Mentre il calcio italiano si dimena tra crisi esistenziali, rigori regalati come caramelle e l’ennesima discussione su chi merita di fallire meno delle altre, la Fiorentina ha deciso di calare l’asso dalla manica: Raffaele Palladino confermato fino al 2027. Sì, avete letto bene, cari tifosi viola e passanti casuali: il tizio che sembrava destinato a fare il babysitter di una squadra in cerca di identità ha ricevuto un rinnovo che sa di patto col diavolo, siglato con una telefonata transoceanica da Rocco Commisso in persona.
Un rinnovo che grida “ma stiamo scherzando?”
Immaginate la scena, degna di un film di Verdone scritto sotto l’effetto di un’intera bottiglia di Brunello. Siamo alla vigilia della semifinale di ritorno di Conference League contro il Betis, un match che potrebbe spedire la Fiorentina a giocarsi l’ennesima finale europea con la stessa probabilità di vincerla di un pensionato che centra il jackpot al gratta e vinci. Palladino, con quell’aria da vicino di casa napoletano che ti presta il sale ma poi ti rifila una formazione con tre trequartisti, è concentrato sulla partita. Ed ecco che squilla il telefono. Dall’altra parte dell’Atlantico, Rocco Commisso, il patron che alterna dichiarazioni d’amore viola a monologhi contro il sistema calcistico italiano degni di un comizio di Tony Soprano, gli spara la notizia: “Raffaele, sei il nostro condottiero fino al 2027!”. E Palladino, con la prontezza di chi si ritrova un plotone d’esecuzione davanti senza preavviso, balbetta un “Grazie presidente, sono emozionato” che sembra scritto da un algoritmo in modalità “frasi di circostanza”.
Ora, parliamoci chiaro: in un mondo dove la logica ha ancora un briciolo di dignità, un rinnovo di contratto si annuncia con un minimo di pianificazione. Un comunicato stampa con le solite banalità tipo “progetto ambizioso” e “fiducia reciproca”, una foto con sciarpa viola e sorriso da dentista, magari un tweet con l’hashtag #ForzaViola per accontentare i social media manager. E invece no, la Fiorentina ha scelto la via del delirio puro, quella che ti fa sospettare che l’annuncio sia stato deciso durante una partita a briscola tra Commisso e il magazziniere del Viola Park. Risultato? Una notizia che ha spiazzato tutti: i tifosi, gli addetti ai lavori, probabilmente pure il povero Mandragora, che in conferenza stampa ha ammesso di averlo scoperto in diretta, con l’espressione di chi si ritrova un addebito di 500 euro sulla carta per un acquisto mai fatto.
Palladino, il Signor Nessuno che ha fregato il sistema
Facciamo un passo indietro. Quando Palladino è arrivato a Firenze, nell’estate del 2024, sembrava il classico allenatore preso per tappare un buco, tipo quando assumi un idraulico d’urgenza e speri che non ti allaghi la casa. La Fiorentina, reduce dall’addio di Vincenzo Italiano – tre anni di bel gioco, due finali di Conference perse e una Coppa Italia sfumata per un rigore che ancora fa discutere i bar di Campo di Marte – aveva bisogno di un piano B. E Palladino, con quel curriculum da ex fantasista e allenatore di un Monza che ha fatto parlare di sé giusto perché non è retrocesso, sembrava il candidato perfetto per un progetto da “facciamo finta di provarci”. Contratto biennale fino al 2026, opzione per il 2027, ingaggio da 1,7 milioni a stagione: tutto molto low profile, tutto molto da “vediamo se sopravvive a Natale”.
E invece, tenetevi forte, perché il Signor Nessuno si è rivelato un Houdini della panchina. In pochi mesi, ha preso una squadra che sembrava destinata a galleggiare a metà classifica come una zattera alla deriva e l’ha trasformata in una contender per la Champions, con quattro punti di distacco dalla Juventus, che tanto per cambiare sta litigando con il suo stesso specchio. Ha trasformato Pietro Comuzzo, un ventenne che sembrava buono giusto per fare numero, in un difensore da 35 milioni rifiutati al Napoli (e meno male, perché cedere al Napoli è come regalare il tuo miglior vino a chi lo usa per cucinare). Ha riportato Moise Kean a livelli da calciatore vero, fatto sembrare De Gea il Lev Jašin, protagonista di una serie tv intitolata La mia vita con la Viola.
Commisso, il Padrino che gioca a Monopoli
E poi c’è lui, Rocco Commisso, il burattinaio che sembra divertirsi a sparigliare le carte come un bambino che gioca a Monopoli con i soldi veri. L’imprenditore italo-americano, che alterna cuori viola a filippiche contro il calcio italiano che farebbero arrossire un avvocato divorzista, ha deciso di puntare tutto su Palladino con un rinnovo che sa di scommessa al casinò. Non gli bastava spegnere le voci di una cessione del club – “Vendere la Fiorentina? Ma per chi mi avete preso, per un venditore di pentole porta a porta?” – no, lui ha voluto blindare il tecnico con un annuncio che sembra pensato per far venire un infarto ai tifosi. E poco importa se è arrivato nel momento peggiore possibile, con la Conference League che bussa alla porta e i tifosi già in modalità “tanto ci fregano anche stavolta”. Rocco è fatto così: ama il caos, il colpo di scena, il momento in cui tutti restano con la forchetta a mezz’aria e l’espressione di chi ha appena visto un unicorno parcheggiare male.
Ma attenzione, perché dietro la follia c’è un pizzico di genio. Palladino, con il suo calcio verticale e la sua capacità di motivare i giocatori senza bisogno di un megafono, è l’allenatore perfetto per una Fiorentina che vuole sognare senza finire in bancarotta. Non è un nome da prima pagina come quelli che circolavano per altre panchine (Sarri? Allegri? Per favore, tornate sulla Terra), ma è uno che sa fare il suo mestiere. E Commisso, che di affari ne capisce più di un lupo di Wall Street, ha fiutato l’affare: puntare su Palladino è come investire in un’azienda di cui nessuno parla, ma che tra un paio d’anni potrebbe quotarsi in borsa.
I tifosi, tra meme e crisi di nervi
E i tifosi? Beh, il popolo viola è un mix di esaltazione e scetticismo, che solo chi ha visto la propria squadra perdere tre finali in due anni può permettersi. Sui social c’è chi celebra Palladino come il nuovo Leonardo da Vinci, chi lo paragona a Gasperini (il suo mentore, ma senza il fascino da guru di montagna) e chi, con il cinismo di un fiorentino che ha già prenotato il biglietto per l’ennesima delusione, twitta: “Bravi, ora vediamo come ci fanno piangere ”. E come dargli torto? La Fiorentina ha trasformato l’arte di perdere finali in una disciplina olimpica, e il fantasma delle Conference League 2023 e 2024 aleggia sul Franchi come un cattivo odore che non va via.
E ora? Ora si guarda al 2027, con la consapevolezza che la Fiorentina ha scelto di puntare su Palladino in un calcio dove gli allenatori durano meno di un trend su TikTok. È una scommessa, certo, perché Firenze ama i folli, purché non promettano la luna. E chissà, magari tra un paio d’anni staremo qui a festeggiare un trofeo, o più probabilmente a consolarci con un bicchiere di rosso e l’ennesima battuta al vetriolo. Ma almeno, con Palladino in panchina e Commisso che gioca a fare il demiurgo, ci saremo divertiti a crederci, tra una bestemmia e un meme.
Forza Viola, e che il 2027 ci trovi vivi, possibilmente con un trofeo o almeno con un buon anestetista.
