Firenze, culla del Rinascimento, città di Dante e di una squadra che trasforma ogni partita in un’agonia degna di un romanzo di Kafka. Nella 34esima giornata di Serie A, il Franchi ha messo in scena un derby toscano che non vincerà premi per eleganza, ma che ha consegnato alla Fiorentina un 2-1 contro l’Empoli più sudato di un turista americano in coda per il David. Due gol nel primo tempo di Adli e Mandragora, un sussulto tardivo di Fazzini per un Empoli che sembrava già con la testa al torneo di briscola del bar sotto casa, e tre punti che tengono la Viola incollata al sogno europeo come un adesivo sbiadito su una valigia.
Un primo tempo che illude i sognatori
Il fischio d’inizio squarcia l’aria sotto un sole che sembra voler ricordare a tutti che Firenze merita di meglio delle prestazioni altalenanti della Viola. In tribuna, Rocco Commisso siede con l’aria di chi ha appena trovato un semaforo rosso in pieno deserto. La Fiorentina, orfana di Moise Kean (ancora perso nei suoi “motivi personali”) e Dodô, schiera un undici che sa di compromesso, come se Palladino stesse già sognando la semifinale di Conference League contro il Betis mentre ordina un gelato. L’Empoli, diciannovesimo con 24 punti e una striscia di 18 partite senza vittorie, è l’avversario che ogni tifoso viola sogna: una squadra così in crisi che sembra pronta a chiedere l’elemosina fuori dallo stadio. Ma il calcio, cari miei, è quel posto dove anche l’Empoli può farti rimpiangere di non essere rimasto a casa a guardare un documentario sulle api.
Dopo sette minuti, la Viola decide di ricordarsi che il calcio prevede di fare gol. Yacine Adli, il trequartista che sembra sempre sul punto di scrivere un sonetto invece di calciare, si inventa un gol che è un schiaffo al concetto di banalità. Servito da un passaggio di Gudmundsson che persino un pensionato con la cataratta avrebbe sfruttato, Adli supera Silvestri con un tocco così delicato da sembrare un ricamo su una tovaglia di pizzo. 1-0, il Franchi si scalda, e per un nanosecondo si sogna una goleada. Ma l’Empoli, con la cocciutaggine di chi sa che la retrocessione è più vicina di un temporale in agosto, si chiude come un caveau svizzero, e la Fiorentina inizia a sbattere contro quel muro azzurro con la grazia di un elefante che prova a fare yoga.
Al 25’, però, arriva il momento che fa strabuzzare gli occhi. Rolando Mandragora decide di trasformarsi in un acrobata da Cirque du Soleil. Su un assist di Adli che grida “prendilo e fai qualcosa di decente”, il mediano si esibisce in una rovesciata che è un misto di disperazione e follia pura. Il pallone si insacca, 2-0, e il Franchi esplode come se avessero annunciato il ritorno di Batistuta. Mandragora corre sotto la Fiesole come un gladiatore, mentre l’Empoli sembra già prenotare il pullman per la Serie B, con tanto di sosta all’autogrill per un panino triste. Il primo tempo si chiude con la Viola padrona del campo, ma con quel sentore di fregatura che solo il calcio sa regalare.
Secondo tempo: la Viola gioca a spaventare i tifosi
Si torna in campo, e la Fiorentina decide che il modo migliore per gestire un doppio vantaggio è giocare con l’entusiasmo di un gatto costretto a fare il bagno. L’Empoli, che fino a quel momento sembrava una squadra da torneo di calcetto del dopolavoro ferroviario, si ricorda che il contratto da professionisti prevede di provarci almeno un po’. Al 57’, Sebastiano Fazzini, il gioiellino che tutti vorrebbero, accende una fiammella in un falò ormai spento. 2-1, e il Franchi si trasforma in un teatro dell’orrore, con i tifosi che iniziano a pregare santi mai sentiti nominare.
Da lì in poi, la partita è un’agonia che farebbe invidia a un film di Ingmar Bergman. La Viola si difende con l’ordine di un banco di frutta al mercato durante un temporale, mentre l’Empoli ci prova con la disperazione di chi sa che ogni punto è più prezioso di un biglietto per il concerto di Springsteen. Palladino, dalla panchina, gesticola come un pittore rinascimentale in preda a un’illuminazione divina, ma la sua squadra sembra aver dimenticato come si supera la linea di centrocampo. Gosens crossa come se stesse partecipando a un esperimento scientifico sul caos, Folorunsho corre tanto ma conclude come un poeta che ha perso la penna, e l’Empoli, pur senza creare pericoli degni di un film d’azione, tiene tutti col fiato sospeso come una soap opera di quart’ordine. Quando l’arbitro fischia la fine, il sospiro di sollievo è così potente da far tremare i cipressi di Bolgheri.
Le Pagelle
Yacine Adli (8): Un gol e un assist. È il menestrello del centrocampo viola, ma ogni tanto potrebbe smettere di contemplarsi e calciare con cattiveria. Poeta a tempo determinato.
Rolando Mandragora (7,5): Una rovesciata che sembra rubata a un sogno di mezza estate, poi torna a fare il mediano che passa la palla al compagno più vicino. Oggi gli perdoniamo tutto.
Sebastiano Fazzini (7): L’unico empolese che ricorda che il gol esiste. I suoi compagni, invece, sembrano giocare a “rimandiamo tutto a domani”.
Rocco Commisso (6): In tribuna sembra pronto a scendere in campo con un matterello. Rocco, i tre punti sono arrivati, vai a mangiarti una fiorentina e smettila di soffrire.
Conclusione:La Fiorentina incassa tre punti che la tengono aggrappata al sogno europeo, con 59 punti e l’ottavo posto in classifica. Ma questa vittoria è un pugno nello stomaco per chi sperava in una prova di forza: la squadra ha lampi di talento, ma la gestione delle partite è più fragile di un soufflé in un terremoto. Palladino, se vuole l’Europa, dovrà insegnare ai suoi a non trasformare ogni match in una via crucis per i tifosi.
L’Empoli, penultimo e senza vittorie da quando i dinosauri passeggiavano in Toscana, esce dal Franchi con l’onore delle armi e la concretezza di un foglio bianco. La salvezza è più lontana di una spiaggia caraibica in pieno inverno. E noi, incurabili malati di questo manicomio chiamato Serie A, ci prepariamo al prossimo atto, con il cuore che trema come un frullatore inceppato a una cena di gala.
