C’è un momento, ogni autunno, in cui il tifoso viola si siede sul divano, guarda la lista dei candidati al Pallone d’Oro, cerca con l’indice un nome familiare e poi, con la serenità di chi conosce già la risposta, cambia canale per controllare la classifica. Quest’anno il rito è ancora più rapido: la Fiorentina è diciottesima con quattro punti dopo otto giornate, e l’unica cosa d’oro che abbiamo visto di recente è il tramonto sul Franchi. Eppure stasera conviene restare sintonizzati, perché il Pallone d’Oro 2026 è uno dei più incerti di sempre e perché, in fondo, è anche un modo per misurare quanto il nostro campionato si sia allontanato dal centro del mondo.
Proviamo allora a fare quello che una rubrica che si chiama Amaro Viola sa fare meglio: un bicchiere di storia, un sorso di attualità, un retrogusto di Serie A e, alla fine, un pronostico con tanto di percentuali. Da prendere sul serio, ma non troppo.
Settant’anni, un teatro e trenta pretendenti
Il Pallone d’Oro nasce nel 1956 da un’idea dei giornalisti di France Football, e il primo a vincerlo fu un inglese, Stanley Matthews. È per rendere omaggio a lui che la settantesima edizione lascia Parigi per la prima volta e trasloca a Londra, in quel London Palladium che di solito ospita musical e varietà. La cerimonia comincia alle 20 locali, le 21 in Italia, con la conduzione di Thierry Henry e della giornalista Kate Scott. Il Real Madrid, dopo due anni di assenza polemica, torna in sala: un dettaglio che a Londra in molti hanno già trasformato in indizio, come sempre accade quando un club si presenta a una festa dopo aver giurato di non metterci più piede.
La lista dei trenta è stata annunciata l’8 settembre. La compilano le redazioni di France Football e de L’Équipe, con la supervisione di due ambasciatori UEFA, Luis Figo e Fabio Capello, mentre il voto spetta a cento giornalisti, uno per ciascuno dei primi cento Paesi del ranking FIFA. Ogni giurato indica dieci nomi in ordine di preferenza, con un punteggio che va da 15 punti al primo a 1 al decimo. Le urne si sono chiuse il 28 settembre, quindi il vincitore esiste già: lo conoscono in pochi, e nessuno di loro abita a Firenze.
I criteri, in ordine di importanza, sono tre: le prestazioni individuali e il carattere decisivo del giocatore, i risultati di squadra e i trofei vinti, e infine la classe e il fair play. Il periodo di valutazione, come detto, va dal 3 agosto 2025 al 19 luglio 2026, e comprende quindi l’intera stagione dei club e il Mondiale nordamericano. Accanto al premio maschile si assegnano il Pallone d’Oro femminile, dove la favorita è Alexia Putellas, e una serie di trofei che quest’anno cambiano nome: l’ex Trofeo Kopa diventa il premio al giovane dell’anno, l’ex Yashin quello al portiere dell’anno, l’ex Gerd Müller quello al bomber dell’anno, l’ex Cruyff quello all’allenatore. Restano il premio al club dell’anno e il Premio Sócrates per l’impegno sociale.
Quarant’anni in un sorso: l’albo d’oro dal 1986 a oggi
Per capire il presente bisogna guardare indietro, e quarant’anni di Pallone d’Oro raccontano benissimo come si sono spostati gli equilibri del calcio europeo. Il 1986 è l’anno di Igor Belanov, attaccante della Dinamo Kiev di Lobanovs’kyj, uno dei vincitori più a sorpresa della storia. Poi, per un decennio abbondante, il premio parla italiano, anche quando non lo parla il vincitore: il Milan di Sacchi e Capello porta a casa il trofeo con Ruud Gullit nel 1987, con Marco van Basten nel 1988, nel 1989 e nel 1992, e con George Weah nel 1995. Nel 1988 e nel 1989 il podio è addirittura tutto rossonero: van Basten, Gullit e Rijkaard il primo anno, van Basten, Baresi e Rijkaard il secondo.
