PartiteSerie A · 8ª giornata
Inter-Fiorentina 2-1: la partita perfetta dura novanta minuti, poi il recupero presenta il contoInter
2–1FINALE
Inter-Fiorentina 2-1: la partita perfetta dura novanta minuti, poi il recupero presenta il contoFiorentina
dom 25/10 · San Siro

Inter-Fiorentina 2-1: la partita perfetta dura novanta minuti, poi il recupero presenta il conto

Inter-Fiorentina 2-1 nella 8ª giornata di Serie A: Jiménez porta avanti la Fiorentina al 65’ con un destro da fuori, De Gea para tutto, Mariani non concede il rigore per il fallo di Viery su Thuram e Carlos Augusto colpisce due traverse; nel recupero Thuram pareggia al 91’ e Zielinski segna su rigore al 97’. Vanoli vede il bicchiere mezzo pieno, ma la Fiorentina resta a 4 punti, 18ª, con l’Atalanta in arrivo giovedì.

violahub.comMax Calis · ViolaHub · 25 ottobre · 24 min
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Inter-Fiorentina 2-1: la partita perfetta dura novanta minuti, poi il recupero presenta il conto

Inter-Fiorentina 2-1 nella 8ª giornata di Serie A: Jiménez porta avanti la Fiorentina al 65’ con un destro da fuori, De Gea para tutto, Mariani non concede il rigore per il fallo di Viery su Thuram e Carlos Augusto colpisce due traverse; nel recupero Thuram pareggia al 91’ e Zielinski segna su rigore al 97’.…

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Il risultato: Inter-Fiorentina 2-1 nella 8ª giornata di Serie A, con i viola avanti al 65’ grazie a un destro da fuori di Álex Jiménez e ripresi solo nel recupero, prima da Thuram al 91’ e poi dal rigore di Zielinski al 97’, concesso per una trattenuta di Valdepeñas sullo stesso attaccante francese. La chiave: per novanta minuti De Gea para tutto, Mariani non vede il fallo di Viery su Thuram al 69’ e Carlos Augusto colpisce due traverse, ma la Fiorentina arretra metro dopo metro fino a consegnare all’Inter la sua quarta rimonta da tre punti in otto giornate. La classifica: l’Inter sale a 22 punti e riaggancia la Lazio in vetta, la Fiorentina resta a 4 punti al 18° posto, a pari merito con Udinese, Genoa e Parma e davanti soltanto al Venezia, in una graduatoria provvisoria in attesa delle altre partite del turno.

Marcatori: 65’ Jiménez, 90’+1’ Thuram, 90’+7’ Zielinski (rig.)

Venerdì, al Viola Park, Paolo Vanoli aveva pronunciato due frasi che oggi suonano come una profezia scritta da un autore con un debole per il sarcasmo. La prima: «Nulla però è impossibile, noi andiamo lì per provare a portare a casa la vittoria». La seconda: «Servirà la partita perfetta, cosa che adesso abbiamo fatto solo a tratti». A San Siro la Fiorentina le ha onorate entrambe con una precisione quasi notarile: ha giocato la partita perfetta e ha dimostrato che nulla è impossibile. Purtroppo la partita perfetta è durata novanta minuti, e la cosa impossibile l’ha realizzata l’Inter, che si è presa tre punti in sette minuti di recupero contro una squadra che fino al 90’ stava vincendo. Il calcio, a differenza della lavagna, ha un orologio, e l’orologio quest’anno non tifa viola.

C’era anche una terza frase, nella conferenza della vigilia, che merita di essere ripescata: «Non siamo mai andati in vantaggio, abbiamo sempre preso gol». Vanoli è stato accontentato a metà, come certi clienti al ristorante che chiedono il dolce senza zucchero: la Fiorentina è andata in vantaggio, finalmente, e ha preso gol lo stesso, anzi due. È la sintesi più crudele e più onesta del pranzo milanese: la squadra viola ha corretto il difetto che lamentava e ne ha scoperto uno nuovo, quello di non sapere che farsene di un vantaggio. Come vincere alla lotteria e perdere il biglietto sul tram del ritorno.

