CalcioConference League · 2ª giornata
Ajax-Atalanta 2-0: Carnesecchi regge per 87 minuti, poi Arokodare e il classe 2009 Ouazane spiegano a Sarri che un tiro in porta non bastaAjax
2–0FINALE
Ajax-Atalanta 2-0: Carnesecchi regge per 87 minuti, poi Arokodare e il classe 2009 Ouazane spiegano a Sarri che un tiro in porta non bastaAtalanta
gio 22/10 · Johan Cruijff Arena

Ajax-Atalanta 2-0: Carnesecchi regge per 87 minuti, poi Arokodare e il classe 2009 Ouazane spiegano a Sarri che un tiro in porta non basta

In Conference League la Dea resiste ad Amsterdam finché Carnesecchi para tutto, spreca le superiorità numeriche e cede nel finale ai subentrati: Arokodare all’87′ su lancio lungo di Baas, il diciassettenne Ouazane nel recupero. Per la UEFA un solo tiro nello specchio su 16. Sarri: «L’ultima cosa che avrei pensato era di perdere». Atalanta e Ajax a 3 punti.

violahub.comMax Calis · ViolaHub · 22 ottobre · 16 min

Ajax-Atalanta 2-0: Carnesecchi regge per 87 minuti, poi Arokodare e il classe 2009 Ouazane spiegano a Sarri che un tiro in porta non basta

In Conference League la Dea resiste ad Amsterdam finché Carnesecchi para tutto, spreca le superiorità numeriche e cede nel finale ai subentrati: Arokodare all’87′ su lancio lungo di Baas, il diciassettenne Ouazane nel recupero. Per la UEFA un solo tiro nello specchio su 16. Sarri: «L’ultima cosa che avrei pensato era di perdere». Atalanta e…

Il risultato: alla Johan Cruijff ArenA l’Ajax batte 2-0 l’Atalanta nella seconda giornata della fase campionato di Conference League con due subentrati, Tolu Arokodare all’87′ e il diciassettenne Abdellah Ouazane al terzo minuto di recupero, dopo una serata in cui Carnesecchi aveva rinviato la sentenza parata dopo parata. La svolta: un lancio lungo di Baas pesca Arokodare, che vince il corpo a corpo con Obric, alla prima da titolare in prima squadra, e infila il portiere nerazzurro a tu per tu, appena due minuti dopo che Zalewski aveva spedito fuori la palla buona servitagli da Rowe. La frase: «A cinque minuti dalla fine, l’ultima cosa che avrei pensato era di perdere», ha detto Sarri a Sky Sport, al termine di una partita chiusa dalla Dea con un solo tiro nello specchio su 16 conclusioni, secondo le statistiche ufficiali della UEFA.

Ad Amsterdam il quadro più celebre si chiama La ronda di notte, e l’Atalanta ha voluto rendergli omaggio con una rappresentazione dal vivo: un solo uomo di guardia, Marco Carnesecchi, e intorno a lui una compagnia che marciava, si voltava, guardava altrove e aspettava che qualcuno spegnesse la luce. Per ottantasette minuti l’installazione ha funzionato, con il pubblico olandese costretto ad applaudire il custode anziché i ladri. Poi la ronda ha staccato, e i ladri sono entrati dalla porta principale, senza nemmeno doverla forzare. Nei musei di qui c’è scritto di non toccare le opere; la difesa bergamasca, nel finale, ha preso l’avviso alla lettera anche con gli avversari.

La ronda di Carnesecchi: un portiere solo contro un intero manuale di palleggio

Il copione si è capito dopo pochi minuti. Rosa, terzino destro dell’Ajax che secondo la Gazzetta dello Sport ha giocato più da ala che da difensore, raccoglie una respinta corta e calcia di sinistro: la deviazione di Gaetano spiazza Carnesecchi e il pallone si stampa sul palo. Per l’Atalanta è un avviso di garanzia; per l’Ajax è l’inizio di un monologo. Klaassen, l’ex interista schierato da Míchel con licenza di accentrarsi, manca di testa un pallone a pochi metri dalla porta, poi intercetta un rinvio corto di Carnesecchi e serve Mokio, che segna. Gol annullato per il fuorigioco dello stesso Klaassen, come riportano Fantacalcio.it e Goal.com: l’unico momento della serata in cui la difesa nerazzurra ha tenuto la linea, e non è stato nemmeno per merito suo.

