La chiave: giovedì sera al Franchi Maurizio Sarri si siederà sulla panchina sbagliata, quella degli ospiti, alla guida dell’Atalanta, lui che Firenze invoca da anni e che la Fiorentina non ha mai avuto. La svolta: l’ex bancario cresciuto a Figline Valdarno, partito dalla Seconda categoria con lo Stia, ha vinto un’Europa League e uno scudetto, ma la panchina viola gli è sempre passata accanto, tra telefonate in ritardo, smentite ufficiali e un campanello mai suonato. Il dato: in otto giornate la Fiorentina ha segnato 9 gol in campionato, e tra esterni d’attacco e mezzali ne sono arrivati 3, tutti di Mastantuono nella stessa sera di Venezia, mentre nel Napoli 2016-17 di Sarri ali e mezzali ne segnarono 50.
C’è un tipo di nostalgia che il tifoso viola conosce bene: quella per le cose che non sono mai successe. Non rimpiangiamo soltanto i campioni ceduti o gli scudetti sfiorati, ma anche gli allenatori che avrebbero potuto sedersi sulla nostra panchina e invece hanno fatto carriera altrove, di solito vincendo. Maurizio Sarri è il capitolo più lungo di questo album dei ricordi immaginari. Lo abbiamo visto passare da Empoli, a trenta chilometri da Firenze, poi da Napoli, Londra, Torino, Roma e ora Bergamo. Ogni estate il suo nome torna in città come le zanzare e i saldi, e ogni estate riparte per un’altra destinazione.
Giovedì, per la nona giornata, Sarri tornerà al Franchi da avversario. La Fiorentina di Vanoli è diciottesima con 4 punti, ha la peggior difesa del campionato con 19 gol subiti e un attacco che fatica a trovare chi segni oltre al centravanti e ai terzini. È l’occasione giusta per raccontare la carriera di un allenatore che a Firenze molti considerano uno di famiglia, per capire quanto ci sia di vero in questa appartenenza e, soprattutto, per guardare da vicino la cosa che il suo calcio sa fare meglio e che alla Fiorentina di oggi manca di più: far segnare gli esterni d’attacco e le mezzali.
Nato a Napoli, cresciuto a Figline: un cuore con due maglie
Partiamo da una precisazione, perché in una rubrica che si chiama Amaro Viola la sincerità viene prima del romanticismo. Sarri è nato a Napoli il 10 gennaio 1959: il padre Amerigo, di Figline Valdarno, lavorava come gruista all’Italsider di Bagnoli. Dopo una parentesi nella Bergamasca, a Castro, la famiglia è tornata in Valdarno, e lì Maurizio è cresciuto. Il comunicato con cui l’Atalanta lo ha presentato lo scorso giugno lo dice con una formula precisa: nato a Napoli, cresciuto in Toscana fin da piccolo, con una parentesi nei primi anni d’infanzia proprio nella Bergamasca.
E il tifo? Qui serve maneggiare le parole con cura. Sarri, quando ne ha parlato in prima persona, ha raccontato soprattutto un cuore napoletano. In una lunga intervista a Sky del febbraio 2017 spiegò che da bambino tifava Napoli, perché gli sembrava logico tifare per la squadra della città in cui si è nati, e aggiunse una frase che a Firenze conosciamo a memoria: «Tanti zii erano tifosi della Fiorentina, quindi vedevo anche i viola, sono le squadre della vita». Nella stessa intervista ricordava che un suo familiare abitava in piazza Alberti, a quattrocento metri dallo stadio. Nel giugno 2024, al Corriere della Sera, ha ringraziato De Laurentiis per avergli permesso di allenare «la squadra per cui tifavo da bambino», cioè il Napoli.
Il Sarri tifoso viola, insomma, è un ritratto composto da più mani. C’è quella di Aurelio Virgili, figlio di Giuseppe «Pecos Bill» Virgili, centravanti del primo scudetto viola, e amico di Sarri dal 1999, dai tempi della banca. Nel dicembre 2017, a Radio Bruno, Virgili raccontava che Sarri da bambino tifava Napoli ma che poi il padre lo aveva portato a tifare viola. Nel settembre 2019, al Corriere dello Sport, aggiungeva: «Quando non riesce a vedere la partita mi chiede sempre “come s’è giocato”?». E c’è la Gazzetta dello Sport, che nell’ottobre 2020 lo definiva «da sempre tifoso viola». Il quadro più onesto è dunque questo: due squadre della vita, una dichiarata per nascita, l’altra respirata in famiglia. A Firenze ci accontentiamo volentieri della metà, che per i nostri standard recenti è già una quota di maggioranza.