Pranzo a San Siro: Provedel debutta, De Gea fa il padrone di casa

Le formazioni hanno sciolto i dubbi della vigilia nel modo più democratico possibile, dando ragione un po’ a tutti. Vanoli ha scelto il 4-3-3 con De Gea in porta, Jiménez a destra, Dragusin e Pongracic al centro, Valdepeñas a sinistra; in mezzo Ndour, Fagioli e Brescianini; davanti Mastantuono, Pellegrino e Njie. Il terzino sinistro, che alla vigilia quattro giornali disegnavano in tre modi diversi, alla fine è stato Valdepeñas: tenete a mente il nome, perché la storia lo ritroverà nel momento meno opportuno. Chivu ha risposto con il 3-5-2 e sei cambi rispetto alla notte di Champions contro lo Shakhtar, a cominciare dalla porta, dove ha debuttato in nerazzurro Ivan Provedel, assente da sette mesi per una lussazione alla spalla, secondo il Corriere della Sera. Davanti a lui Bisseck, Akanji e Bastoni; sulle corsie Diouf e Carlos Augusto; in mezzo Barella, Calhanoglu e Mkhitaryan; in attacco Thuram con Pio Esposito.

L’allenatore dell’Inter, prima del fischio d’inizio, aveva riservato ai viola parole quasi affettuose, a DAZN: «Sarà una partita difficile: la Fiorentina ha qualità, è allenata bene e per interpreti può mettere in difficoltà chiunque. Finora hanno raccolto meno di quello che meritavano». Un complimento sincero, probabilmente, ma con il retrogusto di quelle frasi che si dicono all’avversario prima di batterlo, come il «si accomodi» del dentista. Fabio Paratici, sempre a DAZN, aveva invece scelto la metafora alpina: «ci sono le salite e non ci sono le scorciatoie». A fine giornata nessuno gli ha contestato la prima parte del ragionamento.

La partita è cominciata con Mastantuono che dopo trenta secondi puntava già Bastoni, guadagnandosi una punizione, e con un Ndour che al 12’ ha calciato da lontano, con il pallone deviato su cui Provedel è intervenuto evitando il calcio d’angolo. Sarebbe rimasto a lungo l’unico brivido viola: i tiri nello specchio della Fiorentina, a fine partita, saranno due in tutto, e conviene tenerlo a mente. Poi l’Inter ha preso il pallone e non l’ha più restituito. Al 15’ Barella ha provato da fuori dopo aver rubato palla proprio a Fagioli, poi Carlos Augusto e Mkhitaryan hanno cercato la porta di testa, Diouf con il sinistro dal limite. La Fiorentina reggeva con ordine, i due reparti stretti, gli esterni bassi: una squadra che per la prima mezz’ora sembrava aver studiato, il che di questi tempi è già una notizia da prima pagina.

Dopo la mezz’ora, però, è cominciato il pomeriggio di David De Gea, che i numeri della vigilia mettevano sotto accusa e che Vanoli aveva difeso con quattro parole: «De Gea non si discute». Non si è discusso, infatti: si è applaudito. Al 35’ Thuram ha disorientato Pongracic con un doppio passo e ha calciato sul palo lontano, e lo spagnolo ha deviato con il piede. Un minuto dopo Pio Esposito ha colpito di testa a botta sicura, e De Gea si è disteso a togliere il pallone dalla porta in un intervento che Sky Sport ha definito una gran parata e che Eurosport ha chiamato, senza girarci troppo intorno, un miracolo puro. Al 44’ di nuovo Thuram, di nuovo il diagonale, di nuovo la mano del capitano viola, con Jiménez lesto ad anticipare Carlos Augusto sulla respinta. Il primo tempo si è chiuso sullo 0-0, senza recupero, con l’Inter a chiedersi come fosse possibile e la Fiorentina a chiederselo pure lei, ma con il sorriso.

Dagli spalti, sempre secondo la cronaca di Sky, seguiva la partita anche Roberto Mancini, commissario tecnico della Nazionale, venuto a guardare da vicino diversi azzurri. Se era lì per Pio Esposito, ha visto un ragazzo stretto tra Dragusin e Pongracic come un passeggero nel vagone delle otto; se era lì per i portieri, ha sbagliato maglia.

La ripresa: Pongracic si ferma, Jiménez risponde ai fischi con il collo esterno

Nessun cambio all’intervallo, ma subito un po’ di teatro. Al 47’, racconta Sky, sono volate scintille tra Jiménez e Mkhitaryan, già avversari nei derby di Milano, e lo spagnolo ha risposto ai fischi del pubblico, venendo richiamato dall’arbitro. Il terzino ex Milan è diventato da quel momento il bersaglio preferito di San Siro: ogni pallone toccato, un coro di disapprovazione. Chi ha frequentato almeno una volta uno stadio sa che esiste un solo modo per rispondere a oltre settantamila fischi senza farsi ammonire, e Jiménez lo avrebbe trovato di lì a poco.

