Serie A · 7ª giornata
Parma
0 – 3FINALE
Torino
lun 19/10 · Ennio Tardini · 7ª giornata Serie A

Venticinque tiri a salve, il Cholito no: Simeone e Adams, il Torino passeggia sulle macerie del Parma

Simeone al volo e Adams di testa chiudono la pratica in mezz’ora, poi il Parma tira venticinque volte senza segnare e il Cholito lo punisce all’incrocio. Abate sale a 10, Gilardino resta penultimo tra i fischi del Tardini.

violahub.comMax Cherubin · ViolaHub · 19 ottobre · 11 min
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Venticinque tiri a salve, il Cholito no: Simeone e Adams, il Torino passeggia sulle macerie del Parma

Parma-Torino 0-3: Simeone al volo e Adams di testa chiudono la pratica in mezz’ora, poi il Parma tira venticinque volte senza segnare e il Cholito lo punisce all’incrocio. Abate sale a 10, Gilardino resta penultimo tra i fischi del Tardini.

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Il risultato: il Torino sbanca il Tardini 3-0 con la doppietta di Simeone e il gol di Adams, tutto deciso prima che il Parma accendesse i motori. La svolta: dopo mezz’ora granata i crociati si svegliano, tirano venticinque volte e trovano solo Perri, poi il missile del Cholito spegne la luce. La classifica: Abate sale a 10 punti con la seconda vittoria di fila, Gilardino resta a 4, penultimo, inseguito dai fischi della Curva Nord.

Venticinque tiri, dieci nello specchio, nessun pallone oltre la linea, o almeno nessuno che il Var abbia lasciato passare. Il Parma ha chiuso la serata con le statistiche di chi ha dominato e il punteggio di chi è stato preso a schiaffi, una combinazione che in Emilia conoscono bene: è quella del ristorante sempre pieno che a fine anno chiude in perdita. Il Torino, dall’altra parte, ha calciato meno, corso meglio e segnato tre volte, perché il pallone, a differenza dei fogli di calcolo, premia chi la butta dentro e non chi ci prova con più entusiasmo.

Doveva essere la serata del ritorno a casa di Alberto Gilardino, che al Tardini ha vissuto da attaccante anni da copertina e che prima del via, a DAZN, aveva raccontato di «ricordi bellissimi» e di un tragitto in pullman «emozionante». Quello di ritorno, c’è da scommetterci, sarà stato più silenzioso. Perché la festa l’ha organizzata Ignazio Abate, e gli invitati d’onore erano due attaccanti che la retroguardia ducale ha sorvegliato con la stessa convinzione con cui si presidia un parcheggio vuoto.

Mezz’ora granata, il Parma in sala d’attesa

Gilardino, al debutto casalingo, sceglie una linea a tre che senza palla diventa a cinque: Delprato, Diego Carlos e Troilo davanti a Corvi, Britschgi e Valeri sulle corsie, Bernabé in regia tra Fabbian e Keita, Touré e Romero là davanti. Abate risponde a specchio, rilancia Vlasic dal primo minuto e affida le fasce a Belghali e Cacciamani. Basta un giro di lancette per il primo corner ospite e ne bastano quattro per capire che non si tratta di un’impressione. Uscita pulita dal basso, sponda di Simeone a centrocampo, Belghali scappa sulla destra e mette in mezzo: il Cholito, piombato sul secondo palo, colpisce al volo e deposita alle spalle di Corvi. Uno a zero, con i padroni di casa ancora intenti a sistemarsi i parastinchi.

Per l’argentino è una liberazione: sei giornate a secco, un digiuno che per un centravanti equivale a una quaresima senza Pasqua all’orizzonte. Il guaio dei crociati, però, non è soltanto lui. Sono le corsie. A sinistra Cacciamani parte come un pendolare che sente il fischio del capotreno, e Britschgi lo guarda andar via con la rassegnazione di chi quel convoglio l’ha già perso. Al 20′ Comuzzo sfiora di testa il raddoppio, al 24′ il raddoppio si materializza: Vlasic lavora un pallone al limite, il diagonale che ne nasce sbatte su Diego Carlos e cambia traiettoria, Adams si ritrova solo sotto porta e lo corregge di testa nell’appoggio più comodo della sua stagione. Il Var controlla, conferma, e i pochi tifosi del settore ospiti fanno più rumore di tutto il resto dello stadio.