Dallo sportello allo spogliatoio: l’impiegato che contava i calci piazzati
Prima di diventare il Comandante, Sarri è stato un difensore dilettante, cresciuto nel Figline, con cui esordì in Serie D nella stagione 1975-76. Secondo la sua biografia su Wikipedia sostenne anche due provini, con il Torino e con la Fiorentina: il primo, piccolo appuntamento mancato con i colori viola, per una storia che di appuntamenti mancati sarebbe diventata un catalogo. Gli infortuni lo fermarono presto, e la sua vita prese la strada più prevedibile per un ragazzo toscano con la testa per i numeri: la banca. Lavorò per la Banca Toscana, anche all’estero, tra Londra, Germania, Svizzera e Lussemburgo, e lasciò lo sportello soltanto nel 2002, quando allenava la Sansovino.
Nel frattempo, la sera, allenava. Il suo sito ufficiale mette in fila le tappe come le stazioni di una linea regionale: Stia nel 1990-91, Faellese dal 1991 al 1993, Cavriglia dal 1993 al 1996, Antella dal 1996 al 1998, Valdema nel 1998-99, Tegoleto nel 1999-2000. Con Cavriglia e Antella conquistò l’Eccellenza, poi arrivò la Sansovino, portata in tre stagioni dall’Eccellenza alla Serie C2 con tanto di Coppa Italia di Serie D. In quegli anni un giornalista locale lo soprannominò «Mister 33», per l’infinita varietà di schemi sui calci piazzati: non erano davvero trentatré, ma rendevano l’idea di un uomo che già allora preparava una punizione laterale come una pratica di mutuo.
Nel 2003 la Sangiovannese lo portò tra i professionisti, e lui ricambiò con la promozione in C1. Sarri anni dopo, in un’intervista al Foglio del novembre 2014 riportata dalla sua biografia, avrebbe spiegato così la scelta di lasciare la banca: «Ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis». Tenete a mente quel «gratis»: tornerà, e proprio a proposito della Fiorentina.
Il giro d’Italia in tuta: Pescara, Arezzo, Sorrento e la scoperta dell’Empoli
La seconda parte della gavetta sembra il giro di un rappresentante di commercio: Pescara in Serie B nel 2005-06, con una salvezza conquistata con tre giornate d’anticipo; Arezzo, dove subentrò ad Antonio Conte e fermò sul 2 a 2 sia la Juventus sia il Napoli; Avellino, lasciato prima ancora che cominciasse il campionato; poi Verona, Perugia, Grosseto, Alessandria e Sorrento, con esoneri, dimissioni e qualche impresa. Ad Alessandria, nel 2010-11, adottò la tuta in panchina, che da allora è diventata la sua divisa, più riconoscibile di qualunque stemma.
La svolta arrivò nel 2012, a Empoli. Il primo anno la finale playoff persa con il Livorno, il secondo la promozione in Serie A con la Panchina d’argento, il terzo una salvezza raggiunta con quattro giornate d’anticipo. Quell’Empoli giocava con il rombo, il 4-3-1-2, con Saponara alle spalle di Maccarone e Pucciarelli, e già mostrava il marchio di fabbrica: linea difensiva alta, pressione coordinata, costruzione dal basso senza paura.
A Firenze, intanto, si guardava. Secondo la Gazzetta dello Sport, già ai tempi dell’Empoli Sarri era stato avvicinato alla panchina viola. Invece nel giugno 2015 arrivò la chiamata di Napoli, la città in cui era nato. Difficile dargli torto, anche se ci abbiamo provato in tanti.
Napoli, 91 punti e quel 3 a 0 che a Firenze non dimentichiamo
A Napoli nasce il sarrismo, parola che un allenatore difficilmente sceglie per sé ma che finisce per definirlo. In tre stagioni il Napoli di Sarri migliora ogni anno il proprio record di punti: 82 nel 2015-16, 86 nel 2016-17, 91 nel 2017-18, primato che il comunicato dell’Atalanta definisce ancora imbattuto nella storia del club azzurro. Due secondi posti e un terzo, la Panchina d’oro 2015-16, un calcio che anche Pep Guardiola e Fabio Capello si fermarono ad applaudire.
