Se c’è una cosa che il calcio italiano sa fare meglio di chiunque altro, è trasformare una partita di qualificazione mondiale in un thriller psicologico che farebbe impallidire Hitchcock. Al Nagyerdei Stadion di Debrecen – perché, ovviamente, in Medio Oriente non si gioca, ma in Ungheria sì, che è praticamente dietro l’angolo – l’Italia di Gennaro Gattuso ha battuto Israele 5-4 in una gara che definire “pazza” è come chiamare il Vesuvio un fornello da campeggio. Una partita che ha avuto di tutto: autogol, rimonte, gol al 91°, e probabilmente qualche spettatore che ha prenotato un check-up cardiaco per oggi. Raccontare questo match sarà come cercare di spiegare la trama di “Inception” dopo tre caffè.
Un Inizio da Commedia degli Errori
L’Italia si presenta a Debrecen con l’aria di chi ha appena passeggiato sull’Estonia con un 5-0 che sembrava più un allenamento che una partita ufficiale. Gattuso, il Ringhio nazionale, ha il ghigno di chi sa che il suo 4-3-3 è una macchina da guerra, o almeno così crede. Di fronte, un Israele che, sulla carta, non dovrebbe impensierire più di tanto: tre vittorie in quattro gare, sì, ma contro chi? Estonia e Moldavia, mica il Brasile di Pelé. Eppure, Ran Ben Shimon, il loro tecnico, ha quel sorrisetto da “vi faccio vedere io” che dovrebbe preoccupare chiunque abbia mai sottovalutato un avversario. E, spoiler, l’Italia lo sottovaluta.
Il primo schiaffo arriva al 16°, quando Manuel Locatelli, in un momento di pura poesia tragicomica, decide di deviare un filtrante di Dan Biton nella propria porta. Autogol. 1-0 per Israele. La telecamera inquadra Gattuso, e giuro, sembra che stia calcolando mentalmente quante urla può emettere prima di perdere la voce. Ma l’Italia non è tipo da arrendersi al primo colpo, o almeno così ci piace raccontarci. Al 31°, Locatelli prova a redimersi con un’acrobazia che colpisce la traversa – perché, certo, segnare nella porta giusta è chiedere troppo. Ma al 40°, ecco che Moise Kean, con la grazia di un rinoceronte in carica, combina con Retegui e insacca il pareggio. 1-1. Fine primo tempo. Gli Azzurri tornano negli spogliatoi con l’aria di chi ha appena evitato un disastro, ma sa che il peggio deve ancora arrivare.
Secondo Tempo: Benvenuti al Luna Park
Il secondo tempo si apre con un copione che sembra scritto da un autore di telenovelas. Al 52°, Dor Peretz, non contento di essere già un nome che suona come un personaggio di un film di Kusturica, segna il 2-1 per Israele con una conclusione di prima intenzione che fa sembrare Donnarumma un palo della luce. Ma l’Italia, che in fatto di drammi calcistici ha un dottorato, risponde subito. Due minuti dopo, Kean si inventa un gol da opportunista, di quelli che fanno dire “ma come ha fatto?”. 2-2. Passano cinque minuti, e Matteo Politano, con la freddezza di un cecchino, sfrutta una rimessa laterale e un assist di Retegui per portare l’Italia in vantaggio: 2-3. La curva italiana (o meglio, quel manipolo di tifosi che ha fatto il viaggio fino a Debrecen) esplode. Gattuso, in panchina, sembra quasi sorridere. Quasi.
Ma non fatevi ingannare: questa è l’Italia, e la parola “tranquillità” non esiste nel nostro vocabolario calcistico. Al 75°, Donnarumma deve superarsi per evitare un pareggio su un tiro-cross di Manor Solomon, che sembra avere un conto personale con la nostra difesa. Ma all’81°, l’Italia sembra chiudere i giochi: Frattesi e Raspadori combinano come due chef stellati, e il numero 10 azzurro segna il 2-4 con una girata che fa gridare al capolavoro. Applausi, sorrisi, pacche sulle spalle. Troppo bello per essere vero.
Il Finale: Un Horror con Lieto Fine
E infatti, non è vero. A tre minuti dal 90°, Alessandro Bastoni, non contento dell’autogol di Locatelli, decide di partecipare alla sagra dell’autorete deviando un pallone nella propria porta. 3-4. La telecamera torna su Gattuso, e ora sembra che stia pianificando una fuga in Patagonia. Ma non è finita. All’89°, Dor Peretz, ancora lui, approfitta di una difesa italiana che sembra aver dimenticato le basi del calcio e segna il 4-4. Silenzio tombale. I tifosi italiani sugli spalti hanno l’espressione di chi ha appena scoperto che il volo di ritorno è stato cancellato.
Quando tutto sembra perduto, quando la Norvegia, capolista del girone, sembra già pronta a brindare alla nostra disgrazia, arriva lui: Sandro Tonali. Al 91°, su un tiro-cross che probabilmente nemmeno lui sa bene cosa fosse, il pallone finisce in rete. 4-5. Esplosione. Gattuso salta come un forsennato, i giocatori si abbracciano, e i tifosi italiani passano in un nanosecondo dal pianto alla gioia isterica. Fischio finale. L’Italia vince, ma a che prezzo?
Le Pagelle
– Gattuso: 8. Sopravvivere a una partita del genere senza finire in terapia intensiva merita un monumento. Ringhio, sei il nostro gladiatore, ma per favore, la prossima volta tieni la squadra più calma.
– Moise Kean: 7,5. Due gol, uno più rocambolesco dell’altro. È come se avesse detto: “Volete spettacolo? Tenetevi forte”.
– Sandro Tonali: 8. Il gol al 91° vale da solo il prezzo del biglietto. Sandro, ti vogliamo bene, ma non farci soffrire così.
– Manuel Locatelli: 5. L’autogol è una macchia, ma colpire la traversa tentando di rimediare è stato un bel tentativo. La prossima volta, però, mira alla porta giusta.
– Alessandro Bastoni: 5,5. Caro Alessandro, segnare nella porta avversaria è più divertente, fidati.
– Dor Peretz: 8 (per Israele). Questo ragazzo ha deciso che l’Italia doveva soffrire, e c’è riuscito. Complimenti.
Il Contesto: Un Girone da Psicodramma
Con questa vittoria, l’Italia sale a 9 punti, agganciando Israele al secondo posto nel girone I, ma con una partita in meno. La Norvegia, a 12 punti, guarda tutti dall’alto, probabilmente ridacchiando. La strada per i Mondiali è ancora lunga, e gli Azzurri, dopo aver mancato le ultime due edizioni, non possono permettersi altri passi falsi. Ma se c’è una cosa che questa partita ci ha insegnato, è che l’Italia non sa vincere facile. Mai.
Gattuso, nella sua prima trasferta da ct, ha dimostrato che il suo cuore regge anche le montagne russe. Ma la domanda sorge spontanea: caro Ringhio, sei sicuro di voler continuare su questa panchina? Perché, a questo ritmo, a fine qualificazioni avrai i capelli bianchi e una collezione di antiacidi sul comodino.
L’Italia, Sempre L’Italia
Israele-Italia 4-5 non è stata solo una partita. È stata un’odissea, un viaggio nell’anima di un paese che vive il calcio come una questione di vita o di morte. Abbiamo riso, abbiamo pianto, abbiamo urlato. E alla fine, abbiamo vinto. Ma, per carità, la prossima volta fateci un favore: vincete 2-0, senza drammi.
Forza Azzurri, ma con calma, eh.