L’Inter risponde con Lothar Matthäus nel 1990, dopo il Mondiale vinto con la Germania, e con il Ronaldo del 1997, che con 222 punti stacca il secondo di oltre centocinquanta. La Juventus festeggia Roberto Baggio nel 1993, l’ultimo italiano a vincerlo prima di Cannavaro, e Zinédine Zidane nel 1998, l’anno del Mondiale francese. Per Firenze, il 1993 ha un sapore particolare: il Divin Codino era esploso da noi, e anche se il premio lo ritirò in bianconero, a queste latitudini nessuno ha mai smesso di considerarlo un po’ di famiglia. Con qualche fitta al fegato, certo.
Gli anni Duemila si aprono con Luís Figo, che vince nel 2000 dopo il passaggio dal Barcellona al Real Madrid, e con Michael Owen, l’ultimo inglese a vincerlo nel 2001. Poi il secondo trionfo di Ronaldo nel 2002, appena passato dall’Inter al Real Madrid dopo il Mondiale in Corea e Giappone. La Serie A torna sul trono con Pavel Nedvěd nel 2003 e con Andriy Shevchenko nel 2004; nel 2005 tocca a Ronaldinho, nel 2006 a Fabio Cannavaro, capitano dell’Italia campione del mondo a Berlino, premiato come giocatore del Real Madrid dopo una stagione vissuta alla Juventus. Nel 2007 vince Kaká, con il Milan campione d’Europa ad Atene: è l’ultimo Pallone d’Oro assegnato a un giocatore della Serie A. Da allora sono passati diciannove anni.
Dal 2008 comincia l’era che tutti conosciamo: Cristiano Ronaldo e Lionel Messi si spartiscono il premio per dieci edizioni di fila, fino al 2017. Luka Modrić interrompe il duopolio nel 2018, Messi torna a vincere nel 2019, nel 2021 e nel 2023, arrivando a otto trofei, il record assoluto. Nel 2022 tocca a Karim Benzema, nel 2024 a Rodri, primo spagnolo a vincerlo dai tempi di Luis Suárez Miramontes, nel 2025 a Ousmane Dembélé, trascinatore del primo Paris Saint-Germain campione d’Europa. Ecco l’albo d’oro completo degli ultimi quarant’anni, con il club indicato per il vincitore e il secondo classificato.
| Anno | Vincitore | Club | Secondo classificato |
|---|---|---|---|
| 1986 | Igor Belanov | Dinamo Kiev | Gary Lineker (Barcellona) |
| 1987 | Ruud Gullit | Milan | Paulo Futre (Atlético Madrid) |
| 1988 | Marco van Basten | Milan | Ruud Gullit (Milan) |
| 1989 | Marco van Basten | Milan | Franco Baresi (Milan) |
| 1990 | Lothar Matthäus | Inter | Salvatore Schillaci (Juventus) |
| 1991 | Jean-Pierre Papin | Marsiglia | Savićević e Pančev (Stella Rossa), Matthäus (Inter), a pari punti |
| 1992 | Marco van Basten | Milan | Hristo Stoičkov (Barcellona) |
| 1993 | Roberto Baggio | Juventus | Dennis Bergkamp (Inter) |
| 1994 | Hristo Stoičkov | Barcellona | Roberto Baggio (Juventus) |
| 1995 | George Weah | Milan | Jürgen Klinsmann (Bayern Monaco) |
| 1996 | Matthias Sammer | Borussia Dortmund | Ronaldo (Barcellona) |
| 1997 | Ronaldo | Inter | Predrag Mijatović (Real Madrid) |
| 1998 | Zinédine Zidane | Juventus | Davor Šuker (Real Madrid) |
| 1999 | Rivaldo | Barcellona | David Beckham (Manchester United) |
| 2000 | Luís Figo | Real Madrid | Zinédine Zidane (Juventus) |
| 2001 | Michael Owen | Liverpool | Raúl (Real Madrid) |
| 2002 | Ronaldo | Real Madrid | Roberto Carlos (Real Madrid) |