Il momento più doloroso di quel ciclo porta però, per un capriccio della sorte, la firma della Fiorentina. Il 29 aprile 2018 al Franchi il Napoli, appena uscito dalla notte di Inter-Juventus, perse 3 a 0 con la tripletta di Giovanni Simeone e l’espulsione di Koulibaly dopo pochi minuti. Lo scudetto finì a Torino. Sarri, nel 2024, lo ha raccontato così: «noi perdemmo con la Fiorentina e lo scudetto andò alla Juve». Uno dei dispiaceri più grandi della sua carriera glielo abbiamo dato noi. Non è il modo migliore per corteggiare qualcuno, ma nessuno ha mai detto che i fiorentini siano bravi a corteggiare.
Proprio in quei giorni, in un’intervista ripresa da Labaroviola il 25 aprile, Virgili assicurava che Sarri era «un grande tifoso della Fiorentina», e aggiungeva la frase che dà il titolo, idealmente, a questo pezzo: «Poi il suo sogno nel cassetto è allenare la Fiorentina e lo dico seriamente, a volte abbiamo parlato tra il serio e il faceto di un futuro, dopo aver allenato grandi club, come allenatore dei viola anche a gratis». Ecco di nuovo quel «gratis». Detto da un ex bancario, è quasi una dichiarazione d’amore.
Londra, Torino, Roma: il sarrismo in trasferta
Nell’estate 2018 Sarri partì per Londra. Al Chelsea arrivò terzo in Premier League e vinse l’Europa League, battendo 4 a 1 l’Arsenal nella finale di Baku del 29 maggio 2019: il suo primo trofeo tra i professionisti, a sessant’anni. Eden Hazard, che con lui litigava spesso, ha ricordato anni dopo: «credo che con Sarri ho fatto la mia migliore stagione». Mertens lo aveva avvertito: «Vedrai che ti diverti, ma non agli allenamenti». Il sarrismo, in effetti, si diverte la domenica perché si annoia dal lunedì al sabato.
Poi la Juventus, scelta che, a sentire i racconti di famiglia, a casa Sarri non fu accolta con fuochi d’artificio. Virgili riferì che la madre gli aveva detto «non ti parlo più». La prima partita da allenatore bianconero, dopo la polmonite che gli fece saltare le prime due giornate, fu Fiorentina-Juventus 0 a 0, il 14 settembre 2019, al Franchi: il destino, ancora lui, con il suo umorismo da bar. A fine stagione arrivò lo scudetto, il nono consecutivo dei bianconeri e il primo della sua carriera, il 26 luglio 2020; l’8 agosto, dopo l’eliminazione in Champions con il Lione, l’esonero. Sarri nel 2024 ha ammesso che quel periodo fu «un percorso di grande sofferenza» e che lasciare il Chelsea fu l’errore di cui più si rammarica.
Dal 2021 la Lazio: quinto posto, poi il secondo posto del 2022-23 con la qualificazione in Champions, gli ottavi di finale contro il Bayern l’anno successivo e le dimissioni del 13 marzo 2024. Il ritorno nel giugno 2025, una stagione chiusa al nono posto con la finale di Coppa Italia persa 2 a 0 contro l’Inter il 13 maggio 2026, e la risoluzione consensuale ufficializzata dalla Lazio il 27 maggio. Il 15 giugno 2026 l’Atalanta lo ha annunciato come nuovo allenatore, con un contratto fino a giugno 2029. In mezzo, il 13 aprile 2026, un’altra serata al Franchi: Fiorentina-Lazio 1 a 0, gol di Gosens. Anche quella volta, a quanto pare, non siamo stati ospitali.