Da lì in avanti, la partita assomiglia a un’esercitazione con un solo bersaglio. Mokio prova da fuori e Carnesecchi respinge; Marcos Leonardo si ritrova davanti alla porta dopo un contropiede velocissimo e, secondo la cronaca di Sky Sport, colpisce male con il destro; Gloukh, il numero 10 israeliano, calcia a giro, prova il diagonale, entra in area e si vede bloccare tutto. Goal.com conta undici tentativi olandesi contro sette nerazzurri all’intervallo e quattro parate del portiere atalantino nel solo primo tempo. Il Corriere dello Sport parla di Dea che soffre; Bergamonews racconta «mezz’ora di nulla offensivo». Le due definizioni non si contraddicono: si completano, come la cornice e il quadro.

L’Atalanta, per la verità, si affaccia. Al 13′ Scamacca calcia in mischia dopo un corner e trova una deviazione, Gaetano lancia Ederson che viene rimontato da Baas, e nell’unico minuto di recupero un filtrante di De Ketelaere mette Zappacosta in condizione di servire a rimorchio Gaetano, che calcia alto di sinistro. Prima dell’intervallo c’è anche il pestone di Amrabat su Scamacca, punito con il giallo. È il primo nome sul taccuino della serata, e per il resto TuttoMercatoWeb lo descrive come uno «schermo protettivo prezioso davanti alla difesa»: l’unico schermo, ad Amsterdam, che l’Atalanta non sia riuscita ad aggirare nemmeno per sbaglio.

Sei cambi, quattro centrali in infermeria e un 2006 in prima linea

Per capire la serata bisogna aprire il referto medico prima di quello tecnico. L’Atalanta è arrivata ad Amsterdam senza Hien, Kolasinac, Kossounou e Scalvini, quattro difensori centrali, oltre a Kessie e Raspadori, come elenca il Corriere dello Sport; TuttoAtalanta, alla vigilia, contava otto indisponibili in tutto. Sarri ha così schierato Kristensen accanto a Obric, classe 2006, che secondo Bergamonews era all’esordio assoluto da titolare in prima squadra dopo essere entrato a San Siro, domenica, al posto dell’infortunato Kolasinac. Tuttosport ha contato sei cambi rispetto al 3-2 subito contro il Milan: dentro Scamacca come centravanti, confermato De Ketelaere alle sue spalle, Zalewski ed Elmas sulle fasce della trequarti.

Alla vigilia l’allenatore aveva provato a togliere ossigeno agli alibi con una frase che merita la cornice: «Bisogna avere la consapevolezza che domani sera giochiamo in undici, non in dieci». Aveva anche ragionato a voce alta sull’ipotesi di spostare Zappacosta al centro, concludendo che l’esperienza «non ti dà i centimetri e l’impatto fisico». Un’analisi lucidissima, che la partita ha confermato nel modo più crudele: i centimetri e l’impatto fisico, all’87′, li ha portati in campo Arokodare. Solo che giocava dall’altra parte.

Superiorità numerica, inferiorità decisionale: il tre contro due come genere letterario

La ripresa riparte da dove era finito il primo tempo. Brandt entra in area dalla sinistra e Carnesecchi respinge con il piede, poi lo stesso tedesco manca di testa un cross di Rosa; al 54′ è di nuovo Rosa a calciare, e di nuovo il portiere nerazzurro a dire di no. A questo punto, in qualsiasi altra serata, una squadra comincerebbe a chiedersi se il portiere avversario sia stato iscritto anche come difensore centrale. L’Atalanta, invece, comincia a crederci, e il bello è che non ha del tutto torto.

