Venezia-Napoli 1-0, al Penzo Davide Nicola debutta e vince subito: decide Akor Adams al 49′, con una deviazione di Amir Rrahmani. Al 68′, Filip Stankovic para il rigore di De Bruyne e poi toglie dalla porta anche Lobotka e Alisson Santos nell’assedio finale. Per Allegri, altro ko dopo Villarreal: il Napoli resta fermo a 10 punti, il Venezia lascia lo zero e si prende i primi tre punti.
Sei partite, sei sconfitte, zero punti, un allenatore esonerato e un altro arrivato con la valigia ancora da disfare. Il Venezia si presentava al Napoli con il curriculum di chi va al colloquio di lavoro in ciabatte, e il Napoli si presentava al Penzo con una panchina che, da sola, vale più di mezza Serie A: De Bruyne, Hojlund, Anguissa, Lang, Politano, Alisson Santos. Sulla carta non c’era partita. Infatti non c’è stata: solo che a vincerla è stata la squadra sbagliata, almeno secondo la carta.
Il naufragio annunciato che non è arrivato
Davide Nicola, chiamato a sostituire l’esonerato Giovanni Stroppa dopo il 3-1 di Bergamo, ha avuto a disposizione due giorni di lavoro. Due. Il tempo che a Venezia serve per trovare parcheggio a Piazzale Roma in alta stagione. Alla vigilia aveva provato a scrollarsi di dosso l’etichetta che lo insegue da anni: «Non mi definisco un mago delle salvezze, però so che il Venezia ha dei valori». Modestia apprezzabile. Peccato che dopo novanta minuti l’etichetta gli si sia appiccicata addosso ancora più forte, come il cartellino del prezzo su un regalo.
Il nuovo tecnico, del resto, non ha rivoluzionato niente. Rispetto alla squadra di Stroppa ha cambiato un uomo solo: Haps a sinistra al posto dell’infortunato Correia. Stesso 3-5-2, stessi interpreti, stessa rosa decimata dalle assenze di Sverko, Franjic, Adorante, Busio e Bella-Kotchap. Eppure in campo è sembrata un’altra squadra. È il mistero eterno del cambio di allenatore, quello che nessun manuale di tattica sa spiegare e che ogni presidente in difficoltà conosce a memoria: a volte basta cambiare la voce che urla dalla panchina perché undici giocatori si ricordino come si corre.
Dall’altra parte, Massimiliano Allegri aveva scelto il turnover. Fuori dall’inizio Hojlund e De Bruyne, reduci dalla serata storta di Villarreal e da quella che lo stesso allenatore aveva liquidato in conferenza come un’incomprensione linguistica: «O io parlo inglese o lui italiano». Dentro Lucca centravanti, Giovane e McTominay alle sue spalle, Gilmour accanto a Lobotka nel doppio regista, Beukema al debutto stagionale in campionato. Una formazione pensata con il calendario in mano. Il problema, con il calendario in mano, è che poi non hai le mani libere per giocare.
Un primo tempo da vaporetto in coda
Il primo tempo è stato un lungo, cortese, soporifero scambio di convenevoli. Il Napoli ha tenuto il pallone, il 62 per cento secondo Tuttosport, con la stessa convinzione con cui si tiene in mano un ombrello chiuso sotto un cielo sereno: per abitudine, più che per necessità. Il Venezia ha chiuso gli spazi, ha raddoppiato, ha corso. Kike Pérez inseguiva qualsiasi maglia azzurra gli passasse a tiro come un cane da pastore particolarmente zelante, Halhal ha preso in consegna Giovane e non l’ha più mollato.
Le occasioni? Poche, e quasi tutte da cartolina. Al 9′ Adams ci prova sul primo palo dopo un rimpallo, Meret controlla. Intorno al 20′ il gioco si ferma per un fumogeno caduto vicino alla porta di Meret, che è stata a lungo la cosa più calda della partita. Al 26′ Giovane calcia dai venticinque metri e sfiora l’incrocio, al 30′ Rrahmani calcia in mischia dopo un corner e Haps si immola a pochi metri dalla porta. E poi c’è il 35′, il momento che il primo tempo consegna alla storia minore della giornata: McTominay sfonda sulla fascia, mette in mezzo un pallone da spingere soltanto, e Lucca lo liscia. Non lo calcia male, non lo calcia alto: lo manca proprio, con l’eleganza di chi cerca l’interruttore della luce al buio e trova il muro.
