Fiorentina-Como, ottavi di Coppa Italia: la Viola in bilico tra orgoglio e abisso

Stasera, mentre il termometro dell’Artemio Franchi segna probabilmente la temperatura corporea media di una squadra in rianimazione, si consuma l’ultimo ottavo di Coppa Italia: Fiorentina-Como, arbitro Giovanni Ayroldi pronto a distribuire ammonizioni come volantini di un’agenzia immobiliare fallita. La posta in gioco? Un tagliando per i quarti di finale, dove il Napoli di Conte aspetta il sopravvissuto per impartire una lezione di calcio applicato con il rigore di un professore di matematica sadico. Un trofeo che, a questo punto della stagione viola, somiglia a un contentino per non dire addio a tutto senza nemmeno un applauso di cortesia.La Fiorentina di Paolo Vanoli si presenta con la dignità di un aristocratico decaduto che indossa ancora lo smoking per andare a fare la spesa al discount: terzultima in Serie A con 17 punti in 22 giornate (3 vittorie, 8 pareggi, 11 sconfitte; 24 gol fatti, 34 subiti, differenza reti da far piangere un notaio). L’ultima perla? La sconfitta casalinga contro il Cagliari, che ha spento sul nascere la mini-fiammella di quattro risultati utili consecutivi e ha ricacciato i viola dritti nella palude retrocessione. Vanoli, costretto a fare i salti mortali con un infermeria che sembra un reparto di traumatologia bellica (Moise Kean ancora KO per un infortunio alla caviglia che ormai ha diritto alla pensione anticipata), opta per un turnover che profuma di resa preventiva. Il modulo più gettonato è un 4-1-4-1 da brividi controllati: De Gea in porta a fare da baluardo contro l’inevitabile; difesa con Fortini, Comuzzo, Pongracic e Ranieri; Nicolussi Caviglia (o Fagioli) a fare da scudo solitario davanti alla retroguardia; poi Harrison (esordio dal 1’?), Brescianini (o Mandragora), Ndour e Solomon (o Gudmundsson dalla panchina per non rischiare il morale già a pezzi) a cercare di inventare un assist per Piccoli, terminale offensivo designato in assenza di alternative che non siano preghiere o Fabbian falso nove. Gudmundsson spesso in tribuna o in panchina: segnale inequivocabile che la Coppa Italia, per questa Viola, è un optional tipo il cruise control su una Panda del 2003.Di fronte, il Como di Cesc Fàbregas, sesto in classifica con 40 punti in 22 partite (11 vittorie, 7 pareggi, 4 sconfitte; 37 gol fatti, 16 subiti), reduce dal 6-0 da antologia rifilato al Torino, dopo aver già eliminato Sudtirol (3-1) e Sassuolo (3-0) nel cammino di qualificazione. Una squadra che gioca con la spavalderia di chi ha appena scoperto di essere milionari e non ha ancora pagato le tasse. Fabregas, con la serenità di un guru del calcio moderno, dovrebbe confermare il 4-2-3-1 verticale e cinico: Butez tra i pali; difesa con Smolcic (o Van der Brempt), Ramon, Kempf e Valle; Caqueret e Perrone (o Da Cunha) a fare filtro; Kuhn, Nico Paz e Rodriguez (o Baturina) a rifornire Douvikas, centravanti che segna con la regolarità di un bancomat svizzero. La coppa non è un fastidio burocratico, è una passerella per ribadire che il Como non è qui per fare numero, ma per prendersi il posto al tavolo dei grandi.Il confronto è una pugnalata al cuore della logica calcistica. La Fiorentina vanta ancora nomi che sulla carta fanno curriculum – De Gea che para pure i rimpianti, Pongracic a dare un contentino di solidità, Harrison e Solomon che possono accendere una scintilla, Fagioli per provare ad accendere una luce– ma la squadra appare svuotata, demotivata, con una difesa che concede transizioni come se fosse un servizio clienti gentile e un attacco che produce occasioni con la parsimonia di un impiegato statale in sciopero bianco. Il Como, al contrario, è la beffa vivente: pressing alto da manuale, ripartenze affilate come lame da barba, esterni che tagliano come bisturi (Kuhn e Rodriguez/Baturina sono da incubo per qualsiasi terzino viola), Nico Paz che inventa traiettorie da applausi ironici, Douvikas che finalizza con la freddezza di un killer professionista. Quel 6-0 al Torino non è stata una svista: è il certificato di nascita di una squadra che sa essere letale quando l’avversario si permette il lusso di abbassare la guardia.Il Franchi, un tempo tempio sacro, ora sembra un ex cinema multisala riconvertito in sala bingo: la Fiorentina ha buttato via punti in casa contro chiunque respirasse, e stasera – dopo l’ennesimo lutto di classifica e un pubblico che già affila le forchette – un’altra prestazione da “ci abbiamo creduto ma non ce l’abbiamo fatta”, verrebbe accolta con insulti in tre lingue e un petardo simbolico. Il Como arriva con la leggerezza di chi ha già umiliato mezza Serie A: espugnare Firenze per la seconda volta in stagione significherebbe entrare nei quarti da mina anti-Napoli, con Conte che già pregusta un allenamento di gala invece di una partita vera.Le quote oscillano tra il comico e il pietoso. Como in orbita Champions, viola in piena lotta salvezza ma con paracadute bucato. Potrebbe Primo tempo tattico, poi – se i viola non segnano – il Como sfrutterà le solite voragini viola. Over 2.5 gol? Quasi un atto di carità verso chi ha pagato il biglietto. Due panchine che sembrano uscite da universi paralleli. Vanoli deve sopravvivere con rotazioni forzate, infortuni biblici e una dirigenza che probabilmente sta già preparando il comunicato “ringraziamo per il lavoro svolto”. Fàbregas può permettersi di ruotare con eleganza, di usare la coppa come test per il futuro, di guardare tutti dall’alto in basso con un sorrisetto da ex Barcellona. Il primo lotta per non affogare con un salvagente bucato, il secondo fa stile libero nella piscina dei sogni europei.Non si gioca solo per novanta minuti più eventuali appendici tragicomiche. Si gioca per certificare l’abisso: da una parte una nobile che prova a ricordare ai tifosi che una volta arrivava a dusputare le finali (perse), dall’altra una matricola con il portafoglio gonfio e la faccia tosta di chi vuole riscrivere la storia a suon di umiliazioni altrui. La Fiorentina tenterà di rispolverare un orgoglio viola ormai ridotto a un fazzoletto stropicciato, a dimostrare che il Franchi non è ancora un parcheggio per pullman turistici. Il Como tenterà di dimostrare che il miracolo lariano non è un’allucinazione da social, ma un incendio doloso che può propagarsi anche nei santuari storici.Pronostico? Spietato e quasi compassionevole. Se la Viola scende in campo con l’entusiasmo di chi va a rinnovare la patente scaduta da tre anni e il Como con l’arroganza di chi ha appena fatto 6-0 al Torino, la beffa è servita su vassoio d’argento con contorno di cori da curva. Il resto lo decidono i piedi, la testa e quella perfida divinità del calcio che, in questa stagione, si diverte un mondo a far indossare il viola al ridicolo più assoluto.

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