Il risultato: Kimi Antonelli ha vinto il Gran Premio degli Stati Uniti partendo dalla pole, con una sola sosta e 13.078 secondi di margine su Charles Leclerc, mentre Max Verstappen ha completato il podio a 17.485 secondi. Il Mondiale: la festa è rinviata, perché Lewis Hamilton quarto e George Russell ottavo hanno rispettato alla lettera l’unica parte del programma che Antonelli non poteva scrivere da solo, e adesso il bolognese ha 365 punti contro i 242 di Russell e i 241 di Hamilton. Il prossimo appuntamento: domenica 1° novembre a Città del Messico gli basterà un nono posto, qualunque cosa facciano gli altri, per diventare a 20 anni il più giovane campione del mondo della storia.
Ci sono pomeriggi in cui un pilota fa tutto quello che gli si chiede e il campionato gli risponde «ripassi la settimana prossima». Ad Austin è andata così. Antonelli ha tenuto la testa alla curva 1, ha resistito a una Ferrari che negli ultimi giri girava come se avesse un appuntamento, ha scelto con la Mercedes la strategia che quasi nessuno aveva preso sul serio e ha tagliato il traguardo dopo 56 giri in 1:35:16.650. Gli mancava soltanto un dettaglio: che il suo compagno di squadra andasse piano e che il suo vecchio mentore andasse piano anche lui. Russell, a dire il vero, ci ha messo tutta la buona volontà possibile, ma è arrivato ottavo, cioè un posto troppo in alto. Hamilton, invece, ha deciso che a 41 anni non era il caso di fare favori a nessuno. Risultato: un capolavoro sportivo e un rinvio notarile.
La partenza: Verstappen studiato al computer, battuto con le gomme medie
La gara di Antonelli, secondo il racconto della Gazzetta dello Sport, è cominciata sabato sera al tavolo di un ristorante di Austin, dove il leader del Mondiale ha aperto un computer per rivedere decine di volte le partenze di Verstappen sul Circuit of the Americas. Il compito era chiaro: non farsi infilare alla curva 1 da un quattro volte campione del mondo che arrivava da due vittorie consecutive, a Sepang e a Singapore, e che partiva al suo fianco in prima fila. C’era un’aggravante: Antonelli scattava con le medie, mentre Verstappen e gli altri tre inseguitori più vicini, Isack Hadjar, Leclerc e Hamilton, avevano montato le soft, teoricamente più efficaci allo spegnimento dei semafori. Tutto inutile. Lo scatto del bolognese è stato pulito, quello di Verstappen no, e Toto Wolff lo ha riassunto con una precisione quasi crudele: con le medie «perdi un metro» rispetto alle soft, «ma sembrava che Max avesse molto pattinamento». Lo studio a cena, evidentemente, rende più del dessert.
Dietro, intanto, è cominciato lo spettacolo che il leader si è risparmiato. Leclerc ha superato Hadjar e poi Verstappen nelle esse del primo settore, Hamilton ha provato a seguirlo ma si è dovuto accontentare del quarto posto. Il sorpasso, però, era costato al monegasco una buona dose di batteria, e Verstappen ha restituito il favore prima della fine del primo giro, alla curva 15, riprendendosi la seconda posizione. Hadjar, vittima di una partenza che lui stesso ha attribuito a un’erogazione anomala della frizione, è scivolato quinto. Una breve Virtual Safety Car per recuperare dei detriti ha congelato il gruppo per poco, senza togliere ad Antonelli il margine di circa due secondi e mezzo che aveva già messo da parte. Al decimo giro il vantaggio sfiorava i tre secondi: soft contro medie, e le medie vincevano.
Russell, cinque secondi di penalità e un’arringa senza giuria
Mentre davanti tutto filava, Russell si è complicato la domenica già al primo giro. Partito sesto, si è ritrovato ruota a ruota con Oscar Piastri, è finito largo e, secondo i commissari, ha tratto vantaggio uscendo dalla pista. La sua difesa via radio è stata un piccolo trattato di diritto automobilistico: «Ero all’interno, lui sorpassava all’esterno. È un suo rischio». I commissari hanno letto la memoria e hanno risposto con cinque secondi di penalità. La McLaren, che aveva invertito le posizioni di Piastri e Lando Norris per lanciare il campione in carica all’inseguimento, ha ringraziato.