Si va all’intervallo sullo zero a zero, e la sensazione è quella di una partita destinata a morire di noia, come certe cene di lavoro in cui tutti guardano l’orologio e nessuno ha il coraggio di chiedere il conto.
Adams contro Rrahmani, e Rrahmani contro se stesso
Il conto, invece, lo presenta il Venezia al quarto minuto della ripresa. Lucca perde un pallone in appoggio, Sohm se ne accorge prima di tutti e lancia lungo per Akor Adams. Il nigeriano fa a sportellate con Amir Rrahmani, lo sposta come si sposta una sedia per passare, lo salta e calcia. Il pallone sbatte sulla gamba dello stesso Rrahmani quel tanto che basta per mettere fuori causa Meret. Uno a zero. Seconda rete in campionato per Adams, primo gol del Venezia nell’era Nicola, e un Penzo che comincia a contare, uno per uno, i minuti che mancano alla fine.
Ritratto della casa, come da tradizione. Rrahmani, difensore che perde il duello fisico, poi devia il tiro, poi guarda il pallone in rete con l’aria di chi ha appena chiuso la porta di casa lasciando le chiavi dentro. Lucca, centravanti che in un’ora riesce a lisciare un gol fatto e a perdere il pallone del gol subito: una doppietta, solo dal lato sbagliato del tabellino. Il bersaglio, si capisce, sono le prestazioni e non gli uomini. Ma le prestazioni, oggi, si sono offerte al bersaglio con una generosità commovente.
La panchina d’oro scende dalle scale
Allegri capisce in fretta che il calendario può aspettare. Al 54′ toglie Lucca, Gilmour e Giovane e mette dentro Hojlund, De Bruyne e Alisson Santos. Tre cambi in un colpo solo, la mossa di chi si accorge di aver lasciato i gioielli in cassaforte proprio la sera della festa. E l’effetto, bisogna dirlo, è immediato. Alisson accende la fascia sinistra, Hojlund comincia a far impazzire Moreno, il Napoli finalmente gioca nella metà campo avversaria, con quasi un’ora di ritardo, come ha scritto la Gazzetta.
Al 59′ arriva l’occasione più clamorosa: Alisson scappa a sinistra e offre a Hojlund un pallone che chiede soltanto di essere accompagnato in porta. Ma sulla linea, a mezzo metro dal gol, spunta Juan Jesus, l’ex della partita, che anticipa il danese e salva in angolo. Prima del fischio d’inizio il brasiliano aveva detto a DAZN che Rrahmani è il suo migliore amico, ma che oggi avrebbe difeso altri colori «per fare la storia qui come ho fatto a Napoli». Sulla storia vedremo. Sull’amicizia, Rrahmani avrà qualcosa da ridire a cena.
De Bruyne, il rigore e il figlio d’arte
Al 68′ il copione sembra raddrizzarsi. Hojlund protegge un pallone in area, Moreno, stremato, lo stende. Sacchi indica il dischetto. Sul battitore non ci sono discussioni: va Kevin De Bruyne, uno che i rigori li calcia da quando Filip Stankovic andava alle elementari. Rincorsa, destro rasoterra, lento e prevedibile. Stankovic si distende, lo blocca, lo tiene. Non lo respinge: lo blocca. Che è un po’ come rispondere a una lettera di minacce con un biglietto di ringraziamento.
Filip Stankovic è figlio di Dejan, eroe del Triplete interista, e fratello di Aleksandar, che all’Inter gioca adesso. In famiglia la bacheca era già piuttosto affollata. Da oggi c’è posto anche per un rigore parato a De Bruyne, il pezzo che mancava alla collezione e che, sospettiamo, verrà raccontato ai pranzi di Natale per i prossimi trent’anni.