Prima, però, la Fiorentina ha perso un pezzo. Al 50’ Pongracic ha tolto a Thuram un pallone destinato in rete con un intervento che Eurosport ha definito pazzesco, e in quella stessa azione si è fatto male: al 51’ Vanoli ha dovuto inserire Viery. Anche qui conviene prendere nota del nome. Al 53’ la Fiorentina ha avuto la sua prima vera occasione della ripresa, con Mastantuono che ha aperto per Pellegrino e il centravanti che si è incartato in area, sbucciando la conclusione. Al 57’ De Gea ha respinto con i pugni un’altra girata di Thuram, servito ancora da Carlos Augusto, che sulla fascia sinistra nerazzurra sembrava avere un abbonamento con posto riservato. Al 64’ Chivu ha tolto Pio Esposito per Bonny, la solita mossa da panchina che a San Siro, quest’anno, di solito precede un gol.

Il gol è arrivato, infatti, un minuto dopo. Ma dall’altra parte. Al 65’ Jiménez ha ricevuto palla fuori area, ha calciato da fermo con il collo esterno destro e ha sorpreso Provedel sul primo palo. Era stato vicino al cambio per un problema fisico, riferisce Sky, ed era rimasto in campo: scelta che Vanoli, per una volta, potrà rivendicare senza bisogno di spiegazioni. Venerdì l’allenatore aveva detto di vederlo «bene a destra», e da destra Jiménez ha firmato il gol più bello della sua stagione nello stadio che lo stava fischiando. Il silenzio di San Siro dopo il pallone in rete è stato, per i tifosi viola davanti alla televisione, il suono più dolce della stagione. Sull’assist le fonti non si mettono d’accordo, Fagioli per ANSA, FotMob e Fantacalcio.it, Mastantuono per il tabellino di Eurosport, ma è una disputa da notai: il gol, quello, era tutto del destro di Jiménez.

Provedel, dal canto suo, ha vissuto l’esordio come un concorso pubblico in cui ti fanno una sola domanda e tu sbagli proprio quella: un primo tempo senza tiri da parare, poi il primo pallone nello specchio della ripresa che finisce in rete. Fantacalcio.it gli ha dato 5,5 con un giudizio asciutto, «posizionato male»; il Corriere della Sera ha scritto che non sembra esente da colpe. Ma sul taccuino dell’ex laziale resterà anche una parata decisiva, più tardi, che vale la pena raccontare al momento giusto.

Momenti chiave

  1. 65′GOL Fiorentina

    Álex Jiménez: 0-1

  2. 90′+1GOL Inter

    Marcus Thuram: 1-1

  3. 90′+7GOL Inter

    Piotr Zielinski: 2-1

Il rigore che non c’era (per Mariani) e le traverse che c’erano (per Carlos Augusto)

L’Inter, di nuovo sotto, ha fatto quello che fa sempre quando è sotto: ha spinto. Al 69’ (68’ per Sky) Thuram è entrato in area dalla destra, ha provato ad accentrarsi e Viery, appena entrato, ha allargato la gamba destra: il contatto c’è stato, il francese è finito a terra e Mariani, secondo la ricostruzione della Gazzetta dello Sport, sembrava inizialmente intenzionato a indicare il dischetto, salvo poi cambiare idea e lasciar proseguire. Il VAR non ha richiamato l’arbitro al monitor. La Fiorentina, che appena una settimana fa scriveva lettere alla Lega per un mancato intervento della sala video, questa volta ha ricevuto in dono la stessa identica distrazione. Il destino ha un senso dell’umorismo spietato: la tecnologia ti abbandona quando ti serve e ti abbandona anche quando ti conviene, così nessuno può dire che faccia preferenze.

Al 70’ Viery è stato ammonito per un altro fallo su Thuram, perché evidentemente il primo non era stato abbastanza convincente. Al 71’ Carlos Augusto ha deviato di testa una punizione di Calhanoglu e il pallone si è stampato sulla parte superiore della traversa. Al 73’, sempre secondo la cronaca di Sky, l’esterno brasiliano ha ripetuto il colpo, prolungando di testa sul secondo palo un pallone che ha sbattuto contro l’incrocio. Due traverse in tre minuti con la stessa testa: a Firenze, se succedesse alla Fiorentina, si parlerebbe di maledizione; a Milano la chiamano ancora sfortuna, ma con l’aria di chi sa che prima o poi verrà risarcita.

In quei minuti la Fiorentina ha anche avuto la palla per chiuderla, perché Vanoli non mentiva quando ha detto che i suoi «potevano fare il 2-0». Al 79’ Gnonto, appena entrato, si è presentato al tiro con il sinistro in contropiede e Provedel, con la mano di richiamo, ha sventato la conclusione: ecco la parata promessa, quella che ha restituito all’esordiente un po’ di dignità e all’Inter tutta la partita. È il crocevia della giornata: se quel pallone entra, oggi parliamo di un’impresa; non è entrato, e oggi parliamo d’altro.