La penalità ha avuto un peso preciso nell’aritmetica del pomeriggio. Russell l’ha scontata durante l’unico pit stop, al giro 22, quando è passato dalle medie alle dure e si è ritrovato decimo. Da lì ha passato gran parte della gara incollato agli scarichi di Piastri, senza trovare il varco, e alla bandiera a scacchi è arrivato a 1,6 secondi dall’australiano. Ottavo posto, quattro punti, Mondiale aperto almeno sulla carta. È una situazione curiosa: per una volta la penalità di un pilota Mercedes non ha aiutato il suo compagno, e il pilota penalizzato ha tenuto in vita il proprio campionato arrivando nel punto esatto della classifica in cui la matematica smette di essere una sentenza.
La strategia: la Mercedes ha guardato i dati, non i vicini di box
Il Gran Premio si è deciso fra il tredicesimo e il trentaduesimo giro, nella fase in cui gli strateghi lavorano e i telespettatori controllano il telefono. La Red Bull ha aperto le danze richiamando Verstappen al giro 13 per un secondo treno di soft, cioè dichiarando apertamente la gara a due soste. Hamilton si è fermato al giro 14, Leclerc e Piastri al 15, Norris al 16: Ferrari e Red Bull sulle due soste, McLaren con Norris passato alle dure per arrivare fino in fondo. La Mercedes, invece, è rimasta ferma sul muretto con le braccia conserte. Antonelli ha continuato a girare con le medie, il suo ingegnere gli ha chiesto di «andare più lungo possibile», e il vantaggio sul primo inseguitore ancora senza sosta, Hadjar, è salito oltre gli undici secondi.
Verstappen, nel frattempo, rimontava. Ha superato Russell alla curva 12 e poi si è ritrovato dietro il compagno Hadjar, che girava con le soft della partenza e che non ha mostrato particolare entusiasmo all’idea di farsi da parte. Alla fine l’ordine di scuderia è stato eseguito, con quella che i resoconti ufficiali descrivono come «qualche resistenza iniziale». Alla Red Bull, a quanto pare, il gioco di squadra funziona come il Wi-Fi in autostrada: c’è, ma a tratti. Antonelli si è fermato alla fine del giro 24, ha montato le dure ed è rientrato quarto, con Hamilton a pochi metri.
Wolff ha poi raccontato la scelta come un atto di fede nei numeri: «Abbiamo discusso che Max poteva farci l’undercut e siamo rimasti fermi sulla decisione, perché la sosta singola sembrava la strategia più veloce». E ancora: «Non volevamo reagire solo perché lo facevano gli altri. Sul momento è una scelta che fa paura, ma bisogna restare attaccati ai dati». Secondo il team principal, sulla carta la sosta unica valeva otto secondi, e alla fine ne ha valsi un po’ di più. In un paddock in cui spesso si cambia strategia per imitazione, la Mercedes ha fatto la cosa più rivoluzionaria possibile: si è fidata dei propri computer.
Giro 32: il comando di Leclerc dura mezzo giro, giusto il tempo di una foto
Con le soft ormai finite, Verstappen ha cominciato a perdere pezzi di ritmo e di pazienza. Alla radio ha definito la sua vettura «inguidabile», e alla domanda sullo stato dell’ala anteriore ha risposto di non averne «letteralmente idea». La Red Bull lo ha richiamato al giro 31 per le medie, e così Leclerc si è ritrovato in testa al Gran Premio. Un momento storico, se fosse durato. Antonelli, con le dure fresche, era già negli scarichi della Ferrari e, al giro 32, ha preso la scia sul lungo rettilineo e ha completato il sorpasso prima della curva 12, chiudendo poi le traiettorie nella sequenza fra la 13 e la 16 per evitare l’incrocio di risposta. Leclerc aveva ancora una sosta da fare, Antonelli nessuna: da quel momento la corsa per la vittoria è diventata una corsa per i piazzamenti.