Tutte le volte che è quasi stato viola
La storia tra Sarri e la Fiorentina è un lungo «quasi». La ricostruzione che segue mette in fila le occasioni documentate, distinguendo tra le parole dello stesso Sarri, le ricostruzioni dei giornali e le semplici voci. Perché il confine, in questo caso, è sottile come la linea del fuorigioco.
| Quando | Che cosa | Di chi è la versione |
|---|---|---|
| 2014-15, ai tempi dell’Empoli | Primo avvicinamento alla panchina viola | Gazzetta dello Sport, ottobre 2020 |
| Maggio 2017 | Prima di scegliere Pioli la Fiorentina prova per Sarri, contratto lungo e clausola da 8 milioni a Napoli: risposta negativa | Corriere Fiorentino, ripreso da Labaroviola |
| Autunno 2020 | Contatto dopo l’esonero di Iachini, prima della scelta di Prandelli: Sarri non se la sente di subentrare in corsa | Gianluca Di Marzio, ripreso da Labaroviola |
| Febbraio 2021 | Un quotidiano scrive di una cena tra Sarri e i dirigenti viola; la Fiorentina smentisce ufficialmente | Comunicato della Fiorentina, riportato da Virgilio Sport |
| 20 maggio 2024 | «L’unico modo sarebbe andare al Viola Park, suonare e vedere se qualcuno apre» | Sarri, Memorial Niccolò Galli |
| 12 giugno 2024 | Su Milan e Fiorentina: «Erano due squadre adatte a me, certo» | Sarri, Corriere della Sera |
| Estate 2025 | Telefonata di un dirigente viola a firma con la Lazio già avvenuta: «una chiamata inopportuna» | Sarri a Sky, 3 novembre 2025 |
| Primavera 2026 | Paratici sonda Sarri, poi sceglie Grosso (ufficiale l’8 giugno); Sarri firma con l’Atalanta il 15 giugno | TuttoMercatoWeb, Il Messaggero |
Le parole più interessanti sono le sue. Nel maggio 2024, alla presentazione del Memorial Niccolò Galli, gli chiesero della Fiorentina e rispose: «Qualche anno fa ci fu un contatto, ma nelle ultime sessioni di mercato mai». Poi la battuta del campanello. Un mese dopo, al Corriere della Sera, si lamentò di non essere stato interpellato dai club italiani «neanche per una chiacchierata». A novembre 2025, dopo Lazio-Cagliari, il retroscena più amaro: «Avevo già firmato per la Lazio quando mi arrivò la telefonata di un dirigente della Fiorentina, che sapeva che avevo già trovato l’accordo con un’altra squadra, mi è sembrata una chiamata inopportuna». Il Messaggero ha poi indicato in Daniele Pradè quel dirigente e riferito che la telefonata arrivò due ore dopo il suo sì alla Lazio. Due ore: a Firenze abbiamo perso treni per meno.
L’ultimo capitolo è di quest’estate. Secondo TuttoMercatoWeb Fabio Paratici aveva pensato a Grosso già ad aprile, poi aveva sondato Sarri, ma «i pregressi tra tecnico e Fiorentina» lo avevano fatto guardare altrove; Il Messaggero, ad aprile, parlava anche di uno strappo da ricucire tra Sarri e lo stesso Paratici, risalente ai tempi della Juventus. Il resto è cronaca: Grosso esonerato il 6 settembre dopo tre sconfitte in tre giornate, Vanoli richiamato il giorno dopo, Sarri a Bergamo da tre mesi.
E il sogno? Non abbiamo trovato una frase di Sarri in cui dica, con queste parole, di voler allenare la Fiorentina prima di smettere. Abbiamo le confidenze riferite dall’amico Virgili, ripetute negli anni: nel 2019 al Corriere dello Sport, «Una volta mi ha detto che a fine carriera viene ad allenare qui gratis»; nel maggio 2020 a Radio Bruno, «Allenare la Fiorentina è il suo sogno nel cassetto, me l’ha confessato». E abbiamo la sua ironia sul campanello del Viola Park, che non è una dichiarazione d’amore ma non è nemmeno una porta chiusa. Il sogno nel cassetto, dunque, è quello che raccontano i suoi amici e che Firenze, da anni, ha scelto di credere. In questa rubrica lo trattiamo per quello che è: una confidenza, non un contratto.
Il credo: la palla è il riferimento, il compagno è la soluzione
Che cosa compreremmo, se un giorno quel campanello suonasse davvero? Un’idea di calcio molto riconoscibile. Il sistema di riferimento è il 4-3-3, con un regista basso davanti alla difesa e due mezzali; a Empoli il rombo, ad Alessandria e ora a Bergamo anche il 4-2-3-1, perché Sarri non è un monaco. Lo ha detto lui stesso nel 2024: «Le mie squadre devono avere una fisionomia ma bisogna allenare i ragazzi anche rispetto agli avversari, sapersi adattare. Se così non fosse allenerei solo me stesso».