| 2003 | Pavel Nedvěd | Juventus | Thierry Henry (Arsenal) |
| 2004 | Andriy Shevchenko | Milan | Deco (Barcellona) |
| 2005 | Ronaldinho | Barcellona | Frank Lampard (Chelsea) |
| 2006 | Fabio Cannavaro | Real Madrid | Gianluigi Buffon (Juventus) |
| 2007 | Kaká | Milan | Cristiano Ronaldo (Manchester United) |
| 2008 | Cristiano Ronaldo | Manchester United | Lionel Messi (Barcellona) |
| 2009 | Lionel Messi | Barcellona | Cristiano Ronaldo (Real Madrid) |
| 2010 | Lionel Messi | Barcellona | Andrés Iniesta (Barcellona) |
| 2011 | Lionel Messi | Barcellona | Cristiano Ronaldo (Real Madrid) |
| 2012 | Lionel Messi | Barcellona | Cristiano Ronaldo (Real Madrid) |
| 2013 | Cristiano Ronaldo | Real Madrid | Lionel Messi (Barcellona) |
| 2014 | Cristiano Ronaldo | Real Madrid | Lionel Messi (Barcellona) |
| 2015 | Lionel Messi | Barcellona | Cristiano Ronaldo (Real Madrid) |
| 2016 | Cristiano Ronaldo | Real Madrid | Lionel Messi (Barcellona) |
| 2017 | Cristiano Ronaldo | Real Madrid | Lionel Messi (Barcellona) |
| 2018 | Luka Modrić | Real Madrid | Cristiano Ronaldo (Juventus) |
| 2019 | Lionel Messi | Barcellona | Virgil van Dijk (Liverpool) |
| 2020 | Non assegnato (pandemia) | – | – |
| 2021 | Lionel Messi | Paris Saint-Germain | Robert Lewandowski (Bayern Monaco) |
| 2022 | Karim Benzema | Real Madrid | Sadio Mané (Bayern Monaco) |
| 2023 | Lionel Messi | Inter Miami | Erling Haaland (Manchester City) |
| 2024 | Rodri | Manchester City | Vinícius Júnior (Real Madrid) |
| 2025 | Ousmane Dembélé | Paris Saint-Germain | Lamine Yamal (Barcellona) |
I grandi incompiuti: chi il Pallone l’ha solo sfiorato
Se l’albo d’oro è la storia scritta dai vincitori, la parte più divertente è quella dei piazzati, cioè di chi il Pallone d’Oro l’ha visto da vicino e non l’ha mai preso in mano. Il caso più celebre, per noi italiani, è Paolo Maldini: terzo nel 1994 e terzo nel 2003, mai primo, nonostante una carriera che avrebbe meritato almeno un trofeo per decennio. Franco Baresi arrivò secondo nel 1989 dietro al compagno van Basten, e Totò Schillaci fu secondo nel 1990, dopo le notti magiche del Mondiale italiano.
Il 2006 è l’anno del grande rimpianto di Gianluigi Buffon, secondo dietro Cannavaro dopo un Mondiale da protagonista assoluto: un portiere non vince il Pallone d’Oro dai tempi di Lev Yashin, nel 1963, e la regola non scritta non si è piegata nemmeno davanti alle sue parate. Thierry Henry, che stasera presenta la cerimonia, conosce bene la sensazione: secondo nel 2003 dietro Nedvěd e terzo nel 2006. Francesco Totti, il simbolo della Roma, sul podio non ci è mai salito.
Poi c’è il 2010, l’anno più discusso. Il Pallone d’Oro si era fuso con il FIFA World Player, e la Spagna aveva appena vinto il Mondiale con il gol di Andrés Iniesta in finale. Il podio fu tutto del Barcellona, con Messi davanti a Iniesta e Xavi; Wesley Sneijder, che con l’Inter aveva vinto il Triplete ed era arrivato in finale anche al Mondiale con l’Olanda, rimase fuori dai primi tre. Ancora oggi, a Milano, se nominate quel voto vi guardano come si guarda un rigore negato al novantesimo.