L’unico brivido del leader è arrivato a una ventina di giri dalla fine, quando un doppiato non si è spostato abbastanza in fretta e Antonelli è arrivato lungo con un bloccaggio alla curva 12. I resoconti non concordano neppure sul colpevole: per la Formula 1 e la FIA era la Williams di Carlos Sainz, per Autosport quella di Alexander Albon. Per Antonelli, che ha subito ripreso il suo passo, la questione non si pone: l’importante è che la Williams, qualunque fosse, si sia tolta di mezzo.
Il finale: Leclerc a caccia, Verstappen in apnea, Norris in disarmo
Gli ultimi venti giri sono stati la parte più bella della gara, a patto di non guardare il primo posto. Hamilton si è fermato per la seconda volta al giro 38, Leclerc al 39, entrambi con le dure. Norris, rimasto fuori con la sola sosta, si è ritrovato secondo con Verstappen alle spalle e una gomma sempre più consumata sotto la macchina. Verstappen ha impiegato qualche giro a trovare il varco e poi, all’inizio del giro 47, si è buttato all’interno della curva 1 con una staccata che Autosport ha definito «sublime». Il problema è che nel frattempo Leclerc girava con un ritmo superiore di oltre un secondo e mezzo al giro rispetto al gruppetto davanti a lui, e al giro 42 aveva firmato quello che sarebbe rimasto il giro più veloce della gara, 1:37.976.
Al giro 48 Leclerc ha superato Norris, al giro 49 ha sistemato anche Verstappen con una manovra sul rettilineo posteriore che è sembrata quasi facile, forse aiutata dai problemi di freno motore della Red Bull. Hamilton, che al giro 42 aveva già passato Hadjar, ha completato l’opera al giro 51 su Norris, prendendosi il quarto posto: quello che gli serviva per restare matematicamente in corsa per il titolo e, di conseguenza, quello che bastava per rimandare la festa del ragazzo che una volta lo guardava dal box della Mercedes. Poi la Cadillac di Valtteri Bottas si è fermata a bordo pista per un problema al motore, ed è arrivata la seconda Virtual Safety Car della giornata, in vigore fino al giro 54.
La neutralizzazione ha protetto Verstappen da Hamilton, che stava rosicchiando decimi su decimi e si è ritrovato a un secondo dal podio. Antonelli, invece, aveva così tanto vantaggio che la VSC gli è servita solo a ricordare una lezione: nel finale ha alzato leggermente il piede per non rischiare guai con i limiti della pista, memore, come ha notato Autosport, di quanto si fosse avvicinato a una penalità a Singapore. Dopo un weekend in cui il venerdì aveva visto cancellare 207 giri, la prudenza era l’ultima virtù rimasta da esibire. Leclerc ha così recuperato qualche secondo negli ultimi giri senza mai avvicinarsi davvero.
Le voci del dopogara: chi festeggia, chi analizza e chi non sa
Antonelli ha parlato come un campione del mondo che si rifiuta di esserlo prima del tempo. «Era il risultato di cui avevamo bisogno», ha detto, ricordando il lavoro della squadra sul nuovo pacchetto di aggiornamenti che nelle ultime gare aveva creato più di un grattacapo, e definendo «perfetta» l’esecuzione della strategia a una sosta. Sul titolo, la formula è quella della scaramanzia: «So che siamo molto vicini a ottenere questo traguardo incredibile, ma vorremmo concludere in bellezza ottenendo anche altre vittorie». E soprattutto: «Non è finita finché non è finita». Wolff, ai microfoni di Sky Sports, ha svelato il retroscena più tenero della giornata: prima della gara Antonelli si è infilato nel suo ufficio e gli ha detto che voleva godersi la corsa e che, cosa strana, non stava pensando al campionato. Un ventenne con 123 punti di vantaggio che non pensa al Mondiale è la notizia più rassicurante possibile, per lui, e la più inquietante, per gli avversari.
