C’è un momento, nel calcio, in cui il tifoso smette di guardare la partita e comincia a guardare l’orologio. Per la Roma quel momento è arrivato al 58′, con Malen a firmare il 3-1 contro il Real Madrid e settantamila persone all’Olimpico a fare già i conti su quanto sarebbe stata bella la mattina dopo. Peccato che l’orologio, a differenza dei tifosi, non abbia fretta. Ha continuato a girare. E tra l’83’ e il 90′ ha girato verso Madrid.
Finisce 3-4, seconda giornata della fase campionato di Champions League. La Roma era avanti 1-0, poi 2-1, poi 3-1. Il Real ha segnato tre gol in otto minuti, tutti nati da calcio d’angolo, e se n’è tornato a casa con tre punti, un allenatore applaudito come un figlio prodigo e la sensazione di aver giocato davvero solo l’ultimo quarto d’ora. Che, a quanto pare, è bastato e avanzato.
La serata del figliol prodigo
Mourinho torna, l’Olimpico si inchina (e poi viene punito)
Prima ancora del fischio d’inizio, la notizia era una sola: José Mourinho tornava all’Olimpico, stavolta sulla panchina del Real Madrid. E Roma, che non dimentica mai niente nel bene e nel male, gli ha preparato un’accoglienza da capo di Stato: striscioni in Curva Sud, uno stendardo con il suo volto e la Conference League vinta nel 2022, cori a ripetizione. Lui si è alzato dalla panchina, ha ringraziato, ha mandato un bacio al suo ex pubblico.
Bellissimo. Commovente. Poi, novanta minuti dopo, il suo ex pubblico ha ricevuto in cambio quattro gol e una sconfitta. È il genere di gratitudine che Mourinho conosce bene: affettuosa a parole, spietata sul tabellino. Del resto lo Special One non ha mai promesso di essere riconoscente, ha solo promesso di vincere. Stasera ha mantenuto la promessa, solo che ha scelto la squadra sbagliata per farlo, dal punto di vista dei romanisti.
Per completare il quadretto, il gol decisivo l’ha segnato Antonio Rüdiger, anche lui ex giallorosso. Un ex in panchina, un ex in area di rigore: la Roma stasera ha perso contro il proprio album dei ricordi. Rüdiger, almeno, non ha esultato e quasi si è scusato. Un gesto di classe, che però in classifica vale esattamente zero punti.
Ottanta minuti da grande squadra
De Roon, il destro che nessuno aveva previsto (Courtois compreso)
Va detto, e va detto bene, perché poi si rischia di dimenticarlo: per ottanta minuti la Roma di Gasperini ha giocato una partita vera. Partenza fortissima, Real Madrid messo in difficoltà, Soulé subito pericoloso con un sinistro a giro dal limite finito fuori, Hermoso vicino al gol con un altro sinistro deviato in angolo da Courtois.
Poi, dopo un quarto d’ora, il primo segnale che la serata non sarebbe stata solo una festa: Koné a terra, maglia tirata sul volto, uscita dal campo in lacrime per un problema muscolare. Al suo posto Pisilli. E la Roma, invece di accusare il colpo, ha accelerato.
Al 20′ il vantaggio: Dybala ruba palla in scivolata a Tchouaméni, Malen allarga per Soulé, Soulé serve de Roon al limite e l’ex Atalanta calcia di prima, destro potente e centrale. Courtois resta lì, sorpreso, come chi si vede recapitare un pacco che non ha ordinato. Marten de Roon, uno che di mestiere fa il mediano e non il fuoriclasse, decide di segnare al Real Madrid con un tiro da fuori. È il calcio, bellezza: a volte il copione lo scrivono le comparse.
Mbappé, la prima occasione e il primo regalo
Cinque minuti dopo, il Real pareggia. Non perché abbia costruito chissà cosa, ma perché il Real Madrid ha questa abitudine fastidiosa di segnare alla prima occasione utile. Intervento a vuoto di Hermoso, Mbappé avanza, destro dal limite, deviazione di Mancini che rende il tiro imprendibile per Gollini. 1-1 al 25′.