Nel 2013 Franck Ribéry, campione d’Europa con il Bayern, chiuse terzo dietro Cristiano Ronaldo e Messi in un’edizione in cui la scadenza del voto venne prorogata. Nel 2014 Manuel Neuer fu terzo dopo aver vinto il Mondiale, nel 2019 Virgil van Dijk perse per appena sette punti contro Messi, il margine più stretto con il sistema di voto attuale. E poi c’è Robert Lewandowski, la vittima più illustre del 2020: l’edizione venne annullata per la pandemia proprio nell’anno del suo Triplete con il Bayern, e l’anno seguente il polacco arrivò secondo dietro Messi. Vinícius Júnior, secondo nel 2024 dietro Rodri, e Lamine Yamal, secondo nel 2025 dietro Dembélé, sono gli ultimi iscritti a questo club che nessuno vorrebbe frequentare.
Le regole cambiano, il pallone resta d’oro
In quarant’anni il premio ha cambiato più volte pelle. Fino al 1994 era riservato ai calciatori europei: per questo Diego Maradona e Pelé non lo vinsero mai, e France Football li ha poi risarciti con un Pallone d’Oro alla carriera. Dal 1995 il premio si è aperto ai giocatori di qualsiasi nazionalità che militassero in club europei, e il primo a beneficiarne fu George Weah, liberiano del Milan. Dal 2007 è diventato un premio davvero globale, aperto a chiunque, ovunque giochi.
Tra il 2010 e il 2015 il trofeo si è fuso con il FIFA World Player, diventando il Pallone d’Oro FIFA, con il voto esteso a commissari tecnici e capitani delle nazionali; dal 2016 France Football è tornata a fare da sé. Il 2020 resta l’unico anno senza vincitore. Dal 2022, infine, il periodo di valutazione non è più l’anno solare ma la stagione sportiva, da agosto a luglio, e la giuria è composta da cento giornalisti dei primi cento Paesi del ranking FIFA. Dal 2024 la UEFA è entrata nell’organizzazione della serata accanto al Gruppo Amaury, proprietario del marchio e del sistema di voto.
I trenta di Londra, dove Parigi fa la parte del leone
La lista di quest’anno ha una nazionale di riferimento e un club di riferimento: la Spagna campione del mondo, con sei candidati, e il Paris Saint-Germain campione d’Europa per il secondo anno consecutivo, che di nominati ne ha nove, anzi dieci se si conta Ferran Torres, il giocatore che ha deciso la finale mondiale ai supplementari e che la UEFA indica tra Barcellona e Parigi. I Bayern sono quattro, il Real Madrid ne porta quattro contando Cucurella, arrivato dal Chelsea, e l’Arsenal tre.
Ecco i trenta, in ordine alfabetico come li presenta la UEFA: Jude Bellingham, Pau Cubarsí, Marc Cucurella, Ousmane Dembélé, Luis Díaz, Bruno Fernandes, Gabriel, Erling Haaland, Achraf Hakimi, Harry Kane, Khvicha Kvaratskhelia, Lamine Yamal, Sadio Mané, Marquinhos, Lautaro Martínez, Kylian Mbappé, Nuno Mendes, Lionel Messi, João Neves, Michael Olise, Willian Pacho, Julián Quiñones, Declan Rice, Rodri, Fabián Ruiz, William Saliba, Ferran Torres, Dayot Upamecano, Vinícius Júnior e Vitinha. Tre di loro hanno già vinto il premio: Messi, Dembélé e Rodri. Sette sono alla prima nomination, tra cui Cubarsí, Cucurella e Pacho.
Da quel che dicono quote e stampa internazionale, la corsa vera è ristretta a tre nomi, con due outsider di lusso. Li analizziamo uno per uno, in ordine di quota, spiegando perché ciascuno meriterebbe di salire stasera sul palco del Palladium.
I magnifici cinque: perché ognuno potrebbe meritarlo
Harry Kane, il centravanti che ha trasformato i gol in un’abitudine
Partiamo dal favorito, che a Londra giocherebbe praticamente in casa. Harry Kane ha chiuso la stagione 2025-26 con 73 gol in 65 partite tra Bayern Monaco e Inghilterra: 61 con il club, il numero più alto in un’annata dai 61 di Cristiano Ronaldo con il Real Madrid nel 2014-15, e 12 con la nazionale. E si è preso la Scarpa d’Oro, il premio al miglior marcatore dei campionati europei, per la seconda volta.