I principi, però, restano. La difesa è a quattro, alta e a zona, con il pallone come riferimento e non l’avversario: la linea sale, scende e scivola in base a dove si trova la palla e a chi la sta giocando, se è pressata o libera di verticalizzare. Per controllarla Sarri usa perfino i droni, che filmano dall’alto le distanze tra i reparti. In possesso la squadra costruisce dal basso con passaggi corti, cerca il terzo uomo, attira la pressione per poi uscire in verticale. Il pallone deve viaggiare a uno o due tocchi: il famoso giro palla del Napoli, uno dei più belli che il campionato italiano abbia visto negli ultimi vent’anni, non era un esercizio di stile ma un modo per spostare l’avversario e aprire il varco giusto.
Il segreto sta nelle catene laterali. A sinistra, nel Napoli, terzino, mezzala ed esterno formavano un triangolo che si muoveva a memoria: Ghoulam saliva, Hamsik si allargava o tagliava, Insigne veniva dentro al campo sul piede destro. Quando la palla arrivava a quel lato, il lato opposto si preparava al colpo: Callejón partiva dalla destra e attaccava il secondo palo alle spalle del terzino, un movimento ripetuto così tante volte che chiunque abbia visto quel Napoli lo riconoscerebbe a occhi chiusi. La mezzala, intanto, non restava a guardare: Hamsik prima, Zielinski poi, entravano in area da dietro, nel momento in cui i difensori erano occupati da centravanti ed esterni.
Sarri chiede agli esterni d’attacco di essere attaccanti, non ali da cross: partono larghi per allargare la difesa, poi vengono dentro, verso la porta. Alle mezzali chiede di essere centrocampisti d’inserimento, capaci di arrivare in area con i tempi giusti e di occupare lo spazio lasciato libero dal centravanti che viene incontro. E quando serviva, ha reinventato anche il centravanti: nell’ottobre 2016, con Milik infortunato, spiegò che Mertens poteva giocare da falso nove perché «bisognava cercare di muovere la loro difesa e Dries questo lo fa benissimo», precisando che non si poteva pretendere che diventasse «un centravanti d’area». Quella stagione Mertens segnò 28 gol in Serie A. Il centravanti d’area, a quanto pare, era sopravvalutato.
Ali che tagliano, mezzali che arrivano: i numeri del sarrismo
Le impressioni sono belle, ma i numeri sono più difficili da contestare. Abbiamo contato i gol in campionato di esterni d’attacco e mezzali nelle stagioni intere di Sarri in Serie A e in Premier League, con i dati di Transfermarkt. La classificazione dei ruoli è nostra e, per forza di cose, un po’ approssimativa: Mertens nel 2015-16 è contato tra le ali, perché quell’anno giocava soprattutto da esterno alle spalle di Higuaín; dal 2016-17 in poi è un centravanti e resta fuori dal conto.