Il mantello di Stankovic
Da lì in avanti la partita diventa un assedio, e il Venezia lo regge con la compostezza di un condominio veneziano che vede salire l’acqua alta e sposta i mobili al primo piano senza fare una piega. Nicola cambia tre uomini al 71′: dentro Mazzocchi, altro ex azzurro al debutto con la maglia lagunare, Helgason e Schingtienne per Haps, Basic e Moreno. Il Napoli attacca, crossa, tira. Al 76′ Stankovic esce a valanga su Hojlund, all’81′ anticipa ancora il danese lanciato da McTominay.
All’84′ arriva il gesto più bello della giornata: Lobotka calcia piazzato dal limite, il pallone va verso l’incrocio, e Stankovic vola a toglierlo da lì con la mano di chi stacca un quadro dalla parete senza rovinare la cornice. All’88′ il portiere smanaccia un cross di Politano sui piedi di Alisson, che calcia a botta sicura e prende in pieno il compagno Hojlund: nemmeno il fuoco amico, oggi, riusciva a battere il Venezia. Nel recupero Alisson ci riprova sul primo palo, Stankovic arriva anche lì, con la punta delle dita. E per il brasiliano, unica vera scintilla del Napoli, quel tiro costa pure una ricaduta.
Al triplice fischio il Penzo esplode, e la scena ha qualcosa di letterario: una squadra con zero punti che batte una delle favorite del campionato, un portiere che para tutto, un allenatore arrivato da due giorni che saluta i tifosi come se fosse lì da dieci anni.
Nicola e la narrativa
Nicola, a fine partita, ha rifiutato di prendersi i meriti con la determinazione con cui altri li rivendicano. «Io mago delle salvezze? Sono stanco della narrativa che si fa, secondo me i ragazzi mi hanno dato una grandissima mano», ha detto a DAZN. E ancora: «Non era facile perché abbiamo avuto due giorni». Sul resto, realismo da manuale: «Sono partite in cui bisogna essere realisti, potevamo anche non vincerla per ciò che ha fatto il Napoli».
In conferenza stampa ha aggiunto il passaggio più significativo, quello sul metodo: «Ho detto ai ragazzi che se pensiamo all’avversario da affrontare non otteniamo punti». Domandato su Stankovic e su Adams, ha risposto da allenatore della vecchia scuola: «Non sentirete mai da me una risposta sul singolo anteposto al gruppo». Poi, però, su Adams un complimento gli è scappato lo stesso: «Ha fatto degli errorini ma ci mette l’anima e ha delle qualità importantissime». E sul Penzo: «Qui c’è un’aura speciale». Si chiama acqua alta, mister. Ma anche la definizione sua va benissimo.
Allegri, i tiri e la sfera di cristallo
Massimiliano Allegri, invece, ha difeso la prestazione con l’ostinazione di chi difende una tesi di laurea già bocciata. «Abbiamo creato molto e commesso un errore dietro», ha spiegato a DAZN. Nel dopo partita è andato oltre: «Quando una squadra fa 29 tiri in porta, non credo che se avessimo giocato diversamente avremmo vinto la partita». E ancora: «Se si guarda il risultato posso capire che ci sia preoccupazione, ma se si guardano le prestazioni no».
Sulle scelte iniziali ha rivendicato il turnover con la matematica del calendario: «Con 9 partite in 28 giorni qualcuno poi lo buttiamo via». Su Lucca ha speso parole di comprensione: «Penso sia un buon giocatore e non è facile giocare in queste condizioni». E su Alisson, tornato in campo dopo otto giorni di allenamento e subito ricaduto, ha chiuso con una frase che meriterebbe una targa: «Altrimenti avrei messo Lang, ma non ho la sfera di cristallo». A De Laurentiis, ha detto, non ha ancora parlato. La sensazione è che la telefonata, quando arriverà, non sarà per chiedergli il meteo.
Il verdetto del Penzo
I numeri della giornata raccontano una storia semplice. Il Venezia esce dallo zero e sale a tre punti, il Napoli resta a dieci e incassa il secondo ko di fila tra campionato e Champions dopo Villarreal. Il gol l’ha segnato un centravanti che prima di oggi aveva una sola rete in campionato, la partita l’ha vinta un portiere che ha parato un rigore a uno dei migliori centrocampisti degli ultimi quindici anni, e la differenza l’ha fatta un allenatore che aveva avuto a disposizione due allenamenti.
