CalcioSerie A · 9ª giornata
Frosinone-Lecce 5-1: la salvezza resta l’obiettivo, qualcuno avvisi la classificaFrosinone
5–1FINALE
Frosinone-Lecce 5-1: la salvezza resta l’obiettivo, qualcuno avvisi la classificaLecce
gio 29/10 · Stadio Benito Stirpe

Frosinone-Lecce 5-1: la salvezza resta l’obiettivo, qualcuno avvisi la classifica

Frosinone-Lecce 5-1 nella 9ª giornata di Serie A: Cichella al 25’, Calò su rigore nel recupero del primo tempo, Raimondo al 59’ e la doppietta del subentrato Birligea, Monteiro firma il gol del Lecce. Quarta vittoria casalinga di fila per la neopromossa di Alvini, primato del club in Serie A: il Frosinone sale a 17 punti ed è sesto, il Lecce resta a 9.

violahub.comMax Calis · ViolaHub · 29 ottobre · 17 min
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Frosinone-Lecce 5-1: la salvezza resta l’obiettivo, qualcuno avvisi la classifica

Frosinone-Lecce 5-1 nella 9ª giornata di Serie A: Cichella al 25’, Calò su rigore nel recupero del primo tempo, Raimondo al 59’ e la doppietta del subentrato Birligea, Monteiro firma il gol del Lecce. Quarta vittoria casalinga di fila per la neopromossa di Alvini, primato del club in Serie A: il Frosinone sale a 17…

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Il risultato: Frosinone-Lecce 5-1 nella 9ª giornata di Serie A, allo Stirpe, con Cichella al 25’, il rigore di Calò nel recupero del primo tempo, Raimondo al 59’ e la doppietta del subentrato Birligea al 72’ e nel recupero finale, mentre Monteiro all’82’ ha firmato l’unico gol del Lecce. Il dato: la neopromossa di Alvini centra la quarta vittoria casalinga di fila, primato del club in Serie A, segna almeno quattro gol per la terza partita consecutiva e, pur essendo la squadra che concede più tiri del campionato, ne lascia al Lecce 15 contro i suoi 26. La classifica: il Frosinone sale a 17 punti e passa dal settimo al sesto posto, a uno dal Milan e tre sopra Napoli e Juventus, mentre il Lecce resta a 9, quattordicesimo, con quattro punti di margine sulla zona retrocessione.

Marcatori: 25’ Cichella, 45’+1’ Calò (rig.), 59’ Raimondo, 72’ Birligea, 82’ Monteiro, 90’+4’ Birligea

Trentuno milioni e seicentomila euro: tanto ha investito il Frosinone nell’ultimo mercato estivo, meno di un quinto dei 168 spesi dalla Juventus e meno della metà dei 71 del Napoli. Da stasera i ciociari guardano entrambe dall’alto, con tre punti di vantaggio, e qualcuno dovrebbe recapitare la notizia agli uffici acquisti di mezza Serie A insieme a una calcolatrice nuova. Il Lecce era salito allo Stirpe con la difesa a tre, cinque assenti, un attaccante fermatosi nel riscaldamento e un’idea chiarissima: chiudere le porte e aspettare il momento buono per uscire. Le porte le ha chiuse per venticinque minuti, il momento buono non è mai arrivato e alla fine è tornato in Puglia con cinque gol nella borsa. Alvini, a fine partita, ha ripetuto che l’obiettivo resta la salvezza. Ha tutto il diritto di dirlo, e noi abbiamo tutto il diritto di sorridere.

Contabilità ciociara: pochi milioni in uscita, tanti gol in entrata

Il Frosinone, promosso direttamente dalla Serie B con la rosa più giovane del campionato cadetto, si presentava al calcio d’inizio con 14 punti in otto partite, gli stessi di Napoli e Juventus che però ne avevano giocate nove. In classifica era settimo, dietro al Napoli per differenza reti e per lo scontro diretto, e aveva davanti un traguardo preciso: tre vittorie consecutive in casa erano già in archivio, la quarta sarebbe stata un primato assoluto del club nella massima serie.

Il rovescio della medaglia era altrettanto documentato. Prima di questa partita il Frosinone era la squadra che concedeva più tiri a partita in tutto il campionato, 19,3 di media, oltre a quella che commetteva più falli. Una neopromossa che attacca con tanti uomini e lascia agli avversari il diritto di provarci: in banca lo chiamerebbero investimento ad alto rischio. Il Lecce, dal canto suo, era la squadra con la percentuale di possesso palla più bassa della Serie A e arrivava da tre punti nelle ultime quattro giornate, raccolti a Udine.