Dalla Curva Nord, a quel punto, parte un invito ai giocatori a tirare fuori gli attributi. Educato nella forma, inequivocabile nella sostanza. Per trenta minuti il Parma ha interpretato la partita come un impiegato al primo giorno di lavoro: sempre in ritardo, sempre a domandare dove sia la macchinetta del caffè, mai dove sia finito il pallone.

Perri, il pasticcio e il rimedio

Poi, come capita alle squadre che puntano la sveglia troppo tardi, i gialloblù scoprono di avere energie insospettabili. Merito loro, un po’. Merito di Perri, parecchio. Al 34′ il portiere granata rinvia corto sui piedi di Delprato, la palla arriva a Fabbian che serve Romero in area: la girata rasoterra non è abbastanza angolata e Perri, colpevole un istante prima, si riscatta in tuffo. È il metodo dell’incendiario che si presenta sul posto con l’estintore. Sugli sviluppi dell’azione un’altra uscita maldestra dei piemontesi regala a Touré la visione del portiere fuori dai pali, ma il pallonetto dell’attaccante finisce dritto tra le braccia dell’estremo difensore, che ringrazia per la consegna a domicilio.

Secondo la Gazzetta di Parma, nei dieci minuti conclusivi del primo tempo i ragazzi di Gilardino confezionano almeno cinque occasioni nitide. Ne concretizzano zero. Ci prova anche Diego Carlos, già ammonito, ci prova Delprato, che calcia fuori, e l’intervallo arriva accompagnato dai fischi. Non quelli di incoraggiamento, per intenderci: quelli che al Tardini si riservano ai film già visti, di cui si conosce il finale e non piace.

Momenti chiave

  1. 4′GOL Torino

    Giovanni Simeone: 0-1

  2. 24′GOL Torino

    Ché Adams: 0-2

  3. 69′GOL Torino

    Giovanni Simeone: 0-3

Il forcing crociato e il missile del Cholito

All’intervallo Gilardino non perde tempo in diplomazie: fuori Diego Carlos e Fabbian, dentro Drobnič e Lontani, e passaggio al 3-4-2-1. La mossa funziona, almeno per quanto riguarda il ritmo. Al 48′ Bernabé pennella dalla trequarti e Touré di testa manda di poco a lato; poco dopo Lontani, che a inizio ripresa era andato sotto la curva a caricare il pubblico come un capopopolo, vince un rimpallo e sfiora la traversa con il destro; al 54′ Britschgi crolla in area davanti a Perri e Ayroldi, anziché il rigore, gli sventola il giallo per simulazione. Al 64′ Romero si gira e calcia sull’esterno della rete, regalando a mezzo stadio l’illusione ottica del gol. Il Toro sembra alle corde. Sembra, appunto.

Perché al 69′, alla prima sortita degna di questo nome, la serata la chiude ancora Simeone. Belghali lo trova a centrocampo, l’argentino stoppa di petto, si gira, avanza e da una ventina di metri lascia partire una botta che si infila all’incrocio, alla destra di Corvi. Un missile, secondo la Gazzetta di Parma; l’ANSA, più severa con il portiere, ha annotato un Corvi «non impeccabile». Noi ci limitiamo a un dato fornito da ParmaLive: l’estremo difensore crociato chiude la partita senza aver effettuato nemmeno una parata e con tre gol sul groppone. Efficienza svizzera, ma applicata dalla parte sbagliata del campo. Da quel momento la contestazione della curva cambia bersaglio e punta dritta verso la società.

Venticinque tiri e un gol in fuorigioco

Il resto è una lunga processione verso il triplice fischio. Abate amministra le sostituzioni: Kulenović e Gineitis per Adams e Mandragora, poi Casadei e Aboukhlal per Vlasic e Belghali, infine Duván Zapata al posto del festeggiato. Gilardino aggiunge Frigan e Diallo, più Ordóñez nel finale. Ed è proprio Frigan a diventare l’uomo dei quasi: al 78′ Perri gli nega la rete con un grande intervento, all’81′ Diallo si incunea in area resistendo alle pressioni dei difensori, Frigan in scivolata la spinge dentro e il Var, dopo la revisione, la cancella per un fuorigioco di centimetri. È il riassunto perfetto della serata ducale: quando finalmente il Parma riesce a segnare, lo fa da una posizione che il regolamento non contempla.

I numeri di fine gara sembrano scritti da un avvocato difensore: venticinque conclusioni, dieci nello specchio secondo lo stesso Gilardino, e un valore di expected gol superiore a quello granata secondo ParmaLive. Peccato che gli expected gol non entrino in classifica e che nessun arbitro abbia mai convalidato un’intenzione. Il Torino ha tirato meno e ha segnato di più: in tempi di calcio ridotto a tabelle e percentuali, è quasi un gesto rivoluzionario.