Dodò, Gnonto e la destra da sfondare: i cambi che dovevano aprire una porta e ne hanno chiusa un’altra

Al 75’ Vanoli ha tolto Jiménez e Mastantuono, cioè l’autore del gol e il giocatore più vivace della Fiorentina, e ha inserito Dodò e Gnonto. La spiegazione l’ha data lui stesso a DAZN, in una versione riportata da TuttoMercatoWeb: «Ho messo due persone fresche per sfondare ancora di più da quella parte, poi abbiamo fatto fatica». L’idea era attaccare la fascia, il risultato è stato difendere l’area. FirenzeViola, nelle sue pagelle, ha bocciato senza mezzi termini «i cambi di Vanoli»; all’82’ sono usciti anche Pellegrino e Njie per Beto e João Mário, e la Fiorentina si è trasformata in una squadra che contava i minuti invece di giocarli.

Chivu, nel frattempo, ha fatto la mossa opposta. Al 78’ ha cambiato tre uomini in un colpo solo, dentro Zielinski, Sucic e Dimarco per Calhanoglu, Mkhitaryan e Bastoni; all’85’ ha tolto anche il capitano Barella per inserire Matteo Lavelli, attaccante classe 2006. Mentre una panchina cercava freschezza per difendere, l’altra metteva in campo un altro centravanti: due filosofie diverse dello stesso finale, una delle quali aveva già prodotto tre rimonte in stagione. All’88’ Thuram ha mandato alto un cross di Diouf, all’89’ De Gea ha respinto ancora coi pugni un tiro di Sucic. Il muro viola si stava sgretolando, mattone dopo mattone, ma il risultato reggeva ancora.

È il tema che accompagna la Fiorentina da settimane, e che Vanoli stesso aveva descritto dopo la gara con il Como, quando aveva detto che dopo un episodio negativo la squadra «si spegne per 5-6 minuti». Oggi l’interruttore ha funzionato al contrario: la squadra non si è spenta dopo un episodio negativo, si è spenta dopo uno positivo. Il gol del vantaggio, invece di dare coraggio, ha dato paura, e la paura in area di rigore ha un difetto: si vede da lontano.

Sei minuti di recupero, otto di sofferenza: Thuram gioca a biliardo, Valdepeñas fa il resto

Al 90’ il quarto uomo ha alzato la lavagnetta: sei minuti di recupero. Per la Fiorentina, a giudicare da quanto è successo, sono sembrati un’eternità; per l’Inter, il tempo sufficiente per una pratica di ordinaria amministrazione. Al 91’ Thuram, che fino a quel momento aveva sbagliato quasi tutto quello che si poteva sbagliare, ha scambiato in area con Diouf e ha scelto di piazzare invece che di calciare forte: pallone all’angolino basso, De Gea battuto finalmente dal francese dopo una lunga serie di tentativi respinti. Il Corriere della Sera l’ha chiamato un colpo da biliardo, e la definizione è esatta. Anche il punteggio, del resto, sembrava ormai una partita a stecca in cui uno solo dei giocatori aveva il gesso.

Sull’1-1 la Fiorentina avrebbe potuto accontentarsi di un punto, che con la classifica che si ritrova non sarebbe stato un insulto. Non ce l’ha fatta neppure a fare quello. Al 94’, su un cross di Akanji, Valdepeñas ha trattenuto Thuram in area, vistosamente, e questa volta Mariani ha indicato il dischetto senza esitazioni, con la conferma della sala video riferita da Sportmediaset. Luca Marelli, a DAZN, ha descritto la dinamica con la pazienza di un professore che corregge un compito: «Appena parte il cross verso il centro, Valdepenas perde completamente il contatto con il pallone, guarda solamente Thuram e impedisce a lui di arrivare sul pallone». Il terzino spagnolo è stato anche ammonito. Il terzino sinistro della vigilia, quello che nessuno sapeva chi sarebbe stato, è entrato nella storia della partita nel modo che nessuno si augurava.

Dal dischetto si è presentato Piotr Zielinski, entrato al 78’, che ha incrociato il destro sotto l’incrocio dei pali al 97’, rendendo inutile qualsiasi tuffo di De Gea. Inter-Fiorentina 2-1. Nel giro di sei minuti la squadra di Vanoli è passata dalla vittoria più prestigiosa della stagione alla sesta sconfitta in otto giornate. Non è mancato neppure il bollino finale: Dodò, secondo FotMob ammonito per proteste nel recupero, si è fatto notare, scrive Fantacalcio.it, «solo per l’accenno di rissa dopo il triplice fischio». A volte le partite si chiudono con una stretta di mano, a volte con un cartellino: la Fiorentina ha scelto la seconda opzione, per coerenza con il pomeriggio.

