La chiave: l’Inter concede spesso il primo colpo e poi rimonta con chi entra dalla panchina, mentre la Fiorentina ha la peggior difesa del campionato e a San Siro non può regalarle il tempo per farlo. La svolta: Ranieri e Atta restano a Firenze, Vanoli ha convocato ventitré giocatori con tre ragazzi della Primavera e le probabili disegnano tre terzini sinistri diversi, mentre sette fonti su nove mandano in porta nell’Inter Provedel, al debutto, al posto di Josep Martinez. Il dato: diciassette gol incassati in sette giornate a fronte di 9,7 gol attesi concessi, cioè una squadra che paga quasi il doppio di quanto lascia agli avversari.
Ci sono trasferte che si preparano con la lavagna e altre che si preparano con il rosario: quella di San Siro, per la Fiorentina, richiede entrambi gli strumenti, possibilmente nello stesso spogliatoio e senza disturbare l’arbitro all’intervallo. Rispetto a inizio settimana la lavagna si è riempita di nomi nuovi, e qualcuno è stato cancellato con il gomito: le probabili formazioni sono cambiate, perfino tra i pali nerazzurri, i convocati sono ufficiali, la Lazio ha vinto sabato sera e l’Inter si presenta seconda, non più prima. Dall’altra parte del campo c’è una squadra che in Europa ha finalmente ritrovato la vittoria, giocando venti minuti in dieci, e in Italia vince quasi sempre. Il nostro compito resta modesto: capire dove la partita può incrinarsi e se la squadra di Vanoli possiede gli attrezzi per allargare la crepa, invece di caderci dentro con tutta la lavagna.
Da dove arrivano: la Lazio scappa, l’Inter rincorre e la viola insegue se stessa
L’Inter ha 19 punti in sette partite: sei vittorie e un pareggio, 21 reti segnate e 9 subite, il miglior attacco del torneo. Fino a sabato divideva la vetta con la Lazio, poi la squadra di Gattuso ha battuto il Parma all’Olimpico per 2 a 1 con un gol di Taylor e un’autorete di Diego Carlos, e si è presa il primo posto da sola a quota 22. I nerazzurri scendono in campo con tre punti da recuperare e una partita in meno, il che a San Siro si traduce in una sola istruzione: vincere senza fare troppe domande. In casa, finora, ci sono riusciti quattro volte su quattro, con 15 gol fatti e 6 concessi. L’ultimo successo in campionato è arrivato al Dall’Ara, in rimonta per 3 a 1: siluro di Pobega, pareggio di testa di Thuram su cross di Barella, poi Carlos Augusto a segno 49 secondi dopo il suo ingresso e Bonny a chiudere.
In Champions League il registro è cambiato mercoledì. Dopo le due sconfitte iniziali, l’ultima per 4 a 3 in casa contro il Club Brugge, l’Inter ha battuto lo Shakhtar Donetsk per 1 a 0 a San Siro. Non è stata una serata da manuale: tre occasioni nitide nei primi venti minuti, poi la luce che si abbassa, Josep Martinez che salva su Bondar prima dell’intervallo e Bastoni espulso al 68’ per due ammonizioni nel giro di un paio di minuti, la seconda per una manata sul volto di Ocheretko. In dieci, l’Inter ha trovato il gol con il solito Carlos Augusto, lanciato da Mkhitaryan appena entrato: il secondo gol in cinque giorni per l’esterno brasiliano. Chivu ha liquidato l’episodio di Bastoni senza giri di parole: «È stata un’ingenuità». E ha aggiunto una frase che vale anche per domenica: «Dobbiamo accettare che le altre squadre ci possono provocare».
La Fiorentina è diciottesima con 4 punti, a pari merito con Udinese, Genoa e Parma e davanti soltanto al Venezia: una vittoria, un pareggio, cinque sconfitte, 8 gol fatti e 17 incassati. Grosso è stato esonerato dopo tre giornate e tre sconfitte con un gol segnato e nove subiti; Vanoli, richiamato a settembre dopo la salvezza dell’anno scorso, ha aperto con il 4 a 2 di Venezia, l’unica vittoria stagionale datata 11 settembre, e il pareggio contro il Napoli, poi ha perso a Genova e in casa contro il Como. Al Franchi la squadra non ha ancora vinto in quattro tentativi. Il Franchi, quest’anno, è diventato un luogo di raccoglimento più che di conquista: si entra, si spera, si esce in silenzio. San Siro, almeno, ha il vantaggio di non essere casa: nessuno si aspetta niente, che per questa Fiorentina è già una forma di sollievo.