| Stagione | Squadra | Gol squadra | Esterni d’attacco | Mezzali | Ali e mezzali |
|---|---|---|---|---|---|
| 2015-16 | Napoli | 80 | 24 (Insigne 12, Callejón 7, Mertens 5) | 9 (Hamsik 6, Allan 3) | 33 (41%) |
| 2016-17 | Napoli | 94 | 32 (Insigne 18, Callejón 14) | 18 (Hamsik 12, Zielinski 5, Allan 1) | 50 (53%) |
| 2017-18 | Napoli | 77 | 18 (Callejón 10, Insigne 8) | 15 (Hamsik 7, Zielinski 4, Allan 4) | 33 (43%) |
| 2018-19 | Chelsea | 63 | 27 (Hazard 16, Pedro 8, Willian 3) | 13 (Loftus-Cheek 6, Kanté 4, Barkley 3) | 40 (63%) |
| 2021-22 | Lazio | 77 | 19 (Pedro 9, Felipe Anderson 6, Zaccagni 4) | 16 (Milinković-Savić 11, Luis Alberto 5) | 35 (45%) |
| 2022-23 | Lazio | 60 | 23 (Zaccagni 10, Felipe Anderson 9, Pedro 4) | 18 (Milinković-Savić 9, Luis Alberto 6, Vecino 2, Basic 1) | 41 (68%) |
| 2025-26 | Lazio | 41 | 21 (Isaksen 5, Pedro 5, Noslin 4, Cancellieri 4, Zaccagni 3) | 8 (Taylor 3, Basic 2, Guendouzi 2, Dele-Bashiru 1) | 29 (71%) |
Il dato più impressionante è quello del 2016-17: 50 gol tra ali e mezzali, più della metà dei 94 segnati dal Napoli, a cui vanno aggiunti i 28 di Mertens, un ex esterno trasformato in centravanti. Ma il filo rosso attraversa tutte le squadre: a Londra Hazard chiude con 16 gol e 15 assist, la sua migliore stagione secondo lui stesso, e i centrocampisti offensivi del Chelsea aggiungono 13 reti; alla Lazio Milinković-Savić tocca gli 11 gol nel 2021-22 e Zaccagni arriva in doppia cifra nel 2022-23, l’anno del secondo posto, in cui ali e mezzali firmano due gol biancocelesti su tre.
C’è un’eccezione, ed è giusto dirla: la Juventus 2019-20. Con Cristiano Ronaldo, 31 gol, schierato nel tridente con Dybala e Higuaín, il gioco passava da lui, e le mezzali segnarono pochissimo: 3 gol Ramsey, 1 Rabiot, nessuno Matuidi e Bentancur. Sarri, anche quella volta, si adattò ai giocatori che aveva. Ma resta la stagione meno sarriana della sua carriera, ed è anche l’unica, curiosamente, in cui ha vinto uno scudetto.
Per confrontare stagioni di lunghezza diversa con quella in corso, il dato più utile è la media per partita. Il grafico qui sotto mette in fila i gol di ali e mezzali per giornata nelle squadre di Sarri e nella Fiorentina di quest’anno.

E la Fiorentina? Una tripletta a Venezia, poi il silenzio
Veniamo a noi, con il bicchiere in mano e il retrogusto che conosciamo. In otto giornate la Fiorentina ha segnato 9 gol. I marcatori, secondo Transfermarkt e FBref, sono questi: Mastantuono 3, Jiménez 2, Pellegrino 2, Pongracic 1, più un’autorete di Vásquez a Genova. Tradotto: un esterno d’attacco, un terzino destro, un centravanti, un difensore centrale e un avversario generoso.
| Giocatore | Ruolo | Presenze | Gol | Assist |
|---|---|---|---|---|
| Franco Mastantuono | Esterno destro | 8 | 3 | 0 |
| Alieu Njie | Esterno sinistro | 6 | 0 | 0 |
| Wilfried Gnonto | Esterno | 6 | 0 | 0 |
| Pedro Gonçalves | Esterno o trequartista | 5 | 0 | 0 |
| Cher Ndour | Mezzala | 8 | 0 | 1 |
| Marco Brescianini | Mezzala | 6 | 0 | 0 |
| Arthur Atta | Mezzala | 5 | 0 | 0 |
| Christ Inao Oulaï | Mezzala | 4 | 0 | 0 |
| Nicolò Fagioli | Regista | 8 | 0 | 2 |
I tre gol degli esterni sono tutti di Mastantuono e tutti nella stessa sera, l’11 settembre a Venezia, nell’unica vittoria del campionato: 29’, 30’ e 84’. Prima di quella partita, nelle prime tre giornate, la Fiorentina aveva segnato un gol in tutto. Dopo, nelle quattro giornate successive, ne ha segnati quattro: due di Jiménez, uno di Pongracic e l’autorete di Genova. Esterni e mezzali, da quella sera in Laguna, sono a secco in campionato. Le mezzali, poi, non hanno ancora segnato in questa Serie A: zero gol tra Ndour, Brescianini, Atta e Oulaï.