Il Lecce sbarra le porte, il Frosinone trova la finestra aperta

Di Francesco, che a Frosinone è un ex con un ricordo amaro, quello della retrocessione di qualche stagione fa, ha cambiato abito alla sua squadra. Senza lo squalificato Gaspar e senza gli infortunati Ilic, Berisha, Coulibaly e Pierotti, con Geubbels fermatosi nel riscaldamento e sostituito da Esteban, ha schierato un 3-5-2: Siebert, Tiago Gabriel e Ndaba davanti a Falcone, Danilo Veiga e Gallo sulle corsie, Maleh, Ngom e Gandelman in mezzo, Monteiro ed Esteban in attacco. Alvini ha risposto con il solito 4-2-3-1 e un pizzico di rotazione: Terzic terzino sinistro al posto di Bracaglia, Cichella e Calò davanti alla difesa, Ghedjemis, Schmid e Kvernadze alle spalle di Raimondo.

Per venticinque minuti il piano salentino ha funzionato nel senso più modesto del termine, cioè nessuno si è fatto male. Il Frosinone ha cercato soprattutto la fascia sinistra, Calò ci ha provato da lontano, Cichella ha mancato di poco un pallone in area. Dall’altra parte il primo tiro del Lecce è arrivato dopo un quarto d’ora abbondante, da lontanissimo, e al 20’ Palmisani ha deviato in angolo una conclusione di Monteiro. Poi, al 25’, la serratura ha ceduto: Kvernadze ha mandato Schmid verso la porta, l’austriaco ha mancato l’impatto con il pallone e, pochi secondi dopo, Ghedjemis ha servito un pallone rasoterra che Cichella ha calciato di prima alla destra di Falcone. Primo gol in Serie A per il centrocampista cresciuto nelle giovanili della Roma, che porta il numero 16 in onore di De Rossi: il suo idolo, ha raccontato, e a giudicare dal tempismo dell’inserimento anche un buon insegnante a distanza.

Momenti chiave

  1. 25′GOL Frosinone

    Matteo Cichella: 1-0

  2. 45′+1GOL Frosinone

    Giacomo Calò: 2-0

  3. 59′GOL Frosinone

    Antonio Raimondo: 3-0

  4. 72′GOL Frosinone

    Daniel Bîrligea: 4-0

  5. 82′GOL Lecce

    Joël Monteiro: 4-1

  6. 90′+4GOL Frosinone

    Daniel Bîrligea: 5-1

Il rigore che fa discutere, e la moviola che resta in salotto

Il Lecce non è crollato subito, va riconosciuto, ed Esteban si è affacciato dalle parti di Palmisani. Al 38’ Tiago Gabriel si è preso il primo cartellino della serata per un intervento troppo deciso su Raimondo. Poi è arrivato l’episodio che Di Francesco si porterà dietro fino al prossimo allenamento. Nel finale del primo tempo i salentini hanno chiesto un rigore per una trattenuta di Calò su Gandelman, Abisso ha lasciato correre, il Frosinone è ripartito e sul capovolgimento di fronte l’arbitro ha fischiato il penalty per un contatto di Siebert su Kvernadze. Tocco leggero, controllo al VAR, decisione confermata. Calò ha spiazzato Falcone: quarto gol in campionato, terzo in tre partite consecutive, per un centrocampista che a 29 anni ha scoperto di avere il fiuto di un centravanti.

Di Francesco, a fine gara, ha usato parole misurate ma non troppo: «Per me non è rigore, non so cosa dire ma sono più rammaricato dalla prestazione che da questo episodio, che comunque mi infastidisce. Vorrei capire di più quando è rigore e quando no». Maleh, in sala stampa, ha scelto una formula da notaio prudente: «Tra i due rigori credo ci fosse più il nostro che il loro, ma forse nessuno dei due». In pratica, nel dubbio, il Lecce avrebbe preferito un pareggio anche nei rigori. Peccato che sul tabellone, alla fine, la differenza non l’abbia fatta un fischio, ma quattro gol.

