Mentre l’Italia si autoinfligge l’ennesima sessione di tortura collettiva con il Festival di Sanremo 2026 – canzoni da ascensore bloccato, conduttori che balbettano più di un difensore viola e ospiti che sembrano scelti dal casting di “Chi vuole essere licenziato” – al Franchi di Firenze un branco di tifosi masochisti, hanno dimostrato di avere gusti ancora più perversi: meglio pagare il biglietto per assistere alla Fiorentina di Vanoli che si suicida in diretta dopo un 3-0 dell’andata piuttosto che sorbirsi le lagne canore. 14 gradi di brezza gentile, clima da aperitivo sul lungarno, e invece la Viola decide di trasformare una serata di pura gestione in un film horror a puntate: 2-4 dopo i supplementari contro lo Jagiellonia, qualificazione agli ottavi strappata per 5-4 complessivo, ma con una prestazione che fa sembrare il 3-0 polacco un brutto scherzo di Carnevale finito male,anzi malissimo.Vanoli, l’uomo delle frasi fatte – «progetto serio», «gruppo unito», «non sottovalutiamo» – aveva preparato tutto alla perfezione. O così credeva. Formazione da chi pensa di avere già il biglietto timbrato: Lezzerini in porta (sì, il terzo portiere, perché De Gea evidentemente era in vacanza premio), Fortini e Gosens esterni, Comuzzo e Pongracic centrali, Mandragora solo in cabina di regia, poi la linea a quattro Dodò-Fabbian-Ndour-Fazzini a fare da contorno a Piccoli. Un 4-1-4-1 che sulla carta doveva essere «intelligente» e in campo si è rivelato un invito a nozze per i polacchi. Dall’altra parte lo Jagiellonia di Siemieniec, formazione da metà classifica della Ekstraklasa: Abramowicz; Wojtuszek, Vital, Pelmard, Wdowik; Mazurek e Romanczuk in mezzo, Pozo-Imaz-Jozwiak a rifornire Pululu. Roba da prendere con le molle, non da regalare spazi come se piovesse.E invece, al 23’, arriva il primo regalo di compleanno anticipato. Pozo e Pululu dialogano in velocità, Mazurek si infila tra Mandragora e Pongracic come un ladro in una casa con la porta aperta, Lezzerini esce a metà strada, la palla gli scivola sotto: 0-1. Il Franchi, avvolto in giacchette leggere per il clima da passeggiata, emette un mormorio di incredulità. Vanoli dalla panchina fa il segno del «calma», ma la calma se n’è già andata a bere un Negroni al bar di fronte. Errore tattico numero uno, da manuale del «come non si fa»: centrocampo troppo basso, zero pressing, difesa a zona che non marca nemmeno l’aria. Mazurek, 19enne polacco, passeggia come in allenamento.Al 45+3’, sul filo del recupero, il bis da antologia. Cross basso di Jozwiak, Comuzzo devia peggio di un principiante al calcetto, Mazurek di testa da due metri: 0-2. Aggregato 3-2. I fischi partono, non urlati ma taglienti, quel sarcasmo fiorentino che sa di «bravo Vanoli, continua così». Errore tattico numero due: nessuna reazione immediata al primo gol, nessun ordine di alzare il baricentro, nessun cambio di modulo. Vanoli resta seduto, fiducioso nel suo 3-0 dell’andata (Ranieri, Mandragora e Piccoli su rigore in Polonia) come se fosse un contratto blindato con la UEFA. Illuso.Ripresa, e il massacro si fa scientifico. Al 49’ Piccoli perde palla a centrocampo con l’ingenuità di un esordiente, contropiede fulmineo, Pululu serve Mazurek che, solo soletto al secondo palo, completa la tripletta: 0-3. Aggregato 3-3. Il Franchi esplode in una bordata di fischi che avrebbe fatto arrossire i presentatori di Sanremo. Vanoli scatta in piedi, corre lungo la linea laterale urlando indicazioni che nessuno raccoglie. Errori tattici numero tre e quattro insieme: non aver sostituito Mandragora (invisibile e perforato), non aver imposto un pressing alto, aver lasciato Ndour e Fazzini a vagare senza copertura. Da lì in poi è agonia pura. I viola provano a reagire ma sembrano reduci da una settimana di ferie: Dodò sparisce, Fabbian tocca quattro palloni in un’ora, Gosens crossa decentemente ma difende come un turista spaesato, Pongracic e Comuzzo regalano autostrade larghe come l’A1. Vanoli butta dentro Fagioli per Ndour (al 65’, quando il baratro è già spalancato), Kean per Piccoli, Solomon per Fazzini. Il pubblico – quello che ha scelto questo spettacolo invece delle lagne sanremesi – passa dallo stupore alla rabbia pura: «È uno scandalo», urla la curva Fiesole. E lo è, perché una squadra che ha vinto 3-0 in trasferta non può regalare un’ora di possesso orizzontale e contropiedi subiti come una provinciale di Eccellenza.Supplementari, e finalmente la beffa si fa grottesca. Al 107’ Fagioli, il subentrato che Vanoli aveva tenuto in naftalina troppo a lungo, ruba palla, avanza e dal limite piazza un lob chirurgico che Abramowicz guarda entrare impotente: 1-3. Il Franchi respira, Vanoli esulta come se avesse inventato il fuorigioco. Ma al 114’ Kean calcia da posizione impossibile, la palla sbatte su Romanczuk e finisce