Champions League: i quarti d’andata, gol, disastri e il Real che inciampa sul suo ego


Se pensavate che i quarti di finale d’andata della Champions League, fossero una tranquilla passeggiata di salute per i soliti noti, beh, preparatevi a ricredervi: andati in scena con la puntualità di un orologio di marca ma con la pila scarica, hanno trasformato il rettangolo verde in un cabaret di primedonne con le scarpe slacciate e il copione dimenticato, regalando una serie di colpi di scena che hanno mandato in tilt ogni pronostico.
L’Inter si traveste da squadra vera e fa lo sgambetto al Bayern, il Real Madrid si genuflette all’Arsenal come un nobile decaduto che ha perso il portafoglio, e il PSG, per una volta, non si scioglie come un gelato al sole di Ferragosto..
Bayern Monaco-Inter 1-2: Lautaro e Frattesi, i Panzer deragliano sul binario nerazzurro
A Monaco, l’Inter di Inzaghi ha deciso di presentarsi con la sfacciataggine di chi bussa alla porta del vicino per chiedere lo zucchero e poi si porta via pure il caffè. Il Bayern, che in Champions di solito avanza come un rullo compressore su un campo di patate, stavolta si è trovato davanti un muro di gomma chiamato Lautaro Martínez. Il Toro ha aperto le danze con un gol che è un insulto alla fisica: dribbling da prestigiatore, tocco da poeta. Müller, con quel faccino da eterno scolaretto tedesco, ha provato a rimettere in piedi la baracca, ma poi è arrivato Frattesi  a piazzare il 2-1 con la nonchalance di chi sa che tanto il Bayern non lo prenderà mai sul serio. E invece sì, cari Panzer, siete stati fregati. Inzaghi, con quel suo fare da professore universitario che corregge tesine, si gode il colpo grosso, mentre i tifosi nerazzurri già prenotano i voli per la finale. Calma, che il ritorno è dietro l’angolo.
Arsenal-Real Madrid 3-0: Ancelotti e la serata da “chi ha spento la luce?”
A Londra, invece, il Real Madrid ha deciso di trasformare l’Emirates in una succursale del teatro dell’assurdo. Loro, i reucci delle 14 Champions, quelli che vincono anche con la formazione del pranzo di Natale, sono andati a sbattere contro l’Arsenal con la grazia di un elefante che prova a fare il tip tap. Arteta, che sembra sempre sul punto di venderti un corso online su come essere un vincente, ha diretto i suoi come un generale napoleonico: Rice ha aperto le marcature con un gol che sa di schiaffo morale, poi ha pensato bene di rifarlo perché il Real non aveva ancora capito la lezione, e Merino ha chiuso i conti con la freddezza di un contabile che ti presenta il conto. 3-0, e i blancos che tornano a Madrid con l’aria di chi ha appena scoperto che il Rolex era tarocco. Ancelotti, con quel sopracciglio alzato che vale più di mille parole, dirà che “è solo l’andata” e accenderà un sigaro per darsi un contegno, ma la verità è che questo Real, con Vinicius che alterna numeri da circo a pause da divano, sembra un’auto di lusso con la batteria scarica. Al ritorno servirà un esorcismo, altro che rimonta.
Barcellona-Borussia Dortmund 4-0: Lewandowski resuscita, i tedeschi si liquefanno
A Barcellona, invece, è andata in scena la sagra del “ve l’avevamo detto”. Il Barça di Flick ha preso il Borussia Dortmund e lo ha ridotto a una macchietta da cartone animato: 4-0, un massacro che sa di vendetta servita fredda. Raphinha ha aperto le danze con un gol che sembra un balletto brasiliano, poi Lewandowski – che a 36 anni ha più vite di un gatto randagio – ha deciso di rispolverare il suo vecchio soprannome, “Lewangoalski”, con una doppietta che è un pugno nello stomaco dei tedeschi. A chiudere i conti ci ha pensato Yamal, il diciassettenne con la faccia tosta di chi ti frega il posto in fila al bar e ti sorride pure. Il Dortmund? Un disastro. In Bundesliga fanno i bulli, ma in Champions si sciolgono come un ghiacciolo dimenticato in macchina. Al ritorno sarà una formalità, a meno che i gialloneri non tirino fuori un miracolo degno di un film di fantascienza..
PSG-Aston Villa 3-1: Parigi si sveglia, Emery inciampa sul suo curriculum
E poi c’è Parigi, dove il PSG ha deciso di ricordarsi che, ogni tanto, sa anche giocare a calcio. Contro l’Aston Villa di Unai Emery – l’uomo che in Europa League vince come se fosse un gratta e vinci, ma in Champions si perde come un nonno senza navigatore – i francesi hanno sfoderato una prestazione che sa di “stavolta ci proviamo sul serio”. Doué ha aperto le danze con un gol che è un biglietto da visita per il futuro, Kvaratskhelia ha raddoppiato con la classe di chi sa che presto avrà un murales anche a Parigi dopo quello di Napoli, e Mendes ha chiuso i conti nel recupero, giusto per far capire che la serata era già in cassaforte. L’Aston Villa ci ha provato, con Rogers che ha segnato un gol da “almeno il bonus al Fantacalcio lo prendo”, ma alla fine è crollato come un soufflé mal riuscito. Emery torna a casa con un 3-1 che sa di déjà-vu, mentre i parigini si chiedono perché non possano essere sempre così brillanti. Risposta: perché sono il PSG, e il dramma è nel loro DNA. Al ritorno, l’Aston Villa dovrà inventarsi un miracolo, ma con Emery al timone, preparatevi a un altro “quasi, ma non proprio”.
Ora tocca ai ritorni, e potete scommetterci il mutuo che ne vedremo delle belle. L’Inter dovrà blindare San Siro, il Real dovrà rispolverare il manuale delle rimonte impossibili, il Barça dovrà solo non addormentarsi e il PSG dovrà evitare di tornare il solito PSG da barzelletta. Noi, nel frattempo, stiamo qui, con la voglia di vedere come andrà a finire.

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