Ai gol si aggiungono i trofei: Bundesliga, Coppa di Germania e Supercoppa con il Bayern, una semifinale di Champions persa 6-5 nel doppio confronto contro il PSG poi campione, e un Mondiale chiuso in semifinale e poi al terzo posto, il miglior risultato dell’Inghilterra dal 1966, con sei reti che lo hanno reso il miglior marcatore inglese di sempre nella competizione. Gli manca il grande trofeo internazionale, ed è questo l’unico vero argomento contro di lui.
Perché meriterebbe di vincerlo: perché la continuità è un talento, e Kane l’ha portata a un livello quasi industriale. Perché il primo criterio del regolamento sono le prestazioni individuali, e nessuno ha numeri paragonabili. E perché, a 33 anni, sarebbe il primo inglese premiato dai tempi di Owen e il primo giocatore del Bayern dopo quarantacinque anni, l’ultimo era stato Karl-Heinz Rummenigge nel 1981. Rummenigge, guarda caso, ha già detto che voterebbe per lui.
Kylian Mbappé, il re dei gol senza corona
Se Kane è il favorito, Kylian Mbappé è l’uomo del momento. Nelle ultime ore le sue quote sono crollate, aiutate anche dalla doppietta che domenica ha deciso il Clásico al Camp Nou, anche se quella partita, tecnicamente, appartiene già alla stagione nuova. Nei dodici mesi che contano, il capitano della Francia ha segnato 58 gol con 13 assist: capocannoniere della Liga con 25 reti, capocannoniere della Champions League con 15, e soprattutto capocannoniere del Mondiale con 10 gol, il bottino più ricco in una singola edizione dai tempi di Gerd Müller nel 1970.
Con quei dieci gol Mbappé è diventato il miglior marcatore di sempre nella storia dei Mondiali, con 22 reti, superando proprio Messi. Il problema è la bacheca: nessun trofeo con il Real Madrid, eliminato ai quarti di Champions, e nessun trofeo con la Francia, battuta in semifinale dalla Spagna e poi sconfitta 6-4 dall’Inghilterra nella finale per il terzo posto.
Perché meriterebbe di vincerlo: perché ha segnato più di tutti nelle competizioni che contano di più, la Champions e il Mondiale, e perché un record come quello dei gol nella storia della Coppa del Mondo non si batte tutti gli anni. Il Pallone d’Oro, dopotutto, premia il giocatore, non la squadra. Almeno in teoria.
Lamine Yamal, il ragazzo che ha già vinto quasi tutto
Lamine Yamal ha 19 anni, è arrivato secondo nel 2025 e fino a inizio ottobre era il favorito di quasi tutti i bookmaker. Nella stagione ha segnato 25 gol con 20 assist tra Barcellona e Spagna, il numero di passaggi decisivi più alto tra i tre favoriti, e ha vinto la Liga e la Supercoppa di Spagna con il Barça, prima di salire sul tetto del mondo con la nazionale il 19 luglio a New York. È stato anche il giocatore con più dribbling riusciti nei cinque grandi campionati e al Mondiale.
La sua candidatura ha però due crepe. La prima è l’infortunio al bicipite femorale di metà aprile, che gli ha fatto saltare il finale di stagione con il Barcellona, uscito ai quarti di Champions. La seconda è un Mondiale vissuto più da comprimario che da protagonista: un solo gol, contro l’Arabia Saudita, mentre il premio di miglior giocatore del torneo è andato al compagno Rodri e quello di miglior giovane a Cubarsí.
Perché meriterebbe di vincerlo: perché il Mondiale resta il trofeo più importante che un calciatore possa vincere, e lui lo ha vinto. Perché il talento puro, quello che fa alzare in piedi uno stadio, è ancora il suo. E perché diventerebbe il più giovane vincitore della storia, cosa che a lui, a giudicare dalle interviste, non dispiacerebbe affatto.
