Calcio

Cisse, tre gol e un’Europa che ci guarda da lontano

Tripletta di Alphadjo Cisse, gol di Gonçalo Ramos. In Austria i ragazzi rossoneri fanno la storia. Noi, intanto, ci guardiamo la partita dal divano.

violahub.comMax Cherubin · ViolaHub · 15 ottobre · 7 min

Cisse, tre gol e un’Europa che ci guarda da lontano

Salisburgo-Milan 0-4: tripletta di Alphadjo Cisse, gol di Gonçalo Ramos. In Austria i ragazzi rossoneri fanno la storia. Noi, intanto, ci guardiamo la partita dal divano.

Salisburgo 0, Milan 4. Cisse al 15′, Cisse al 32′, Cisse al 49′. Poi Gonçalo Ramos al 72′, tanto per non lasciare il pallone del dopopartita a un ragazzo solo. Una lezione di calcio europeo pulita, ordinata e cattiva, senza un episodio arbitrale da maledire e senza un dubbio da coltivare il giorno dopo. Non una vittoria. Una dichiarazione d’intenti. E soprattutto un promemoria crudele per chi, come noi, l’Europa quest’anno se la guarda in televisione, tra una fetta di pizza e l’ennesimo bollettino medico.

La partita? Una passeggiata in salita, per gli altri

Il fischio d’inizio alla Red Bull Arena arriva alle 18.45 e per un quarto d’ora il Salisburgo ha persino l’illusione di potersela giocare. Si sa, l’illusione è il sentimento più economico del calcio: costa poco e dura meno. Al 15′ Hutchinson va via sulla destra, mette in mezzo un cross che sembra disegnato col righello e Cisse la incorna in porta. Uno a zero. Gli austriaci ci mettono qualche minuto per capire cosa sia successo, e per allora è già troppo tardi.

Al 32′ arriva il bis. Lancio per Bartesaghi, che invece di tirare (cosa che farebbe qualsiasi esterno con un minimo di ego) appoggia all’indietro con la calma di un notaio, e Cisse, solo come un turista al Franchi ad agosto, mette dentro. Due a zero, e all’intervallo il Salisburgo è un pugile che cerca l’angolo sbagliato. La difesa di Rohl si apre a ogni cambio di gioco di Rabiot come una porta girevole in un centro commerciale: entra chiunque, e nessuno chiede il biglietto.

La ripresa dura quattro minuti prima della sentenza. Al 49′ il Milan riparte veloce, Rabiot serve al centro, Cisse appoggia di piatto. Tre a zero, tripletta, pallone sotto il braccio. Il VAR controlla, conferma, e il ragazzo può tenersi il ricordo. Da lì in poi la partita smette di essere una partita e diventa una specie di galà: Amorim al 60′ toglie Cisse, Camarda e Rabiot e mette dentro Pulisic, Gonçalo Ramos e Modric. Come dire: avete visto i ragazzi, ora vi facciamo vedere anche il catalogo di lusso.

Il catalogo, infatti, consegna. Al 72′ Jashari recupera palla al limite con un pressing da cane da tartufo, serve Ramos e il portoghese la mette dentro. Quattro a zero. Unica macchia della serata, l’espulsione di Terracciano nel finale, entrato al posto di Tomori: un rosso che non sposta nulla, se non il morale di chi già pensava ai voti in pagella.

Cisse, ovvero l’arte di arrivare primi

Alphadjo Cisse non ha fatto una tripletta. Ha fatto un trattato. Un gol di testa, uno da rapace d’area, uno di piatto in contropiede: tre modi diversi di spiegare a una difesa che il problema non è chi hai davanti, ma chi arriva prima. Per lui è la prima tripletta in carriera, e l’ha fatta in Europa, che è un po’ come imparare a nuotare attraversando la Manica.