Intorno all’ora di gioco arriva l’episodio che fa discutere i nerazzurri: Zalewski entra in area, Klaassen interviene in scivolata e l’esterno finisce a terra. Per l’arbitro portoghese António Nobre c’è soltanto il calcio d’angolo: secondo Goal.com il direttore di gara ha ritenuto che il capitano dell’Ajax avesse toccato il pallone, e il Var, guidato dallo spagnolo Martínez Munuera, non lo ha richiamato al monitor. Bergamonews parla di un tackle «più che sospetto», Goal.com di «tanti dubbi». Nella stessa fase TuttoMercatoWeb e Fantacalcio.it raccontano la grande occasione di Kristensen, che calcia male sulla ribattuta di una conclusione di Scamacca murata da un difensore. Mani in testa per Sarri, annota Fantacalcio.it: l’unico gesto, a quel punto, eseguito con decisione da qualcuno in nerazzurro.

Poi arrivano i cambi. Al 62′ esce De Ketelaere ed entra Samardzic, che calcia alto a giro dal limite e qualche minuto più tardi si fa ammonire per una trattenuta su Baas; al 72′ Krstovic prende il posto di Scamacca; all’80′ Pasalic e Rowe sostituiscono Gaetano ed Elmas. In mezzo, al 63′, la sequenza che Sky Sport descrive con pazienza notarile: Zalewski entra in area, scarica per Samardzic, Samardzic allarga per Elmas, nessuno calcia e il passaggio all’indietro del macedone permette all’Ajax di rientrare. È il tre contro due trasformato in un esercizio di cortesia, dove ciascuno offre all’altro l’onore del tiro e nessuno accetta.

Sarri, a fine partita, ha scelto di non girarci intorno. Dallo studio di Sky, dove sedevano Fabio Capello e Giancarlo Marocchi, gli è stato fatto notare che a livello internazionale non è accettabile sprecare due volte situazioni di tre contro due senza tirare, e il tecnico ha risposto, come riporta TuttoAtalanta: «Sono d’accordo sul fatto che a questi livelli vanificare delle superiorità numeriche senza arrivare al tiro sia pesante». Raramente un allenatore e i suoi critici sono stati così d’accordo: peccato che l’unanimità sia arrivata dopo il novantesimo, quando il pallone era già sotto la traversa.

Lancio lungo, petto, destro: il manuale anni Novanta che smonta la Dea

All’85′ la squadra di Sarri costruisce la sua occasione più limpida della ripresa: Rowe parte da sinistra, si accentra e infila Zalewski dall’altra parte; l’esterno entra in area, leggermente defilato, e calcia alto sul primo palo. Un minuto dopo lo stesso Zalewski si fa ammonire per un fallo a centrocampo. Un altro minuto ancora, e il calcio presenta il conto con una semplicità quasi offensiva per chi, da settimane, parla di principi, codici e continuità.

Baas, che secondo la Gazzetta si trovava circa quaranta metri dietro al compagno, calcia lungo. Arokodare, entrato al 66′ al posto di Marcos Leonardo, controlla di petto secondo Goal.com, vince il duello fisico con Obric, si invola e batte Carnesecchi con un destro rasoterra. Bergamonews aggiunge che Kristensen non chiude alle spalle. Dieci minuti prima lo stesso nigeriano, nella ricostruzione di Goal.com, aveva calciato colpendosi la gamba d’appoggio e spedendo il pallone sopra la traversa: a volte il calcio concede un secondo tentativo, e il secondo tentativo di Arokodare non aveva bisogno di eleganza, solo di spalle larghe.

Sul gol Sarri ha accettato anche la seconda osservazione arrivata dallo studio, secondo cui Zappacosta avrebbe dovuto chiudere per aiutare il compagno: «Non si doveva lasciare il compagno da solo contro un avversario a cui concedeva centimetri e tanti chili». È la stessa diagnosi fatta alla vigilia sull’ipotesi Zappacosta centrale, rovesciata: il problema non era chi giocava in mezzo, ma chi non ci arrivava. In una notte di tattica sofisticata, l’Ajax ha vinto con il gesto più antico del repertorio: palla lunga e pedalare. In una città di biciclette, del resto, è il minimo sindacale.

Il diciassettenne Ouazane e la beneficenza europea della Dea

Il secondo gol è un’altra storia, e merita una cornice dorata. Abdellah Ouazane, nato il 15 gennaio 2009 secondo la scheda UEFA, era entrato al 62′ al posto di Gloukh. Al terzo minuto di recupero riceve sulla sinistra, punta Bellanova, lo salta, prosegue fin quasi alla linea di fondo e scarica un sinistro sotto la traversa. Il Corriere dello Sport e la Gazzetta aggiungono che sulla stessa corsa ha superato anche Kristensen. La Gazzetta ha scritto che al suo ingresso la Johan Cruijff Arena aveva già «vibrato»; al gol, presumibilmente, ha smesso di preoccuparsi della propria tenuta strutturale.

