La Juventus e il Valzer delle Scommesse: Gioca a Dadi e Balla coi Tribunali

La Juventus deve avere un posto riservato nei tribunali sportivi, con tanto di targhetta personalizzata e caffè offerto, perché non passa stagione senza che la Vecchia Signora si presenti al banco degli imputati con la nonchalance di chi va a ritirare la pensione. Calciopoli? Un’epopea del 2006 che li ha scaraventati in Serie B con la grazia di un frigorifero buttato da un camion in corsa, tra comunicati stampa che sembravano poemi epici scritti con le lacrime. Plusvalenze? Una telenovela contabile che pareva partorita da un alchimista con un debole per i numeri gonfiati come mongolfiere, dove i bilanci sembravano scritti con la bacchetta di Harry Potter. Superlega? Oh, quella volta che la Juventus ha provato a fare la diva ribelle del calcio, per poi tornare con un “scusate, era solo un’idea buttata lì” e la coda più bassa di un gatto sotto la pioggia. E ora, eccoci al gran varietà delle scommesse: Cellulari in Tilt, Palloni sulla Roulette e Altra Polvere da Spazzare sotto il Tappeto Bianconero.
Facciamo un salto indietro, al 2023, quando il mondo era troppo preso a litigare sul costo del cappuccino o sull’ultimo filtro Instagram. A Torino, scoppia un caso che sembra scritto da un comico con un conto in sospeso e troppa grappa nel bicchiere. Nicolò Fagioli, il nostro angioletto del centrocampo, quello che sembra uscito da un provino per “cucciolo da adottare”, si ritrova con lo smartphone trasformato in una roulette impazzita. Motivo? Scommesse su piattaforme con nomi tipo “BetMegaWin777” o “ScommettiConCuginoVito.com” – roba che puzza di fregatura più di un tizio che ti offre un Rolex in un vicolo con la luce rotta. E non parliamo di una puntatina da un euro sul gol di McKennie, no no. Qui si parla di un giro di quattrini che potrebbe comprarti un arcipelago con spa inclusa, con tanto di chat criptate che farebbero sembrare James Bond un filmetto da oratorio.
E chi è il nostro genio del disastro? Proprio Fagioli, che con la lungimiranza di un piccione che fissa un semaforo confessa tutto, si autodenuncia e si becca una squalifica di sette mesi, con tanto di corso per capire che “all-in” non è un piano di pensione. Bravo, Nicolò, hai preso il manuale del “Come trasformare un futuro da Pirlo in una sagra di rimpianti” e l’hai declamato con tanto di inchino e lacrimuccia. Ma attenzione, perché il suo telefono – che ormai merita un Grammy come miglior narratore di catastrofi – inizia a snocciolare nomi come un distributore di caramelle rotto. Sandro Tonali, che ora zampetta sui prati inglesi del Newcastle, avrebbe scommesso persino sul Milan, la sua ex squadra. Sul Milan! Cioè, questo scendeva in campo, si spaccava le caviglie, e poi correva a puntare sul 15-0 degli avversari, magari sperando che il suo stesso tiro finisse in un altro fuso orario. Un visionario incompreso. E poi c’è Nicolò Zaniolo, che giura di aver giochicchiato solo con blackjack e poker, come a dire: “Io sono un esteta, mica scommetto su un fallo laterale!”. Certo, Nicolò.

Ma torniamo alla Juventus, perché è qui che la faccenda si fa succosa. La società, che già nel 2006 aveva conosciuto il sapore amaro di Calciopoli, si ritrova di nuovo sotto i riflettori. Non perché abbia orchestrato chissà quale complotto, sia chiaro, ma perché i suoi giocatori sembrano aver preso il manuale del “Cosa non fare se sei un calciatore professionista” e l’hanno usato per accendere il camino. Fagioli, per esempio, ha ammesso tutto, si è autodenunciato, ha patteggiato una squalifica di sette mesi e ora sta seguendo un percorso per curare la sua dipendenza dal gioco. Bravo, Nicolò, almeno hai avuto il coraggio di alzare la mano e dire: “Ops, ho fatto un casino”. Ma gli altri? Le chat sequestrate parlano di un giro che coinvolge una decina di calciatori, e non proprio per giocare a briscola. Si parla di debiti, di piattaforme gestite da tipi loschi, di gioiellerie milanesi usate come banche occulte per saldare i conti. Roba che nemmeno Ocean’s Eleven.