Il finale è surreale. Lo stadio ammutolisce, interrotto soltanto dal coro della Nord che rinnova la richiesta di attributi; al triplice fischio la squadra va sotto il settore più caldo e incassa una bordata di fischi, mentre capitan Delprato si ferma a colloquio con gli ultras. Gilardino, riferisce ParmaLive, non c’è: rientrato nel tunnel subito dopo la fine. Una scelta comprensibile sul piano umano. Su quello della comunicazione, un po’ meno.

Gilardino e la fotografia sfocata

In conferenza stampa, almeno, l’allenatore si è presentato con la franchezza che gli va riconosciuta. «La prima mezz’ora è stata troppo brutta per essere vera», ha ammesso. «Sempre secondi e in ritardo, sempre distanti sulle seconde palle, a tratti lunghi». Poi l’assunzione di responsabilità, merce sempre più rara nelle sale stampa: «Mi assumo totalmente la responsabilità dei primi minuti». Per il resto Gilardino ha cercato la luce in fondo al tunnel, lo stesso che aveva imboccato al fischio finale: la reazione, le occasioni create, «alcune individualità che sono entrate col piglio giusto» e soprattutto un appello, «la squadra ha bisogno di me e di fiducia, che l’ambiente rimanga unito».

C’è un passaggio che merita la cornice. «Ho letto dei dati», ha raccontato, snocciolando i venticinque tentativi e i dieci nello specchio, con gli avversari che hanno calciato di meno «ma sono stati concreti». È un po’ come uscire bocciati da un esame e consolarsi contando le pagine scritte. Alla vigilia il tecnico aveva chiesto ai suoi di «capitalizzare quello che riusciamo a creare»: la parte sulla creazione è stata eseguita con zelo, quella sul capitalizzare è rimasta in bozza. Il bilancio delle prime due uscite con lui in panchina è asciutto come un grissino: due sconfitte, sei reti incassate, nessuna segnata. Il Parma resta a quattro punti, penultimo, con il solo Venezia alle spalle.

Simeone, il piede da dietro e la scintilla

Il mattatore della serata, invece, ha parlato in zona mista con la serenità di chi non ha mai dubitato di sé. «Ero tranquillo, sapevo che prima o poi entrava la palla», ha detto a DAZN, spiegando di essersi sempre concentrato sul vincere le partite e non sulle proprie reti. Sul secondo gol, la confessione più gustosa: «In un momento mi stavo arrabbiando perché qualcuno da dietro mi ha voluto mettere il piede e mi è scattato qualcosa e ho tirato». Ecco svelata la ricetta della conclusione all’incrocio: un calcetto alle caviglie e un pizzico di nervoso. I difensori della Serie A sono avvisati, il Cholito va lasciato in pace. Irritarlo costa carissimo.

Poi un po’ di filosofia da spogliatoio, di quella buona: chi lavora e non molla, ha spiegato, prima o poi raccoglie, ed è ciò che vuole trasmettere ai compagni. Fantacalcio.it lo ha premiato con un 8, il voto più alto della partita. A chi frequenta queste pagine il nome, del resto, dice qualcosa: Simeone ha vestito il viola per due stagioni, sull’altra panchina sedeva un ex centravanti della Fiorentina come Gilardino, e in maglia granata c’erano anche Mandragora e Comuzzo, cresciuto nel vivaio gigliato. Una rimpatriata di ex che, stavolta, è finita a senso unico.

Abate e un Toro che ha imparato a respirare

Ignazio Abate, prima del fischio d’inizio, aveva indicato a DAZN le sue parole d’ordine: «lavoro e umiltà». E aveva aggiunto che «il modulo lo fanno i giocatori», concetto che i suoi hanno preso alla lettera, rendendo superflua qualsiasi lavagna. Il Torino ha giocato una mezz’ora da squadra vera e un secondo tempo da squadra matura, capace di soffrire senza scomporsi e di colpire senza preavviso. Toro News, nelle sue pagelle, lo ha eletto addirittura migliore in campo, il che per un allenatore è un po’ come vincere il premio di miglior attore senza essere mai apparso sullo schermo.

