Betis contro Fiorentina: la Viola a Siviglia, dove il sole ustiona e la speranza pure

Se c’è una cosa che la Fiorentina sa fare meglio di chiunque altro, è complicarsi la vita. Non è una squadra, è un trattato di filosofia esistenziale: perché scegliere la strada facile quando puoi scalare l’Everest con le ciabatte? Siamo così giunti alla semifinale di andata della Conference League 2024-2025, con i viola che volano a Siviglia per affrontare il Real Betis, un avversario che sembra uscito da un manuale di “come rendere la vita difficile a chi tifa per la squadra sbagliata”. Prepariamoci, perché questo match, promette scintille, sudore e probabilmente qualche improperio in toscano stretto, l’ennesima prova che la Viola non conosce la parola “tranquillità.

La squadra di Raffaele Palladino arriva a questa sfida con un curriculum che farebbe impallidire Kafka: due finali di Conference League perse di fila, un talento innato per complicarsi la vita e un desiderio di redenzione che farebbe invidia a un cavaliere medievale in cerca del Graal. Contro il Celje, nei quarti, hanno deciso di trasformare un comodo vantaggio in un 2-2 da tachicardia, giusto per ricordare a tutti che la tranquillità è un concetto estraneo al vocabolario viola. Moise Kean, che sembra aver firmato un patto col diavolo per segnare gol pesanti, ha risolto la questione con la freddezza di un sicario, ma non prima che la difesa regalasse due gol agli sloveni con la generosità di Babbo Natale. A proposito di Kean: è appena tornato da una settimana a Parigi per “motivi personali”. Speriamo che abbia fatto scorta di croissant e serenità, perché a Siviglia servirà tutto il suo talento.
Dall’altra parte, il Real Betis di Manuel Pellegrini, un signore che allena con la calma di chi sa che tanto, alla fine, il pallone rotola sempre. Gli andalusi sono in forma smagliante: nove vittorie e una sola sconfitta nelle ultime tredici partite, con un 5-1 rifilato al Valladolid che sembra più un avvertimento che un risultato. La loro arma letale? Un attacco guidato da Cédric Bakambu, che con sette gol in Conference League è secondo solo all’irraggiungibile Afimico Pululu del Jagiellonia. E poi c’è Isco, il trequartista che sembra uscito da un quadro di Velázquez: elegante, ispirato, ma con quella tendenza a sparire nei momenti clou che lo rende un enigma. E non dimentichiamo Antony, il brasiliano che dribbla come se il pallone fosse incollato al piede e che, secondo i maligni, potrebbe far perdere la pazienza persino a un monaco zen.
Ma torniamo alla Fiorentina. La squadra di Palladino è un mix di talento, cuore e quella capacità unica di farsi rimontare quando meno te lo aspetti. Contro il Celje, per esempio, hanno deciso di concedere due gol in undici minuti, giusto per tenere alta la tensione. Rolando Mandragora, che in Conference sembra trasformarsi in una via di mezzo tra Pirlo e Rambo, ha aperto le marcature, ma poi la difesa ha pensato bene di prendersi una pausa caffè, lasciando che Aljoša Matko e Klemen Nemanič pareggiassero i conti. Fortuna che Kean, con quel gol al 67’, ha ricordato a tutti che la Viola, quando vuole, sa anche vincere. Ora, però, il livello si alza. Il Betis non è il Celje: è una squadra che gioca un calcio pragmatico, organizzato, e che ha il pubblico del Benito Villamarín pronto a trasformarsi in un’arma non convenzionale.
Però se c’è una cosa che i tifosi della Fiorentina hanno imparato è che la loro squadra non fa mai nulla di scontato. Vuoi una vittoria tranquilla? Sogni una serata senza patemi? Scordatelo. I viola sono come quel parente che promette di arrivare puntuale ma si presenta con due ore di ritardo e una storia improbabile. E allora, eccoci a immaginare David de Gea che para l’impossibile, perché a Firenze i portieri non si limitano a giocare: devono essere supereroi. Oppure Folorunsho, che corre come se fosse inseguito da un branco di lupi, pronto a immolarsi per la causa. E poi c’è Albert Gudmundsson, l’islandese che sembra sempre sul punto di inventare qualcosa di geniale, ma che a volte si perde in un labirinto di finte.
Il Betis, però, non è da meno in quanto a personaggi. Prendete Pablo Fornals, che due anni fa ha spezzato il cuore della Fiorentina nella finale contro il West Ham. È ancora lì, pronto a ricordarci che il passato non si dimentica. Oppure Ricardo Rodríguez, ex Torino e Milan, che dovrebbe giocare nonostante un infortunio muscolare, perché a Siviglia non si fanno prigionieri. E poi c’è Pellegrini, che con quel suo 4-2-3-1 sembra sussurrare: “Provateci, tanto vi faccio a pezzi”. La verità è che questo Betis è una squadra che sa soffrire, ma anche colpire. E la Fiorentina, che in Europa contro le spagnole ha un bilancio da film horror (due vittorie in quattordici incontri), dovrà tirare fuori qualcosa di speciale.
Cosa aspettarsi, quindi, da questa semifinale di andata? Un match tirato, con la Fiorentina che proverà a sfruttare la velocità di Kean e Gudmundsson per sorprendere la difesa del Betis, mentre gli andalusi punteranno sulla qualità di Isco e sulla fisicità di Bakambu. Il pronostico? Non azzardiamo, perché con la Viola è come giocare alla roulette russa. Potrebbero vincere 2-0, perdere 3-1 o pareggiare con un gol al 94’ di un difensore entrato dalla panchina. L’unica certezza è che i tifosi soffriranno, come sempre. E che Palladino, con quel suo aplomb da professore universitario, dirà qualcosa tipo: “Abbiamo fatto una buona partita, ma dobbiamo migliorare”.
In tutto questo, c’è un dettaglio che rende la sfida ancora più affascinante: la narrazione. La Fiorentina sembra destinata a vivere una storia epica, una sorta di Odissea calcistica in cui ogni partita è una prova per raggiungere l’agognata finale di Breslavia. Ma il Betis non è un comprimario: è un avversario che vuole scrivere la propria epopea, e che in casa propria non farà sconti. E allora, che la battaglia abbia inizio. La Viola scenderà in campo con la sua solita miscela di talento e caos, mentre il Betis risponderà con ordine e cinismo. E noi, come al solito, saremo lì a tifare, imprecare e sperare che, per una volta, la Fiorentina decida di rendere la vita facile a chi la ama.

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