La moviola: un rigore chiaro negato, uno chiaro concesso, e un conto che torna solo a metà

Sugli episodi arbitrali conviene essere precisi, perché la Fiorentina in questa stagione ha già dimostrato di tenere molto alla precisione altrui. Il rigore del 2-1 è stato giusto per tutti, compresa Sportmediaset, che ha riportato anche la precisazione di Marelli sulla dinamica: «Vero che anche Thuram all’inizio si attacca alla maglia dell’avversario ma fa parte delle dinamiche tra attaccanti e difensori, poi Valdepenas perde contatto col pallone e si preoccupa solo di trattenere l’avversario». Sul primo episodio, invece, il giudizio dell’ex arbitro è stato ancora più netto, e lo ha riportato TuttoMercatoWeb: «Questo è un rigore chiaro. Thuram salta Viery, che dopo il contatto ha un atteggiamento rassegnato». E poi: «Mariani è in controllo, questo non è un episodio dubbio. Ha avuto una svista, qui il Var deve intervenire».

Tradotto per chi tifa viola: la Fiorentina, oggi, ha ricevuto un regalo arbitrale al 69’ e lo ha restituito con gli interessi al 94’. Fantacalcio.it ha scritto di Viery che «viene graziato dall’arbitro per un fallo netto da rigore su Thuram»; il Corriere della Sera ha parlato di un fallo che sembrava netto e che non è stato sanzionato. Nel primo tempo, sempre secondo il Corriere, le proteste interiste per un intervento di Bastoni su Mastantuono e per un tocco di braccio di Pongracic erano invece eccessive, e Mariani aveva valutato bene. Il bilancio è semplice: senza l’errore del 69’ la Fiorentina avrebbe rischiato il pareggio prima; con l’errore, ha perso lo stesso, solo più tardi. Settimana scorsa la società si lamentava che la tecnologia non funzionasse: oggi non ha funzionato a suo favore, e non è servito a niente. Morale della favola: gli arbitri possono sbagliare per te, ma non possono difendere per te.

Thuram, a fine partita, ha commentato la questione con una sincerità che merita di essere riportata, sempre da DAZN via TuttoMercatoWeb: «Strano, ogni volta in campo l’arbitro pensa che ho simulato perché ho preso giallo a Bologna. Devo continuare a puntare il giocatore e alla fine accade come oggi». Alla vigilia avevamo ricordato la sua simulazione del Dall’Ara: il francese ha pagato per un tuffo d’autore e si è ripreso il credito con gli interessi, un rigore negato e uno guadagnato nella stessa partita. E a chi gli chiedeva dell’esultanza alla Lautaro, ha risposto: «Di solito segna lui al novantesimo». Oggi il capitano era in infermeria, e il novantesimo se l’è preso lui.

Quel che si è detto: il bicchiere mezzo pieno di Vanoli e la classifica che lo svuota

Vanoli si è presentato davanti alle telecamere di DAZN con l’espressione di chi ha appena visto la squadra fare tutto bene tranne l’ultima cosa. Le sue parole, nella versione di TuttoMercatoWeb, sono state queste: «Dobbiamo guardare quanto fatto fino al novantesimo, ovvero una grandissima partita. Siamo migliorati sotto tanti punti di vista, potevamo fare il 2-0 e non è la prima rimonta dell’Inter. Da 2/3 partite siamo in crescendo e mi è dispiaciuto per i ragazzi. Dobbiamo tenere su la testa e continuare così». Sul bilancio complessivo non ha avuto dubbi: «Assolutamente bicchiere mezzo pieno, oggi i ragazzi hanno fatto veramente un’ottima prestazione».

Il problema del bicchiere mezzo pieno è che in classifica non si contano i bicchieri, ma i punti. E Vanoli lo sa benissimo, perché subito dopo ha aggiunto, nella trascrizione di FcInterNews: «A volte la classifica ci sta condannando mettendoci un po’ di frenesia, ma questa squadra deve continuare così, andando oltre ai singoli episodi. Il morale te lo dà il risultato e dobbiamo andare a cercarlo». A FirenzeViola ha ricordato anche le giornate precedenti: «Con il Como e con il Genoa potevamo meritare di più. Oggi abbiamo retto contro una squadra forte». Il curriculum della Fiorentina, a questo punto, è quello di uno studente che merita sempre di più di quanto prende: con il Como, con il Genoa, con l’Inter. Prima o poi qualcuno dovrà spiegargli che i voti si assegnano alla fine del compito, non a metà.