E poi, come un pavone che piomba in una cristalleria, entra in scena Fabrizio Corona, il guru del pettegolezzo, l’uomo che trasforma ogni soffiata in un kolossal da mercatino. Con la delicatezza di un bulldozer in un campo di margherite, Corona spara nomi come se fosse a una sagra del tiro a segno: El Shaarawy, Gatti, Casale, Zalewski, forse pure il barista dello stadio. Peccato che la Procura lo abbia accolto con lo stesso entusiasmo di chi trova un volantino di un corso di pilates scaduto: “Grazie, Fabri, ma torna a fare selfie”. Eppure, il suo carrozzone ha rubato la scena per settimane, trasformando un’indagine seria in una specie di talent show per detective da bar dello sport. E noi, costretti a chiederci: ma questi calciatori, con stipendi che farebbero svenire un emiro, davvero devono scommettere per sentirsi vivi? Non possono, che so, collezionare vinili dei Pink Floyd o imparare a fare la pizza fritta?

Cosa rischia la Juventus stavolta? Penalmente, una pacca sulla spalla e un “state attenti, eh”. Sportivamente, però, la faccenda si fa più pepata. L’articolo 24 del Codice di Giustizia Sportiva è più severo di una prof che ti boccia per non aver messo il punto e virgola: se scommetti sul calcio, sono tre anni di esilio, a meno che non fai il penitente come Fagioli. E la società? Se qualcuno nel club ha fatto lo struzzo, potrebbe beccarsi una multa o un “cattivi!” per omessa denuncia. Ma, diciamolo, la Juventus qui sembra più la zia che scopre che il nipote ha speso i risparmi in un casinò online che la mente dietro un intrigo alla Pulp Fiction. I dirigenti, nei loro uffici con moquette e macchina del caffè che canta l’inno bianconero, devono aver avuto un mancamento scoprendo che i loro campioncini passavano le serate a puntare su “Gol/No Gol” invece di studiare i calci piazzati. Dev’essere stato come scoprire che il tuo cane da tartufo ha deciso di fare il critico di moda.

Che ci insegna l’ennesima capriola giudiziaria juventina? Che il calcio, nonostante i miliardi e le fanfare, è un circo di fragilità umane. Questi ragazzi, che a vent’anni hanno più soldi di un re saudita, sono spesso solo dei bambinoni con un bancomat infinito e il cervello in modalità screensaver. Scommettere, per loro, non è solo un gioco: è un modo per riempire il vuoto lasciato da troppi zeri e troppa noia. E la Juventus, che di processi sportivi ne ha visti più di un avvocato da talk show, dovrà ancora una volta tirar fuori la scopa, pulire il disastro e sperare che i suoi talenti imparino a usare lo smartphone per ordinare sushi invece di siti con banner che gridano “Vinci un miliardo!”. Perché, diciamocelo, perdere uno scudetto per un fuorigioco è una cosa; perderlo per una bolletta sbagliata sarebbe proprio il colmo.

E così, il pallone rotola, e noi lo guardiamo, con un misto di passione e rassegnazione. Perché il calcio è questo: ti fa sognare, ti fa imprecare, e ogni tanto ti ricorda che anche i campioni, sotto la maglia, sono solo esseri umani. Con un conto in banca da nababbi, una passione segreta per le slot e, nel caso della Juventus, un talento innato per trasformare ogni stagione in un episodio di Atti Giudiziari – La Saga. Alla prossima, Vecchia Signora: e per favore, la prossima volta, lasciate le scommesse ai bookmaker e tornate a concentrarvi sugli schemi.

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