Il calcio, a volte, ha il senso dell’umorismo di un gondoliere: ti porta dove vuoi, ma il prezzo lo decide lui. Martedì il Napoli ospita il Bodø/Glimt in Champions League, poi in campionato riceverà la Roma al Maradona, con la necessità di trasformare quella che Allegri chiama delusione «in rabbia». Il Venezia andrà a Marassi contro il Genoa, con un portiere in stato di grazia, un centravanti che ha appena scoperto di poter spostare i difensori come sedie e un allenatore stanco della narrativa. Peccato per lui: la narrativa, da oggi, ha un capitolo nuovo. E l’ha scritto lui.
Pagelle
Venezia: Stankovic 8; Halhal 6,5, Juan Jesus 7, Moreno 5,5 (dal 71′ Schingtienne 6); Hainaut 6, Kike Pérez 6,5, Basic 6 (dal 71′ Helgason 6), Sohm 6,5 (dall’82′ Fanne s.v.), Haps 6,5 (dal 71′ Mazzocchi 6); Adams 7, Yeboah 6 (dal 63′ Albion Rrahmani 6). All. Nicola 8.
Napoli: Meret 6; Beukema 6 (dal 63′ Politano 6), Amir Rrahmani 5, Badiashile 5,5; Di Lorenzo 5,5, Gilmour 6 (dal 54′ De Bruyne 5), Lobotka 6, Spinazzola 5,5 (dall’82′ Olivera s.v.); Giovane 5,5 (dal 54′ Alisson Santos 6,5), McTominay 5,5; Lucca 5 (dal 54′ Hojlund 6,5). All. Allegri 5.
Voti: Fantacalcio.it (pagelle della 7ª giornata di Serie A 2026/27). Fanne e Olivera non sono stati valutati. I minuti delle sostituzioni seguono il tabellino di Goal.com; per la Gazzetta il cambio Beukema-Politano è al 64′.
Il tabellino
Venezia-Napoli 1-0 (primo tempo 0-0) — Serie A, 7ª giornata, sabato 17 ottobre 2026, ore 15, stadio Pier Luigi Penzo (Venezia)
Marcatori: 49′ Adams (V)
Venezia (3-5-2): Stankovic; Halhal, Juan Jesus, Moreno; Hainaut, Kike Pérez, Basic, Sohm, Haps; Adams, Yeboah. All. Nicola
Napoli (3-4-2-1): Meret; Beukema, Rrahmani, Badiashile; Di Lorenzo, Gilmour, Lobotka, Spinazzola; Giovane, McTominay; Lucca. All. Allegri
Arbitro: Juan Luca Sacchi (Macerata); assistenti Palermo e Vecchi; quarto uomo Crezzini; Var Fabbri, Avar Santoro
Ammoniti: Basic (V), Kike Pérez (V)
Note: al 68′ Stankovic para un rigore a De Bruyne; gioco interrotto per alcuni minuti nel primo tempo per un fumogeno vicino alla porta di Meret; possesso palla del Napoli al 62% nel primo tempo (Tuttosport); Alisson Santos si fa male nel recupero; recupero 3′ nel primo tempo e 4′ nel secondo.
Fonti: Gazzetta dello Sport (diretta e cronaca), Tuttosport (diretta scritta e formazioni), ANSA, Goal.com Italia (tabellino), Fantacalcio.it (pagelle), Il Messaggero, Tuttomercatoweb e CalcioNapoli24 (dichiarazioni di Nicola a DAZN e in conferenza stampa), AreaNapoli e Il Mattino (dichiarazioni di Allegri), Corriere del Mezzogiorno e Sky Sport (conferenza di vigilia di Allegri), Il Napoli Online (vigilia di Nicola). Il rigore parato è al 68′ per Goal.com e Gazzetta, al 22′ della ripresa per ANSA; la parata su Lobotka è all’84′.





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