Su Pongracic, uscito al 51’, l’allenatore ha risposto nel modo più laconico possibile: «Non ho saputo ancora niente». Un’altra incognita per una difesa che già senza Ranieri sembrava un puzzle con i pezzi di confezioni diverse. Dall’altra parte Chivu, a DAZN, nella trascrizione di FC Inter 1908, ha raccontato che prima del rigore pensava a tutto quello che la squadra aveva fatto, e ha aggiunto: «Siamo andati sotto per un tiro da 30 metri, ma niente da rimproverare quello che è stata la qualità, la determinazione, alla fine siamo stati premiati perché nonostante lo svantaggio abbiamo mantenuto la calma e la lucidità». E ancora: «Oggi meritavamo, lo avrei detto anche se perdevamo». Il tiro da trenta metri, nel lessico dell’allenatore interista, è un incidente di percorso; per la Fiorentina era l’intero piano partita.

Chivu ha anche spiegato il cambio Esposito-Bonny, «Bonny non dà riferimenti, Pio era più semplice per i loro due difensori che lo tenevano», e l’ingresso di Lavelli come una mossa per occupare meglio l’area. Poi una frase che a Firenze qualcuno potrebbe appendere in sede, accanto alle lettere indirizzate alla Lega: «Ho sempre detto che le gare durano 90 minuti, non voglio vedere gente che si piange addosso o si lamenta per qualche decisione arbitrale. Voglio vedere gente che ci crede fino in fondo e reagisce». Detto da chi aveva appena subito un rigore negato, è un consiglio gratuito; detto a chi la settimana scorsa ha speso più energie nei ricorsi che nelle marcature, è quasi una lezione privata. Zielinski, a Sky Sport, ha confessato che il pallone del rigore «pesava tanto», ma di essere stato «abbastanza tranquillo»: almeno uno, al Meazza, lo era.

I numeri: 33 tiri contro 7, un xG da 3,40 a 0,24 e una partita durata più del dovuto

Le statistiche, in partite come questa, hanno il pregio della brutalità. Secondo FotMob l’Inter ha avuto il 63 per cento di possesso palla, ha tirato 33 volte contro 7 e ha prodotto 3,40 gol attesi contro gli 0,24 della Fiorentina; i tocchi nell’area avversaria sono stati 57 contro 12. Il Corriere della Sera conta 11 tiri nello specchio per i nerazzurri e 2 per i viola. Due tiri in porta, un gol: in termini di efficienza la Fiorentina ha giocato la partita della vita. In termini di tutto il resto, ha giocato quella di chi spera che la partita finisca prima.

Lo 0,24 di xG merita un momento di silenzio. È il valore di un tiro da trenta metri, più o meno, e infatti la Fiorentina ha segnato con un tiro da fuori area che nessun modello statistico considera probabile. Il gol di Jiménez è stato un’eccezione alla regola, e le eccezioni hanno un difetto: non si ripetono a comando. Il resto della produzione offensiva viola sta in poche righe: il tiro deviato di Ndour al 12’, la sbucciatura di Pellegrino al 53’, il sinistro di Gnonto al 79’ respinto da Provedel. Il dato di FotMob sui tocchi in area, dodici in tutta la partita, racconta di una squadra che ha visto l’area avversaria come si guarda una vetrina in centro: da fuori, con desiderio, senza entrare.

Per l’Inter il discorso è opposto: tanta produzione, poca precisione, fino al momento in cui la precisione è arrivata tutta insieme. Secondo il Corriere della Sera è la quarta rimonta da tre punti in otto partite di campionato, a cui si aggiunge il 2-2 di Roma. Fantacalcio.it ha dato 7,5 a Thuram e 7,5 a De Gea, i due protagonisti assoluti; FotMob ha assegnato al francese il premio di migliore in campo. La partita, in fondo, è stata un lungo duello tra loro due: lo ha vinto il portiere per novanta minuti e l’attaccante per sette, e nel calcio contano gli ultimi.

Classifica e calendario: 4 punti, il 18° posto e l’Atalanta già al citofono

La classifica aggiornata, nella versione pubblicata da TuttoMercatoWeb e confermata da Fantacalcio.it, è un documento che a Firenze si consulta con lo stesso entusiasmo delle bollette. In testa ci sono Inter e Lazio a 22 punti, poi la Roma a 18 e il Como a 17. In fondo la Fiorentina è a 4 punti, al 18° posto, insieme a Udinese, Genoa e Parma, con il solo Venezia sotto a 3. Udinese, Genoa e Venezia, peraltro, hanno una partita in meno, e la graduatoria è dunque provvisoria in attesa delle gare del pomeriggio. Una vittoria, un pareggio, sei sconfitte: la difesa ha incassato 19 gol in otto giornate, perché i due di oggi si aggiungono ai 17 che la vigilia ricordava come il dato peggiore del campionato.