Ripresa: Di Francesco cambia vestito, il Frosinone cambia marcia

All’intervallo il tecnico giallorosso ha ammesso implicitamente l’errore di partenza: fuori il difensore Ndaba, dentro l’attaccante Fatah, ritorno al 4-3-3 di casa. «Il nostro sistema di gioco è quello del secondo tempo», ha spiegato poi, aggiungendo che la squadra non aveva capito «le scalate e le preventive» provate in settimana. Per cinque minuti la correzione ha dato l’impressione di funzionare: il Lecce si è spinto in avanti e al 50’ ha costretto Palmisani al primo vero intervento. Poi il Frosinone ha ripreso a correre. Ghedjemis ha sfiorato il 3-0 da distanza ravvicinata, Oyono ci ha provato di testa sugli sviluppi di un corner, e al 58’ Di Francesco ha chiesto aiuto alla panchina con un triplo cambio, Gorter, N’Dri e Stulic per Maleh, Gandelman ed Esteban.

Non è servito. Al 59’ Raimondo ha avviato l’azione, Kvernadze ha divorato la fascia sinistra e lo ha rimesso davanti a Falcone, e il centravanti ha dovuto soltanto appoggiare in rete. Ottavo gol in campionato, primo posto in coabitazione con Varela del Monza nella classifica dei marcatori. Alvini, a chi gli chiedeva della dedizione quasi ossessiva del suo attaccante, ha risposto che non si tratta di una mania: «Chi gioca con noi deve fare in quel modo. Il merito è di Raimondo». Un allenatore che trasforma i complimenti in un obbligo contrattuale: notizia quasi rivoluzionaria.

Birligea, il panchinaro che non aveva tempo da perdere

Al 70’ Alvini ha cambiato due attaccanti: fuori Raimondo e Ghedjemis, dentro Birligea e Fini. Il romeno, arrivato nelle ultime settimane di mercato, ha impiegato due minuti per lasciare il segno: Schmid gli ha consegnato un pallone comodo, lui ha battuto Falcone e poi ha atteso una revisione del VAR lunga abbastanza da fargli ripassare tutta la carriera. Gol convalidato, 4-0, e il primo centro in Serie A dell’ex attaccante della Steaua. Quando un tecnico può permettersi di togliere uno dei due capocannonieri del campionato e mettere dentro uno che segna dopo centoventi secondi, la panchina smette di essere un luogo di attesa e diventa una minaccia per chi è in campo.

Il Lecce ha trovato il gol della bandiera all’82’, con un errore in uscita dei padroni di casa e la conclusione precisa di Monteiro sul palo lontano, primo gol in giallorosso. Di Francesco, sotto di quattro, avrebbe almeno voluto vedere la sua squadra difendere l’onore negli ultimi minuti. Invece al 94’ Kvernadze ha battuto corto un calcio d’angolo, è scappato via palla al piede e ha servito a rimorchio Birligea, che di sinistro ha chiuso sul 5-1. Il tecnico salentino ha citato proprio questo episodio tra le cose che lo hanno infastidito di più, insieme alla mentalità: «la poca attenzione posta sul quinto gol». A quel punto, per la verità, l’attenzione mancava da un pezzo; era solo il conto finale ad arrivare in ritardo.

La squadra che regala più tiri del campionato ha chiuso il negozio

I numeri della serata raccontano una superiorità che il punteggio non ha nemmeno esagerato. Il Frosinone ha tirato 26 volte contro le 15 del Lecce, 9 nello specchio contro 6, ha tenuto il pallone per il 60% del tempo, ha battuto 10 calci d’angolo contro 3 e ha prodotto oltre tre gol attesi, più del doppio degli avversari. Il Frosinone non ha preso nemmeno un’ammonizione, il Lecce tre, con 17 falli contro 10: per la squadra che di solito ne commette più di tutti, una serata di insolita compostezza.

Il dato più divertente, però, è un altro. La difesa più generosa del torneo, quella che concedeva quasi venti tiri a partita, ha lasciato al Lecce oltre quattro conclusioni in meno della sua media. Non è diventata improvvisamente un bunker; ha semplicemente tenuto il pallone così a lungo che agli avversari restava poco da calciare. E con tredici gol segnati nelle ultime tre partite, il Frosinone è diventato la prima neopromossa nella storia della Serie A a segnarne almeno quattro per tre gare di fila. Il prossimo record, a questo ritmo, potrebbe essere quello delle scuse più educate presentate agli avversari.

