Kean al 92′: la Fiorentina soffre, suda e alla fine batte 1-0 la Cremonese

Quando una squadra ultima in classifica, con una crisi che si trascina da settembre come un’eredità ingombrante, riesce a vincere solo grazie a una zampata in pieno recupero contro un avversario che ha difeso con ordine per novanta minuti, si può parlare di miracolo calcistico? Forse. Eppure la Fiorentina, ieri al Franchi, ha portato a casa tre punti pesantissimi contro la Cremonese, grazie a Moise Kean che al 92′ ha trasformato in gol una respinta di Audero su colpo di testa di Fortini, innescata da un cross di Solomon. 1-0, fine delle trasmissioni. I viola salgono a quota 12 punti, agganciano Pisa e Verona, lasciano l’ultimo posto solitario e si portano a -3 dal Genoa quartultimo. Paolo Vanoli respira, la panchina non scricchiola più come una vecchia sedia, e l’ambiente viola può almeno illudersi che il 2026 sia iniziato con il piede giusto.

La partita, diciamolo, è stata un dominio sterile della Fiorentina per gran parte del tempo, interrotto da un secondo tempo di pura ansia e da una Cremonese che ha sfiorato il colpaccio in contropiede. Nel primo tempo i viola hanno controllato il possesso (oltre il 60%), colpito una traversa con Parisi su corner, creato occasioni con Fagioli – instancabile nel recuperare palloni, ben 12 secondo le statistiche ufficiali – e Gudmundsson, mentre Piccoli ha lottato come un gladiatore solitario. La squadra di Davide Nicola, dodicesima a 21 punti prima del match, ha fatto esattamente ciò che sa fare meglio: chiudersi bassa, ordinata, con Baschirotto e Terracciano imperiali in difesa, e ripartire con Vardy e Bonazzoli. Risultato? Zero gol subiti fino al 90′, e un paio di brividi per De Gea.

Poi la ripresa: la Fiorentina si è sciolta come neve al sole toscano. Passaggi sbagliati, fretta ingiustificabile, attacchi prevedibili che si infrangevano sul muro grigiorosso. Il Franchi è passato dall’entusiasmo iniziale al silenzio più pesante, quello che precede i fischi. Vanoli ha cambiato tutto il cambiabile: dentro Gosens al posto di Ranieri, Solomon per Parisi, Fortini per Ndour, e infine Kean – rientrato all’ultimo dopo l’assenza per motivi familiari – al posto di Gudmundsson. E proprio il subentrato, con la sua zampata da rapace d’area, ha risolto una gara che stava scivolando verso l’ennesimo pareggio deprimente. Nicola, a fine partita, ha parlato di “meno brillantezza del solito”, ma i suoi possono recriminare: con un po’ più di cinismo, quel punto lo portavano a casa.

Questa è solo la seconda vittoria stagionale in Serie A per la Fiorentina, la prima arrivata contro l’Udinese (con gli avversari in dieci), e entrambe tra le mura amiche contro squadre di medio-bassa classifica. Numeri impietosi: dopo 18 giornate, 12 punti, peggior attacco o quasi, difesa che ha incassato 13 gol su piazzato (record negativo del torneo), rosa svalutata di oltre 56 milioni di euro secondo Transfermarkt. Una crisi che dura da oltre quattro mesi, partita dal crollo post-estate 2025: dimissioni di Palladino, ritorno fugace di Pioli e subito via, arrivo di Vanoli come terzo allenatore in pochi mesi, ritiri punitivi, contestazioni, zero vittorie fino a dicembre. L’anno scorso, di questi tempi, i viola lottavano per l’Europa; oggi lottano per non retrocedere dopo tanti anni di Serie A ininterrotta. Commisso ha investito milioni nel Viola Park, ma la prima squadra sembra un cantiere aperto, con moduli ballerini – dal 3-5-2 al 4-3-3 attuale – e giocatori che paiono aver smarrito cattiveria e convinzione.

Eppure, proprio mentre il 2025 si chiudeva con l’ennesima sconfitta a Parma, arriva il colpo di scena dirigenziale: Fabio Paratici. L’ex Juventus e Tottenham, con un palmarès di nove Scudetti costruiti e operazioni da maestro (Ronaldo docet), ma anche con quel capitolo plusvalenze che gli è costato una squalifica, sbarca ufficialmente al Viola Park. Contratto lungo, poteri ampi, missione impossibile: salvare la stagione e ricostruire. Non parte da zero: il primo colpo è già fatto, Manor Solomon in prestito con diritto di riscatto a 10 milioni dal Tottenham. L’israeliano, classe ’99, dribbling letale, ex Shakhtar come Dodò, ha debuttato ieri fornendo l’assist decisivo con un cross millimetrico. Poco spazio al Villarreal quest’anno, ma potenziale enorme per un esterno che mancava nello scacchiere viola.

Solomon è l’antipasto di una rivoluzione annunciata. Il dg Ferrari, a Capodanno, ha parlato chiaro: “Servono volti nuovi, gennaio sarà fondamentale”. Paratici, già al lavoro da remoto, ha le idee precise: almeno quattro-cinque innesti, saldo vicino allo zero ma con cessioni mirate. Priorità? Esterni offensivi: Jeremie Boga dal Nizza, per quel piede destro che accentrandosi da sinistra fa saltare le difese, con dribbling e velocità che attualmente latitano. Centrocampo: Eric Martel dal Colonia, tedesco classe 2002, titolare in Bundesliga, contratto in scadenza 2026 – operazione low-cost per un box-to-box fisico e tecnico. Difesa: tentativo per Radu Dragusin, altro ex Tottenham, centrale rumeno ex Genoa, per blindare una retroguardia colabrodo. Sul tavolo anche suggestioni come Miretti dalla Juventus o Casadei del Torino. E le uscite? Qualcuno dovrà partire per finanziare, perché il budget non è illimitato e la rosa va sfoltita.

Mentre la Juventus ufficializza Ottolini come nuovo ds, la Fiorentina si prende Paratici, l’uomo che ha dominato il mercato italiano per un decennio (seppur con qualche discriminante tipo la lunga squalifica per il caso plusvalenze alla Juventus) per salvare una squadra che sembra aver dimenticato come si vince. Kean segna al 92′ dopo aver saltato allenamenti per “famiglia”: eroe per un giorno, ma quante distrazioni in una rosa che vale meno di Como e Bologna. Vanoli predica pressing alto, ma i suoi giocatori sembrano aver paura di vincere, come ammesso lui stesso in passato. La Cremonese ne esce leggermente ridimensionata, con Nicola che mastica amaro per una partita “quasi perfetta” dal punto di vista difensivo rovinata sul più bello. E i tifosi viola? Festeggiano tre punti sudati contro una squadra neopromossa, come se fosse uno Scudetto. Perché sì, questa vittoria è ossigeno puro, ma non cancella quattro mesi di disastri: serve continuità, serve cinismo, servono i miracoli di Paratici.

Forza Viola: che il 2026 porti riscossa vera, non solo illusioni al 92′.

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