Non tutte le profezie della vigilia, a dire il vero, si sono avverate alla lettera. Abate aveva pronosticato che Ismajli avrebbe fatto «una grande partita»: il difensore ha rimediato un’ammonizione e un 6 di Fantacalcio.it, segno che anche gli oracoli hanno diritto a una serata ordinaria. In conferenza, nei giorni precedenti, aveva poi chiesto a Casadei di essere «meno ragazzino e più adulto»: entrato a un quarto d’ora dalla fine, il centrocampista ha portato a casa la sufficienza senza combinare guai, che per un esame di maturità non è poco. Con questi tre punti i granata salgono a 10, agganciano il Napoli e si portano a una sola lunghezza dalla Juventus.

Il verdetto del Tardini

Resta l’immagine di una partita decisa nella prima mezz’ora e trascinata per un’altra ora abbondante da una squadra che ha provato a riscrivere il copione quando gli attori avversari avevano già ricevuto gli applausi. Il Parma ha tirato tanto, sbagliato tantissimo e raccolto soltanto briciole; il Torino ha fatto il minimo indispensabile con il massimo della resa, come certi studenti che passano l’interrogazione ripetendo una sola pagina, ma quella giusta. Per Gilardino l’emergenza è ormai certificata dalla classifica, dai fischi e da quel tunnel imboccato troppo in fretta. Per Abate è il momento di godersi il primo assaggio di un Toro che finalmente somiglia alle sue parole. Per Simeone, semplicemente, la conferma che nel calcio la pazienza paga. Soprattutto se qualcuno, nel frattempo, ti pesta i piedi.

Pagelle

Parma

Corvi6
Delprato5
Diego Carlos5
Drobnič5,5
Troilo5
Britschgi5
Diallo6
Fabbian5,5
Lontani5,5
Bernabé6
Ordóñezs.v.
Keita5,5
Valeri5,5
Touré5,5
Frigan6
Romero6

Torino

Perri6,5
Coco6,5
Ismajli6
Comuzzo6,5
Belghali7
Aboukhlal6
Vlasic6,5
Casadei6
Mandragora6
Gineitis5,5
Bragança6,5
Cacciamani6
Adams7
Kulenović6
Simeone8
Zapatas.v.

Voti: Fantacalcio.it (voti in pagella senza bonus e malus, 7ª giornata di Serie A 2026/27), dalla pagina dei voti Fantacalcio della giornata. I voti agli allenatori non sono riportati perché non disponibili in forma verificabile alla chiusura dell’articolo.

Il tabellino

Parma-Torino 0-3 (primo tempo 0-2) — Serie A, 7ª giornata, lunedì 19 ottobre 2026, ore 20.45, stadio Ennio Tardini (Parma)

Marcatori
4′ Simeone (T), 24′ Adams (T), 69′ Simeone (T)
Parma
3-5-2 Corvi; Delprato, Diego Carlos (46′ Drobnič), Troilo; Britschgi (70′ Diallo), Fabbian (46′ Lontani), Bernabé (80′ Ordóñez), Keita, Valeri; Touré (70′ Frigan), Romero. A disposizione: Ghidotti, Daffara, Ndiaye, Sierro, Cremaschi, De Martis, Carboni, Konaté. All. Gilardino
Torino
3-5-2 Perri; Coco, Ismajli, Comuzzo; Belghali (73′ Aboukhlal), Vlasic (73′ Casadei), Mandragora (63′ Gineitis), Bragança, Cacciamani; Adams (63′ Kulenović), Simeone (84′ Zapata). A disposizione: Mascardi, Siviero, Patterson, Biraghi, Cömert, Pellegri, Oristanio, Rodríguez, Fitz-Jim. All. Abate
Arbitro
Ayroldi di Molfetta. Assistenti: Colarossi e Rinaldi. Quarto ufficiale: Arena. Var: Dionisi. Avar: Meraviglia
Ammoniti
28′ Diego Carlos (P), 37′ Ismajli (T), 54′ Britschgi (P) per simulazione, 76′ Comuzzo (T), 91′ Troilo (P)
Note
all’81′ gol annullato a Frigan (P) per fuorigioco dopo revisione Var. Tiri del Parma: 25, di cui 10 nello specchio (dato citato da Gilardino). Recupero: 2′ primo tempo, 3′ secondo tempo.

Fonti: ANSA (cronaca e moduli), Sky Sport (cronaca minuto per minuto e marcatori), Tuttomercatoweb.com (cronaca), Toro News (cronaca, pagelle e dichiarazioni di Simeone e Abate), ParmaLive.com (formazioni, ammoniti, statistiche, contestazione e dichiarazioni di Gilardino e Abate), Gazzetta di Parma (cronaca e diretta), Calciomagazine (arbitri e sostituzioni), Fantacalcio.it (voti e classifica).

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