L’Inter di Chivu: il 3-5-2 che cambia interpreti ma non indirizzo
L’Inter con il 3-5-2 costruisce dal basso con tre centrali capaci di portare palla e usa gli esterni come veri e propri attaccanti aggiunti. Il terzetto più utilizzato è Bisseck, Akanji e Bastoni, con il mancino che si apre a sinistra e diventa il primo regista della manovra. Il rosso di mercoledì vale solo per l’Europa: in campionato Bastoni è regolarmente disponibile e tutte le probabili lo confermano al suo posto, con la raccomandazione implicita di tenere le mani in tasca. Davanti alla difesa Calhanoglu dà i tempi, e in campionato ha segnato tre reti in appena 209 minuti: un metronomo con il vizio del centravanti. Ai lati di lui Barella, capitano in assenza di Lautaro, e una rotazione tra Zielinski, Sucic e Mkhitaryan che Chivu gestisce come un condominio ben amministrato: nessuno resta senza turno di pulizia.
Il vero motore, però, abita sulle corsie. Secondo xG Lab Dimarco è il nerazzurro con più passaggi chiave in campionato (19), Barella lo segue a 17 e sulla destra Diouf ne ha messi insieme 14, con tre assist. Il ballottaggio a sinistra è diventato uno dei temi della vigilia: Carlos Augusto, decisivo a Bologna con gol e assist dopo essere entrato dalla panchina e di nuovo a segno contro lo Shakhtar, ha già 2 reti e 2 passaggi vincenti in 265 minuti di campionato. A destra la situazione è meno brillante: Luis Henrique è fermo per un risentimento all’adduttore e Diouf resta l’unica soluzione affidabile, anche se dopo lo Shakhtar l’allenatore ha ammesso che da terzino, nel 4-4-1 improvvisato in dieci, il francese «deve migliorare».
In attacco manca Lautaro, fermo per un problema ai flessori della coscia sinistra e atteso a metà novembre: aveva segnato 4 gol in 5 presenze. Thuram è la garanzia (4 reti e 2 assist), Pio Esposito ha prodotto 2,79 gol attesi trasformandone due e mercoledì non è entrato, il che secondo la Gazzetta dello Sport lo candida a una maglia da titolare. Bonny, partito dall’inizio contro lo Shakhtar, ha trovato sulla sua strada le parate di Riznyk; in campionato veniva da tre gol nelle cinque presenze precedenti, secondo i dati Opta citati dopo Bologna. Thuram, tra l’altro, è stato ammonito e multato dal Giudice Sportivo per una simulazione in area al Dall’Ara: quando non trova la porta, si concede un tuffo d’autore.
I punti forti sono evidenti. L’Inter produce più di tutti in campionato (19,7 gol attesi a fronte dei 7,8 concessi, sempre xG Lab) e, dato Opta, è la squadra dei cinque grandi campionati europei che ha recuperato più punti da situazioni di svantaggio, dieci. Il rovescio della medaglia è altrettanto chiaro: tra Serie A e Champions League è la squadra che più spesso ha subito il primo gol, sei volte. A Bologna Pobega l’ha punita dopo pochi minuti; contro lo Shakhtar non è successo, ma dopo un avvio fortissimo la squadra si è spenta progressivamente fino all’intervallo. L’Inter parte con la flemma di chi sa di avere il tempo dalla sua parte, e finora ha avuto ragione. Chivu, alla vigilia del Dall’Ara, l’aveva messa così: «Nel calcio se non corri non vinci». Il guaio è che i suoi, spesso, cominciano a correre solo dopo aver preso lo schiaffo.
La Fiorentina di Vanoli: un cantiere aperto con vista sulla zona rossa
Vanoli ha alternato il 4-3-3 e il 4-2-3-1 senza mai toccare la linea a quattro, e alla vigilia lo ha ribadito con una punta di fastidio: sulla difesa a tre, «l’anno scorso mi avete massacrato», e comunque «io questa squadra la vedo con la difesa a 4». Ha però cambiato gli uomini davanti a De Gea quasi ogni settimana. Secondo i dati di xG Lab, gli unici ad aver giocato tutti i 630 minuti di campionato sono il portiere e Dragusin. Il resto è un mosaico in cui Viery, nato terzino sinistro come ha ricordato lo stesso Vanoli, si alterna tra la fascia e il centro, Valdepeñas entra ed esce, Pongracic ha sostituito Ranieri contro il Como e Jiménez spinge a destra con un gol e un assist all’attivo. Quando si cambia così spesso, la difesa smette di essere un reparto e diventa un casting.