Ecco, qui c’era già tutto il film della serata, solo che nessuno se n’è accorto. La Roma domina, il Real aspetta. La Roma sbaglia una volta, il Real segna. È la differenza tra chi gioca la Champions per partecipare e chi la gioca per abitudine. Il resto del primo tempo è andato avanti a sprazzi, con qualche buona occasione per Malen e Soulé e un Bellingham vicino al vantaggio negli ultimi minuti. Intervallo sull’1-1, e tutto sommato poteva andare peggio. Poi, appunto, è andata peggio. Ma più tardi.
La ripresa: Malen e il sogno a occhi aperti
Mora entra, Malen segna, l’Olimpico vola
Dybala resta negli spogliatoi per un fastidio muscolare: dentro Rodrigo Mora. E il portoghese cambia la partita in sei minuti. Al 51′ il Real perde palla nella propria metà campo, Mora si invola sulla trequarti e serve un filtrante perfetto per Malen. L’olandese, leggermente defilato a sinistra, tenta il tocco morbido e trova la deviazione in scivolata di Valverde che beffa Courtois. 2-1.
Passano pochi minuti e arriva il 3-1. Soulé si invola sulla trequarti, pesca Malen tutto solo in area, l’olandese batte Courtois a tu per tu. L’arbitro francese Letexier prima annulla per fuorigioco, poi il VAR lo smentisce e convalida. Doppietta di Malen, Olimpico in delirio, e la sensazione diffusa che quella sarebbe stata una di quelle notti da raccontare ai nipoti.
E in effetti la racconteranno ai nipoti. Solo che il finale lo cambieranno.
Gollini, il VAR e i segnali ignorati
Sotto di due gol, il Real si è ricordato di essere il Real. Mbappé ha cominciato a farsi vedere, Gollini lo ha fermato con un grande intervento, e il VAR gli ha annullato il gol del possibile 3-2. Due avvertimenti in pochi minuti. In qualunque altro ambito della vita, due avvertimenti così si chiamano campanelli d’allarme. Nel calcio, a quanto pare, si chiamano “abbiamo tenuto bene”.
Gasperini a quel punto ha cambiato: dentro Pellegrini per Soulé, dentro Belardi per Mancini, che era ammonito. E la Roma, secondo la cronaca dell’ANSA, ha cominciato ad “addormentare il gioco”. Una strategia rispettabile, se l’avversario fosse il Lecce in una domenica di novembre. Contro il Real Madrid, addormentare il gioco equivale a lasciare la porta di casa aperta e andare a dormire convinti che nessuno entri perché fino ad ora non è entrato nessuno.
Otto minuti, tre angoli, tre gol
83′: Espí, il gol che non doveva preoccupare
Al minuto 83 arriva il primo calcio d’angolo della disgrazia. Colpo di testa di Bellingham, Carlos Espí, attaccante ex Valencia, si trova sul pallone e batte Gollini. Si controlla la posizione: è tutto regolare. 3-2.
Nessun problema, si diceva sugli spalti. Mancano sette minuti più recupero, la Roma è ancora avanti. È la stessa frase che si sono detti, nel corso della storia, tutti quelli che poi hanno perso.
85′: Endrick, il pareggio che non poteva succedere
Due minuti. Ne bastano due. Altro calcio d’angolo, altro cross mancino perfetto di Arda Güler, entrato dalla panchina, colpo di testa di Endrick. 3-3. L’Olimpico, che fino a cinque minuti prima cantava, adesso guarda il campo con l’espressione di chi ha appena ricevuto una multa per un’auto che non possiede.
La cosa notevole è che il Real non ha dovuto inventare niente. Non un dribbling, non un’azione corale, non una magia di Vinícius. Calci d’angolo. Il fondamentale più semplice del calcio, quello che si allena il venerdì mattina con i coni. E la Roma, per tre volte, non è riuscita a difenderlo.
90′: Rüdiger, l’ex che chiede scusa
Al 90′ l’ultimo atto. Ancora un angolo, ancora il mancino di Güler, ancora un pallone in area piccola. Stavolta ci arriva Rüdiger, che impatta col sinistro tra Molina e Wesley. 3-4. Tre angoli, tre gol: un’efficienza che in Italia si vede solo agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate quando c’è da riscuotere.
