Mercato

Beltrán, il nuovo Dibu per una porta da 14 gol

La Fiorentina avrebbe chiesto informazioni sul portiere del River Plate, contratto fino al 2027 e clausola da 25 milioni di dollari. Intanto De Gea, a 35 anni, para quello che può in una squadra che concede quello che vuole.

violahub.comMax Cherubin · ViolaHub · 14 ottobre · 9 min

Beltrán, il nuovo Dibu per una porta da 14 gol

La Fiorentina avrebbe chiesto informazioni sul portiere del River Plate, contratto fino al 2027 e clausola da 25 milioni di dollari. Intanto De Gea, a 35 anni, para quello che può in una squadra che concede quello che vuole.

La Fiorentina, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport e rilanciato in queste ore dai siti viola e dai social, ha preso informazioni su Santiago Beltrán, portiere argentino del River Plate, classe 2004, contratto in scadenza a fine 2027. Non una trattativa. Un sondaggio. Che a Firenze, in un ottobre da penultimi in classifica, ha l’effetto di una cartolina dalle vacanze arrivata a casa mentre la casa brucia.

Il testo che gira è sempre lo stesso: Beltrán «piace molto» a Fabio Paratici, il «Nuovo Dibu» non ha ancora rinnovato con il River, l’ultima offerta di Pablo Longoria non è stata accettata, la Juventus lo ha sondato in estate e anche l’Inter, club tedeschi e inglesi lo tengono nel mirino, lui non ha ancora deciso. Tutto plausibile, parte verificabile, parte no. E una frase, quella su Longoria, che si contraddice da sola con la serenità di un comunicato stampa scritto di corsa. Ci arriviamo. Prima, chi è questo ragazzo che dovrebbe rassicurarci sul futuro mentre il presente incassa quattordici gol in sei giornate.

L’origine della voce? La versione più completa che abbiamo trovato è quella del Corriere dello Sport, riassunta da Viola News: la Fiorentina segue Beltrán, sono stati avviati i primi contatti, «per ora semplici sondaggi», il River chiede circa venti milioni di euro, il giocatore non intende rinnovare e vorrebbe tentare l’Europa. Secondo il quotidiano, Paratici potrebbe sfruttare il rapporto con Longoria per abbassare il prezzo, e Beltrán potrebbe arrivare a gennaio per poi essere girato in prestito in Italia e approdare al Viola Park a giugno. Il post con il «Nuovo Dibu» tra virgolette è una sintesi di quel pezzo, con qualche dettaglio in più. Chi lo abbia scritto per primo sui social non siamo riusciti a stabilirlo. Lo trattiamo per quello che è: una voce di mercato, riportata, non confermata da nessuno dei club.

Il profilo, allora. Santiago Beltrán è nato il 4 ottobre 2004 a Buenos Aires, nel quartiere di Palermo: ha compiuto ventidue anni dieci giorni fa. È alto 1,91, ha il passaporto italiano grazie alle origini della famiglia, e questo per un club di Serie A vale quanto una parata sul primo palo: non occupa un posto da extracomunitario.

Trequartista per caso

Da bambino, racconta Goal, giocava trequartista e rifiutava i provini per concentrarsi sugli studi; è finito in porta quasi per caso, per l’infortunio di un compagno, e lo ha notato Tato Montes, ex preparatore dei portieri del River, che ne ha seguito tutta la crescita. Secondo il sito River el más grande, oggi studia anche Scienze economiche all’Università di Buenos Aires. Un portiere che sa leggere un bilancio: a Firenze potrebbe essere promosso direttamente in società.

La carriera è breve e già accidentata. A settembre 2024 si è rotto il crociato ed è rimasto fuori fin quasi a metà 2025. L’esordio con la prima squadra del River è arrivato il 24 gennaio 2026, contro il Barracas Central, in Apertura: 1-0 per il River, in panchina c’era Marcelo Gallardo. Da lì il posto non l’ha più mollato, scavalcando nelle gerarchie Franco Armani, cioè il portiere più vincente della storia del calcio argentino, che a un certo punto si è ritrovato a guardarlo dalla panchina in un quarto di finale. Non è un dettaglio. È come se un apprendista prendesse il posto del maestro di bottega e il maestro, invece di offendersi, gli passasse i guanti.

I numeri? Dipendono dal giorno in cui li si legge, perché crescono partita dopo partita. Olé, a fine primo semestre, scriveva di quindici gol subiti e undici porte inviolate in ventitré partite. A settembre El Intransigente, citando La Página Millonaria, parlava di trentotto partite stagionali, trentadue gol subiti e quindici partite senza subire reti. Meno di un gol a partita, un clean sheet ogni due e mezza abbondanti. E in mezzo la notte dei rigori contro il San Lorenzo, che in Argentina ha già fatto il giro dei video. Non sono numeri da fenomeno certificato. Sono numeri da portiere affidabile, che per noi, di questi tempi, è già una categoria mitologica, come l’unicorno o il centrocampista che recupera palla.

