Tre partite di Vanoli, tre moduli dichiarati, un solo dubbio costante: chi gioca dove. Il Como invece arriva al Franchi con un 4-2-3-1 che il suo allenatore giura di non usare mai, e che pure, sulla carta, compare in ogni tabellino. Benvenuti alla prima puntata del Punto Tattico: la rubrica dove si parla di linee, distanze e coperture preventive, cioè di tutto quello che a Firenze, nelle ultime settimane, è stato trattato come un optional da concessionaria. Non una vigilia. Un’autopsia preventiva, con la speranza che il paziente si alzi dal tavolo domenica alle 15.
Vanoli, il 4-3-3 che va e viene come il wi-fi del Franchi
Partiamo dai fatti, che sono l’unica cosa di cui la Fiorentina è stata finora padrona. Al ritorno in panchina, a Venezia, Vanoli schiera un 4-3-3 puro: De Gea; Jimenez, Dragusin, Viery, Ranieri; Ndour, Fagioli, Atta; Mastantuono, Beto, Njie. Finisce 2-4, tripletta di Mastantuono, gol di Pellegrino entrato dalla panchina. Con il Napoli, una settimana dopo, stesso disegno e stessi interpreti, con Pellegrino al posto di Beto: 1-1, due traverse viola nel primo tempo e, secondo il report della Lega, 15 tiri contro 11. Fin qui, una squadra con un’idea.
Poi la sosta, e la sosta a Firenze è come il frigorifero lasciato aperto: quando torni, qualcosa è andato a male. Per tutta la settimana prima di Genova si parla del nuovo 4-2-3-1, con Pedro Gonçalves trequartista, Ndour e Fagioli in mediana, Mastantuono e Njie larghi e Pellegrino davanti. A Marassi esce invece un 4-3-3 con Oulai, Fagioli e Ndour in mezzo, Mastantuono e Gnonto ai lati di Beto. Il Corriere Fiorentino la chiama, con tatto notarile, «una mezza rivoluzione». Dopo 15 minuti è 2-0 Genoa. All’intervallo Vanoli rimette tutto come annunciato: fuori Oulai e Ranieri, dentro Viery e Njie, 4-2-3-1 con Mastantuono dietro la punta. La Fiorentina migliora, domina il possesso, segna solo grazie a un’autorete di Vasquez. Il modulo della vigilia, insomma, è stato usato come il piano B del piano A che era il piano B. Chiaro? Nemmeno a noi.
Vanoli, a fine gara, ha fatto la diagnosi giusta: «Se vuoi pressare alto devi andare con un’altra energia, con più coraggio. Noi siamo stati molto nella terra di mezzo, dove ti fanno male». La terra di mezzo. Non Tolkien: il centrocampo viola nei primi venticinque minuti di Marassi.
Domenica: il disegno più probabile, con la matita e la gomma accanto
Per il Como le indiscrezioni convergono su un punto: Atta non c’è, e il sostituto più probabile non è Gonçalves ma Brescianini. Un mediano di corsa al posto di un trequartista vuol dire, quasi per definizione, ritorno al 4-3-3 di Venezia e Napoli, che con la palla agli altri si abbassa in un 4-5-1. È la versione disegnata nella nostra lavagna: De Gea; Jimenez, Dragusin, Ranieri, Viery; Brescianini, Fagioli, Ndour; Mastantuono, Pellegrino, Njie.
Va detto con onestà: la Gazzetta, nella probabile formazione, vede ancora un 4-2-3-1 con Gonçalves dietro la punta e Valdepeñas a sinistra. Tre ballottaggi restano aperti: Viery o Valdepeñas sulla corsia mancina, Pellegrino o Beto al centro, Brescianini o Oulai (o Gonçalves, se Vanoli si sveglia ottimista) per la maglia di Atta. Il sistema finale, ad oggi, è incerto. La sola certezza è Mastantuono a destra, con la mano sinistra operata e la gamba sinistra, per fortuna, intatta.