in rete per autogol: 2-3. Aggregato 5-3. Sollievo collettivo, durato lo spazio di un amen. Perché al 118’ Imaz, da fuori area, tira un innocuo destro: De Gea, il portiere pagato per non sbagliare mai, compie la papera da antologia, palla tra le mani e in rete. 2-4. Aggregato 5-4. Triplice fischio del serbo Jovanović. Qualificazione sì, ottavi conquistati. Ma con la dignità in mutande e il ridicolo stampato in fronte.Vanoli a fine partita, microfono in mano, sciorina il solito rosario: «carattere», «orgoglio», «abbiamo sofferto ma siamo vivi». Frasi da politico in campagna elettorale. Peccato che in campo si sia vista la fotocopia sbiadita di una squadra: molle, distratta, supponente, incapace di gestire un vantaggio che qualsiasi formazione di medio cabotaggio europeo avrebbe blindato con catena, lucchetto e allarme. Errori tattici di Vanoli? 1) Scelta iniziale di Lezzerini in porta, turnover da chi sottovaluta l’avversario come fosse una squadra di oratorio; 2) Modulo 4-1-4-1 troppo passivo, con Mandragora solo contro due mediani polacchi che correvano il doppio; 3) Zero pressing alto nei primi 60’, atteggiamento rinunciatario da «tanto passiamo lo stesso»; 4) Cambi tardivi e confusi, Fagioli e Kean entrati quando il coltello era già alla gola; 5) Nessun piano B, nessun aggiustamento quando Mazurek aveva già segnato due gol; 6) Gestione del vantaggio da principiante, possesso sterile e zero verticalità fino al panico finale. Roba da far ridere i polacchi fino a Bialystok: «Grazie Vanoli, ci hai regalato la serata».I singoli? Mandragora, il «regista del progetto», ha regalato palloni come volantini elettorali; Comuzzo si è perso Mazurek tre volte su tre come un turista senza Google Maps; Gosens ha alternato cross decenti a buchi da principiante; Piccoli ha perso la palla che ha innescato la tripletta, errore da categoria inferiore pagato a peso d’oro. De Gea, entrato per salvare la patria, l’ha affondata con la papera su Imaz. I salvatori? Solo i subentrati: Fagioli con il gol del 107’ ha dimostrato qualità che gli altri possono solo sognare; Kean con la giocata dell’autogol ha acceso la luce quando era spenta da ore. Il resto? Una collezione di mezze figure pagate da professionisti che in Conference League giocano da serie C.La società, quella che ogni estate promette «rinforzi mirati» e «ambizioni europee», si ritrova a tremare contro una formazione polacca che, con tutto il rispetto, non dovrebbe far sudare freddo nemmeno il Pisa. Vanoli dirà che «è il calcio», che «bisogna essere pronti a tutto». Ma il calcio vero premia chi gestisce, non chi sopravvive per miracolo aritmetico dopo aver regalato un’ora e mezza di patemi a un Franchi che aveva scelto questo show invece delle canzonette sanremesi. I tifosi, quelli veri, quelli che anche con 14 gradi escono di casa senza lamentarsi, sono andati via con la faccia di chi ha assistito a un film horror con lieto fine posticcio: «Abbiamo passato il turno, ma che sofferenza ». E hanno ragione da vendere.Ora gli ottavi. Sorteggio in agguato, avversari più tosti – Strasburgo, Raków o chi diavolo pesca la UEFA – e la consapevolezza che questo gruppo ha il vizio cronico di trasformarsi in una banda di dilettanti proprio quando la posta è alta. Vanoli avrà tempo per lavorare, per urlare in allenamento, per correggere. Ma i tifosi con la memoria lunga ricorderanno questa serata come la prova vivente che un 3-0 all’andata non è mai una garanzia quando in campo scendi con l’atteggiamento di chi ha già vinto la coppa. Il mite clima di Firenze ha congelato le certezze. Il pallone, beffardo come solo lui sa essere, ha riso fino all’ultimo secondo. E la Fiorentina, poveretta, è passata. Ma quante volte ancora dovrà passare per il rotto della cuffia prima di imparare che il calcio non perdona la supponenza, soprattutto quando fuori c’è Sanremo a fare da termine di paragone?. I tifosi che hanno disertato Sanremo per questo hanno diritto a pretendere di più. Non applausi per la qualificazione, ma fischi per la prestazione. Perché a Firenze il calcio non è solo risultato: è identità, è orgoglio, è la pretesa di non essere presi in giro da un allenatore che promette il paradiso e consegna l’inferno con tanto di supplementari e papere finali.Firenze stasera si lecca le ferite. Domani si tornerà a parlare di campionato, ma la notte del Franchi resterà impressa come l’ennesima dimostrazione che il cammino europeo della Fiorentina è sempre una salita con sassi che rotolano indietro. Qualificati sì, ma con la dignità ammaccata, con un risultato che nasconde più ombre che luci, con la sensazione che un altro episodio così farà deragliare la stagione verso il ridicolo. E che, mentre il Festival va avanti con le sue brutte canzoni, qui al Franchi si continua a scrivere copioni da incubo.