Leclerc, scelto dal pubblico come pilota del giorno, si è detto soddisfatto della propria gara: «La Mercedes ha visto qualcosa che forse io e la Red Bull non abbiamo considerato seriamente, cioè la sosta unica, e l’ha fatta funzionare molto bene». Poi ha aggiunto che, secondo lui, anche con una sola sosta il risultato non sarebbe cambiato molto. È il secondo podio consecutivo in seconda posizione per il monegasco, che in classifica è risalito a 233 punti: un risultato che a Maranello verrà celebrato con moderazione, perché il secondo posto alle spalle di un pilota che ha già vinto nove volte in stagione ha il sapore di un premio di consolazione molto ben confezionato.
Verstappen ha ammesso senza giri di parole: «Non avevamo il passo di Kimi». Ha poi elencato i problemi: l’ordine con cui la Red Bull ha usato le gomme, probabilmente anche le mescole sbagliate, troppi problemi di costanza della power unit e un pit stop lento che «è costato molto». Per lui è il sesto podio consecutivo, ma l’olandese ha la rara capacità di salire sul podio con l’espressione di chi ha appena perso il volo. Hamilton ha indicato nel bilanciamento il suo «problema più grande», raccontando di essere partito con un set di gomme usate che gli è costato degrado nel primo stint e di non essere riuscito a tenere il passo di Leclerc. Russell, infine, ha fatto la sintesi più onesta della domenica: «È stata una giornata molto brutta. Non so davvero perché». Ai microfoni di Sky Sports è stato ancora più diretto: il passo era semplicemente «pessimo», e la penalità gli è costata «probabilmente due o tre posizioni». Se cercava un modo elegante per dire che il Mondiale non è perso, ha scelto quello meno convincente.
Il resto del gruppo: Red Bull in lite con l’elettronica, Haas a secco in casa
Sesto Hadjar, che dopo aver eguagliato in qualifica il suo miglior risultato di sempre con il terzo posto ha vissuto una domenica da dimenticare: la partenza, la sosta che lo ha lasciato bloccato su una mappatura sbagliata dell’acceleratore e una vettura diventata, parole sue, «inguidabile». «È andato tutto storto», ha riassunto, aggiungendo che il problema alla partenza «comincia davvero a seccarmi», con un verbo che nell’originale era molto meno elegante. Settimo Piastri, staccato di oltre diciotto secondi da Hadjar, ottavo Russell, nono Liam Lawson con la Racing Bulls e decimo Pierre Gasly con l’Alpine, a prendersi l’ultimo punto disponibile.
Fuori dalla zona punti Nico Hülkenberg, undicesimo con l’Audi, poi Arvid Lindblad, che partiva quattordicesimo per la penalità sul motore, e Gabriel Bortoleto, risalito al tredicesimo posto dopo essere partito dalle ultime file per la sostituzione della power unit. Esteban Ocon è arrivato quattordicesimo: la Haas, che aveva fatto passare il francese davanti a Oliver Bearman per puntare sulla vettura non danneggiata, è rimasta a zero punti nella gara di casa. Bearman ha chiuso la giornata con una penalità di dieci secondi per il contatto con Gasly al primo giro e con il ritiro per danni. Si sono ritirati anche Franco Colapinto e Bottas, mentre la Williams di Albon e Sainz ha allungato a tre gare la serie senza punti. Anche questa, a modo suo, è una forma di costanza.
Il pallottoliere del Messico: nove è il numero magico
Veniamo ai conti, che domenica prossima saranno l’unica cosa davvero da seguire. Dopo Austin la classifica piloti dice: Antonelli 365, Russell 242, Hamilton 241, Verstappen 236, Leclerc 233, Norris 211. Restano cinque gare, Messico, San Paolo, Las Vegas, Qatar e Abu Dhabi, tutte senza Sprint, per un massimo di 125 punti a pilota; dal 2025 non esiste più il punto per il giro veloce. Antonelli ha 123 punti su Russell e 124 su Hamilton: per chiudere il discorso già a Città del Messico deve uscire dalla gara con almeno 100 punti di vantaggio su entrambi, perché dopo il Messico ne resteranno in palio proprio 100.
Il caso della parità esatta merita una riga, perché è lì che il bolognese ha una polizza in più. In caso di arrivo a pari punti conta il numero di vittorie, e Antonelli ne ha già nove. Russell ne ha tre e, anche vincendo tutte le cinque gare rimaste, arriverebbe a otto; Hamilton, fermo a una vittoria stagionale, non potrebbe andare oltre sei. Dunque un vantaggio di esattamente 100 punti dopo il Messico basterebbe, perché un’eventuale parità finale sarebbe comunque sua.