Il Como: un 4-2-3-1 che si vergogna di esserlo
Fàbregas, al Festival dello Sport di Trento, ha spiegato con un Subbuteo che il «4-2-3-1» è un’astrazione: in partita la sua squadra non si ritrova quasi mai in quella geometria. Ha ragione lui, ma i tabellini ce lo mostrano lo stesso. Contro la Roma al Sinigaglia, 0-0: Butez; Couto, Ramón, Chalobah, Kaiki; Perrone, Da Cunha; Diao, Nico Paz, Caqueret; Douvikas. A Rotterdam, mercoledì, rotazioni massicce: Sánchez in porta, Smolčić e Valle terzini, Milla e Perrone in mediana, Nico Paz da punta e Douvikas in panchina fino al 61′.
Come funziona, in pratica? Le analisi di Spielverlagerung sulla gara col Frosinone e quelle di Touchline descrivono una costruzione che usa il portiere come uomo in più: Butez si allarga quasi da centrale destro, si forma una prima linea asimmetrica, un mediano scende a dare una linea di passaggio, i terzini salgono, gli esterni entrano dentro il campo. Lo scopo è dichiarato dallo stesso Fàbregas: attirare la pressione avversaria in una zona per liberare il terzo uomo, di solito Nico Paz, oppure attaccare la profondità. Contro la Roma, scrive RomaNews, il Como è stato più pericoloso quando ha trovato aperte le spaziature centrali, con passaggi verticali nei corridoi interni verso Diao e Paz, e con Da Cunha che si abbassava per poi entrare trasversalmente nel mezzo.
Senza palla, invece, niente caccia all’uomo: pressione selettiva, protezione del centro, aggressione quando il portatore riceve spalle alla porta o va verso la linea laterale, poi rientro in un 4-4-2 compatto. Una squadra che difende lo spazio e attacca con le posizioni. Detto in fiorentino: sanno sempre dove stare. Una qualità che, da queste parti, vediamo soprattutto nei parcheggiatori del Campo di Marte.
Cosa fa male al Como (e cosa ci fa male del Como)
Punti di forza: palleggio sotto pressione, distanze corte tra le linee, qualità tra le linee con Nico Paz, e una classifica che lo conferma, settimo a undici punti, con vittorie a Napoli e a Genova e una sola sconfitta in campionato, a Frosinone. Quel che rende pericoloso il Como non è il modulo. È la pazienza. Ti passa il pallone davanti finché non sbagli tu la distanza, poi ti punisce col terzo uomo.
Punti deboli, documentati e non sognati. Primo: contro avversari che lo pressano con coraggio uomo su uomo deve verticalizzare in fretta sulla punta, e lì la scelta del centravanti è un dibattito ancora aperto, come nota Goal dopo Rotterdam, dove Douvikas è entrato e ha segnato nel recupero. Senza Kean, infortunato in Nazionale, la profondità vera manca. Secondo: nella variante più aggressiva, con il mediano tra i centrali e i terzini alti, i difensori si allargano e una palla persa al centro diventa una transizione lunga contro una linea scoperta. Terzo: in Champions, contro il Feyenoord, ha concesso tre gol e ha perso Diao dopo 23 minuti. La stanchezza, però, la lasciamo all’anteprima. Qui contano le distanze.
I duelli chiave: dove si vince, dove si piange
Mastantuono contro Kaiki. Il nostro unico giocatore con un piede che decide da solo, contro il terzino sinistro titolare con la Roma. Se Kaiki sale per accompagnare la costruzione, alle sue spalle c’è il corridoio dove l’argentino a Venezia ha fatto tre gol. Se resta basso, il Como perde un uomo nella prima costruzione. Scelta scomoda per Fàbregas: e per una volta lo scomodo sarebbe lui.
Fagioli contro Nico Paz. Non si marcheranno a uomo, ma il centrocampo viola deciderà la partita da come chiude la linea di passaggio verso Paz. A Marassi, quando i nostri mediani stavano nella terra di mezzo, il Genoa ci è passato in mezzo come un tram in una fiera. Il Como lo fa con più garbo, che è peggio: ti umilia con il passaggio corto.
Dragusin e Ranieri contro Douvikas (o contro il vuoto). Se gioca Douvikas, ci sarà un riferimento fisico da accompagnare sulle sponde. Se Fàbregas ripropone Paz da falso nove come a Rotterdam, i nostri centrali dovranno scegliere se uscire o restare. A Genova, al primo gol, la difesa è stata definita «immobile». Contro un falso nove, l’immobilità diventa una forma d’arte: la statua.