Alvini predica salvezza, la classifica gli toglie la parola

In sala stampa l’allenatore del Frosinone ha recitato la sua parte con una coerenza quasi commovente. «Per me 17 punti non contano, non servono ad oggi», ha detto, e poco dopo: «La classifica si guarda, ma credetemi, l’obiettivo è soltanto quello della salvezza, e con 17 punti non ti salvi». Vero, matematicamente. Ma lo ha detto con il Napoli e la Juventus alle spalle. «Nessuno in Italia si aspettava questo», ha ammesso, «ma io ho fiducia nei miei calciatori, nei rapporti che ci sono, nelle relazioni». Poi la frase più umana della serata: «Avrei voglia di tornare a casa e vedere i miei figli, ne ho bisogno anche io. Ma se voi vi siete divertiti stasera, sono felice per voi».

Il divertimento, del resto, è il suo manifesto. «Il calcio è divertimento, vai allo stadio per divertirti», ha detto, prima di rispondere sul paragone tra Kvernadze e Kvaratskhelia con la precisione di chi li ha visti da vicino: «Kvara è un po’ più tecnico, è più dribblomane, mentre Kvernadze ha più forza fisica e più campo da percorrere». Il georgiano, con due assist, gli ha dato ragione. Sul prossimo impegno, il Torino allo Stirpe, Alvini ha lasciato intendere che il calendario non lo ha trattato con i guanti, visto che i granata avranno due giorni di riposo in più: «Non cercherò alibi. Ma non è un trattamento equo, non dico altro». E poi, per non lasciare dubbi: «Ho detto solo una parola: equo». Una parola sola, ma scandita con la cura di chi sa che verrà ripetuta.

I giocatori, intanto, hanno parlato da squadra che ha capito il momento. Calò, premiato come migliore in campo, ha giurato che «l’obiettivo principale rimane la salvezza della squadra», salvo aggiungere poco dopo un ambizioso «vogliamo entrare nella storia del club». Birligea ha spiegato che «un attaccante non si vede solo dai gol» e ha citato Cristiano Ronaldo e Haaland tra i modelli: modestia e mira alta nella stessa frase, come si conviene a chi segna due gol in poco più di venti minuti.

Lecce, la sconfitta che non lascia appigli

Il Lecce torna a casa con la seconda sconfitta consecutiva e un’infermeria che non si svuota. Di Francesco ha raccontato di una settimana in cui molti giocatori non si sono potuti allenare, con N’Dri in campo grazie a un’infiltrazione e Fatah alle prese con un fastidio alla tibia, ma ha rifiutato di trasformare l’elenco in un alibi: «Non voglio che siano alibi per giustificare questa prestazione». E sulla partita è stato più onesto di molti colleghi che perdono di uno: «Il Frosinone ha meritato», «Non hanno rubato nulla». Maleh ha ammesso che «gli ultimi gol erano evitabili» e ha ringraziato i tifosi saliti in Ciociaria nonostante le proteste per il caro biglietti.

La lettura più spietata, però, la fa il tabellino. Il Lecce ha cambiato modulo a partita in corso, ha inserito quattro giocatori offensivi e ha subito tre gol dopo aver aumentato il numero di attaccanti. A Lecce, nel prossimo turno, arriva il Genoa: una partita che i salentini non possono permettersi di perdere, perché il margine sulla zona rossa è già sceso a quattro punti e la classifica comincia a guardare in basso con una certa insistenza.

La classifica: vista dalla Ciociaria è un panorama, vista da Firenze un cannocchiale rovesciato

Dopo la 9ª giornata la Serie A ha in testa Inter e Lazio a 25 punti, poi la Roma a 21, il Como a 20, il Milan a 18 e il Frosinone a 17. Seguono Napoli e Juventus a 14, Torino e Cagliari a 13, Bologna e Atalanta a 11, il Genoa a 10, il Lecce a 9, il Sassuolo a 8 e il Monza a 7. In fondo Udinese, Fiorentina e Parma a 5 e il Venezia a 3. Il Frosinone ha segnato 22 gol, come la Lazio e meno soltanto di Inter e Roma, e ne ha subiti 14; il Lecce ne ha fatti 10 e presi 19.

Da tifosi viola guardiamo il sesto posto dei ciociari con l’ammirazione un po’ acida che si riserva al compagno di banco che studia la metà e porta a casa il voto doppio. Diciassette punti contro i nostri cinque, più del triplo, e nessuna voglia di fare altri conti. Alvini continuerà a dire che pensa alla salvezza, e fa bene, perché nel nostro calcio chi pronuncia la parola Europa dopo nove giornate viene di solito richiamato all’ordine dagli dei del pallone ben prima del girone di ritorno. Noi, nel frattempo, prendiamo appunti. Non sul modulo, che è il meno: sul fatto che a Frosinone, a quanto pare, i giocatori seguono l’allenatore anche quando l’allenatore li toglie.