Tradotto in piazzamenti, gli scenari per il 1° novembre sono questi:
- Antonelli chiude nono o meglio: è campione del mondo, qualunque cosa facciano Russell e Hamilton. Con il nono posto prende 2 punti e, anche se Russell vincesse, il vantaggio resterebbe di 100 punti, con il conteggio delle vittorie a suo favore;
- Antonelli chiude decimo: è campione se Russell non vince il Gran Premio. Il punto del decimo posto basta invece anche nel caso di una vittoria di Hamilton, che si fermerebbe a 100 punti di distacco;
- Antonelli non va a punti: è campione comunque, purché né Russell né Hamilton vincano la gara. Un secondo posto di Russell, per esempio, lo lascerebbe a 105 punti di distanza;
- Verstappen e Leclerc non contano più: anche vincendo in Messico con Antonelli a zero punti, l’olandese resterebbe a 104 punti e il monegasco a 107, cioè fuori dalla portata dei 100 punti rimasti.
In altre parole, per rinviare ancora la festa a San Paolo serve che Russell vinca e che Antonelli resti fuori dai primi nove, oppure che vinca Hamilton e Antonelli non prenda nemmeno un punto. Considerato che il ragazzo ha appena vinto per la nona volta in stagione, l’ipotesi somiglia più a un esercizio di matematica che a una previsione. Ma, come gli ha ricordato Wolff con una battuta, Antonelli in Messico «deve ancora finire la gara». Per la cronaca, la Mercedes ha già festeggiato due titoli sull’Autodromo Hermanos Rodríguez, con Hamilton nel 2017 e nel 2018. In caso di replica, ha promesso il team principal, ci sarà «molta tequila con ghiaccio».
Costruttori: Mercedes in fuga, Red Bull e McLaren appaiate al millimetro
Nella classifica dei costruttori la Mercedes sale a 607 punti, con un vantaggio di 133 sulla Ferrari, seconda a 474. Dietro c’è una curiosità che i ragionieri del paddock apprezzeranno: Red Bull e McLaren sono appaiate a 355 punti, con la squadra di Milton Keynes davanti in graduatoria. Più staccate Racing Bulls con 102, Alpine con 69, Haas con 30, Audi con 23, Williams con 12, Aston Martin con 7 e Cadillac ancora a zero. Hamilton, a fine gara, ha detto che i punti di Austin servono anche a restare davanti alla McLaren per difendere il secondo posto: a Maranello, insomma, il Mondiale è già una questione di argento.
Austin archiviata: un Mondiale vinto in tutto tranne che nel timbro
Rimane la sensazione di una domenica che ha detto tutto e non ha deciso niente. Antonelli ha mostrato maturità, gestione delle gomme e sangue freddo, la Mercedes ha mostrato coraggio strategico, Leclerc ha mostrato un passo da vincitore arrivato troppo tardi, Verstappen ha mostrato che anche quando la macchina non lo ascolta lui sale comunque sul podio. Russell ha mostrato soprattutto che la stagione gli sta sfuggendo, e Hamilton che un quarto posto può essere più rumoroso di una vittoria quando serve a rovinare una festa già apparecchiata. A Firenze, dove un vantaggio di 123 punti sembrerebbe fantascienza, ci si accontenterebbe volentieri anche del rinvio.
Il titolo, dunque, aspetta il timbro. Lo metterà con ogni probabilità il Messico, dove al bolognese basterà arrivare nono per diventare il primo italiano campione del mondo dai tempi di Alberto Ascari, 73 anni dopo, e il più giovane di sempre. La festa è solo rimandata di sette giorni. Che, per uno che ad Austin si è messo a studiare le partenze di Verstappen al ristorante, sono più che sufficienti per preparare anche il discorso.
