Calcio

Fiducia piena, vertice nessuno e Pioli in sala d’attesa: la Juve si stringe a Spalletti, Bremer paga la multa e il Rennes diventa un esame di maturità

Dopo la sconfitta interna con la Lazio la Juventus conferma Spalletti senza convocare vertici, mentre sui giornali spuntano Pioli come traghettatore e Conte come sogno della piazza. Bremer si scusa per lo sfogo sui compagni che «si nascondono» e viene multato; l’allenatore giura di sentire la squadra dalla sua parte e lancia Kolo Muani e Woltemade insieme contro il Rennes.

violahub.comMax Cherubin · ViolaHub · 22 ottobre · 13 min

Fiducia piena, vertice nessuno e Pioli in sala d’attesa: la Juve si stringe a Spalletti, Bremer paga la multa e il Rennes diventa un esame di maturità

Dopo la sconfitta interna con la Lazio la Juventus conferma Spalletti senza convocare vertici, mentre sui giornali spuntano Pioli come traghettatore e Conte come sogno della piazza. Bremer si scusa per lo sfogo sui compagni che «si nascondono» e viene multato; l’allenatore giura di sentire la squadra dalla sua parte e lancia Kolo Muani e…

La chiave: dopo lo 0-3 interno con la Lazio, la Juventus ha confermato la fiducia a Spalletti senza convocare alcun vertice d’emergenza, mentre sui giornali il nome di Pioli circola come possibile traghettatore e quello di Conte come sogno della piazza. La svolta: Bremer, che a fine partita aveva detto che in squadra «c’è chi sente i fischi e si nasconde», si è scusato con l’allenatore e con i compagni ed è stato comunque multato dalla società. Il prossimo impegno: alla vigilia della gara di Europa League con il Rennes, Spalletti ha annunciato Kolo Muani e Woltemade titolari insieme e ha assicurato di sentire la squadra «dalla mia parte».

Nel calcio italiano esiste una formula che vale più di qualsiasi contratto: «fiducia totale». Ha il pregio di non costare nulla, di poter essere ripetuta all’infinito e di avere, statisticamente, una data di scadenza più ravvicinata di uno yogurt aperto. A Torino la stanno pronunciando da tre giorni con una convinzione commovente, mentre nel frattempo qualcuno compila liste, qualcun altro misura le medie punti e un bookmaker aggiorna le quote. Nessuno vuole cambiare allenatore, sia chiaro: si vuole soltanto sapere, per scrupolo, chi sarebbe disponibile nel caso in cui nessuno lo cambiasse.

Il vertice che non c’è stato, raccontato meglio di quelli veri

Tuttosport ha scelto la strada più elegante per descrivere lo stato d’animo bianconero: raccontare ciò che non è successo. Dopo il tracollo con la Lazio di Gattuso, scrive il quotidiano torinese, nessun blitz, nessun vertice d’emergenza, nessun tavolo tecnico per programmare il futuro. La linea della proprietà non sarebbe cambiata «di una virgola»: fiducia immutata al progetto tecnico di Luciano Spalletti, rivendicata da John Elkann a più di settemila chilometri di distanza, a Detroit, dove l’amministratore delegato di Exor si occupava di dossier extracalcistici di ben altra portata.

È una forma di sostegno a distanza molto contemporanea: un tempo il presidente scendeva negli spogliatoi, oggi la fiducia viaggia in fuso orario. Lo stesso giornale ricorda una fotografia dello scorso agosto, con Elkann seduto in panchina accanto all’allenatore prima della partita casalinga con la Next Gen, presentata come il simbolo di una promessa reciproca: riportare la Juventus a essere la Juventus. Un’immagine ancora lì, sugli scaffali. Le cornici, si sa, sono l’unico supporto in cui le promesse non si sbiadiscono.

Il Corriere dello Sport, nella ricostruzione ripresa da GIFN su Yahoo Sports, conferma la linea: l’amministratore delegato Giovanni Carnevali e il direttore sportivo Ricky Massara sostengono il tecnico, e la società non avrebbe mai pianificato di ingaggiare Conte a stagione in corso, nonostante le continue voci sulla sua disponibilità. Nessun piano, dunque: soltanto un nome che tutti smentiscono e che nessuno smette di pronunciare, il genere di assenza che occupa più spazio di una presenza.