Le pagelle

Frosinone

Palmisani6,5

«Accorto». Al 20’ toglie dall’angolo il tiro di Monteiro, al 50’ salva sul primo vero affondo del Lecce nella ripresa. Battuto solo a risultato acquisito, quando ormai sugli spalti si contavano i gol e non i pericoli.

Oyono6,5

«Aiutante». Terzino destro che spinge e copre con la stessa diligenza, sfiora anche il gol di testa su un corner. Gara ordinata e senza buchi, che in questa difesa non è un dettaglio.

Calvani6

«Normale». Recuperato alla vigilia, fa il centrale senza fronzoli e risponde presente ogni volta che viene chiamato in causa. Esce all’80’ con la fedina pulita.

Fayed (80’)5,5

«Malcapitato». Entra a partita chiusa con licenza di divertirsi e finisce dentro l’unico pasticcio della serata: sul gol di Monteiro arriva tardi e stringe nel momento sbagliato. Un ingresso da archiviare in fretta.

Monterisi6

«Impavido». Il capitano tiene la linea con la solita attenzione e nel primo tempo non concede un centimetro. Non si vede molto, che per un difensore è un complimento.

Terzic6,5

«Abbattitore». Preferito a Bracaglia, spinge dalla sinistra con personalità, cross dopo cross, e in copertura non sbaglia una diagonale. Si ferma per un fastidio nel finale, ma resta in campo.

Cichella7

«Fulmineo». Si inserisce e calcia di prima sull’assist di Ghedjemis: primo gol in Serie A, dedicato anche al padre. Davanti alla difesa recupera palloni con l’aria di chi lo fa da anni.

Calò7,5

«Solido». Rigore spiazzante, quarto gol in campionato, e una partita da regista che gioca anche per gli altri. Premiato come migliore in campo, con qualche battuta dei compagni che rivendicavano lo stesso titolo.

El Azzouzi (76’)s.v.

Minuti insufficienti per giudicarlo.

Fini (70’)6

«Bravo». Entra e fa il suo, con qualche giocata di qualità e un corner guadagnato con una corsa delle sue. Ingresso senza sbavature.

Schmid7

«Puntuale». Il pallone per il 4-0 di Birligea è un regalo confezionato con cura; prima aveva tenuto in apprensione la difesa salentina per settanta minuti, sbagliando solo un paio di conclusioni.

Hasa (76’)s.v.

Minuti insufficienti per giudicarlo.

Kvernadze8

«Brillante». Due assist, la fascia sinistra trasformata in una pista privata e un duello con Danilo Veiga vinto a mani basse. Si procura anche il rigore. Il paragone con Kvara lo ha fatto il suo allenatore, e non per ridere.

Raimondo7

«Crescente». Primo tempo imbrigliato, poi il tocco del 3-0 sull’invito di Kvernadze. Ottavo gol, capocannoniere in coabitazione: anche nelle serate opache trova il modo di finire nel tabellino.

Birligea (70’)7,5

«Travolgente». Entra al 70’ e segna due volte, i primi gol in Serie A, e una revisione al VAR attesa con la pazienza di chi sa di avere ragione. Messaggio ricevuto in panchina, e pure in classifica marcatori.

Lecce

Falcone7

«Ammutolito». Cinque gol subiti e voto alto: il paradosso si spiega con le parate che hanno evitato un passivo ancora più pesante. Il migliore dei suoi, a distanza.

Siebert4,5

«Travolto». Sempre in ritardo, mal posizionato sulle incursioni, causa il rigore e si prende un giallo per un fallo di mano. Serata da cancellare dal curriculum.

Tiago Gabriel5

«Grigio». Comincia bene su Raimondo, poi si prende un giallo e insegue: sul 3-0 e sul 4-0 lascia troppo spazio a chi poi calcia.

Ndaba5,5

«Impreciso». In ritardo sulle incursioni avversarie, è il primo a pagare il cambio di sistema all’intervallo.

Fatah (46’)5,5

«Abbandonato». Entra per dare peso all’attacco del nuovo 4-3-3, ma si ritrova in una squadra che non riesce mai ad accendere il motore.

Danilo Veiga5

«Anonimo». Esterno destro di una difesa a cinque che a destra concede troppo: il duello con Kvernadze lo perde senza mai avere la sensazione di giocarlo.