I numeri, quando servono, servono a far ridere o piangere. Questa volta fanno un po’ tutte e due le cose: secondo i dati ripresi stasera da chi tiene il conto, un italiano del Milan non segnava una tripletta nelle coppe europee dal 2002, dai tempi di Pippo Inzaghi a La Coruña. Ventiquattro anni. Un’eternità calcistica, il tempo di veder nascere, crescere e andare in prestito tre generazioni di promesse.

Le pagelle del giorno dopo si sprecano in aggettivi, e per una volta non hanno torto: «stratosferico», «una furia», «nella storia». Il Messaggero gli dà 8, e qualcuno avrà pure pensato che è poco. Ma il complimento vero gliel’ha fatto Amorim senza bisogno di parlare: togliendolo al 60′ sul 3-0, come si fa con il pezzo migliore della collezione. Non lo si consuma. Lo si mette in vetrina.

Amorim, Camarda e il coraggio dei ragazzi

Amorim prima della partita era stato chiaro, o almeno così chiaro come può esserlo un allenatore davanti a un microfono: «Oggi è importante vincere. Camarda è pronto, difesa a 3 o 4 lo lascio scoprire a voi». Traduzione: fidatevi. E la scommessa, stavolta, l’ha vinta.

Camarda titolare in Europa dopo quasi un anno di stop non ha segnato, e qualche tifoso con il grilletto facile già gli ha preparato il processo sui social. Ma i voti più seri gli riconoscono il lavoro sporco, quello che non finisce negli highlights e che fa segnare gli altri. Hutchinson ha seminato terrore sulla fascia, Bartesaghi si è candidato a un posto fisso, Jashari è tornato il giocatore che il Milan aveva pagato. Il Milan dei ragazzi non è una teoria da convegno: stasera è stato un fatto, certificato con quattro gol e zero subiti.

E qui viene il bello. O il brutto, dipende da quale lato del divano siete seduti.

E la Fiorentina?

E la Fiorentina? La Fiorentina guarda. Penultima in classifica, reduce dalla bastonata di Marassi contro il Genoa, con un’Europa che quest’anno è un posto da raccontare ai nipoti, non da frequentare il giovedì sera. Mentre a Salisburgo un ragazzo segna tre gol in quarantanove minuti, a Firenze si festeggia il recupero di Mastantuono, che domenica contro il Como giocherà con il tutore alla mano dopo l’intervento al metacarpo. Due giovani. Due storie. Stesso paese, stesso calendario, mondi diversi.

Non è invidia. È peggio: è nostalgia di qualcosa che non abbiamo nemmeno avuto. Perché il calcio italiano ripete da anni il mantra dei giovani, salvo poi trattarli come piante in vaso da annaffiare solo quando non piove. Il Milan stasera li ha messi in campo e li ha lasciati giocare. Noi i nostri li operiamo e li rimettiamo in campo in quarantotto ore, più per necessità che per filosofia. La differenza tra un progetto e un’emergenza sta tutta lì: nel primo caso scegli, nel secondo ti arrangi.

E intanto l’Europa delle italiane ci consegna un quadro grottesco. In Champions, Inter, Napoli, Roma e Como hanno raccolto due giornate di amarezze; la Roma di Gasperini si è fatta rimontare da 3-1 a 3-4 dal Real di Mourinho. In Europa League il Milan risorge dopo la sconfitta con il Benfica, e in Conference l’Atalanta stasera ha aperto con un tris al Pafos nel primo tempo. Tutti in giro per il continente a vincere, perdere, soffrire. Noi a contare i punti in campionato, che sono pochi, e le assenze, che sono tante. Una gita scolastica a cui non siamo stati invitati, e di cui ci arrivano solo le foto su Instagram.