Le pagelle della Gazzetta
Secondo le pagelle della Gazzetta dello Sport firmate da Giusto Ferronato, il voto più alto va al vincitore e il più basso al suo compagno di squadra: Antonelli 10, «magistrale», e Russell 5, «rassegnato». Il resto delle pagelle della Gazzetta è riservato agli abbonati e non era consultabile al momento della stesura.
Il tabellino
- Podio
- 1. Antonelli (Mercedes) 1:35:16.650, 2. Leclerc (Ferrari) +13.078, 3. Verstappen (Red Bull) +17.485.
- 1. Kimi Antonelli (Mercedes), 56 giri in 1:35:16.650
- 2. Charles Leclerc (Ferrari) +13.078
- 3. Max Verstappen (Red Bull) +17.485
- 4. Lewis Hamilton (Ferrari) +18.515
- 5. Lando Norris (McLaren) +30.521
- 6. Isack Hadjar (Red Bull) +34.373
- 7. Oscar Piastri (McLaren) +52.674
- 8. George Russell (Mercedes) +54.303 (penalità di 5 secondi scontata al pit stop)
- 9. Liam Lawson (Racing Bulls) +1:19.183
- 10. Pierre Gasly (Alpine) +1:27.516
Dall’11° al 19° posto: Hülkenberg (Audi) +1:34.945; Lindblad (Racing Bulls), Bortoleto (Audi), Ocon (Haas), Stroll (Aston Martin), Alonso (Aston Martin), Albon (Williams), Sainz (Williams), Pérez (Cadillac) a un giro. Ritirati: Bottas (Cadillac) dopo 48 giri, Colapinto (Alpine) dopo 35, Bearman (Haas) dopo 24.
Pole position: Antonelli (Mercedes) in 1:34.035, 0.179 davanti a Verstappen. Giro più veloce: Leclerc (Ferrari) in 1:37.976 al giro 42. Strategie dei primi tre: Antonelli medie-dure (una sosta, giro 24); Leclerc soft-medie-dure (soste ai giri 15 e 39); Verstappen soft-soft-medie (soste ai giri 13 e 31). Penalità: 5 secondi a Russell per aver lasciato la pista traendo vantaggio; 10 secondi a Bearman per il contatto con Gasly. Virtual Safety Car: due, nei primi giri per detriti e nel finale per la Cadillac ferma di Bottas.
Classifica piloti: Antonelli 365, Russell 242, Hamilton 241, Verstappen 236, Leclerc 233, Norris 211, Piastri 144, Hadjar 105, Lawson 77, Gasly 42.
Classifica costruttori: Mercedes 607, Ferrari 474, Red Bull 355, McLaren 355, Racing Bulls 102, Alpine 69, Haas 30, Audi 23, Williams 12, Aston Martin 7, Cadillac 0.
Prossima gara: Gran Premio del Messico, Autodromo Hermanos Rodríguez, domenica 1° novembre, 71 giri.
Fonti
- Formula 1 – Risultato ufficiale della gara (provvisorio)
- Formula 1 – Giri più veloci
- Formula 1 – Riepilogo dei pit stop
- Formula 1 – Classifica piloti 2026
- Formula 1 – Classifica costruttori 2026
- Formula 1 – Resoconto della gara
- Formula 1 – Hamilton e Leclerc dopo la gara
- Formula 1 – Verstappen e Hadjar dopo la gara
- Formula 1 – Russell dopo la gara
- Formula 1 – Pilota del giorno
- FIA – Resoconto e classifica della gara
- Autosport – L’analisi delle strategie
- Motorsport.com – Resoconto della gara
- PlanetF1 – Wolff sul dopogara
- Yahoo Sports – Wolff e la strategia
- F1i – Russell dopo la gara
- La Gazzetta dello Sport – Cronaca della gara
- La Gazzetta dello Sport – Antonelli e Wolff dopo la gara
- La Gazzetta dello Sport – Le pagelle
- Sportmediaset – Antonelli e Verstappen dopo la gara
- askanews – Antonelli domina ad Austin
- Il Fatto Quotidiano – Ordine d’arrivo e classifica
- Motorsport-Total – Antonelli vince ad Austin

Condividi la card dell’articolo
Immagine pronta 1080×1080 con titolo e logo ViolaHub.

Lascia un commento