Il confronto con la tabella precedente è impietoso, e lo diciamo con l’affetto che si deve a una squadra in difficoltà. La Fiorentina segna in media 1,1 gol a partita: meno di quanto segnavano da sole le ali e le mezzali del Napoli 2016-17, che viaggiavano a 1,3 a giornata. Le nostre ali e le nostre mezzali sono a 0,38, e senza quella notte veneziana sarebbero a zero. Non è soltanto una questione di talento, ma di meccanismi: chi attacca il secondo palo quando la palla è sull’altra fascia, chi entra in area quando il centravanti viene incontro, chi riempie lo spazio che il terzino lascia salendo. Nella Fiorentina di oggi i gol arrivano da un terzino che calcia da fuori, da un difensore centrale o dal centravanti, e quasi mai da un movimento codificato degli uomini che, nel 4-3-3 di Vanoli, dovrebbero accompagnare Pellegrino.
Non è tutta colpa di Vanoli, arrivato il 7 settembre al posto di Grosso con una squadra costruita per un altro allenatore. Ma a sinistra Njie e Gnonto si alternano senza che nessuno dei due abbia ancora segnato, e in mezzo Ndour, la mezzala con più gamba, ha un assist e nessuna rete. Il punto è che il calcio di Sarri, con tutti i suoi difetti, ha sempre risolto proprio questo problema: trasformare i giocatori di fascia e di mezzo campo in attaccanti aggiunti. È la cosa che ci manca, ed è la cosa che lui sa fare meglio. Ecco perché l’amaro, questa settimana, è più amaro del solito.
Bergamo, il 4-2-3-1 e un avversario da applaudire (ma solo dopo)
Per onestà va detto che anche il Sarri di Bergamo, per ora, non è il Sarri di Napoli. L’Atalanta è undicesima con 10 punti, 14 gol segnati e 15 subiti, e in trasferta non ha ancora fatto punti. Il suo capocannoniere è il centravanti Krstović, con 6 gol; tra gli esterni e i trequartisti hanno segnato soltanto Elmas e Samardžić, uno a testa, mentre Rowe, Zalewski e De Ketelaere sono ancora a zero, anche se il belga ha già due assist. Il sistema, poi, è cambiato: contro il Venezia, il 12 ottobre, Sarri ha schierato per la prima volta dall’inizio il 4-2-3-1, con due mediani a protezione della difesa. Il commento fu da manuale: «Il 4-2-3-1 è talmente definitivo che abbiamo chiuso l’ultima mezzora col 4-3-3». E poi: «l’intento era di diventare più pericolosi. Ma è da calibrare, perché si prendono anche più rischi».
Giovedì alle 20:45, arbitro La Penna, l’Atalanta dovrebbe presentarsi così: Carnesecchi; Zappacosta, Kristensen, Obric, Bernasconi; Gaetano, Éderson; Elmas, De Ketelaere, Rowe; Krstović. Dovrebbero mancare tre centrali, Hien, Kossounou e Kolasinac. La Fiorentina dovrebbe rispondere con il 4-3-3: De Gea; Jiménez, Dragusin, Viery, Valdepeñas; Ndour, Fagioli, Brescianini; Mastantuono, Pellegrino, Njie.
La partita, come abbiamo scritto nel nostro punto tattico, si deciderà probabilmente sulle palle inattive, dove la Dea ha mostrato le crepe più grandi, e sulla capacità della Fiorentina di non perdere la testa dopo il primo episodio sfavorevole. Ma per chi ama il calcio ci sarà anche un altro spettacolo: osservare come si muovono gli esterni di Sarri quando la palla è sul lato opposto, e chiedersi perché i nostri, nella stessa situazione, restino spesso fermi ad aspettarla.
Sarri ha già fatto male alla Fiorentina, e la Fiorentina a lui. Il saldo, per la verità, è curioso: lo abbiamo battuto nella partita che gli è costata uno scudetto e nella sera di aprile in cui è tornato al Franchi, lo stadio dove qualche tifoso aveva perfino affisso i suoi santini, e gli abbiamo concesso un pareggio nella sua prima panchina bianconera. Giovedì ci basterebbe un’altra serata così, con tutto il rispetto per il tifoso viola che c’è in lui.
Il sogno nel cassetto e la chiave che non si trova
Maurizio Sarri compirà sessantotto anni a gennaio. Ha un contratto con l’Atalanta fino al 2029 e, almeno a parole, nessuna intenzione di smettere: nel 2024 diceva che finché sentirà l’energia per stare in campo tutti i giorni non allenerà nemmeno una Nazionale. Il tempo per realizzare il sogno raccontato dai suoi amici, in teoria, c’è ancora. In pratica, la storia ci insegna che tra Sarri e la Fiorentina c’è sempre stato qualcosa di mezzo: un contratto con un altro club, una clausola, una cena smentita, una telefonata arrivata due ore tardi, un direttore sportivo con altri programmi.
