Calcio

Venticinque tiri non bastano: Mosquera fa doppietta, il Verona regala e il Catanzaro respira

Candela, la terza doppietta di fila di Mosquera, il rigore di Pecorino. Venticinque tiri a sette non bastano a Baroni, Gorgone respira. E la Fiorentina, con gli stessi quattro punti del Catanzaro, prende appunti.

violahub.comMax Cherubin · ViolaHub · 17 ottobre · 8 min
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Venticinque tiri non bastano: Mosquera fa doppietta, il Verona regala e il Catanzaro respira

Verona-Catanzaro 2-2: Candela, la terza doppietta di fila di Mosquera, il rigore di Pecorino. Venticinque tiri a sette non bastano a Baroni, Gorgone respira. E la Fiorentina, con gli stessi quattro punti del Catanzaro, prende appunti.

Verona-Catanzaro finisce 2-2: al Bentegodi Candela fa 0-1, Mosquera ribalta con una doppietta e Pecorino pareggia su rigore al 75′. In numeri, una beffa: il Verona chiude con venticinque tiri contro i sette del Catanzaro, eppure deve accontentarsi di un punto. Per Gorgone, ossigeno: dopo cinque sconfitte in sei giornate il suo Catanzaro torna in Calabria con un pareggio e un po’ di fiato.

Ci sono partite che si raccontano con i gol e partite che si raccontano con i numeri. Verona-Catanzaro, venerdì sera, appartiene a una terza categoria, più rara e più crudele: quella delle partite che si raccontano con la differenza tra i gol e i numeri. Venticinque tiri a sette. Nove calci d’angolo a zero nel solo primo tempo. Un centravanti alla terza doppietta consecutiva. E un 2-2 finale che, se lo guardi in classifica, sembra una partita equilibrata, e se l’hai vista sembra uno scherzo di cattivo gusto.

Il calcio, si dice, non è una scienza esatta. Il Verona di Marco Baroni lo ha dimostrato con lo zelo di un ricercatore che vuole pubblicare a tutti i costi: ha costruito l’esperimento perfetto, ha raccolto i dati, li ha analizzati, e alla fine ha scoperto che il risultato non dipendeva da nulla di quello che aveva misurato. Dipendeva da due interventi dello stesso difensore. Il resto è statistica, e la statistica, come è noto, non ha mai vinto un campionato.

Undici minuti e il primo regalo

Si parte con il copione che tutti si aspettano. Il Verona spinge, il Catanzaro si chiude, il Bentegodi, diciottomila spettatori abbondanti, si sistema sulle poltroncine con l’aria di chi ha già capito come andrà a finire. E invece, all’11′, la serata prende la prima curva sbagliata. Di Francesco lavora un pallone sulla sinistra, lo mette dentro per Imperiale, Calabrese accompagna l’azione con una chiusura che Tuttohellasverona definirà «goffa», De Battisti perde di vista Candela. Imperiale serve proprio Candela, destro, Perilli battuto. Zero a uno.

Due errori nella stessa azione, per giunta su una delle rarissime sortite avversarie. È il genere di gol che un allenatore rivede di notte, al buio, con il telecomando in mano e la speranza che il finale cambi alla decima visione. Non cambia mai. La Gazzetta lo colloca al 10′, il tabellino locale all’11′: sul minuto le fonti discutono, sulla dinamica purtroppo per il Verona no.

Va ricordato da dove arrivava il Catanzaro. Cinque sconfitte nelle prime sei giornate, Giorgio Gorgone descritto dalla Gazzetta come allenatore a rischio esonero, una classifica da brividi a soli tre punti. Una squadra in quelle condizioni non va al Bentegodi per vincere: ci va per non farsi male. E quando ti ritrovi in vantaggio dopo undici minuti senza aver fatto quasi nulla, la sensazione è quella di chi trova un biglietto vincente per terra. Felicità, sì. Ma anche il sospetto che qualcuno, prima o poi, venga a reclamarlo.

L’assedio e il muro di Pigliacelli

Il reclamo arriva puntuale, e dura un’ora. Il Verona si riversa nella metà campo calabrese con la costanza di una marea: Sarr accelera sulla fascia, Livramento entra in area a ogni occasione, Iannoni prova la conclusione più volte con un entusiasmo che le pagelle locali premiano e una precisione che invece bocciano. Candela, dopo il gol, si improvvisa difensore aggiunto e chiude su Sarr. I calci d’angolo si accumulano, nove nel primo tempo secondo la Gazzetta, contro nessuno del Catanzaro. Diciotto i tiri gialloblù prima dell’intervallo.