C’è poi un aspetto quasi filantropico nella serata nerazzurra. Le statistiche pre-partita di Sky Sport raccontavano un Ajax reduce da sei sconfitte consecutive nelle gare casalinghe europee, la striscia interna negativa più lunga della sua storia, e senza vittorie in casa contro squadre italiane nelle coppe da quattordici partite, l’ultima risalente al dicembre 2002 contro la Roma. L’Atalanta è arrivata e ha chiuso entrambe le pratiche in una sola sera, come un ufficio efficientissimo: peccato che lo sportello fosse quello dei rimborsi agli avversari. I lancieri, che alla prima giornata avevano perso 2-1 a Spalato contro l’Hajduk, salgono così a 3 punti, gli stessi della squadra di Sarri.

Sarri vede il bicchiere mezzo pieno, il tabellone lo vede vuoto

Il dopo partita dell’allenatore è stato un esercizio di equilibrio tra rabbia e pedagogia. «Abbiamo fatto un errore e ci è costato un gol. Però stasera ai ragazzi non si può imputare più di tanto», ha detto a Sky Sport nella versione di TuttoAtalanta, descrivendo «un primo tempo a tratti anche di sofferenza e un secondo tempo in cui siamo usciti bene tantissime volte». E ancora: «La squadra è stata bene in campo: ha fatto ritmo, intensità, ha giocato una partita europea contro una squadra di buon livello». Poi il pensiero ai tifosi, che secondo Bergamonews erano 2.229 nel settore ospiti: «Mi dispiace per i nostri tifosi, che erano arrivati qui in tantissimi».

La parte più interessante è la ricetta per uscirne. «Se ne esce con un risultato», ha spiegato Sarri, chiedendo di lasciare Amsterdam «con un po’ di rabbia, un po’ di delusione, ma senza sconforto», perché «mi sembrano più gli aspetti positivi di quelli negativi». E per la prima volta ha toccato il tasto delle assenze: «Non ho mai menzionato le assenze, però stasera ci mancano quattro difensori centrali». Il tecnico ha anche ammesso che, «per propulsione e per caratteristiche», la sua è «una squadra più offensiva che difensiva». Un’affermazione che, alla luce dell’unico tiro nello specchio certificato dalla UEFA, apre un dibattito filosofico notevole: offensiva rispetto a cosa, esattamente?

Il problema, qui, non è la sincerità, che c’è tutta. È l’aritmetica. Sarri ha visto ritmo, intensità e superiorità numeriche; il tabellone ha visto zero gol e due incassati negli ultimi minuti. Nel calcio europeo le sensazioni positive sono molto apprezzate, ma in classifica valgono come i biglietti del tram usati: testimoniano che il viaggio c’è stato, non che si è arrivati.

Cruijff, Klopp e la squadra più tecnica: la vigilia riletta con il senno del poi

Rileggere le parole della vigilia è un esercizio istruttivo. In conferenza stampa, nella versione della Gazzetta, Sarri aveva detto: «Speriamo che alla fine la squadra più tecnica tra noi e l’Ajax saremo noi». Bergamonews ha risposto con una sentenza garbata ma inequivocabile: il verdetto della Johan Cruijff Arena «non premia la Dea nemmeno da questo punto di vista». A TuttoMercatoWeb il tecnico aveva raccontato di aver studiato l’Ajax e di aver seguito Cruijff anche al Barcellona: «Qualcosa mi è rimasto». Di sicuro qualcosa è rimasto all’Ajax, che ha dimostrato di ricordare a memoria la lezione.