I numeri del Corriere Fiorentino, ripresi da LaViola.it, sono crudeli: 2,43 reti subite a partita, una proiezione da 92 gol a fine stagione, De Gea battuto 17 volte su 38 conclusioni verso la porta. Il rapporto tra gol attesi concessi e reti incassate dice che agli avversari non serve costruire chissà cosa: basta presentarsi. Venerdì Vanoli non ha cercato scorciatoie: «Non voglio crearmi alibi perché in un campionato non possono essere subiti così tanti gol». Sul portiere, che i numeri mettono sotto accusa, ha chiuso la discussione prima che cominciasse: «È il mio capitano, punto. De Gea non si discute». Dopo il Como aveva aggiunto che «dopo un episodio negativo la squadra si spegne per 5-6 minuti». Una squadra con l’interruttore difettoso: basta un soffio e salta la corrente.
C’è poi il problema della schermatura davanti alla linea. Con il doppio mediano Fagioli e Ndour coprono molto campo ma lasciano spazi tra le linee; con il centrocampo a tre, che tutte le fonti ora indicano, il terzo uomo sarà con ogni probabilità Brescianini. Il Corriere dello Sport-Stadio, ripreso da FcInterNews, descrive Ndour mezzala destra, Fagioli vertice basso e l’ex Atalanta sul centrosinistra, con Oulai in panchina pronto a subentrare. Su quest’ultimo Vanoli era stato chiarissimo prima del Como: «A lui piace sempre andare ad aggredire in avanti ma indietro fa fatica». Contro un’Inter che occupa la trequarti con due mezzali e due esterni alti, la protezione del regista viola diventa la prima questione di ordine pubblico.
Il paradosso è che davanti la Fiorentina produce: 11,4 gol attesi, un volume offensivo che xG Lab colloca nella parte alta del campionato, ma con un passivo di 3,4 reti rispetto alle occasioni create. Mastantuono è il terminale più insistente (3 gol, 27 tiri), Pellegrino ha segnato due volte e dall’inizio della scorsa stagione nessuno in Serie A ha realizzato più gol di testa di lui, sei, alla pari proprio di Thuram. Njie, contro il Como, ha giocato bene e sbagliato sotto porta, e Vanoli lo ha difeso così: «Noi dobbiamo esaltarlo per come ha giocato con il Como, poi certo che sotto porta deve diventare più lucido». Al Franchi non serve un trequartista in più: serve qualcuno che la butti dentro quando la porta è spalancata.
Convocati, infermeria e una notte ad Appiano
Sabato la Fiorentina ha diramato la lista: ventitré convocati. Restano a casa Atta, frenato da un sovraccarico funzionale all’addome, e Ranieri, alle prese con lo schiacciamento di un nervo al piede, oltre al lungodegente Parisi, che recupera dalla rottura del legamento crociato e non è atteso prima di dicembre. Lo aveva anticipato lo stesso Vanoli venerdì: «Atta sta proseguendo il suo lavoro e sta un po’ meglio. Ranieri lo stiamo recuperando. Entrambi non ci saranno». Pochi giorni fa una parte della stampa dava Ranieri verso il rientro e persino verso una maglia da titolare: la notizia si è fermata a Firenze insieme a lui.
Nella lista compaiono tre ragazzi della Primavera: il terzino sinistro svizzero Arnis Ademi, classe 2007, alla prima convocazione in prima squadra; il centrocampista Brando Mazzeo, anche lui del 2007; il trequartista Antonio Pirrò, classe 2008. In porta Christensen, De Gea e Lezzerini; in difesa Dodô, Dragusin, Viery, Jiménez, João Mário, Pongracic, Valdepeñas e Ademi; a centrocampo Brescianini, Fagioli, Mazzeo, Ndour, Oulai e Pirrò; in attacco Beto, Gnonto, Mastantuono, Njie, Pellegrino e Pedro Gonçalves. Oulai, dunque, c’è: Sky Sport lo aveva descritto come indisponibile, ma il suo nome è nell’elenco ufficiale del club; la maggior parte delle probabili lo colloca in panchina, Calciomercato.com e Goal addirittura tra i titolari.
