Fiorentina: Kean Decide, 1-0 al Pisa e Respiro Viola

Nel catino del Franchi, dove i sogni viola si scontrano con la cruda realtà di una classifica impietosa, la Fiorentina ha artigliato tre punti contro il Pisa con la ferocia di un gatto che acchiappa un topo già mezzo addormentato. Un 1-0 secco, siglato da Moise Kean al 13′, che catapulta i gigliati fuori dalla zona rossa – agganciando quota 24 punti al pari di Lecce e Cremonese – ma che lascia l’amaro in bocca di chi si aspetta da una squadra con il blasone dei gigliati qualcosa in più di una vittoria stiracchiata contro la cenerentola del campionato. Infatti i nerazzurri pisani, ultimi con soli 15 punti, hanno confermato il loro ruolo di sparring partner ideale per chi vuole rilanciarsi senza troppi sforzi.

Paolo Vanoli, squalificato e costretto a dirigere dalla tribuna con la mimica di un direttore d’orchestra muto, opta per un 4-3-3 pragmatico, sinonimo di “non rischiare nulla”: David de Gea in porta, nonostante un infortunio alla mano che lo rende un martire calcistico; Dodô terzino destro, Fabiano Parisi a sinistra, Marin Pongracic e Luca Ranieri centrali a formare un bunker anti-ingenuità; a centrocampo Marco Brescianini, Nicolò Fagioli e Cher Ndour per mischiare grinta e tocchi di classe; in attacco Jack Harrison e Manor Solomon larghi a inventare (o almeno a provarci), con Moise Kean come terminale offensivo, l’uomo che sta trasformando una stagione anonima in un riscatto personale. Panchina viola con Pietro Comuzzo, Jacopo Fazzini, Roberto Piccoli e Giovanni Fabbian, pronti a tappare buchi o a blindare il risultato.

Dall’altra parte, Oscar Hiljemark – tecnico pisano con l’espressione di chi sa di combattere con armi spuntate – schiera un 3-4-2-1 difensivista, quasi a implorare clemenza: Nicolas tra i pali, affidabile ma non onnipotente; Canestrelli, Caracciolo e Rosen Bozhinov in difesa, un trio che alterna esperienza a svarioni fatali; Idrissa Touré e Angori esterni, Felipe Loyola e Marius Marin in mediana a fare da diga (o da colabrodo, a seconda dei momenti); Moreo e Iling-Junior dietro l’unica punta Filip Stojilkovic. Al Franchi il pubblico risponde con il consueto calore anche se non c’è il pienone, ma sufficiente per un derby salvezza che sa di ultima spiaggia.

Il gol che spacca la partita arriva al 13′, con la puntualità di un orologio svizzero difettoso: Canestrelli, difensore con la mira di un cecchino bendato, rinvia maldestramente un pallone che atterra sui piedi di Kean a pochi metri da Nicolas. L’ex Juve non ci pensa due volte: destro fulminante, 1-0. Ottavo gol stagionale per Moise, terzo consecutivo, l’uomo che Vanoli deve ringraziare per aver trasformato errori altrui in punti d’oro. Il  Pisa, che in trasferta colleziona figuracce come figurine, si auto-sabota con la generosità di un filantropo squinternato, regalando alla Viola un vantaggio che sa di manna dal cielo. Da lì, la Fiorentina gestisce con la maestria di un contabile pignolo, toccando palla senza strafare, controllando il ritmo come se il pareggio fosse un lusso inaccessibile.

Ma guai a chiamarla passeggiata: i viola sudano freddo in più occasioni, rivelando crepe che una squadra ambiziosa non dovrebbe permettersi contro l’ultima ruota del carro. Ranieri, insuperabile per tutta la gara, si erge a eroe silenzioso con una scivolata provvidenziale su Meister nel secondo tempo, quando Fagioli – il “regista” arrivato da Torino con fanfare e ora incline a regali avventati – perde un pallone sanguinoso in area. Ranieri, legge il gioco con l’acume di un veterano, chiude varchi e anticipa avversari come se avesse un radar incorporato. Senza di lui, questa “vittoria” poteva trasformarsi in un pareggio beffardo, di quelli che mandano in tilt la classifica. De Gea, dal canto suo, para l’imparabile nel finale su un tiro di Aebischer: urla, dirige, vola nonostante la mano fasciata. Peccato che debba esibirsi contro un Pisa che attacca con la veemenza di un gattino.

Hiljemark prova a scuotere i suoi all’intervallo con un triplo cambio: fuori Stojilkovic per Durosinmi, Iling-Junior per Meister, Loyola per Aebischer – mosse che odorano di disperazione, come riordinare le sedie sul Titanic. Al 67′, entra Cuadrado al posto di Touré, aggiungendo esperienza ma anche un giallo al 79′ per un fallo evitabile. I nerazzurri spingono, creano sussulti: Iling-Junior si divora un’occasione da antologia nel primo tempo, testa libera su cross preciso ma palla in curva. Nel finale, Canestrelli – lo stesso del disastro iniziale – ha il pallone del pari sui piedi al 95′, ma lo spara alto, scatenando il sollievo del Franchi. I viola, intanto, sprecano il raddoppio: Kean manca di testa un invito al bacio, Ndour si mangia un gol dopo un dribbling funambolico parato da Nicolas, Fazzini – entrato al 77′ per Solomon – calcia fuori a porta vuota in contropiede. Roba da strapparsi i capelli, o da riderci su per non piangere.

Ora celebriamo questa “impresa” viola: tre vittorie di fila tra campionato e coppe, Kean in stato di grazia, Ranieri rinato, de Gea para-tutto. Sembra l’alba di una rinascita, ma fermiamoci a riflettere: stiamo osannando un 1-0 contro il Pisa, una squadra che perde da mesi. Hiljemark cambia mezza formazione ma ottiene solo imprecisione cronica. Un quadro desolante, degno di una neopromossa che ha osato troppo presto. La Fiorentina, con il suo stadio in ricostruzione e la storia gloriosa, si ritrova a sudare per battere avversari del genere – sintomo di un campionato livellato al ribasso, dove le ex grandi devono accontentarsi di vittorie striminzite per non sprofondare.

Il merito di Vanoli è aver tenuto la squadra compatta, evitando panico post-gol e gestendo risorse con astuzia. Ndour corre per tre, Brescianini mette legna, Harrison e Solomon provano guizzi. Ma le lacune sono evidenti: Fagioli tocca 80 palloni ma uno rischia di costare caro, Kean segna ma ne manca due facili, la difesa regge ma quante volte dovrà farlo prima che la dirigenza rinforzi? Il Pisa, invece, affonda: ultimo e la salvezza è un miraggio. Hiljemark dovrà inventarsi alchimie, perché così è suicidio sportivo. I tifosi nerazzurri, accorsi nel settore ospiti con illusioni impossibili, tornano a casa con la consapevolezza che il derby toscano è stato un monologo viola, seppur noioso.

In questa vittoria di misura c’è l’essenza amara del calcio contemporaneo: resistere conta più che brillare, sbagliare meno dell’avversario garantisce punti. La Fiorentina respira, ma la guerra è lunga – prossimi turni contro rivali agguerrite trasformeranno questo 1-0 in metro di giudizio. Il Pisa piange, e giustamente: regali come quello di Canestrelli non si perdonano. In un torneo dove tutti lottano per non cadere, i viola vincono grazie a un errore pisano, dimostrando che a volte la fortuna è solo sfortuna altrui. E al Franchi, per una sera, basta e avanza.

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