Il passaggio più citato, però, è un altro. Sulle critiche, Sarri aveva detto di non leggere e non ascoltare niente, ricordando che Klopp al primo anno al Liverpool arrivò ottavo e poi vinse tutto; a Sky aveva aggiunto che «innescare un ciclo nuovo non è opera di due o tre mesi». È un argomento serio e, sul piano storico, impeccabile. Ha soltanto un piccolo difetto pratico: per arrivare al secondo anno di Klopp bisogna prima superare il primo, e il primo, a Bergamo, dopo undici partite conta già cinque sconfitte, secondo il computo della Gazzetta. Il richiamo a Liverpool rischia di diventare un’àncora: ottima per non andare alla deriva, pessima per avanzare.

Prima del calcio d’inizio aveva parlato anche il direttore sportivo Cristiano Giuntoli, a Sky Sport: «Sono d’accordo con Sarri, dobbiamo trovare continuità. Questo è il percorso che ci aspettavamo, ora testa bassa e lavorare». Nella stessa intervista, ripresa da TuttoAtalanta, il dirigente aveva assicurato che «ultimamente abbiamo svoltato». La svolta, in effetti, c’è stata: all’87′, nella direzione sbagliata. La squadra ha preso in parola anche l’invito a tenere la testa bassa, forse troppo: per lunghi tratti la testa è rimasta talmente bassa da non vedere la porta avversaria. Tuttosport riferisce che Sarri non è in discussione e che la società proseguirà sulla stessa strada. È la notizia più rassicurante della serata, e anche quella con la scadenza più ravvicinata: domenica.

De Ketelaere, il talento che si paga a rate

Nessun giocatore riassume il momento nerazzurro meglio di Charles De Ketelaere. Alla vigilia Sarri lo aveva difeso con una frase bellissima e un po’ disperata: «Anche nei momenti di assoluta normalità dal punto di vista del rendimento, De Ketelaere ti fa sempre arrabbiare, perché hai sempre la sensazione che possa fare di più». Giuntoli aveva aggiunto che il belga ha fatto un grande Mondiale, ha iniziato la preparazione più tardi e che si tratta di «una questione di tempo». TuttoAtalanta, nella stessa giornata, ricordava che non segna da gennaio.

Ad Amsterdam il trequartista ha regalato un tacco delizioso per Zappacosta e il filtrante che ha prodotto l’occasione di Gaetano prima dell’intervallo; poi, secondo la Gazzetta, ha giocato «più a nascondersi che a incidere», ed è uscito al 62′. Le statistiche raccolte da Sky prima del match ricordavano che dal suo arrivo all’Atalanta ha partecipato a 18 gol in 30 presenze nelle principali coppe europee: numeri da giocatore di prima fascia, appartenenti però a un’altra stagione. Il talento di De Ketelaere, insomma, funziona come certe offerte telefoniche: le condizioni migliori le hai avute all’inizio, adesso paghi il canone pieno.

Davanti, Scamacca ha lottato senza essere servito, e la Gazzetta lo ha visto pericoloso solo in avvio. Krstovic ha provato a lavorare qualche pallone per Rowe, Samardzic ha portato una conclusione e un cartellino, Elmas ha chiuso la propria partita con il passaggio all’indietro di cui sopra. Il conto finale lo fa la UEFA: 16 tentativi per l’Atalanta, uno solo nello specchio. Ter Stegen, al netto di un’uscita su un cross di Bellanova per Scamacca, ha avuto una serata così tranquilla che l’unico cartellino l’ha preso per perdita di tempo, nel recupero: a corto di lavoro, si è inventato un modo per farsi notare.

La classifica, il calendario e la matematica dei tredici punti

Dopo due giornate l’Atalanta resta a 3 punti in Conference League, agganciata proprio dall’Ajax. Sarri, alla vigilia, aveva indicato in 13-14 punti la quota necessaria per evitare gli spareggi, e la Gazzetta osserva che il traguardo resta raggiungibile visto il calendario: Kairat, Borac, Riga e Mjällby. Il prossimo impegno europeo è il 5 novembre a Bergamo contro i kazaki del Kairat Almaty, che nello stesso turno sono stati travolti 5-1 dal Panathinaikos, come riporta Tuttosport. Il messaggio implicito è chiaro: la Conference consente ancora di sbagliare. Il problema è che l’Atalanta sembra averlo letto come un invito.

