Chelsea-PSG 3-0: I Blues fanno la rivoluzione, il PSG si arrende

La finale del Mondiale per Club, giocata al MetLife Stadium di East Rutherford, è stata una lezione di calcio, diretta con maestria da Enzo Maresca, il nostro condottiero italico trapiantato a Londra, che ha preso il PSG di Luis Enrique, lo ha messo in un frullatore e ha servito un cocktail di 3-0 al mondo intero. Giocata davanti a un Donald Trump in tribuna che sembrava più provato dall’afa che dalla campagna elettorale, è stata una lezione di tattica e, diciamolo pure con un pizzico di orgoglio italiano. Perché quando il Chelsea ti rifila tre pappine in un tempo e tu, PSG, sei lì a inseguire fantasmi, non puoi che applaudire e tornare a casa con la coda tra le gambe.

Partiamo dal principio. Il PSG arrivava a questa finale come il grande favorito, il carro armato d’Europa, quello che aveva asfaltato Real Madrid, Inter, Bayern Monaco e pure il carretto del gelataio sotto la Torre Eiffel. Quattro trofei stagionali, una Champions League vinta con un 5-0 all’Inter che ancora fa venire i brividi ai tifosi nerazzurri, e un Luis Enrique che sembrava pronto a insegnare calcio a chiunque, con quel suo sorrisetto da professore universitario che ha già corretto la tesi prima ancora che tu la consegni. E invece, caro Luis, il tuo esame è stato un disastro: bocciato con lode, e senza possibilità di appello.

Il Chelsea, d’altra parte, non aveva nulla da perdere. Enzo Maresca, che qualcuno in Inghilterra ancora chiama “l’italiano che allena come un algoritmo”, ha preso una squadra che a inizio stagione sembrava un’accozzaglia di talenti in cerca di identità e l’ha trasformata in una macchina da guerra. E qui, permettetemi una digressione: il calcio, come la politica, è fatto di momenti in cui i presunti deboli si travestono da giganti e i giganti, beh, si scoprono nudi. Il PSG, con i suoi milioni, le sue stelle, il suo portiere Donnarumma che sembra un armadio a quattro ante, si è presentato come il Golia della situazione. Ma Maresca, novello Davide, ha tirato fuori la fionda e ha colpito dritto in fronte.

La partita: un primo tempo da manuale, un secondo da cabaret.
Il copione della partita è stato scritto in 45 minuti, quelli del primo tempo, dove il Chelsea ha deciso che il PSG non meritava nemmeno di toccare il pallone. Cole Palmer, che ormai è il re Mida del calcio inglese (tutto quello che tocca diventa gol), ha aperto le danze al 22’ con un tiro che ha fatto sembrare Donnarumma un palo della luce: immobile, inutile, decorativo. Otto minuti dopo, lo stesso Palmer ha pensato bene di ribadire il concetto, segnando il 2-0 con una freddezza che avrebbe fatto invidia a un sicario della mafia calcistica. E per chiudere il sipario, Joao Pedro, al 43’, ha messo la ciliegina su una torta che il PSG non ha nemmeno avuto il tempo di assaggiare. 3-0 al riposo, e Luis Enrique in panchina che sembrava chiedersi se avesse sbagliato stadio.

Il secondo tempo? Beh, un misto tra un’esibizione di ginnastica ritmica del Chelsea, che continuava a danzare sul campo senza sudare, e un tentativo disperato del PSG di salvare la faccia. Ousmane Dembelé, che doveva essere il trascinatore dei parigini, ha passato più tempo a litigare con il pallone che a creare pericoli. E quando il Chelsea ha sfiorato il quarto gol con Delap, la folla al MetLife Stadium – tra cui un Trump che, diciamolo, sembrava più interessato al catering che al match – ha iniziato a rumoreggiare come se fosse a un concerto di Laura Pausini, che tra l’altro ha cantato prima della partita, perché in America tutto deve essere uno show.

Maresca vs Enrique
Enzo Maresca, con quel suo aplomb da professore di liceo che ti corregge il compito con la penna rossa, ha dato una lezione di umiltà a Luis Enrique. Prima della partita, l’allenatore del PSG aveva detto: “Daremo il 100% per concludere una stagione eccezionale.” Beh, caro Luis, il tuo 100% è stato un 10% scarso, e il Chelsea ti ha fatto vedere che il calcio non è solo possesso palla e belle parole. Maresca, dal canto suo, ha avuto l’umiltà di dire: “Non sono una stella, né lo ero da giocatore né lo sono ora.” E qui sta il genio: mentre il PSG si specchiava nella sua grandeur, il Chelsea lavorava, correva, pressava. Risultato? Una finale a senso unico, con i Blues che hanno chiuso il match senza nemmeno togliere il freno a mano.

Il PSG, con tutto il suo blasone, è l’emblema di un calcio che crede di poter comprare la gloria. Hanno speso miliardi, hanno preso i migliori, ma alla fine sono stati surclassati da una squadra che ha avuto un’idea semplice: giocare a calcio.
Il contorno: Trump, figuranti e un Mondiale discusso
Non si può parlare di questa finale senza menzionare il contorno, che è quasi più gustoso della partita stessa. Il Mondiale per Club, voluto dalla FIFA per fare cassa e spettacolo, ha avuto i suoi momenti di ridicolo. Stadi mezzi vuoti, biglietti regalati a 4 dollari, figuranti sugli spalti che esultano per la squadra sbagliata. E infatti, al MetLife Stadium, tra i 60% di umidità e un Trump che sembrava uscito da un documentario sul riscaldamento globale, c’era un’atmosfera surreale. Ma il Chelsea non si è fatto distrarre dal circo: ha preso il pallone, ha scritto la sua storia e ha mandato tutti a casa.

Il Chelsea sul tetto, il PSG a lezione 
Alla fine, il Chelsea di Maresca ha fatto quello che sa fare meglio: vincere finali. Sei finali internazionali dal 2013, 16 gol segnati, solo 4 subiti. Numeri che parlano da soli: “Il calcio, come la vita, premia chi sa stare zitto e lavorare.” Il PSG, invece, torna a Parigi con un secondo posto che brucia più di una sconfitta in semifinale. Luis Enrique dovrà ripensare al suo dogma, Donnarumma al suo ruolo di statua e Dembelé al fatto che, forse, il pallone non è suo nemico.

E noi, che abbiamo guardato questo spettacolo con un sorriso sardonico, non possiamo che applaudire Maresca, il nostro eroe silenzioso, che ha preso una squadra normale e l’ha resa straordinaria. E mentre il PSG cerca di capire dove ha sbagliato, noi ci godiamo il gusto di una vittoria che “sa di schiaffo morale a che pensa che i soldi comprino tutto.” Chelsea campione del mondo, e scusate se è poco.

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