Il calendario, che non concede tempo per i bilanci, propone subito un turno infrasettimanale. La Fiorentina ospiterà l’Atalanta al Franchi giovedì 29 ottobre in serata, nell’ultima gara della 9ª giornata, poi lunedì 2 novembre andrà a Sassuolo. L’Inter giocherà mercoledì a Venezia alle 18:30 e sabato 31 ottobre il derby con il Milan. Ai nerazzurri, insomma, resta il problema di gestire le energie; alla Fiorentina quello di trovarne di nuove. Al Franchi, finora, la squadra non ha vinto nemmeno una volta in campionato: giovedì sarebbe un’ottima occasione per inaugurare la tradizione.

Il punto: la partita perfetta esiste, dura novanta minuti e non basta

Sarebbe ingiusto liquidare la giornata come l’ennesimo disastro. La Fiorentina di San Siro ha difeso con ordine per più di un’ora, ha avuto un portiere in serata da copertina, ha segnato un gol bellissimo, ha avuto la palla del 2-0 e ha retto contro la squadra più forte del campionato. Vanoli ha ragione quando dice che la squadra è in crescita: rispetto alle prime giornate, la differenza si vede. Ma il calcio non premia la crescita, premia i punti, e la Fiorentina ne ha raccolti zero in una partita in cui ne aveva tre in tasca al novantesimo e uno al novantaquattresimo.

C’è una lezione, in questo pranzo amaro, che vale più di qualunque statistica. La squadra viola, quando è passata in vantaggio, ha smesso di giocare e ha cominciato a sperare. Ha tolto il marcatore e il giocatore più pericoloso, ha abbassato il baricentro, ha concesso all’Inter metri, cross e palloni in area, e ha atteso il fischio finale come si attende un autobus in ritardo: guardando l’orologio, sbuffando, sperando che arrivi presto. L’autobus, invece, è arrivato con Thuram al volante. Vanoli aveva chiesto la partita perfetta: l’ha avuta, ma il regolamento, purtroppo, prevede anche il recupero.

E allora la frase giusta per chiudere è ancora la sua, quella della vigilia: nulla è impossibile. Oggi lo ha dimostrato l’Inter. Giovedì, contro l’Atalanta, toccherà alla Fiorentina dimostrare che il possibile non è soltanto perdere nei minuti di recupero, ma vincere entro i novanta. Con il bicchiere mezzo pieno, magari, ma possibilmente con qualche punto dentro.

Le pagelle

Inter · All. Chivu 6,5

Provedel5,5

Esordio in nerazzurro da concorso pubblico: un tempo senza domande, poi la prima sbagliata. Posizionato male sul gol di Jiménez, si riscatta in parte su Gnonto.

Bisseck6

Solido nei duelli, più coinvolto nella ripresa. Njie gli gira al largo.

Akanji6,5

Guida la difesa, annulla Pellegrino e nella ripresa sfiora anche il gol di testa. Suo il cross del rigore.

Bastoni6

Bene nelle chiusure su Mastantuono, esce per far posto a un Dimarco più offensivo.

Diouf6

Buoni spunti nel primo tempo, cala nella ripresa, ma il triangolo con Thuram per l’1-1 porta la sua firma.

Barella6

Lotta su ogni pallone e copre campo, compreso il recupero su Fagioli che apre il primo tiro della partita.

Calhanoglu6

Cresce con i minuti e prende in mano il centrocampo; dalla sua punizione nasce la prima traversa.

Mkhitaryan5,5

Troppi errori negli ultimi venti metri, al tiro come al passaggio. Più efficace nelle scintille con Jiménez.

Carlos Augusto6,5

Spina nel fianco perenne della fascia destra viola: due traverse di testa in tre minuti gli negano il gol.

Thuram7,5

Sbaglia molto, poi decide tutto: il gol dell’1-1 da biliardo e il rigore del 2-1 guadagnato con tenacia. Migliore in campo.

Pio Esposito5,5

Sfiora il gol di testa, De Gea gli dice di no; per il resto stretto nella morsa dei centrali viola.

Bonny (dal 64’)6

Si mette al servizio dei compagni, crea spazi e fa salire la squadra.

Dimarco (dal 78’)6

Entra con il piglio giusto, i suoi cross spingono la Fiorentina sempre più indietro.