Nell’Inter restano fuori Lautaro, Pavard (risentimento agli adduttori della coscia destra), Jones (adduttori, si tenta il recupero per fine ottobre) e Luis Henrique, mentre Stones resta da valutare per un fastidio ai flessori. Nessuno squalificato e nessun diffidato tra i giocatori, per entrambe le squadre. Per la vigilia Chivu, da sempre contrario ai ritiri, ha scelto una formula ibrida raccontata dalla Gazzetta: allenamento al mattino, pomeriggio libero, poi tutti a cena e a dormire ad Appiano Gentile, con partenza per lo stadio verso le 10:30. È il primo ritiro della storia con l’ora d’aria al contrario: fuori di giorno, dentro di notte.
L’unico diffidato in casa viola indossa la giacca: il Giudice Sportivo ha inflitto a Fabio Paratici un’ammenda di 10.000 euro e una diffida per avere, all’intervallo della gara con il Como, «contestato in modo concitato ed irrispettoso una decisione del Direttore di gara» negli spogliatoi, con l’aggravante della recidiva. La società ha preso altri 5.000 euro di multa per il ritardo di circa quattro minuti nell’inizio del secondo tempo. Sintesi: la Fiorentina è l’unica squadra in cui il cartellino più a rischio non sta in campo ma alla scrivania, e l’unico ritardo che riesce a imporre agli avversari è quello del rientro dagli spogliatoi.
Le probabili formazioni: la maggioranza sceglie Provedel
Abbiamo rimesso in fila, nella notte tra sabato e domenica, le probabili di nove fonti che pubblicano un undici completo e aggiornato: Fantacalcio.it, Sky Sport, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, TuttoMercatoWeb, la Repubblica, Calciomercato.com, Goal e TuttoFantacalcio. La sintesi, ruolo per ruolo, è un’Inter con il 3-5-2: Provedel; Bisseck, Akanji, Bastoni; Diouf, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Carlos Augusto; Pio Esposito, Thuram. E una Fiorentina con il 4-3-3: De Gea; Jiménez, Dragusin, Pongracic, Viery; Ndour, Fagioli, Brescianini; Mastantuono, Pellegrino, Njie. Nella grafica, la percentuale accanto a ogni nome non è una probabilità ma la quota delle nove fonti che lo danno titolare; sotto, l’alternativa più citata per quel posto.

Il dato più netto è la porta nerazzurra. Sette fonti su nove danno Provedel titolare: Sky, Gazzetta, TuttoMercatoWeb, Repubblica, Calciomercato.com, Goal e TuttoFantacalcio, che però lo mette in ballottaggio quasi alla pari, 51 contro 49. Restano su Josep Martinez soltanto Fantacalcio.it, con il 70 per cento nell’aggiornamento delle 17:24 di sabato, e la scheda del Corriere dello Sport, alimentata dai dati Opta. Fuori dal nostro campione il quadro non cambia: Tuttosport, Tribuna.com e L’Interista vanno su Provedel, Il Messaggero su Martinez. Per Provedel, arrivato in estate dalla Lazio e fermo dal 4 marzo per l’infortunio rimediato con la Lazio, sarebbe la prima presenza ufficiale in nerazzurro; per Martinez la prima panchina della stagione, tre giorni e mezzo dopo una serata in cui Chivu gli aveva riconosciuto che «è anche merito suo se abbiamo vinto». Funziona così, nelle grandi squadre: salvi la partita il mercoledì e la domenica ti ringraziano con un plaid.
Sulla fascia sinistra nerazzurra la maggioranza è altrettanto chiara: sei fonti su nove scelgono Carlos Augusto, il match-winner contro lo Shakhtar, con Dimarco a riposo dopo aver giocato titolare in Champions; restano su Dimarco Fantacalcio.it, TuttoMercatoWeb e TuttoFantacalcio. A centrocampo, invece, il terzo posto accanto a Barella e Calhanoglu è diviso: cinque fonti indicano Mkhitaryan, l’uomo dell’assist decisivo di mercoledì, tre Zielinski e Goal addirittura Sucic. Ci sono pagine che si contraddicono da sole: su Sky l’articolo delle 19 preferisce Zielinski e la scheda della partita Mkhitaryan, su Goal l’elenco scritto dice Sucic, Viery e Oulai mentre lo schieramento grafico della stessa pagina mette Mkhitaryan, Dodô e Brescianini. Nella tabella abbiamo seguito sempre il testo. Davanti, nessun dubbio per nessuno: Thuram e Pio Esposito, con Bonny prima alternativa.