Maleh5,5

«Disattento». Rincorre, si fa imbucare alle spalle e non mette mai una toppa. Onesto nel dopopartita più di quanto sia stato efficace in campo.

Gorter (58’)6

«Bravo». Gli viene attribuito l’assist per il gol di Monteiro; a parte quello, poco da annotare.

Ngom5

«Abbattuto». Preso in mezzo dal giro palla ciociaro, non disinnesca una ripartenza e si prende anche un’ammonizione. Troppo leggero per una serata così.

Gandelman5,5

«Tardivo». Ci prova da lontano e chiede un rigore per una trattenuta di Calò, ma non trova mai gli spazi giusti. Esce al 58’.

N’Dri (58’)5

«Gelido». In campo nonostante un’infiltrazione, risulta impalpabile per mezz’ora abbondante.

Gallo5

«Fallace». Lento a ripiegare e impreciso in costruzione, sulla sua fascia passano Ghedjemis e il pallone del vantaggio.

Monteiro6,5

«Sufficiente». Il primo gol in giallorosso, un destro preciso sul palo lontano, e un tiro deviato in angolo da Palmisani. L’unico a dare l’impressione di voler cambiare la serata.

Kaba (83’)s.v.

Minuti insufficienti per giudicarlo.

Esteban5

«Sbadato». Titolare al posto di Geubbels, si fa vedere una volta e poi sparisce tra gli spazi risicati lasciati dalla difesa di casa.

Stulic (58’)5

«Offuscato». Entra per dare profondità, non ne trova nemmeno un metro.

Voti e aggettivi: Fantacalcio.it, gli aggettivi sono quelli tra caporali. Le righe che seguono sono farina del nostro sacco, impastata con i giudizi pubblicati e con la cronaca. S.v. = senza voto; n.p. = pagella non pubblicata.

Il tabellino

Frosinone-Lecce 5-1 (primo tempo 2-0)

Marcatori
25’ Cichella (F), 45’+1’ Calò su rigore (F), 59’ Raimondo (F), 72’ Birligea (F), 82’ Monteiro (L), 90’+4’ Birligea (F)
Assist
Ghedjemis (1-0), Kvernadze (3-0), Schmid (4-0), Kvernadze (5-1); sul gol di Monteiro alcuni conteggi assegnano l’assist a Gorter, altri lo registrano come palla persa in uscita dal Frosinone
Frosinone
4-2-3-1 Palmisani; Oyono, Calvani (80’ Fayed), Monterisi, Terzic; Cichella, Calò (76’ El Azzouzi); Ghedjemis (70’ Fini), Schmid (76’ Hasa), Kvernadze; Raimondo (70’ Birligea). All. Alvini
Lecce
3-5-2 Falcone; Siebert, Tiago Gabriel, Ndaba (46’ Fatah); Danilo Veiga, Maleh (58’ Gorter), Ngom, Gandelman (58’ N’Dri), Gallo; Monteiro (83’ Kaba), Esteban (58’ Stulic). All. Di Francesco
Arbitro
Abisso di Palermo (assistenti Alassio e Di Giacinto, quarto ufficiale Maresca, Var Piccinini, Avar Mazzoleni)
Ammoniti
Tiago Gabriel (L) al 38’, Ngom (L) al 51’, Siebert (L) al 79’
Espulsi
nessuno
Note
stadio Benito Stirpe di Frosinone, calcio d’inizio alle 18.30; recupero 1’ nel primo tempo, 4’ nel secondo. Rigore concesso per un contatto di Siebert su Kvernadze e confermato dopo il controllo al Var; il Lecce aveva chiesto poco prima un rigore per una trattenuta di Calò su Gandelman. Gol del 4-0 convalidato dopo una lunga revisione al Var. Lecce passato al 4-3-3 dall’intervallo. Geubbels fermatosi nel riscaldamento, sostituito da Esteban. Tiri 26-15, in porta 9-6, possesso 60%-40%, angoli 10-3, falli 10-17, gol attesi 3,11-1,47. Le fonti differiscono di un minuto su alcuni gol (Calò 45’ o 45’+1’, Raimondo 59’ o 60’, primo gol di Birligea 72’ o 74’, secondo 90’+4’ o 90’+5’) e su alcuni cambi (Fini, Birligea, Hasa, El Azzouzi e Fayed tra il 70’ e l’81’); per gli ingressi di Hasa ed El Azzouzi seguiamo la versione prevalente (Hasa per Schmid, El Azzouzi per Calò), che una fonte riporta invertita.

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