una cura dimagrante: venticinque uscite, due innesti, una difesa senza Buongiorno affidata a un rinforzo dalla tenuta incerta, un attacco senza alternative vere a Højlund e McTominay ai box senza un rimpiazzo. Il risanamento dei conti è un merito; presentarsi così all’Europa che conta è un azzardo.

E la Fiorentina? È il mercato più rumoroso e il più rischioso dell’estate. Non lo mettiamo tra i peggiori, perché il talento comprato è vero e alcuni colpi, Mastantuono e Gonçalves su tutti, sono di quelli che fanno alzare dalla sedia. Ma non possiamo metterlo tra i migliori, perché una rosa costruita senza il mediano richiesto, con sette giocatori in prestito e il centravanti titolare ceduto alla concorrenza nell’ultimo giorno, è una scommessa più che un progetto. Il nostro voto è un sei di stima, con l’avvertenza scritta in piccolo: il sei è sulla fiducia, e la fiducia, al Franchi, ha la data di scadenza stampata sul tappo.

Il campo, questo sconosciuto

Il mercato è finito, e con lui la stagione delle promesse. Da oggi parlano i numeri veri, quelli che non si possono comprare in prestito con diritto di riscatto. L’Inter dovrà dimostrare che l’abbondanza è un vantaggio e non un problema di gestione. La Roma e il Como dovranno reggere tre competizioni con rose che i rispettivi dirigenti ammettono essere corte o, all’opposto, perfino affollate. Il Milan e la Juventus dovranno trasformare le cifre spese in punti, che è un’operazione di alchimia più che di contabilità. L’Atalanta dovrà convincere Bergamo che il jazz di Sarri vale il rock di Gasperini. Il Napoli dovrà sopravvivere fino a gennaio, sperando che l’infermeria si svuoti più in fretta del conto corrente.

E la Fiorentina, che ha speso più di tutti in proporzione alle ambizioni recenti, dovrà fare la cosa più banale e più difficile: segnare un gol. Poi un altro. Poi, magari, vincere una partita. Non chiediamo miracoli. Chiediamo una squadra. I mobili nuovi sono arrivati, belli, lucidi, costosi. Adesso qualcuno dovrà decidere dove metterli, prima che gli ospiti comincino a chiedere dove ci si siede.

Fonti

  • Il Messaggero (tabellone definitivo del mercato e formazioni tipo delle 20 squadre)
  • Tuttomercatoweb (operazioni ufficiali e cifre delle 20 squadre, pagellone e focus di Inter, Juventus, Milan, Roma, Como e Atalanta
  • intervista di Spalletti a Sky Sport)
  • Eurosport (pagellone del mercato e date di chiusura)
  • Panorama (pagelle di Giovanni Capuano)
  • Virgilio Sport (pagellone di Carmine Roca)
  • Sky Sport (date della sessione
  • conferenza di Tony D’Amico)
  • Corriere dello Sport (analisi del mercato del Napoli)
  • Tuttonapoli e AreaNapoli (borsino Napoli, Ciro Venerato alla Domenica Sportiva)
  • SSC Napoli (nota medica su McTominay)
  • Goal.com (situazione di Buongiorno)
  • Gazzetta dello Sport (Chivu dopo Cagliari
  • retroscena del mercato del Milan
  • infortuni di Yıldız ed Ekhator
  • convocati del Como)
  • Calciomercato.com (ufficialità e cifre di Kean al Como)
  • Calcio e Finanza e Affaritaliani (bilancio del mercato dell’Inter)
  • Atalanta.it e Non Solo Atalanta (operazioni ufficiali e convocati)
  • ACF Fiorentina (ufficialità di Pellegrino)
  • La Nazione, Firenzeviola, Corriere Fiorentino e Violanews (mercato della Fiorentina, obiettivi sfumati, formazione con il Frosinone)
  • Lega Serie A, RSSSF, Sportmediaset e TitleMath (classifica 2025/26, verdetti, risultati e classifica delle prime due giornate 2026/27).

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