Al 37′ la diga cede, ed è inevitabile che a sfondarla sia lui. Bernede trova l’imbucata giusta, Livramento la raccoglie e serve Daniel Mosquera, che di tap-in pareggia. Uno a uno. Il colombiano non fa nulla di spettacolare: si fa trovare dove deve stare, come i centravanti veri, quelli che non vincono i concorsi di eleganza ma vincono le partite. O almeno ci provano, quando la difesa non rema contro.

Prima del riposo c’è spazio per un intervento di Pigliacelli su Sarr che vale quanto un gol. Il portiere del Catanzaro, alla fine, sarà tra i migliori dei suoi. La Gazzetta chiama il pareggio dell’intervallo «un lusso» per gli ospiti, e la definizione è precisa: un lusso, cioè qualcosa che non ti potresti permettere e che invece, per una sera, ti ritrovi addosso come un vestito prestato.

Mosquera, tre doppiette in fila

Gorgone all’intervallo toglie Mosti e inserisce Tchaouna, ma la partita non cambia padrone. Il Verona continua a premere, il Catanzaro continua a difendersi con ordine e una certa rassegnazione. Al 52′ Mosquera sfiora il palo: un avviso di garanzia, più che un’occasione. Al 67′, sull’angolo battuto da Sarr, il colombiano sale di testa e firma il 2-1.

Sono sei gol in campionato, tutti nelle ultime tre partite, con tre doppiette consecutive. Numeri che in Serie B fanno girare la testa agli osservatori e fanno sorridere i fantallenatori. Tuttohellasverona gli assegna 8 e si chiede: «E chi lo toglie uno così?». La risposta è nessuno, ovviamente. Il problema del Verona non è chi tolga Mosquera dal campo. È chi gli impedisca di vedere annullato il proprio lavoro dai compagni di reparto arretrato.

A quel punto la partita sembra finita. Il Verona ha dominato, ha ribaltato il risultato, ha il pubblico dalla sua. Mancano più di venti minuti, ma l’inerzia è una sola. E l’inerzia, nel calcio, è quella cosa che tutti citano finché non smette di funzionare.

Pafundi accende, Calabrese stende

Gorgone, a quel punto, gioca la carta che non aveva calato dall’inizio: Pafundi, classe 2006, al posto di Di Francesco. Secondo la Gazzetta il ragazzo «accende subito la luce». Un’imbucata per Pecorino, Pecorino in area, Calabrese che lo atterra. Rigore. Lo stesso Calabrese della chiusura sbagliata sul primo gol, a dimostrazione che certe serate hanno una coerenza interna che nessuno sceneggiatore oserebbe proporre.

Dal dischetto va lo stesso Pecorino, e non trema. Due a due, al 75′ per il tabellino di Tuttohellasverona, al 73′ per la Gazzetta. Il centravanti si è procurato il rigore e lo ha trasformato: autarchia pura, in una squadra che fino a quel momento aveva tirato in porta con la frequenza di un treno regionale la domenica.

Il finale aggiunge la beffa alla beffa. Baroni ha già esaurito le sostituzioni quando Cerbone, appena entrato, si infortuna: il Verona chiude in dieci. Senza un uomo e con il morale a terra, i gialloblù non trovano più la forza per il terzo gol. Finisce 2-2: Verona a 8 punti, Catanzaro a 4. Per i calabresi, come sottolinea la Gazzetta, è soprattutto la sesta sconfitta evitata in sette partite.

Il problema di Baroni non è davanti

Marco Baroni lascia il Bentegodi con una diagnosi che la stampa di casa non addolcisce. Tuttohellasverona gli dà 5: la sua squadra «domina per un tempo poi ancora una volta cala gradatamente nella ripresa e paga un dazio pesante sui soliti errori difensivi». Il passaggio al 3-5-2, aggiunge il sito, «non ha convinto del tutto», e la questione dei gol subiti «non può più essere rimandata». Quando i tifosi ti scrivono che una cosa non può più essere rimandata, di solito il calendario della pazienza è già alla penultima pagina.

Il paradosso è tutto lì. Un attaccante che segna due gol a partita da tre partite, una squadra che produce volume di gioco da prima della classe, e una retroguardia che restituisce tutto con gli interessi. Venticinque tiri dovrebbero bastare per vincere qualsiasi partita di Serie B. Non bastano se due delle sette occasioni avversarie sono confezionate in casa, con la cura di un artigiano.