Nove fonti, tre terzini sinistri: dove le probabili non si mettono d’accordo
In casa viola il disaccordo è più creativo. Jiménez è titolare per tutte e nove le fonti, ma non tutte lo mettono dalla stessa parte. Cinque lo vedono a destra: Fantacalcio.it, Sky, Calciomercato.com, Goal e TuttoFantacalcio. Gazzetta, Corriere dello Sport, TuttoMercatoWeb e Repubblica lo spostano a sinistra per far posto a Dodô, che tornerebbe titolare dopo oltre due mesi. Sulla corsia mancina la conta finisce in parità: quattro fonti scelgono Viery, quattro Jiménez e Sky, da sola, Valdepeñas. Tre nomi per una fascia, quattro se si conta Ademi, appena convocato e di ruolo proprio lì. Vanoli, venerdì, aveva lasciato la porta socchiusa a tutte le ipotesi: «In questo momento vedo bene Jimenez a destra, però ho ancora dei giorni davanti a me e magari cambio idea». Lo schieramento della grafica segue la combinazione più citata, Jiménez a destra e Viery a sinistra, ma è la casella più fragile di tutto l’undici.
Anche il disegno complessivo varia. Gazzetta, TuttoMercatoWeb, Repubblica, Calciomercato.com, Goal e TuttoFantacalcio parlano di 4-3-3, come aveva scritto anche l’edizione cartacea del Corriere dello Sport-Stadio ripresa da FcInterNews; Fantacalcio.it, Sky e la scheda del Corriere dello Sport disegnano un 4-3-2-1. Sul terzo centrocampista sette fonti su nove scelgono Brescianini, mentre Calciomercato.com e Goal restano su Oulai, che Sky indica come in dubbio ma che è regolarmente tra i ventitré convocati. Sulla punta c’è unanimità: tutte e nove le fonti mettono Pellegrino, anche se Fantacalcio.it e TuttoFantacalcio danno Beto al 45 per cento e secondo il Corriere dello Sport la scelta sarà sciolta solo nella mattinata della partita.

La differenza tra 4-3-2-1 e 4-3-3, a dire il vero, è più una questione di vocabolario che di sostanza: Mastantuono e Njie partono larghi in fase di possesso e stretti quando bisogna difendere, e chi li disegna più alti o più bassi descrive lo stesso film da due poltrone diverse. Quello che conta davvero è chi chiude la corsia sinistra contro Diouf e chi resiste a destra contro Carlos Augusto, o contro Dimarco se Chivu cambiasse idea. Su questo, per ora, la Fiorentina ha più candidati che certezze, e le ultime ore prima delle formazioni ufficiali potrebbero ancora rimescolare qualcosa: le probabili, come le previsioni del tempo, sono affidabili soprattutto il giorno dopo.
I duelli che spostano la partita
Il primo duello è sulla fascia destra viola: Dimarco, o Carlos Augusto, contro Jiménez o Dodô. Lo spagnolo è il terzino più propositivo della Fiorentina, ma ogni sua sortita lascia alle spalle un corridoio che l’Inter conosce a memoria, con Bastoni che si sovrappone e la mezzala sinistra che si inserisce. Se il terzino accetta il due contro uno senza l’aiuto di Mastantuono, il pomeriggio rischia di diventare un’esercitazione di cross.
Il secondo è aereo. Thuram contro Dragusin e Pongracic, la coppia centrale obbligata dall’assenza di Ranieri: il francese è il miglior colpitore di testa della Serie A dall’inizio della scorsa stagione insieme a Pellegrino. Il quale, all’altro capo del campo, troverà Akanji e Bastoni, due difensori che non amano essere attaccati alle spalle. Vanoli lo ha detto chiaramente: «Dobbiamo essere bravi a marcare in area, sono bravi a giocare punta per punta». Chi vince le seconde palle dopo questi duelli ha un pezzo di partita in tasca.