Lionel Messi, l’eterno ritorno a 39 anni
Ci sono cose che non cambiano: le tasse, la pioggia a Londra e Lionel Messi nella lista del Pallone d’Oro. Il fuoriclasse argentino, otto volte vincitore, è alla diciassettesima nomination e arriva a Londra con una stagione che, alla sua età, avrebbe del miracoloso per chiunque altro. Nel dicembre 2025 ha portato l’Inter Miami alla prima MLS Cup della sua storia, chiudendo l’annata da capocannoniere della MLS con 29 gol e da miglior giocatore del campionato per la seconda volta di fila.
Poi il Mondiale: otto partite giocate su otto, otto gol e quattro assist, la finale raggiunta con l’Argentina e persa soltanto ai supplementari contro la Spagna. Lungo la strada ha battuto una lista di record lunga quanto un menù fiorentino: più vittorie e più assist nella storia della Coppa del Mondo, sei Mondiali giocati e gol in sei partite consecutive della fase a eliminazione diretta.
Perché meriterebbe di vincerlo: perché è arrivato a un passo dal secondo Mondiale consecutivo a 39 anni, e perché nessuno, nella storia di questo sport, ha saputo restare decisivo così a lungo. Il limite, ovviamente, è il palcoscenico della stagione di club: la MLS non è la Champions, e i giurati lo sanno.
Khvicha Kvaratskhelia, il re d’Europa con il cuore spezzato
Il quinto nome è quello che a Napoli pronunciano ancora con nostalgia. Khvicha Kvaratskhelia è stato il miglior marcatore del Paris Saint-Germain nella Champions League vinta per il secondo anno di fila, con 10 gol e 6 assist, ed è stato decisivo in una cavalcata che ha travolto Chelsea e Liverpool, superato il Bayern in una semifinale da 6-5 e piegato l’Arsenal ai rigori nella finale di Budapest. In più, la Ligue 1, l’ennesima per il PSG di Luis Enrique.
Contro di lui gioca il Mondiale, che non ha disputato perché la Georgia non si era qualificata, e una notizia che ha intristito tutto il calcio europeo: il 21 ottobre, in PSG-Barcellona, si è rotto il legamento crociato del ginocchio destro e la sua stagione 2026-27 è praticamente finita. Il voto, però, si era chiuso un mese prima, e l’infortunio non cambia nulla in quello che ha fatto nella stagione scorsa.
Perché meriterebbe di vincerlo: perché è stato il giocatore più determinante della competizione per club più importante del mondo, e perché nell’anno del Mondiale si rischia sempre di dimenticare che la stagione dura dodici mesi e non sette settimane. Alle sue spalle resta in agguato Rodri, miglior giocatore del Mondiale vinto dalla Spagna: se la giuria volesse premiare l’estate, l’uomo giusto potrebbe essere lui, più ancora di Yamal.
Come al solito, niente viola: la Serie A con un solo uomo al Palladium
E veniamo a noi. Tra i trenta candidati, com’è ormai tradizione, non c’è nessun giocatore della Fiorentina. Lo diciamo senza drammi: chi tifa viola ha imparato da tempo a vivere il Pallone d’Oro come i matrimoni dei cugini lontani, si guardano le foto, si commentano i vestiti, ci si chiede chi abbia invitato quello lì. Del resto, con quattro punti dopo otto giornate, l’unica nomination realistica per la Fiorentina di quest’anno sarebbe stata quella al premio Sócrates, per la solidarietà che dimostriamo ogni domenica verso gli avversari.
Ma il dato che deve far riflettere non è la nostra assenza, è quella di quasi tutto il campionato. Nella lista maschile la Serie A è rappresentata da un solo giocatore, Lautaro Martínez dell’Inter, alla quinta nomination della carriera dopo il ventunesimo posto del 2021, il ventesimo del 2023, il settimo del 2024 e il ventesimo del 2025. Il capitano nerazzurro se lo è meritato: ha vinto scudetto e Coppa Italia, è stato capocannoniere della Serie A con 17 gol e al Mondiale ha segnato tre reti, compresa quella che ha eliminato l’Inghilterra in semifinale. Più che un candidato, è un ambasciatore: quello che manda un Paese quando le altre stanze dell’ambasciata sono vuote.