La corsia di Couto. Jimenez a destra contro un terzino che spinge e un esterno, Diao o Jesús Rodríguez, che taglia dentro. Jimenez è anche il nostro uomo da tiro da fuori: il gol al Napoli è arrivato così. In una partita di pazienza, il tiro da fuori è la scorciatoia dei poveri. Ma i poveri, a volte, arrivano prima.
Pressare o aspettare: il dilemma della terra di mezzo
Qui sta tutto il Punto Tattico. Il Como invita a pressare, perché la sua costruzione con il portiere è fatta proprio per punire chi sale male. La Fiorentina ha due strade coerenti. La prima: pressione alta vera, con coraggio, con le mezzali che salgono sui mediani e l’esterno che scherma il terzino, accettando l’uno contro uno dietro. È la frase di Vanoli dopo Genova trasformata in piano partita. La seconda: blocco medio in 4-5-1, chiusura dei corridoi centrali, palla recuperata e via in transizione verso Mastantuono e Njie. La terza strada, quella sbagliata, la conosciamo già: salire a metà, pressare a metà, lasciare che Da Cunha si giri. L’abbiamo vista per venticinque minuti a Marassi. Non serve una replica, neanche in prima serata su DAZN.
Un dato da tenere a mente: la Fiorentina ha subito 14 gol in 6 giornate. Con Vanoli, 5 in tre partite. Meglio, ma non abbastanza per permettersi di regalare il primo quarto d’ora, a una squadra che vive di pazienza e di errori altrui.
Palle inattive: dove le statistiche tacciono, noi pure
Sulle palle inattive non abbiamo trovato dati pubblici affidabili e aggiornati per nessuna delle due squadre, e non li inventiamo. Due cose però sono documentate. Contro la Roma, nel finale, Fàbregas ha inserito Kempf proprio per i duelli aerei su corner e punizioni laterali: segno che il Como considera il gioco aereo un’arma da usare, non un dettaglio. Dall’altra parte, Dragusin e Ranieri sono i riferimenti viola più naturali in area, e con il Napoli la Fiorentina ha battuto 4 corner contro 5. Poco per fare una teoria. Abbastanza per pretendere marcature sveglie: con la classifica che abbiamo, prendere un gol su angolo sarebbe come inciampare sul tappeto di casa.
Il mio verdetto da lavagna
Il Como ha un sistema che non cambia anche quando cambiano gli uomini. La Fiorentina ha uomini che cambiano anche quando il sistema resta lo stesso. È questa la differenza tra un progetto e una rotazione. Domenica Vanoli non ha bisogno di inventare: il 4-3-3 di Venezia e Napoli ha prodotto la sua miglior Fiorentina, compatta, con Fagioli al centro, Ndour a strappare e Mastantuono libero di rientrare sul sinistro. Va ripresentato con le distanze giuste e con il coraggio di cui parla l’allenatore. Il resto, il Franchi lo mette da solo.
La lavagna, alla fine, non mente mai. Sono i giocatori, sul campo, a trasformarla in una barzelletta o in un trattato. Domenica sapremo quale delle due abbiamo scritto.
Fonti
- Goal.com e Gazzetta, Venezia-Fiorentina 2-4 (11/9/2026), tabellini.
- TuttoMercatoWeb, LaPresse e match report Lega Serie A, Fiorentina-Napoli 1-1 (20/9/2026).
- Corriere Fiorentino, Gazzetta, Fantacalcio.it, TMW, Genoa-Fiorentina 2-1 (10/10/2026); La Nazione, dichiarazioni di Vanoli.
- ViolaNews, «Atta out col Como. Pronto Brescianini e non Gonçalves» (14/10/2026); FirenzeViola/La Repubblica; Gazzetta, probabili formazioni.
- TMW, Goal.com, match report Lega, Como-Roma 0-0 (11/10/2026); Goal.com, Feyenoord-Como 3-2 (14/10/2026).
- Spielverlagerung (4/10/2026), Touchline, RomaNews, OneFootball (Fàbregas al Festival dello Sport).

Condividi la card dell’articolo
Immagine pronta 1080×1080 con titolo e logo ViolaHub.

Lascia un commento