Una lezione che non ci riguarda (purtroppo)

Il Salisburgo, va detto, non è il Real Madrid. È una squadra che cresce talenti per poi venderli, una scuola calcio con un’ottima fabbrica di plusvalenze. Ma proprio per questo la lezione è più bruciante: contro una squadra giovane, aggressiva, abituata all’Europa, il Milan è andato a vincere con un ragazzo di diciannove anni come centravanti di fatto e con un altro, Bartesaghi, a confezionare assist da veterano. Non con i milioni, non con il nome. Con il coraggio.

Ed è un coraggio che costa poco, a guardarlo bene. Basta fidarsi. Basta mettere un ragazzo in campo e non toglierlo alla prima palla persa. Basta smettere di considerare i giovani una tassa da pagare quando i titolari sono rotti. Sembra semplice. È il segreto peggio custodito del calcio italiano, e quasi nessuno lo applica.

C’è poi un dettaglio che a Firenze dovremmo stampare e appendere nello spogliatoio del Viola Park. Il Milan arrivava da un pareggio a Sassuolo e da una sconfitta europea con il Benfica: non esattamente un’autostrada di certezze. Eppure, invece di chiudersi nella paura, ha scelto di rilanciare. Camarda titolare, Cisse dentro, Bartesaghi sulla fascia, e i senatori in panchina pronti a entrare a giochi fatti. Una squadra in difficoltà che risponde con la personalità, non con il catenaccio delle scuse. Da noi, dopo una sconfitta, parte di solito la processione: radio, social, conferenze, ex giocatori che ricordano i bei tempi. Tutto legittimo, tutto umano. Ma il campo, quel bastardo con il senso dell’umorismo più nero del pianeta, ascolta solo chi ha il coraggio di giocarsela.

A Firenze, intanto, domenica alle 15 arriva il Como di Fabregas, senza Kean e probabilmente senza Diao. Un’occasione, dicono. Un bivio, dicono altri. Una partita da vincere, diciamo noi, con la stessa ferocia che stasera ha mostrato un diciannovenne con la maglia rossonera. Non serve una tripletta. Basterebbe un gol. Anche brutto. Anche di rimbalzo. Anche sbagliato e poi corretto dal VAR.

Il calcio è un genio crudele

Il calcio è un genio crudele: ti regala le notti europee quando non puoi viverle e te le sbatte in faccia proprio quando la tua squadra è all’ultimo vagone. Stasera a Salisburgo un ragazzo ha scritto la prima pagina della sua storia, e un club ha ricordato a tutti che i giovani non sono una moda ma una scelta. Noi, da lontano, abbiamo applaudito. Applausi sinceri per Cisse, per Hutchinson, per Bartesaghi. Risate amare per noi stessi.

Perché la vera domanda, quella che rimane appesa come un pallone sulla traversa, non riguarda il Milan. Riguarda chi l’Europa la guarda dal buco della serratura: quanti Cisse stiamo lasciando in panchina, in prestito o in sala operatoria, aspettando un giovedì sera che forse non arriverà mai?


Tabellino (fonte: Sky TG24 / ANSA / Sky Sports)
Salisburgo-Milan 0-4 — Europa League, 2ª giornata fase campionato, Red Bull Arena, 15/10/2026
Marcatori: 15′ pt, 32′ pt, 4′ st Cisse; 27′ st G. Ramos
Salisburgo (4-2-3-1): Zawieschitzky; Morgalla (36′ st Draxler), Boma, Zabransky, Schmid; Barry, Mazurek; Lindstrom (28′ st Redzic), Kitano (15′ st Diakite), Baidoo (15′ st Vertessen); Tabakovic (28′ st Camara). All. Rohl
Milan (3-4-2-1): Maignan; Tomori (21′ st Terracciano), De Winter, Pavlović (36′ st Diawara); Hutchinson, Jashari, Rabiot (15′ st Modric), Bartesaghi; Loftus-Cheek, Cisse (15′ st Pulisic); Camarda (15′ st Ramos). All. Amorim
Ammoniti: Hutchinson, Zabransky. Espulso: Terracciano (39′ st).

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