Zielinski (dal 78’)7

Entra e decide: destro sotto l’incrocio al 97’, glaciale come la serata viola.

Sucic (dal 78’)6,5

Recupera palloni, lancia con precisione ed è nel vivo dell’azione del pareggio; De Gea gli respinge un tiro all’89’.

Fiorentina · All. Vanoli 6

De Gea7,5

Il capitano che «non si discute» non si discute davvero: miracolo su Pio Esposito, tre parate su Thuram, incolpevole sui gol del recupero.

Jiménez7

Fischiato da San Siro, risponde con un gran destro da fuori che vale il vantaggio. Lotta su ogni pallone finché resta in campo.

Dragusin6,5

Vince i duelli e si fa trovare sempre al posto giusto: Pio Esposito ne sa qualcosa.

Pongracic6

Una chiusura decisiva su Thuram in avvio di ripresa, poi l’infortunio che lo costringe a uscire.

Valdepeñas5

Una buona partita cancellata dalla trattenuta su Thuram nel recupero: rigore e ammonizione.

Ndour6

Porta bene palla in mezzo al campo e prova il tiro da lontano al 12’.

Fagioli6

Cresce con il passare dei minuti; per Fantacalcio.it suo l’assist per Jiménez.

Brescianini6

Prezioso in interdizione, con il compito ingrato di schermare Calhanoglu.

Mastantuono6,5

Il più vivace: lotta, crea con il pallone tra i piedi, punta Bastoni dal primo minuto. Uscito lui, la Fiorentina si spegne.

Pellegrino5,5

Troppo lento contro Akanji, si incarta sull’unica occasione.

Njie5,5

Troppo leggero, non riesce a incidere.

Viery (dal 51’)5

Graziato dall’arbitro per il fallo da rigore su Thuram, poi ammonito per un altro intervento sul francese. In difficoltà nell’uno contro uno.

Dodò (dal 75’)5,5

Doveva sfondare a destra, si fa notare soprattutto per l’ammonizione e un accenno di rissa dopo il fischio finale.

Gnonto (dal 75’)5,5

Fatica a entrare in partita, ma ha sul sinistro la palla del 2-0: Provedel gliela toglie.

Voti di Fantacalcio.it; i commenti sono nostri, liberamente ispirati ai giudizi della redazione. Lavelli (Inter), Beto e João Mário (Fiorentina), entrati nel finale, sono senza voto.

Il tabellino

Inter-Fiorentina 2-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori
65’ Jiménez (F), 90’+1’ Thuram (I), 90’+7’ Zielinski (I, rigore)
Assist
Fagioli (0-1) secondo ANSA, FotMob e Fantacalcio.it, Mastantuono secondo Eurosport; Diouf (1-1)
Inter
3-5-2 Provedel; Bisseck, Akanji, Bastoni (78’ Dimarco); Diouf, Barella (85’ Lavelli), Calhanoglu (78’ Zielinski), Mkhitaryan (78’ Sucic), Carlos Augusto; Thuram, Pio Esposito (64’ Bonny). A disposizione (secondo FotMob): J. Martinez, Di Gennaro, Spence, Jakirovic, Bovio, Stankovic, Mosconi. All. Chivu
Fiorentina
4-3-3 De Gea; Jiménez (75’ Dodò), Dragusin, Pongracic (51’ Viery), Valdepeñas; Ndour, Fagioli, Brescianini; Mastantuono (75’ Gnonto), Pellegrino (82’ Beto), Njie (82’ João Mário). A disposizione (secondo FotMob): Lezzerini, Christensen, Ademi, Oulai, Pirrò, Mazzeo, Pedro Gonçalves. All. Vanoli
Arbitro
Maurizio Mariani (Aprilia)
Ammoniti
Viery (F) al 70’, Valdepeñas (F) nel recupero, Dodò (F) nel recupero
Note
Stadio Giuseppe Meazza, spettatori 74.642 (FotMob); recupero 0’ nel primo tempo e 6’ nel secondo; due traverse di Carlos Augusto (I) al 71’ e al 73’; al 51’ Pongracic (F) esce per infortunio; al 69’ (68’ per Sky) contatto in area Viery-Thuram non sanzionato, senza intervento del Var; rigore del 2-1 assegnato per trattenuta di Valdepeñas su Thuram. Possesso 63-37, tiri 33-7, xG 3,40-0,24 (FotMob); tiri in porta 11-2 (Corriere della Sera). Le fonti differiscono sul minuto del rigore di Zielinski (90’+6’, 90’+7’, 90’+8’ o 98’) e dei cambi di Pellegrino e Njie (82’ o 83’).

Fonti

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