Forse certi amori funzionano meglio a distanza, come le cartoline. Ma una cosa è certa: se un giorno Sarri dovesse davvero suonare il campanello del Viola Park, qualcuno dovrà alzarsi ad aprire in fretta. E portarsi dietro, possibilmente, un paio di esterni che attacchino il secondo palo e una mezzala che sappia entrare in area. Perché a Firenze di sogni nel cassetto ne abbiamo già tanti. Ci manca soltanto qualcuno che trovi la chiave.
Fonti
- Atalanta BC, «La panchina dell’Atalanta è di Maurizio Sarri: benvenuto mister!» (15 giugno 2026)
- ANSA, «È ufficiale, Sarri ha firmato: all’Atalanta con contratto triennale» (15 giugno 2026)
- Calcio e Finanza, contratto di Sarri con l’Atalanta fino al 2029 (15 giugno 2026)
- ANSA, «Sarri-Lazio è finita, ufficiale la separazione» (27 maggio 2026)
- Maurizio Sarri, sito ufficiale, biografia e carriera
- Wikipedia, voce «Maurizio Sarri» (biografia, carriera, citazione dal Foglio del 30 novembre 2014)
- MondoNapoli, intervista di Sarri a Sky (3 febbraio 2017)
- Corriere della Sera, «Maurizio Sarri: Milan e Fiorentina potevano ascoltarmi, ma in serie A nessuno mi ha cercato» (12 giugno 2024)
- FirenzeToday, «Sarri chiama la Fiorentina: vediamo se qualcuno mi apre al Viola Park» (20 maggio 2024)
- Labaroviola, «Sarri: in estate mi chiamò un dirigente della Fiorentina, ma ero già della Lazio» (4 novembre 2025)
- Il Messaggero, «Sarri-Fiorentina, ritorno al futuro» (9 aprile 2026)
- Gazzetta dello Sport, «Sarri-Fiorentina, quel flirt che non diventa matrimonio» (7 gennaio 2026)
- Gazzetta dello Sport, «Fiorentina, Iachini non rischia: ma è viva la suggestione Sarri» (19 ottobre 2020)
- Labaroviola, «Diego Della Valle e quella telefonata a De Laurentiis per chiedere di avere Sarri» (20 maggio 2017)
- Labaroviola, «Incontro tra la Fiorentina e Sarri? Ramadani smentisce» (23 febbraio 2021)
- Virgilio Sport, «Fiorentina: il club smentisce incontro con Sarri»
- Labaroviola, Virgili a Radio Bruno: «Sarri tifa viola grazie al padre» (7 dicembre 2017)
- Labaroviola, Virgili: «Sogna di allenare la Fiorentina» (25 aprile 2018)
- FiorentinaNews, Virgili al Corriere dello Sport: «Un giorno verrà ad allenare i viola gratis» (13 settembre 2019)
- Labaroviola, Virgili a Radio Bruno: «Il suo sogno nel cassetto? Allenare la Viola» (6 maggio 2020)
- TuttoMercatoWeb, «La prima scelta di Paratici: Grosso alla Fiorentina» (28 maggio 2026)
- ACF Fiorentina, «Grosso è il nuovo allenatore della Fiorentina» (8 giugno 2026)
- Sky Sport, «La Fiorentina esonera Grosso» (6 settembre 2026)
- ANSA, «Vanoli è ufficiale, sostituisce l’esonerato Grosso» (7 settembre 2026)
- Gazzetta dello Sport, «Fiorentina-Napoli 3-0, Simeone tripletta» (29 aprile 2018)
- Sky TG24, «Fiorentina-Juventus, Sarri debutta in panchina: finisce 0-0» (14 settembre 2019)
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- Sportmediaset, Sarri: «Il 4-2-3-1 positivo, buona alternativa ma aumentano i rischi» (12 ottobre 2026)
- TuttoAtalanta, «Due moduli, un uomo che cambia posto: come funziona l’Atalanta di Sarri»
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