Gorgone respira, almeno per una settimana

Dall’altra parte Giorgio Gorgone si gode quello che la Gazzetta chiama «un mezzo sorriso». Mezzo, perché il suo Catanzaro ha passato un’ora a guardare il pallone dalla parte sbagliata del campo. Ma i punti non hanno memoria estetica, e un pareggio sofferto vale come uno dominato. Le sue scelte hanno pesato: Tchaouna non ha cambiato il volto della gara, Pafundi sì. Candela ha segnato e chiuso, Imperiale ha costruito il vantaggio, Pigliacelli ha tenuto in piedi la baracca. Iemmello, il simbolo, ha vissuto una serata grigia ed è uscito al 72′.

Per un allenatore con la valigia sul letto, un punto al Bentegodi è una settimana di vita in più. Forse due, se in società prevale la linea della pazienza. In Serie B la pazienza è merce rara, ma stasera Gorgone ne ha comprata un po’, pagando in sofferenza.

Il verdetto del Bentegodi

Resta la fotografia finale: un pubblico deluso, un centravanti con due gol e niente da festeggiare, un difensore con due interventi da dimenticare, un allenatore ospite che per la prima volta da settimane torna a respirare. Il Verona il 25 ottobre riceverà il Pisa, con l’obbligo di trasformare il volume in punti. Il Catanzaro torna in Calabria con un pareggio che pesa più di quanto dica la classifica.

Pagelle

Hellas Verona: Perilli 6; Zappa 6, Calabrese 5 (dal 78′ Slotsager s.v.), Dawidowicz 5, De Battisti 5,5 (dal 78′ Cerbone s.v.); Iannoni 6,5, Le Borgne 6 (dal 78′ Harroui 6), Bernede 5,5; Livramento 7 (dal 62′ Akalé 5), Mosquera 8, Sarr 7 (dal 72′ Frese 5,5). All. Baroni.

Catanzaro: Pigliacelli 6,5; Ruggero 5, Antonini 5,5, Imperiale 7, Candela 7; Mosti 5,5 (dal 46′ Tchaouna 5,5), Petriccione 5, Giovane 5,5 (dal 62′ Alesi 6), Di Francesco 5,5 (dal 72′ Pafundi 6,5); Iemmello 5 (dal 72′ Arditi 6); Pecorino 7 (dall’86′ Koffi s.v.). All. Gorgone.

Voti: PianetaSerieB.it (Fabio Tognini, 16/10/2026), voti ufficiali Fantacalcio Serie BKT, senza bonus e malus. Fantacalcio.it pubblica voti ufficiali solo per la Serie A e non sono state trovate pagelle Gazzetta di questa partita; per confronto, le pagelle di Tuttohellasverona.it danno Mosquera 8, Calabrese 5, Zappa 5,5, Le Borgne 6,5, Livramento 6,5, Sarr 6,5, Akalé 6 e Baroni 5. Minuti delle sostituzioni secondo il tabellino di Tuttohellasverona.it.

Il tabellino

Hellas Verona-Catanzaro 2-2 (primo tempo 1-1) — Serie B, 7ª giornata, venerdì 16 ottobre 2026, stadio Marcantonio Bentegodi
Marcatori: 11′ Candela (C), 37′ Mosquera (V), 67′ Mosquera (V), 75′ Pecorino (C, rig.)
Hellas Verona (4-3-3): Perilli; Zappa, Calabrese, Dawidowicz, De Battisti; Iannoni, Le Borgne, Bernede; Livramento, Mosquera, Sarr. All. Baroni
Catanzaro (4-4-1-1): Pigliacelli; Ruggero, Antonini, Imperiale, Candela; Mosti, Petriccione, Giovane, Di Francesco; Iemmello; Pecorino. All. Gorgone
Arbitro: Mario Perri (Roma 1)
Ammoniti: Livramento (V), Alesi (C), Imperiale (C)
Note: spettatori 18.038. Tiri 25-7 per il Verona. Verona in dieci nel finale per l’infortunio di Cerbone a cambi esauriti.

Fonti: Gazzetta dello Sport (cronaca di Federico Traverso), Tuttohellasverona.it (tabellino e pagelle), PianetaSerieB.it (voti), Lega B via OneFootball, Diretta.it, Tuttosport. I minuti dei gol seguono il tabellino ufficioso di Tuttohellasverona.it; la Gazzetta indica 10′, 66′ e 73′.

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