Il terzo duello è centrale: chi schermerà Calhanoglu? Se la Fiorentina lascia il turco libero di girarsi, la partita diventerà un’esibizione di lanci lunghi verso gli esterni. Brescianini, preferito a un Oulai che secondo Vanoli «indietro fa fatica», dovrà accorciare su di lui senza dimenticare la propria zona, mentre Fagioli avrà il compito opposto: non farsi oscurare a sua volta da Barella o da chi giocherà al suo posto. Un esercizio che finora la squadra ha svolto con la stessa costanza di un abbonamento in palestra a gennaio.
Il quarto è sulla corsia opposta: Diouf contro il terzino sinistro viola, chiunque sia. Con Viery, nato terzino ma usato anche al centro, Valdepeñas o Jiménez spostato a sinistra, la Fiorentina ha tre risposte diverse alla stessa domanda: come si ferma l’esterno nerazzurro con tre assist in campionato. Chivu ha appena ammesso che Diouf da terzino deve migliorare; da esterno alto, però, spinge eccome, e il terzino viola dovrà scegliere se accorciare o aspettarlo, sapendo che alle spalle di Diouf c’è Bisseck, il braccetto destro, pronto ad allargarsi.
Dove si decide la partita
Nei primi venti minuti e nei cinque successivi a ogni episodio. L’Inter tende a concedere il primo colpo, la Fiorentina tende a smarrirsi dopo averne subito uno. Vanoli lo ha ricordato venerdì con un’ammissione che pesa: «abbiamo sempre preso gol». È un incrocio quasi matematico: se i viola resistono all’avvio e riescono perfino a passare in vantaggio, la partita diventa la loro occasione; se incassano presto, il black-out descritto dal loro stesso allenatore può trasformare un pomeriggio di sofferenza in una seduta di fisioterapia per l’autostima.
Si decide anche sulle palle inattive. L’Inter ha saltatori ovunque, da Bisseck ad Akanji, da Bastoni a Thuram, e battitori come Calhanoglu, più Dimarco se entrerà dalla panchina. La Fiorentina ha già pagato distrazioni sui corner: il Corriere dello Sport ha ricostruito il gol di Gilmour contro il Napoli, nato dal mancato rientro di Mastantuono su un calcio d’angolo, e la palla persa in uscita dallo stesso argentino che aveva aperto la strada alla rete di Hainaut a Venezia. Contro chi sa calciare e colpire così, ogni fallo laterale vicino all’area è un rigore travestito.
Si decide, infine, sull’orario e sulle panchine. Si gioca alle 12:30, poco più di tre giorni e mezzo dopo la notte di Champions contro lo Shakhtar, e le probabili raccontano un’Inter con qualche volto nuovo, a cominciare dalla porta e dalla fascia sinistra. Quella nerazzurra è una panchina che ha cambiato due partite in una settimana: a Bologna con Carlos Augusto e Bonny, entrati e decisivi, mercoledì con Mkhitaryan, che ha servito l’assist del gol vittoria pochi minuti dopo il suo ingresso. Quella viola offre Gonçalves, Gnonto, Beto, Oulai e Dodô: alternative vere, ma con meno abitudine a incidere. A San Siro i cambi non servono a far rifiatare: servono a cambiare la storia, e l’Inter lo fa con una regolarità imbarazzante.
Come la Fiorentina può fare male all’Inter
La prima via è la più semplice da dire e la più difficile da fare: segnare per prima. L’Inter ha subito il primo gol sei volte tra campionato e Champions, e il Club Brugge le ha segnato quattro reti a San Siro. Se in porta ci sarà Provedel, come indica la maggioranza delle fonti, al debutto stagionale e fermo da sette mesi, la Fiorentina dovrà metterlo alla prova presto, anche con tiri da fuori: Mastantuono ne ha già tentati 27, segno che la mira non è ancora un’abitudine ma il coraggio sì. Contro un portiere che non gioca da marzo, il primo tiro in porta non è un dettaglio: è un test di accoglienza.
La seconda via passa alle spalle degli esterni. Quando Dimarco, o Carlos Augusto, e Diouf salgono, i braccetti si allargano e il centrocampo si sbilancia in avanti, si aprono corridoi che Njie può attaccare in velocità e che Pellegrino, o Beto, può sfruttare come sponda. Vanoli lo aveva detto già a gennaio, dopo una sconfitta contro il Como in Coppa Italia: «Dovevamo attaccare meglio la profondità perché loro avevano una linea molto alta». Il concetto vale anche qui, con l’aggravante che il bersaglio è più grosso e più veloce a rientrare.