Fiducia piena, ma con il navigatore acceso

Il problema delle conferme ufficiali è che arrivano sempre accompagnate da un piano B, come gli ombrelli nelle giornate di sole incerto. La Stampa ha riassunto l’umore della dirigenza con una formula di rara onestà: ha senso continuare a credere nel progetto, ha senso fare quadrato, «confidando in una inversione di rotta repentina, però». Quel «però» finale pesa più di tutto il resto della frase. Il quotidiano indica nella gara di Europa League con il Rennes e nella trasferta di Lecce i due snodi per capire se la nuova via sia stata imboccata; il Napolista aggiunge alla lista anche la partita con il Genoa. Il percorso di guerra, insomma, è già tracciato: tre partite per dimostrare che la fiducia era meritata, oppure per dimostrare che era a tempo determinato.

E qui arrivano i nomi. Secondo La Stampa, se la svolta non fosse immediata, la piazza continuerebbe a sognare il ritorno di Antonio Conte, ma la società dovrebbe fare attenzione a una soluzione «più low cost», per esempio Stefano Pioli, che con Massara ha già lavorato al Milan. La Gazzetta dello Sport, citata da Violanews, va oltre: Pioli sarebbe nella lista di Carnevali come possibile traghettatore, con la possibilità di giocarsi le proprie carte ma senza garanzie per il futuro, mentre per un nuovo ciclo immediato l’unico nome sul tavolo sarebbe quello di Conte. Per giugno, sempre secondo La Stampa, le ipotesi sarebbero Simone Inzaghi, Francesco Farioli e Vincenzo Italiano.

Ricapitolando: la Juventus non cambia allenatore, ma ha già un sostituto provvisorio, un sostituto definitivo, tre candidati estivi e un’idea precisa su quale soluzione costi meno. Mai un’azienda è sembrata così pronta a un evento che giura di non volere. Il sito Juventus Magazine, dal canto suo, segnala che la quota di un esonero entro Natale è scesa a 2,00: un dato che non ha alcun valore ufficiale, ma che dimostra come almeno gli allibratori non abbiano partecipato al giro di conferme.

Due media a confronto: il passato che non passa

C’è poi un numero che a Torino circola con l’insistenza di una cartella esattoriale. La Stampa ricorda che Igor Tudor venne esonerato con una media di 1,5 punti a partita in Serie A e che Spalletti, alla settima giornata, viaggia a 1,57. Sette centesimi di differenza: lo spazio che separa un tecnico confermato da uno congedato è più sottile del cartoncino su cui si stampano i comunicati. GIFN, nel suo resoconto, aggiunge che dopo sette giornate la Juventus ha meno punti di quanti ne avesse nella stessa fase della scorsa stagione, poco prima che Tudor fosse sollevato dall’incarico, e Eurosport certifica il distacco: otto punti dalla strana coppia di testa formata da Inter e Lazio.

Il quadro economico, intanto, rende la questione ancora più delicata. Secondo La Stampa, il contratto di Spalletti prevede cinque milioni netti l’anno fino al giugno 2028, e un eventuale cambio sarebbe uno scossone «devastante non solo per l’immagine, ma anche da un punto di vista economico». Il rischio indicato dal quotidiano è doppio: una nuova esclusione dalla Champions e il crollo di valore dei giocatori. In altre parole, la Juventus si trova davanti al classico dilemma del condominio: rifare il tetto costa tantissimo, ma anche continuare a mettere secchi sotto le infiltrazioni comincia a non essere gratis.

Spalletti, 67 anni, è alla Juventus dal 30 ottobre 2025 e, secondo La Stampa, il suo bilancio complessivo è di 25 vittorie, 13 pareggi e 9 sconfitte. Numeri che nel loro insieme non raccontano un disastro, ma che in questo autunno vengono letti con la lente d’ingrandimento di chi ha speso molto e raccolto poco. È il destino di ogni progetto pluriennale: viene giudicato a settimane.

Bremer, il capitano che ha parlato troppo presto (e pagato subito)

La notte con la Lazio ha prodotto, oltre alla sconfitta, un dibattito sul carattere. A Sky Sport, come riportato da Eurosport, il capitano Gleison Bremer era stato esplicito: «Il mister ci dà le indicazioni ma poi scendiamo noi in campo. In campo giochiamo in 11 più 5, ma non posso prendere tutti in braccio. Poi lì è questione di carattere. Io arrivo fino a un certo punto, poi lì c’è chi sente i fischi e si nasconde e ha paura». E ancora: «Non sto puntando il dito, ma ognuno ha il suo carattere». La classica frase che non punta il dito, ma lascia intendere con precisione dove sarebbe puntato.

