Fiorentina, colpaccio a Como: 2-1 con Fagioli e Kean

La Fiorentina ha vinto. Sì, proprio quella Fiorentina che fino a ieri sembrava destinata a fare da tappezzeria nella classifica di Serie A, quella che raccoglieva pareggi stiracchiati e sconfitte con il sapore del déjà-vu, quella che in Coppa Italia era stata elegantemente eliminata proprio dal Como a fine gennaio con un 3-1 che sapeva di beffa cosmica. E invece eccola lì, al Giuseppe Sinigaglia, il giorno di San Valentino, a prendersi tre punti che valgono ossigeno puro. Perché in riva al lago, contro una squadra che fino a quel momento sognava apertamente la Champions, i viola hanno fatto quello che serviva: segnare, difendere con i denti, e alla fine portare a casa il bottino senza troppi fronzoli.

Partiamo dal principio. Il Como di Cesc Fàbregas, quello che tutti dipingevano come la favola del campionato, la provinciale che con investimenti e idee moderne stava scalando la classifica come un climber inarrestabile, si è trovato di fronte una Fiorentina che per una volta non ha fatto la vittima sacrificale. Al 26’ Nicolò Fagioli, quello che qualcuno ancora chiama “il riscattato” come se fosse un prestito con diritto di riscatto morale, ha deciso di ricordarci che sa giocare a calcio. Riceve palla al limite, la difesa lariana fa finta di marcarlo ma in realtà lo accarezza, lui si accentra con un controllo vellutato e scarica un destro che si insacca. Gol da antologia, roba che se la segnava un big verrebbe trasmessa in loop su Sky per tre giorni. Invece era Fagioli, in una partita di bassa classifica, e quindi passa quasi inosservato.

Da lì la Fiorentina ha fatto quello che le riesce meglio quando non è in giornata no: chiudersi, aspettare, pungere. Moise Kean, che in viola alterna momenti di genialità a parentesi in cui sembra giocare con le pile scariche, ha scelto proprio il Sinigaglia per ricordarsi di essere un attaccante da nazionale. Rigore al 54’, ingenuo intervento di Perrone su Solomon, Kean sul dischetto è glaciale. 0-2. A quel punto il Como poteva anche arrendersi, invece ha provato la rimonta. I lariani hanno premuto, hanno creato, hanno mandato in porta chiunque avesse le scarpe ai piedi. E al 77’ arriva il gol che gela il sangue viola: cross, deviazione di Fabiano Parisi che infila De Gea nella sua porta. Autogol, 1-2. Da lì in poi è stata sofferenza, con il Como che ha buttato dentro palloni come se piovesse, Kempf che ha divorato il pareggio a porta vuota, Douvikas che ha calciato alto da due metri. Ma la Fiorentina ha resistito. Ha resistito con De Gea che para pure i sospiri, con Pongracic e Comuzzo che murano tutto, con Mandragora che corre come se gli avessero promesso un bonus per i chilometri percorsi.

E alla fine il triplice fischio di Marchetti ha certificato una verità scomoda per molti: la Fiorentina di Vanoli non è più la stessa che arrancava. È uscita, momentaneamente, forse, dalla palude, ha agganciato il Lecce, ha preso fiato. Tre punti pesanti, di quelli che pesano doppio quando arrivano dopo due sconfitte di fila e un pareggio che sapeva di beffa. E soprattutto: vendetta servita fredda contro quel Como che a gennaio li aveva umiliati in Coppa. Perché il calcio è anche questo, non solo sogni e narrazioni poetiche: è anche rancore sportivo, è anche voglia di dire “ecco, ora tocca a noi”.

Il Como è la squadra rivelazione, quella che tutti osannano per il progetto, per Fàbregas in panchina che sembra Pep Guardiola in miniatura, per gli acquisti mirati, per il lago che fa da sfondo romantico alle conferenze stampa. Risultato? Sei in alto, sì, ma perdi in casa contro la terzultima della classe e la tua corsa europea ha una frenata talmente brusca che si sente fino a Milano. Fàbregas parla di “progetto a lungo termine”, ma nel frattempo i punti scappano e la Champions si allontana. La Fiorentina invece, che nessuno dava più per viva, si ritrova a respirare.

E allora complimenti a Vanoli, che ha messo in campo una squadra corta, aggressiva senza strafare, con Fagioli finalmente libero di inventare e Kean che ha deciso di giocare da Kean una volta ogni tanto e non da comparsa.

Il Como? Beh, ha pagato l’ingenuità. Kempf e Perrone, due che dovrebbero essere i leader, hanno combinato pasticci da dilettanti. Nico Paz ha calciato ovunque tranne che in porta. Douvikas ha corso tanto, ma senza incidere. E Fàbregas, che in conferenza stampa ama le metafore calcistiche elevate, stavolta dovrà spiegare ai suoi come si fa a perdere contro una squadra che fino a ieri era data per spacciata.

La classifica ora sorride un po’ di più alla viola. Non è la salvezza, non è l’Europa, ma è un passo avanti in un campionato dove ogni punto vale sangue. E mentre il Como mastica amaro pensando alla chance sprecata, Firenze brinda – metaforicamente, si intende – a una vittoria che sa di rinascita. Perché il calcio è crudele: esalta chi sta sopra e dimentica chi soffre. Ma quando chi soffre vince, il sapore è più dolce.

E ora? Ora la Fiorentina ha una settimana per godersi questi tre punti, poi si riparte. Ma almeno per una volta non si riparte da zero. Si riparte da un 2-1 conquistato con le unghie e con i gol di chi, finalmente, ha deciso di ricordarsi chi è. E questo, in Serie A, vale più di mille proclami.

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