Per completezza: la Serie A compare anche altrove, ma in parte. Tra i candidati al premio di giovane dell’anno c’è Kerim Alajbegović, passato in estate dal Salisburgo alla Juventus, e nella lista femminile figura Tessa Wullaert, indicata dalla UEFA tra Inter e Como. E di italiani per nazionalità, nella lista maschile, non ce n’è neppure uno.
Dalla Serie A dei Palloni d’Oro alla Serie A dei rimpianti
Il confronto con il passato è impietoso, ma va fatto con i numeri e non con la nostalgia. Tra il 1987 e il 2007 il Pallone d’Oro è finito tredici volte a giocatori della Serie A: Gullit, van Basten tre volte, Matthäus, Baggio, Weah, Ronaldo, Zidane, Nedvěd, Shevchenko, Cannavaro, premiato da neo madridista per l’anno vissuto alla Juventus, e Kaká. E senza contare il Ronaldo del 2002, che aveva cominciato l’anno all’Inter. Da allora, in diciotto edizioni, nessuno. L’ultimo italiano è Cannavaro, nel 2006; l’ultimo vincitore dalla Serie A è Kaká, nel 2007.
Anche il numero di candidati racconta la discesa: nel 2024 i giocatori di Serie A tra i trenta erano tre, Lautaro, Çalhanoğlu e Lookman; nel 2025 ancora tre, Lautaro, Dumfries e McTominay; quest’anno uno soltanto. Nel frattempo la Nazionale ha mancato il terzo Mondiale consecutivo, eliminata ai rigori dalla Bosnia ed Erzegovina nella finale dei playoff del 31 marzo a Zenica.
Poi ci sono i soldi, che nel calcio moderno non fanno la felicità ma comprano quasi tutto il resto. Nella Deloitte Football Money League pubblicata a gennaio, nessun club italiano è entrato tra i primi dieci per il quinto anno di fila: l’Inter è undicesima con 537,5 milioni di euro di ricavi, il Milan quindicesimo con 410,4 e la Juventus sedicesima con 401,7, mentre il Real Madrid sfiora 1,2 miliardi. Sui diritti televisivi il divario è ancora più netto: il contratto nazionale della Serie A dal 2024 al 2029 vale circa 900 milioni di euro a stagione tra DAZN e Sky, mentre la Premier League incassa per il mercato interno 6,7 miliardi di sterline in quattro stagioni, oltre il doppio.
Il campo, purtroppo, conferma. Nella Champions League 2025-26 nessuna italiana è arrivata ai quarti di finale, e soltanto l’Atalanta ha raggiunto gli ottavi, rimontando il Borussia Dortmund nei playoff; nel complesso le quattro squadre hanno chiuso con più sconfitte che vittorie. Nessuna delle sette italiane in Europa è arrivata a una finale, e nella classifica stagionale UEFA l’Italia è quinta, dietro Inghilterra, Spagna, Germania e Portogallo. Le finali europee degli ultimi anni, del resto, sono state soprattutto un catalogo di occasioni perse: l’Inter ha perso quelle di Champions del 2023 e del 2025, la Roma quella di Europa League del 2023, e la Fiorentina, lo ricordiamo con l’affetto che si riserva alle cicatrici, ha perso due finali di Conference League di fila, nel 2023 e nel 2024. Le eccezioni recenti sono la Conference della Roma nel 2022 e l’Europa League dell’Atalanta nel 2024.