La replica di Spalletti, pochi istanti dopo e sugli stessi microfoni, aveva il tono del professore che restituisce il compito corretto in rosso: «Bremer deve rispondere, è bene che faccia delle analisi ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io dalla tribuna». Poi l’autocritica: «Devo farmi delle domande e trovare delle risposte sennò sarebbe troppo facile incolpare altre cose». Eurosport annota anche l’istantanea più amara della serata: proprio Bremer, con la fascia al braccio, superato in velocità da Dele-Bashiru sulla ripartenza del terzo gol laziale. Il capitano che non può portare tutti in braccio, quella sera, non è riuscito a portare nemmeno sé stesso sulla traiettoria dell’avversario.

Il seguito è stato rapido. Secondo Sportmediaset, il difensore si è scusato davanti ai compagni, chiarendo che non ce l’aveva con nessuno in particolare e che si era trattato di uno sfogo dettato dalla rabbia. Secondo TuttoJuve e Juveoggi, che citano Tuttosport, la società ha comunque deciso di multarlo, e il brasiliano ha accettato la sanzione. La fascia, in assenza di Manuel Locatelli, resta comunque sul suo braccio. In conferenza Spalletti ha liquidato la vicenda con un’immagine quasi idilliaca: «Lui ha spiegato le sue parole e la squadra le ha accettate, tutti hanno un rapporto bellissimo». Un rapporto così bello che, per celebrarlo, è stata emessa una multa.

«La squadra mi segue? Non lo so»: tre giorni dopo, invece, sì

Il capitolo più affascinante riguarda l’evoluzione del pensiero dell’allenatore in sole settantadue ore. Secondo La Stampa, dopo la sconfitta Spalletti aveva ammesso pubblicamente di essere preoccupato e alla domanda se la squadra lo seguisse ancora aveva risposto: «Non lo so». Alla vigilia del Rennes, nella conferenza riportata dal sito ufficiale della Juventus, il verdetto si è aggiornato: «Sento la squadra dalla mia parte: nell’ultima riunione ho fatto parlare i ragazzi e ho avuto conferma della serietà e dell’onestà del loro pensiero». Tra il «non lo so» e il «sento» c’è di mezzo una riunione. Poche volte un’assemblea condominiale ha prodotto risultati così rapidi.

Il metodo, ha spiegato a Sky Sport, è stato quello dell’ascolto: «Ho fatto parlare tutti e sono rimasto zitto, mi ha fatto piacere sentire quello che avevano da dire». Uno Spalletti silenzioso è di per sé una notizia, e La Stampa ne fornisce il contesto: in passato il tecnico aveva esposto alcuni giocatori al giudizio pubblico, come con Kolo Muani («Se non gioca da 2 anni un motivo ci sarà») o con il gruppo intero, a cui aveva rimproverato la mancanza di cuore. Ora, scrive il quotidiano, prova a coinvolgerli, con una serie di colloqui individuali con gli elementi più esperti: Vicario, McKennie, Kalulu e lo stesso Bremer. Dal cuore al confessionale, la terapia di gruppo è cominciata.

L’equilibrio dell’uomo che «sta al gioco»

Sulle voci di traghettatori e successori, il tecnico ha scelto la linea della superiorità serena. «Ho imparato a essere equilibrato e lucido, ogni tanto sto al gioco», ha detto a Sky Sport. Nella versione riportata da Violanews ha aggiunto una diagnosi che meriterebbe una targa nei centri tecnici di tutta la Serie A: «Non siamo in discussione o siamo a tempo a fare questa professione, siamo alla fine primo tempo perché non si aspetta neanche più la fine della partita». È probabilmente la frase più lucida della settimana: nel calcio di oggi i bilanci non si fanno a fine stagione, e nemmeno a fine partita, ma all’intervallo, mentre la gente è ancora in fila per il caffè.