La terza via è il cross per Pellegrino. Contro una difesa forte ma non sempre ordinata quando deve correre all’indietro, un centravanti da sei gol di testa in poco più di una stagione è una risorsa concreta. Servono però cross veri, non palloni lanciati in area con la speranza che qualcuno ci passi sotto: Jiménez, Dodô o chi giocherà sulle fasce deve arrivare sul fondo. Se invece toccherà a Beto, la Fiorentina perderà qualcosa nel gioco aereo puro ma guadagnerà un attaccante che tiene palla e fa salire la squadra.
C’è poi la questione nervosa. Bastoni è stato espulso mercoledì per una reazione, Thuram è stato sanzionato per una simulazione, e lo stesso Chivu ha parlato di «frustrazioni che spesso compromettono le andature delle partite». Una Fiorentina compatta e fastidiosa per un’ora, senza scivolare nelle proteste che hanno già riempito il fascicolo di Paratici, può costringere l’Inter alla pazienza, virtù che finora non ha esibito spesso. Non si tratta di provocare: si tratta di non regalare niente e lasciare che sia l’avversario a innervosirsi.
Cosa temere
La lista sarebbe lunga, quindi andiamo per priorità. Il primo pericolo è la catena di sinistra dell’Inter, con Bastoni, l’esterno di turno e la mezzala che si scambiano posizioni e trovano sempre un uomo libero al limite. Se gioca Carlos Augusto il pericolo cambia natura ma non intensità: meno cross dal fondo, più inserimenti senza palla, e due gol in cinque giorni a ricordarlo. Il secondo è la panchina: anche senza Lautaro, Chivu può inserire nella ripresa Bonny, Mkhitaryan, Sucic e l’esterno rimasto fuori. Altre squadre cambiano giocatori, l’Inter cambia marcia.
Il terzo pericolo è interno: il crollo emotivo. La Fiorentina ha subito gol in tutte le giornate e, a sentire Vanoli, si spegne per qualche minuto dopo ogni episodio storto. A San Siro gli episodi storti arrivano come i treni regionali, non sempre puntuali ma sempre affollati. E il quarto è la tentazione di difendersi troppo bassi: Vanoli ha avvertito che «ci sarà da soffrire», non che bisognerà arrendersi, e la differenza tra le due cose, contro questa Inter, si misura in metri di campo concessi.
I precedenti recenti
La stagione scorsa ha lasciato due indicazioni opposte. A San Siro, a fine ottobre, l’Inter vinse per 3 a 0 con una doppietta di Calhanoglu, uno dei due su rigore, e un gol di Sucic: la Fiorentina allora era allenata da Pioli e attraversava la crisi che avrebbe portato al primo arrivo di Vanoli. Al ritorno, al Franchi, finì con un pareggio per 1 a 1: Pio Esposito segnò di testa su cross di Barella dopo pochissimi secondi, Ndour pareggiò nell’ultimo quarto d’ora. In panchina c’era già Vanoli: la prova che contro l’Inter si può reggere, a patto di non smarrirsi dopo il primo schiaffo.
La nostra chiave
La partita, per la Fiorentina, non si vince con il coraggio dei proclami ma con la disciplina dei dettagli. Linea a quattro corta, ali basse a coprire le corsie, Brescianini dedicato a togliere luce a Calhanoglu e un attaccante capace di tenere palla quando la squadra ha bisogno di respirare. Davanti bastano due mosse precise: attaccare lo spazio alle spalle dell’esterno sinistro nerazzurro e mettere palloni puliti sulla testa di Pellegrino. Tutto il resto è rumore, comprese le polemiche con gli arbitri che la società sembra coltivare con maggiore cura del reparto difensivo.
Se c’è un insegnamento nelle ultime settimane, è che questa squadra ha qualità ma non ha ancora memoria: dimentica i movimenti, le marcature, i minuti delicati. A San Siro non servono undici fenomeni, servono undici persone che si ricordino dove stare per novanta minuti, a cominciare da chi giocherà terzino sinistro, chiunque sia. L’Inter concede il primo colpo per abitudine; la Fiorentina, per una volta, deve avere la buona educazione di non restituirlo. Vanoli dice che serve «la partita perfetta». Ci accontenteremmo di una partita senza i soliti cinque minuti di black-out: a San Siro, per questa Fiorentina, sarebbe già un piccolo miracolo con il timbro della Lega.