Per onestà va detto che non tutto è da buttare. Nel ranking quinquennale UEFA l’Italia è ancora seconda, dietro l’Inghilterra e davanti a Spagna e Germania, grazie proprio alla continuità di quelle cavalcate europee. Ma il ranking misura la profondità, il Pallone d’Oro misura le vette: e le vette, in Serie A, si sono spostate altrove. I migliori giocatori passati dal nostro campionato, da Kvaratskhelia a Osimhen fino ai talenti che vendiamo prima ancora di vederli maturare, sono la prova che sappiamo ancora scoprirli. Il problema è che non riusciamo più a trattenerli. Kvaratskhelia, che stasera è tra i cinque favoriti, meno di due anni fa giocava al Maradona: oggi è il simbolo di una Serie A diventata un’ottima scuola, ma non più l’università.
Il pronostico di Amaro Viola
Arriviamo al dunque. Il nostro pronostico non nasce da una sfera di cristallo, ma dalle quote dei bookmaker internazionali e italiani della vigilia e dai pareri raccolti dalla stampa, rimodulati in modo che la somma faccia cento: è una stima ragionata, non una certezza, e il vincitore è già scritto in una busta che noi, purtroppo, non abbiamo visto.
Harry Kane: 48 per cento. I numeri sono dalla sua parte, i trofei nazionali anche, e la giuria negli ultimi anni ha premiato spesso la continuità. A Londra, poi, la sceneggiatura è perfetta.
Kylian Mbappé: 28 per cento. Il crollo delle quote nelle ultime ore è un segnale da non sottovalutare, e il record di gol al Mondiale pesa. Ma vincere il Pallone d’Oro senza un trofeo di squadra resta un’impresa rara.
Lamine Yamal: 17 per cento. Ha vinto il Mondiale e la Liga, ma l’infortunio di primavera e un torneo in tono minore gli hanno tolto la spinta che aveva a settembre. Avrà altre occasioni, probabilmente molte.
Lionel Messi: 3 per cento. Il voto alla carriera non è contemplato dal regolamento, ma un nono Pallone d’Oro a 39 anni sarebbe la sorpresa più clamorosa della storia recente.
Khvicha Kvaratskhelia: 2 per cento. Il re della Champions merita un posto sul podio, molto meno probabile il primo gradino.
Tutti gli altri, Rodri in testa: 2 per cento.
Il nostro verdetto, quindi, è Harry Kane. E se dovesse vincere davvero, ci resterebbe una piccola soddisfazione: per una volta, anche noi tifosi viola potremmo dire di aver indovinato un risultato. Un Pallone d’Oro senza Fiorentina lo sappiamo pronosticare benissimo; è una classifica con la Fiorentina in alto che ci viene ancora difficile da immaginare.
Fonti
- UEFA.com, cerimonia 2026, candidati e premi
- Ballon d’Or (France Football), i 30 candidati 2026
- Ballon d’Or, i premi oltre il Pallone d’Oro
- Gazzetta dello Sport, Kane favorito su Yamal, Mbappé spera
- Gazzetta dello Sport, quote e favorito del Pallone d’Oro 2026
- Sky Sports, Kane, Mbappé e Yamal: statistiche e pareri
- Sky Sports, guida al Pallone d’Oro 2026
- Reuters, la lista dei candidati dell’8 settembre
- Calciomercato.com, quote vincente Pallone d’Oro 2026
- OLBG, quote della vigilia
- Oddschecker, quote e tendenze
- Calcio e Finanza, i 30 candidati e la Serie A
- Inter.it, Lautaro tra i candidati
- Inter Miami CF, la nomination di Messi
- UEFA.com, il PSG campione d’Europa 2025-26
- ANSA, l’infortunio di Kvaratskhelia
- FIFA, la finale Spagna-Argentina
- Sky Sport, la finale del Mondiale 2026
- FIGC, Bosnia-Italia e l’eliminazione dal Mondiale
- UEFA.com, ranking per federazioni
- Sky Sport, ranking UEFA 2025-26
- Sportmediaset, il bilancio delle italiane in Champions 2025-26
- Goal.com, Deloitte Football Money League 2026
- Reuters, i diritti TV della Serie A 2024-2029
- Gazzetta dello Sport, i diritti TV della Premier League
- Sky TG24, i candidati al Pallone d’Oro 2025
- Sky Sport, i candidati al Pallone d’Oro 2024
- Corriere della Sera, Fiorentina-Crystal Palace in Conference League

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