Anche il dialogo con la sfortuna ha avuto il suo spazio. Sulla stanchezza, a Sky, Spalletti ha concesso «un po’», precisando però che «non dobbiamo cercare alibi». Sul fatto che la sua squadra vada spesso in svantaggio, nella conferenza raccontata da Tuttosport, ha spiegato che «non c’è una ragione precisa». Una risposta onesta, che però ha un effetto collaterale: se non c’è una ragione, non c’è nemmeno un rimedio, e il primo gol avversario diventa una specie di fenomeno atmosferico, come la nebbia in pianura.

Kolo Muani e Woltemade insieme: la rivoluzione dei due centravanti

La vera novità tecnica è l’annuncio della coppia d’attacco. «In formazione giocheranno Kolo Muani e Woltemade», ha detto Spalletti, come riportato dal sito della Juventus; a Sky Sport la conferma è stata ancora più asciutta: «Domani partono titolari tutti e due». Il tecnico ha spiegato anche il perché di una correzione di stile: la squadra ha tentato da tempo di fare un calcio più di possesso, ma bisogna stare attenti alle caratteristiche dei giocatori, e Kolo Muani «ha bisogno di essere mandato in campo aperto». Altrove, sempre a Sky, la sintesi: «A volte serve meno possesso e più velocità nell’attaccare la linea difensiva».

Tradotto: dopo mesi di palleggio, la Juventus scopre che la porta avversaria si trova più in fretta se ci si va direttamente. Una rivoluzione copernicana che arriva con qualche secolo di ritardo rispetto all’originale, ma meglio tardi che in ritiro. Sullo sfondo, La Stampa e TuttoJuve riferiscono che si ragiona su un 3-5-2 per garantire maggiore densità in area avversaria e più copertura, mentre l’infermeria non aiuta: Sky segnala che Francisco Conceição resterà fuori fino alla prossima sosta per una lussazione alla spalla, e il Corriere dello Sport, secondo GIFN, ricorda che Locatelli e Khéphren Thuram saranno indisponibili fino al 2027. Il centrocampo, che secondo Tuttosport avrebbe «disperato bisogno di un play d’esperienza internazionale», per ora dovrà accontentarsi della buona volontà.

Kolo Muani, seduto accanto all’allenatore, ha recitato la sua parte con diplomazia impeccabile. Sul rapporto con Woltemade: «Io mi trovo benissimo con qualsiasi compagno». Sulla presunta mancanza di personalità: «Non credo che ci manchi la personalità. Siamo un buon gruppo, unito». Sullo sfogo del capitano: «C’era un po’ di tensione, ma ne abbiamo discusso in maniera costruttiva dentro lo spogliatoio», fino al paragone domestico: «Come una famiglia che affronta i suoi problemi». Le famiglie, in effetti, sono il luogo ideale per i chiarimenti: si urla a cena, ci si abbraccia al dolce e il giorno dopo arriva la bolletta. In questo caso, la multa.

Il Rennes, ultimo esame prima del verdetto

L’avversario, ha detto Spalletti, è una squadra forte fisicamente, diretta, abituata ai continui ribaltamenti di fronte, con il capocannoniere Lepaul. Sesta in Ligue 1, ma a un solo punto dalla vetta: «per noi diventa una prova di maturità». La Juventus, in Europa League, ha vinto le prime due partite, come ha ricordato Kolo Muani, e cercherà la terza. È l’unica competizione in cui il bilancio bianconero è senza macchie, e proprio per questo rischia di diventare il tribunale più severo: se la serata europea va bene, la fiducia si rafforza; se va male, la lista dei sostituti diventa improvvisamente un organigramma.

Interpellato su una frase di Fabregas, secondo cui nel calcio moderno non ci sono più crisi perché si gioca ogni tre giorni, Spalletti ha spiegato che per ripartire contano «il dialogo e il metodo, ossia l’allenamento». La teoria del calendario fitto ha un indubbio fascino consolatorio: le crisi non esistono perché non c’è il tempo materiale per accorgersene. Alla Continassa, però, il tempo per accorgersene lo hanno trovato quasi tutti.