Rüdiger non esulta. Quasi chiede scusa. È l’ennesimo paradosso della serata: l’unico che sembra dispiaciuto per la Roma è quello che l’ha appena condannata. Tutti gli altri, Mourinho compreso, si godono una rimonta che a Madrid racconteranno come normale amministrazione. Perché per loro, francamente, lo è.
Le pagelle della serata, versione rapida
Chi sorride e chi no
Malen: doppietta, movimento, cattiveria. Avrebbe meritato di essere il titolo dei giornali di domani. Lo sarà, ma nel sottotitolo, sotto la parola “beffa”.
De Roon: un gol da fuori al Real Madrid. Se smettesse oggi, avrebbe già un aneddoto per ogni cena da qui alla pensione.
Soulé: due assist e tanta qualità. Uscito lui, la Roma ha smesso di pensare. Coincidenze, probabilmente.
Mora: entra e cambia la partita. Un’ottima notizia per Gasperini, l’unica che possa portarsi a casa senza dover spiegare niente.
Gollini: grande parata su Mbappé, poi tre colpi di testa da distanza ravvicinata. Non c’era molto da fare, ma il tabellino non fa distinzioni.
La difesa sui calci piazzati: senza voto. Anzi, il voto c’è: tre su tre, per gli altri.
Güler: entra dalla panchina e mette due cross perfetti, decisivi per il 3-3 e il 3-4. In pratica ha fatto quello che a molti trequartisti riesce in un’intera stagione, in un quarto d’ora.
Mourinho: applaudito all’inizio, vincitore alla fine. Ha avuto la serata che sognava, con l’unica differenza che quel pubblico, alla fine, non applaudiva più.
Classifica, infortuni e conti da rifare
Un punto in due giornate e due giocatori in dubbio
Il conto, per la Roma, è amaro. Dopo due giornate della fase campionato, secondo la classifica pubblicata da BBC Sport a fine serata, i giallorossi hanno un punto e sono venticinquesimi. Il Real Madrid, a punteggio pieno con sei punti, è ottavo. Una sconfitta che non elimina nessuno, il calendario è ancora lungo, ma che pesa perché è arrivata nel modo peggiore possibile: dopo aver fatto quasi tutto bene.
E poi ci sono gli infortuni. Koné uscito in lacrime per un problema muscolare, Dybala fermato all’intervallo da un affaticamento. Notizie che preoccupano più del risultato, perché il calendario non concede pause e la Roma, in queste condizioni, dovrà ripartire subito.
La lezione (che nessuno vorrà imparare)
Cosa resta di Roma-Real Madrid? Resta una squadra che per ottanta minuti ha dimostrato di poter stare con chiunque, e per otto ha dimostrato di poter perdere con chiunque. Resta la lezione più vecchia del calcio europeo: contro il Real Madrid la partita finisce al fischio finale, non quando lo decide il tifoso al 58′. E resta il dubbio, legittimo, su quanto senso abbia addormentare una partita contro una squadra che si sveglia sempre all’ultimo momento.
Da tifosi viola guardiamo la scena con la solidarietà di chi certe beffe le conosce a memoria. Perché in fondo è questo il calcio italiano in Europa: ottanta minuti di Paradiso, otto di realtà. E un ex che, mentre ti segna, ti chiede pure scusa.
Fonti
- ANSA, “Champions: Roma sconfitta amara, avanti 3-1 il Real la ribalta in 8 minuti”, 14 ottobre 2026.
- ANSA, “Champions: da 3-1 a 3-4, Roma ripresa e superata dal Real Madrid”, 14 ottobre 2026.
- BBC Sport, Roma vs Real Madrid, risultato, marcatori e classifica di Champions League, 14 ottobre 2026.
- Associated Press, “PSG piles more woe on scandal-hit Man City in Champions League, Real Madrid leaves it late in Rome”, 14 ottobre 2026.
- Eurosport Italia, “Roma-Real Madrid 3-4”, 14 ottobre 2026.

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