Lo stile? Le descrizioni concordano: buoni riflessi, sicurezza tra i pali, bravo con i piedi, sinistro educato, capacità di impostare da dietro.

Il fascino della calma

Piace per la calma, che a ventun anni nel Monumental è una virtù rara quanto la neve a Rosario. Il soprannome di «nuovo Dibu» non viene solo dalla nazionalità: secondo Goal condivide con Emiliano Martínez anche l’agenzia che ne gestisce i diritti, la Universal Twenty Two indicata da Transfermarkt. Come dire: il paragone è affettuoso, ma ha anche un ufficio commerciale.

La nazionale? Il 6 giugno 2026 Lionel Scaloni lo ha fatto esordire nell’amichevole vinta 2-0 con l’Honduras, a pochi giorni dall’inizio del Mondiale: è entrato all’ottantesimo al posto di Juan Musso, ha bloccato un cross e se n’è tornato negli spogliatoi con una presenza in Albiceleste nel curriculum. Secondo Clarín ha poi accompagnato la Selección durante il Mondiale pur senza essere tra i convocati. Una presenza, zero gol subiti, nessun errore. Il miglior bilancio possibile, purché non lo si allunghi.

Il contratto, che è la vera notizia. Beltrán è legato al River fino al 31 dicembre 2027: l’ultimo rinnovo l’ha firmato il 15 novembre 2024. La clausola di rescissione è di 25 milioni, ma le fonti argentine non si mettono d’accordo sulla valuta: River el más grande, Goal ed El Intransigente parlano di dollari (circa 21 milioni di euro secondo quest’ultimo), Clarín e Olé di euro. Il River vuole portarla a 100 milioni di euro, la cifra standard applicata ai giovani del vivaio dopo la cessione di Mastantuono al Real Madrid, e allungare il contratto fino a dicembre 2029 con un aumento sostanzioso dello stipendio. A settembre El Intransigente descriveva l’accordo come vicino. A oggi, ottobre, risulta ancora non firmato. Valore di mercato su Transfermarkt: nove milioni di euro, aggiornamento del 22 maggio 2026, quindi prima dell’esordio in nazionale e di metà stagione da titolare. Un prezzo che invecchia più in fretta del latte.

Le concorrenti? L’elenco è da fiera internazionale. Secondo Goal, l’Inter si sarebbe mossa tramite Javier Zanetti, e tra le interessate ci sarebbero anche Manchester United e Real Madrid, oltre al sondaggio estivo della Juventus. El Intransigente aggiunge Atlético Madrid e Betis, con un calendario preciso: osservatori in Argentina tra ottobre e novembre, contatti con gli agenti a dicembre, eventuale offerta a inizio 2027. Il Corriere dello Sport parla genericamente di Bundesliga e Premier League. Al momento, nessuna offerta ufficiale risulta a nessuno. In questa fila davanti allo sportello, la Fiorentina ha un vantaggio: è l’unica che può offrire al ragazzo un posto da titolare quasi immediato e una tifoseria abituata a perdonare i portieri. Ha anche uno svantaggio: la classifica.

Paratici e Longoria, ecco il nodo

Paratici e Longoria, ecco il nodo. Il legame esiste ed è documentato. Fabio Paratici è stato direttore sportivo della Juventus dal 2010, poi responsabile dell’area sportiva e amministratore delegato fino a maggio 2021; ha fatto il dirigente al Tottenham, è stato squalificato per vicende legate alla gestione juventina e, dopo la squalifica, è tornato al Tottenham, che ha poi lasciato per la Fiorentina dopo il mercato di gennaio 2026. Pablo Longoria, spagnolo, oggi quarantenne, alla Juventus lavorava nello scouting: responsabile dello scouting internazionale, poi promosso a capo della rete osservatori, fino al 2018, quando è andato al Valencia come direttore dell’area tecnica. Poi la presidenza del Marsiglia. Il Corriere dello Sport ricorda che fu lui a curare l’acquisto di Rodrigo Bentancur dal Boca. Quindi sì: Longoria era un collaboratore di Paratici a Torino. Un sottoposto, a voler essere precisi, non un collega di pari grado.

E l’incongruenza? Il testo dice che Longoria «è adesso lontano dal club argentino», ma nella stessa riga gli attribuisce l’ultima offerta di rinnovo a Beltrán. O è lontano, o fa offerte. Le due cose insieme sono possibili soltanto nei comunicati delle società in crisi, dove si è sempre a un passo dall’addio e a un passo dalla conferma. I fatti, per come li abbiamo potuti verificare: Longoria è diventato direttore sportivo del River ad aprile 2026. A settembre la stampa argentina ha raccontato che una parte della dirigenza non è soddisfatta del suo lavoro e che la sua permanenza nel 2027 sarà valutata a fine anno; il club ha però smentito un’uscita immediata e, a inizio ottobre, risultava ancora al suo posto. Il Corriere dello Sport lo definisce «direttore sportivo uscente». Dunque: oggi è al River, forse non ci sarà nel 2027. «Lontano dal club» è, al massimo, una profezia.