Prima, però, c’è il campionato, che non regala niente. Domenica pomeriggio alla New Balance Arena arriva il Frosinone, che secondo la classifica pubblicata da TuttoAtalanta è sesto con 13 punti, quattro in più dei nerazzurri, undicesimi a quota 9. Poi la trasferta di Firenze e quindi il Parma in casa, ricorda il Corriere dello Sport. La Gazzetta ha già scritto che l’intensità vista ad Amsterdam non basta «con tutti», a cominciare proprio dal Frosinone. Repubblica conta cinque sconfitte nelle ultime sette uscite. Una volta, a Bergamo, si guardava la classifica per vedere quanto mancava alla Champions; adesso la si consulta per capire quanto manca alla prossima avversaria.

Resta il dato più amaro, quello del possesso: 59 per cento per l’Ajax, 41 per l’Atalanta secondo la UEFA, con 614 passaggi riusciti per i lancieri contro 389. Per una squadra che si proponeva di essere la più tecnica in campo, è un rovesciamento completo del progetto. La notizia confortante è che Carnesecchi, con cinque parate ufficiali, ha dimostrato di essere all’altezza del palcoscenico. La notizia meno confortante è che, se il migliore in campo di una squadra è il portiere, il palcoscenico lo hanno occupato gli altri.

Amsterdam, la ronda finisce all’87′

Alla fine resta l’immagine del quadro. La ronda di notte, nella versione bergamasca, ha un solo personaggio sveglio e una compagnia che si muove con grande decoro senza arrivare da nessuna parte. È una sconfitta che non pregiudica nulla in Conference League, come ripetono tutti, e che proprio per questo rischia di sembrare innocua. Ma ogni sconfitta innocua, sommata alle altre, diventa una stagione.

Sarri chiede di ripartire senza sconforto, e ha ragione: lo sconforto non segna e non para. Però servirebbe anche qualcosa che somigli a un tiro in porta, possibilmente più di uno a partita. Il Frosinone, domenica, non sarà un museo e non chiederà di non toccare le opere. Per l’Atalanta sarà l’occasione di dimostrare che la ronda può anche uscire dal quadro, e magari andare a cercare la porta dall’altra parte del campo.

Il tabellino

Ajax-Atalanta 2-0 (primo tempo 0-0)

Competizione
Conference League, fase campionato, seconda giornata – Johan Cruijff ArenA, Amsterdam
Marcatori
87′ Arokodare (Aj), 90′+3 Ouazane (Aj)
Assist
Baas (1-0)
Ajax
4-3-3 ter Stegen; Rosa, Bouwman, Baas, Wijndal; Amrabat, Klaassen (62′ Tsygankov), Mokio; Brandt (90′+1 Janse), Marcos Leonardo (66′ Arokodare), Gloukh (62′ Ouazane). A disposizione: Heerkens, Paes, Kehrer, Torrents, Bounida, Pugno, Abdalla. All. Míchel
Atalanta
4-2-3-1 Carnesecchi; Bellanova, Kristensen, Obric, Zappacosta; Gaetano (80′ Pasalic), Ederson; Elmas (80′ Rowe), De Ketelaere (62′ Samardzic), Zalewski; Scamacca (72′ Krstovic). A disposizione: Sportiello, Sonzogni, Idele, Levak, Bernasconi, Bonanomi, Isoa. All. Sarri
Arbitro
António Nobre (Portogallo); assistenti Nelson Pereira e Francisco Pereira; quarto ufficiale David Rafael Oliveira da Silva; Var Juan Martínez Munuera (Spagna), assistente Var Ana Cláudia Silva Ribeiro
Ammoniti
45′ Amrabat (Aj), 68′ Samardzic (At), 86′ Zalewski (At), 90′+2 ter Stegen (Aj)
Espulsi
nessuno
Note
spettatori 51.739 (2.229 tifosi ospiti secondo Bergamonews); nel primo tempo palo di Rosa su deviazione di Gaetano e gol di Mokio annullato per fuorigioco; tiri totali 20-16, nello specchio 7-1, possesso palla 59-41 per l’Ajax (dati UEFA); recupero 1′ nel primo tempo e 3′ nel secondo. Le pagelle di Gazzetta dello Sport e Fantacalcio.it per questa partita non erano disponibili al momento della chiusura dell’articolo.

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