Il tifo diviso, la piazza che sogna e la tribuna che litiga

C’è infine il fronte esterno, forse il più complicato. La Stampa scrive che anche il rapporto con i tifosi «pare compromesso» e che la piazza sogna il ritorno di Conte, «non è un mistero». GIFN aggiunge un dettaglio poco edificante della serata con la Lazio: alcuni sostenitori bianconeri hanno finito per litigare fra loro sugli spalti, episodio duramente criticato dai giornali del lunedì. Lo stesso Spalletti, che aveva seguito la partita dalla tribuna, a fine gara aveva ammesso a Sky che i tifosi quella sera non potevano essere orgogliosi. Quando le divisioni arrivano fino in curva, il problema non è più tattico: è condominiale nel senso più letterale del termine.

Sui social, intanto, il dibattito procede per slogan contrapposti, tra chi vuole solo Conte, chi non si fida delle soluzioni ponte e chi difende l’allenatore per non concedere alibi a una rosa considerata da molti la vera responsabile. Il tribunale del web, come sempre, ha già emesso sentenze in tutte le direzioni possibili, comprese quelle opposte.

Conclusione: la fiducia è un contratto a risultato

Alla fine, la situazione è quella di sempre, solo raccontata con più comunicati. La Juventus conferma l’allenatore, l’allenatore conferma la squadra, la squadra conferma la propria unità, il capitano conferma le scuse, la società conferma la multa. Tutti confermano tutto, e proprio per questo nessuno sembra davvero tranquillo. La parola che manca nei comunicati è la più semplice: vittoria. È l’unica che, a Torino, non si può ottenere con una riunione, una cena chiarificatrice o una fotografia sullo scaffale.

Spalletti lo sa meglio di chiunque altro, ed è stato lui stesso a dirlo: siamo tutti «figli dei risultati». Il Rennes, Lecce e il Genoa diranno se è un figlio da tenere in casa o da affidare a un tutore temporaneo. Nel frattempo, la fiducia resta piena. Come un serbatoio con la spia accesa: si può ancora viaggiare, purché non si sbagli strada.

Fonti

  • Tuttosport, «Juve, nessun vertice in programma: il punto sul futuro e quella promessa tra Elkann e Spalletti» (tuttosport.com, 21 ottobre 2026)
  • Tuttosport, diretta della conferenza stampa di Spalletti e Kolo Muani alla vigilia del Rennes (tuttosport.com, 21 ottobre 2026)
  • Juventus.com, «Juventus-Rennes, la conferenza stampa di Spalletti e Kolo Muani» (juventus.com, 21 ottobre 2026)
  • Sky Sport, conferenza di Spalletti e Kolo Muani e notizia sull’infortunio di Conceição (sport.sky.it, 21 ottobre 2026)
  • La Stampa, «Juve, fiducia a Spalletti: si affida ai senatori. Pioli alternativa» (lastampa.it, 20 ottobre 2026)
  • Gazzetta dello Sport, ripresa da Violanews, «Via Spalletti, pronto un traghettatore? In casa Juventus pensano a Pioli» (violanews.com, 21 ottobre 2026)
  • Violanews, «Juventus, Spalletti: rischio esonero? Ho imparato ad essere equilibrato» (violanews.com, 21 ottobre 2026)
  • Corriere dello Sport, ripreso da GIFN su Yahoo Sports, sul sostegno di Carnevali e Massara a Spalletti (sports.yahoo.com, 20 ottobre 2026)
  • GIFN su Yahoo Sports, sulla replica di Spalletti a Bremer (sports.yahoo.com, 20 ottobre 2026)
  • Eurosport, botta e risposta tra Bremer e Spalletti dopo la sconfitta con la Lazio (eurosport.it, 19 ottobre 2026)
  • Eurosport, scuse di Bremer e ipotesi multa (eurosport.it, 20 ottobre 2026)
  • Eurosport, conferenza di Spalletti alla vigilia del Rennes (eurosport.it, 21 ottobre 2026)
  • Sportmediaset, «Juve, caso Bremer rientrato: scuse al gruppo dopo il ko con la Lazio» (sportmediaset.mediaset.it, 20 ottobre 2026)
  • TuttoJuve, sulla giornata di confronti, la fiducia a Spalletti e la multa a Bremer (tuttojuve.com, 20-21 ottobre 2026)
  • Juveoggi, sulle scuse e la multa a Bremer (juveoggi.it, 20 ottobre 2026)
  • Il Napolista, post su X sulle tre partite decisive (x.com/napolista, 20 ottobre 2026)
  • Juventus Magazine, post su X sulla quota dell’esonero entro Natale (x.com/juve_magazine, 21 ottobre 2026)

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