Inter-Fiorentina, ottava giornata di Serie A, si gioca domenica 25 ottobre alle 12:30 allo stadio Giuseppe Meazza.
Fonti
- Fantacalcio.it, probabili formazioni della Serie A, 8ª giornata (scheda Inter-Fiorentina aggiornata il 24 ottobre 2026 alle 17:24)
- Sky Sport, «Inter-Fiorentina, le probabili formazioni» (24 ottobre 2026, ore 19:00) e scheda delle probabili della partita
- La Gazzetta dello Sport, probabile formazione Inter-Fiorentina dell’8ª giornata (ultimo aggiornamento 24 ottobre 2026, ore 16:29), «Pomeriggio libero, ma notte ad Appiano» (24 ottobre 2026) e «Chivu ribalta l’Inter in Europa: contro lo Shakhtar tocca a Provedel» (19 ottobre 2026)
- Corriere dello Sport, probabili formazioni della Serie A, 8ª giornata
- TuttoMercatoWeb, «Inter-Fiorentina, le probabili formazioni: tocca a Provedel, Dodo dal 1’ dopo due mesi?» (24 ottobre 2026, ore 23:56)
- la Repubblica, «Inter-Fiorentina: dove vederla in diretta tv e streaming, probabili formazioni» (25 ottobre 2026, ore 00:01)
- Calciomercato.com, «Inter-Fiorentina, dove vederla in tv e streaming: canale, orario e probabili formazioni» (23 ottobre 2026, aggiornato alle 20:40) e «Inter, Provedel verso una maglia da titolare»
- Goal Italia, «Formazioni Inter-Fiorentina: le ultime sulla partita»
- TuttoFantacalcio, «Serie A, le probabili formazioni Inter-Fiorentina»
- FC Inter 1908, probabile formazione dell’Inter (24 ottobre 2026, ore 21:30)
- ACF Fiorentina, «Inter – Fiorentina: i convocati» (acffiorentina.com, 24 ottobre 2026)
- FirenzeViola.it e TuttoMercatoWeb, convocati di Vanoli per Inter-Fiorentina (24 ottobre 2026)
- FcInterNews, «CdS – Fiorentina, Vanoli prepara il 4-3-3 per l’Inter: Brescianini avanti su Oulai» e «Qui Fiorentina – Vanoli pronto a lanciare Brescianini»
- TuttoMercatoWeb, conferenza stampa di Vanoli (23 ottobre 2026) e parole di Chivu dopo Inter-Shakhtar (22 ottobre 2026)
- Sportmediaset, «Fiorentina, Vanoli: contro l’Inter serve la partita perfetta» (23 ottobre 2026)
- Violanews, conferenza stampa di Vanoli (23 ottobre 2026)
- Eurosport, ANSA e Shakhtar Donetsk, cronaca di Inter-Shakhtar di Champions League (21 ottobre 2026)
- Eurosport, ANSA e ESPN, Lazio-Parma e classifica della Serie A (24 ottobre 2026)
- Inter.it, cronaca di Inter-Club Brugge in Champions League
- Corriere della Sera, conferenza stampa di Chivu prima di Bologna-Inter (16 ottobre 2026) e ritorno di Vanoli alla Fiorentina (7 settembre 2026)
- Sportmediaset, cronaca, tabellino e statistiche Opta di Bologna-Inter
- ANSA e FiorentinaUno (via TMW), dichiarazioni di Vanoli dopo Fiorentina-Como (18 ottobre 2026)
- SOS Fanta e DirettaFanta, conferenza stampa di Vanoli prima di Fiorentina-Como
- FirenzeViola.it, comunicato del Giudice Sportivo su Fiorentina e Paratici
- Tuttosport e TuttoMercatoWeb, decisioni del Giudice Sportivo dopo la 7ª giornata
- LaViola.it, «Dentro i numeri del flop difensivo» (dal Corriere Fiorentino)
- Corriere dello Sport, «Fiorentina, è allarme in difesa» (23 settembre 2026)
- xG Lab, statistiche di squadra e individuali di Inter e Fiorentina 2026/27
- Lega Serie A, cronaca di Fiorentina-Inter della stagione 2025/26
- Inter.it, cronaca di Inter-Fiorentina della stagione 2025/26
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