Paratici dirige da Londra, la Fiorentina va all’Olimpico

La situazione in casa viola è chiara: Fabio Paratici è il nuovo responsabile dell’area tecnica, l’accordo è siglato da settimane, ma l’annuncio ufficiale ancora latita e il diretto interessato resta a Londra per chiudere le ultime pratiche con il Tottenham. Un direttore sportivo in telelavoro, insomma, che orchestra il mercato da migliaia di chilometri di distanza, mentre la squadra di Paolo Vanoli prepara una trasferta delicatissima contro una Lazio ferita e priva del suo bomber principale.

Perché sì, la Lazio ha appena ufficializzato la cessione di Valentín “Taty” Castellanos al West Ham per una cifra intorno ai 30 milioni di euro. L’argentino, punto di riferimento dell’attacco biancoceleste, ha salutato compagni e tifosi, lasciando Maurizio Sarri con un vuoto tattico non indifferente proprio alla ripresa del campionato. I londinesi, bisognosi di un sostituto dopo aver ceduto Fullkrug al Milan, hanno affondato il colpo, e la Lazio incassa una plusvalenza sostanziosa ma perde cattiveria sotto porta. Risultato: all’Olimpico scenderà una squadra rabbiosa, in emergenza – con squalifiche e infortuni che complicano ulteriormente i piani – ma anche più fragile del previsto. Un’opportunità d’oro per la Fiorentina, che però arriva a Roma con una rosa ancora in fase di rodaggio e una classifica che non concede ulteriori passi falsi.

E qui entra in scena il tocco di Paratici, già evidente nonostante l’assenza fisica. Il primo colpo del mercato invernale viola porta infatti la sua impronta inconfondibile: Manor Solomon, esterno israeliano classe 1999, prelevato in prestito dal Tottenham con diritto di riscatto. Non un’operazione casuale, ma un giocatore che l’ex dirigente juventino conosce alla perfezione, avendo contribuito a portarlo agli Spurs. Solomon ha giá debuttato entrando nel finale di gara nella vittoria casalinga contro la Cremonese ed è arrivato per dare quella fantasia e quel dribbling che sulle fasce viola sono merce rara da mesi. Un innesto intelligente, low-cost, che dimostra come Paratici sappia pescare nel suo vecchio giardino senza spendere follie.

Ma il piano non si ferma qui. Da fonti attendibili filtrano insistenze su Radu Drăgușin, altro elemento del Tottenham: il centrale rumeno, reduce da un infortunio ma già rientrato, rappresenterebbe il rinforzo ideale per una difesa che ha bisogno di fisicità e affidabilità. Paratici lo conosce bene, avendolo seguito ai tempi della Juventus, e l’asse Londra-Firenze potrebbe regalare un altro colpo a parametro zero o quasi. Peccato che, per ora, il giocatore non sembri particolarmente convinto: preferirebbe forse restare in Premier o valutare altre destinazioni. Tipico del calciomercato: il regista preme, ma l’attore principale tentenna.

A centrocampo, invece, i nomi caldi sono Marco Brescianini dall’Atalanta e forse Nicolás Domínguez, con Cyril Ngonge che spunta come opzione per l’attacco. L’asse con la Juventus si riscalda: voci di un possibile interesse per Miretti o altri profili bianconeri, in uno di quegli scambi che Paratici ha sempre saputo gestire con maestria. Intanto, le uscite: Mattia Viti non è nemmeno convocato per la partita, segnale evidente che è sul mercato; stesso discorso per altri elementi che non rientrano nei piani di Vanoli. Una rivoluzione soft, ma mirata, condotta via conference call mentre Goretti esegue sul campo e la società attende il via libera definitivo dal Tottenham per l’annuncio.

Geniale, questa formula del ds remoto: in un’era di calciomercato fatta di selfie fuori dagli hotel e strette di mano in diretta Instagram, ecco Paratici che chiude operazioni milionarie dal divano londinese, senza nemmeno dover affrontare il traffico di Firenze. Risultati immediati, costi contenuti, zero distrazioni. Peccato che la squadra, nel frattempo, debba scendere in campo con la rosa attuale, quella che ha racimolato punti col contagocce nel girone d’andata e che domani sera avrà bisogno di un’impresa per non complicarsi ulteriormente la vita.

Vanoli lo sa: contro una Lazio orfana di Castellanos e con l’orgoglio ferito, serve cinismo, compattezza, quel qualcosa in più che finora è mancato. Solomon dalla panchina potrebbe essere la scintilla, ma i tre punti dipenderanno dalla solidità del collettivo. Vincere all’Olimpico significherebbe non solo respirare in classifica, ma validare sul campo la nuova era Paratici: un direttore che, pur non essendo ancora ufficialmente a Firenze, sta già ridisegnando la squadra con precisione chirurgica.

È il paradosso del calcio italiano: dirigenti che cambiano club senza cambiare fuso orario, bomber che attraversano la Manica per cifre da capogiro, partite decisive giocate da rose in transizione. La Fiorentina ci è dentro fino al collo, con un timoniere invisibile ma efficacissimo. Domani sera sapremo se questa regia a distanza produce già effetti concreti, o se servirà la presenza fisica – e quell’annuncio tanto atteso – per trasformare le operazioni virtuali in punti reali.

I tifosi viola, come sempre, seguiranno la trasferta con il cuore in mano e un pizzico di fiducia: perché aspettare Paratici in carne e ossa, quando basta un buon collegamento Zoom per rivoluzionare una stagione? Speriamo solo che, quando finalmente sbarcherà al Viola Park, trovi una squadra già in zona tranquilla. Altrimenti, tutto questo smart working rischierebbe di passare per una comoda scusa.

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