Le profezie le lasciamo agli astrologi

E noi, le profezie, le lasciamo agli astrologi e ai direttori sportivi in conferenza stampa.

E De Gea? David De Gea ha trentacinque anni, ne compirà trentasei il 7 novembre. Contratto con la Fiorentina fino al 30 giugno 2028: secondo il Corriere dello Sport, a maggio 2025 il club, invece di esercitare l’opzione fino al 2026, gli ha proposto un triennale con lo stipendio salito a tre milioni netti. A settembre lo stesso giornale scriveva che la società vorrebbe allungare ancora, pur senza farne una priorità, e che lo considera il leader di uno spogliatoio giovane. Il giorno in cui la Fiorentina prende informazioni sul suo erede, insomma, De Gea è ancora il portiere su cui la Fiorentina dice di voler puntare. È la coerenza del nostro mercato: si cerca il sostituto e si prepara il rinnovo, nella stessa settimana, con la stessa penna.

La stagione? Quattordici gol subiti in sei giornate, il dato peggiore della zona retrocessione. De Gea era in porta in tutte e sei le gare secondo le cronache: quattro gol a Roma, tre col Frosinone, due col Torino, due a Venezia, uno col Napoli, due a Genova. Dentro questo conto ci sono responsabilità sue e parecchie altrui. A Roma, Sky gli ha dato 5, Il Messaggero e Eurosport 5: colpe sul secondo gol di Malen, uscita forse in ritardo su Pisilli, ma anche parate vere su Mora e Soulé. Contro il Frosinone le cronache di ANSA e Goal parlano di una certa complicità sul gol di Raimondo. Contro il Torino nessuno poteva fare molto sul sinistro di Mandragora da venticinque metri. A Venezia, secondo FirenzeViola, c’è stata un’altra incertezza in costruzione. Con il Napoli, invece, Eurosport lo ha nominato migliore in campo e Vanoli ha detto che i due portieri erano stati i migliori.

Il quadro, dunque, è quello di un portiere a due velocità. Il Corriere dello Sport ha calcolato che nelle prime sette gare ufficiali, quelle della gestione Grosso, la sua percentuale di parate era poco sotto il 54%; con Vanoli la tendenza è cambiata e il giornale parla addirittura di «seconda gioventù».

Il problema non è De Gea

Il punto è che De Gea non è il problema principale della Fiorentina, e Beltrán non sarebbe la soluzione. Una squadra che va sotto prima della mezz’ora in cinque partite su sei non ha bisogno di un portiere nuovo: ha bisogno di qualcuno che impedisca agli avversari di tirare. Il portiere è l’ultimo anello di una catena, e a Firenze la catena quest’anno sembra quella di una bicicletta lasciata sotto la pioggia per tutto l’inverno. Comprare un giovane talento per metterlo dietro questa difesa sarebbe come regalare un violino Stradivari a chi suona in una sala prove senza pareti.

Ha senso, allora, l’operazione? Come investimento sul futuro, sì. Un portiere di ventidue anni, con passaporto italiano, già nel giro della nazionale argentina, con contratto in scadenza e clausola relativamente bassa, è il tipo di occasione che un direttore sportivo con buone relazioni dovrebbe almeno esplorare. Lo schema raccontato dal Corriere, con prestito in Italia e arrivo a Firenze nel 2027, permetterebbe a De Gea di chiudere il suo ciclo senza ansie e a Beltrán di imparare il calcio europeo senza essere gettato subito nel tritacarne del Franchi. Come mossa per il presente, invece, non cambia nulla: la salvezza si gioca da qui a gennaio, con i giocatori che ci sono.

Il rischio, conoscendo i nostri precedenti, è un altro: che il nome esotico serva a distrarre. Un sondaggio su un argentino promettente fa più notizia di una diagonale sbagliata, e costa meno di un difensore centrale vero. La storia del mercato viola è piena di talenti annunciati, illusioni vendute a rate e giovani promesse che a Firenze sono rimaste soltanto promesse. Paratici ha il fiuto e le relazioni per smentire la regola. Ma il fiuto, da solo, non para i tiri.

Il calcio è un genio crudele: ti fa sognare il portiere del 2030 nella settimana in cui speri soltanto di non prendere gol dal Como. Beltrán forse arriverà, forse rinnoverà con il River, forse finirà a Madrid. De Gea intanto resta lì, a trentacinque anni, a difendere una porta che sembra un casello autostradale senza sbarra. La domanda vera, allora, non riguarda il nuovo Dibu. Riguarda tutti gli altri: chi difenderà il portiere, chiunque sia?

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