Moise Kean, il Re Mida tiene viva la Viola nella corsa Champions

Se esiste un dio del calcio, oggi ha deciso di indossare la maglia viola, prendere un pennarello e scarabocchiare un “1-0” sul tabellino di Fiorentina-Atalanta, giusto per ricordarci che il pallone, come la vita, è una questione di momenti, non di logica. E se c’è un uomo che sa trasformare il piombo in oro, quello è Moise Kean, l’eroe di una partita che per 45 minuti sembrava un documentario sulla noia, girato in bianco e nero e senza colonna sonora. Ma andiamo con ordine, perché questa vittoria merita di essere raccontata. Il primo tempo? Un disastro cosmico. Zero tiri in porta, zero emozioni, zero tutto. Sembrava di assistere a una partita di scacchi tra due pensionati che hanno dimenticato le regole, con l’unica differenza che qui c’era un pallone, teoricamente. La Fiorentina, reduce da un’annata in cui ha già fatto piangere Juventus, Inter e compagnia cantante, decide di presentarsi al Franchi con l’entusiasmo di chi va a fare la fila alle poste il lunedì mattina. L’Atalanta, dal canto suo, non è da meno: la squadra di Gasperini, che di solito gioca come se ogni partita fosse una finale di Champions, oggi pareva un gruppo di amici che si ritrova al campetto dopo un pranzo di Pasqua troppo abbondante. Passaggi sbagliati, contrasti molli, idee zero. Un disastro bipartisan, roba da far rimpiangere le repliche di “Novantesimo Minuto”.
Eppure, proprio quando stavamo per spegnere la tv e dedicarci a qualcosa di più stimolante, ecco che arriva lui, Moise Kean. Minuto 45, ultimo respiro del primo tempo. La Fiorentina, che fino a quel momento aveva prodotto meno pericoli di un gatto addormentato, trova un lampo di genio. Moise ruba un pallone sporco alla sua maniera a centrocampo, protegge palla portandosi fino dentro l’area di rigore e piazza il pallone in rete. 1-0. È il classico gol che ti fa vincere le partite quando non te lo meriti, e la Fiorentina, maestra nell’arte di sopravvivere, ringrazia e porta a casa il bottino. Fine primo tempo, tutti negli spogliatoi, con Gasperini che guardando la partita dalla tribuna a causa della squalifica, probabilmente urla improperi in bergamasco.
Il secondo tempo è un’altra storia, e qui la Viola tira fuori quel cinismo che farebbe invidia a un politico in campagna elettorale. Dopo il gol di Kean, la Fiorentina decide che attaccare è sopravvalutato e si dedica a un’amministrazione della partita degna di un ragioniere pignolo. Difesa chiusa, spazi intasati, Atalanta ridotta a un’ombra di sé stessa. Gli orobici, che in altre occasioni avrebbero bombardato la porta avversaria come un esercito in assedio, oggi non trovano uno straccio di occasione. Zero tiri nello specchio, zero guizzi, zero speranze. La squadra di Gasperini, abituata a segnare gol a raffica e a incantare l’Europa, si ritrova intrappolata in un incubo viola, con i giocatori che vagano per il campo come zombie in cerca di una trama perduta.
E così, mentre l’Atalanta sbatte contro il muro eretto da Palladino – un muro fatto di cuore, garra e un pizzico di sana fortuna – la Fiorentina porta a casa tre punti pesantissimi. Pesantissimi, sì, perché questo 1-0 non è solo una vittoria: è un pezzo di storia. Mai, nella sua lunga e gloriosa esistenza, la Fiorentina era riuscita a battere nello stesso campionato tutte le big di Serie A. Juventus? Fatta. Inter? Fatta. Milan? Fatta. Roma? Fatta. E ora anche l’Atalanta, che pure non è una big tradizionale ma negli ultimi anni ha preso l’abitudine di giocare come se lo fosse. Un’impresa epica, degna di essere incisa su una targa al Franchi, magari con la scritta: “Qui, nel 2024-25, la Viola ha dimostrato che si può vincere anche giocando male”.
La prestazione della Fiorentina oggi è stata un inno al pragmatismo: niente fronzoli, niente spettacolo, solo risultato. Palladino, che sta trasformando questa squadra in una macchina da guerra senza bisogno di fuochi d’artificio, merita un applauso. Certo, non sarà il calcio champagne che sognano i puristi, ma chi se ne frega? In un campionato dove tutti parlano di “progetto”, “identità” e altre parole vuote, la Fiorentina risponde con i fatti: tre punti, porta inviolata e un Moise Kean che, quando meno te lo aspetti, tira fuori il coniglio dal cilindro.
E l’Atalanta? Beh, per loro è una giornata da dimenticare. Gasperini, che di solito ha la risposta a tutto, oggi sembrava un generale senza esercito. La sua squadra, abituata a correre, pressare e segnare, si è sciolta come neve al sole davanti a una Fiorentina che non ha fatto nulla di straordinario, se non difendersi e aspettare il momento giusto. Una lezione di umiltà per una formazione che, diciamolo, negli ultimi anni ci aveva abituati a ben altro. Ma il calcio è anche questo: a volte vinci giocando da dio, a volte perdi giocando da schifo. Oggi, la Dea ha perso, punto.
Con questa vittoria, la Fiorentina resta aggrappata al treno Champions League, un obiettivo che a inizio stagione sembrava una chimera e che ora, nonostante un girone di ritorno altalenante, è diventato possibile. Certo, la strada è ancora lunga, e il calendario non sarà una passeggiata di salute. Ma se c’è una cosa che questa squadra ha dimostrato, è che sa vincere anche quando non dovrebbe. E con un Moise Kean in versione Re Mida, capace di trasformare un primo tempo indecente in oro puro, tutto è possibile.
Dunque, chapeau alla Viola, che con un mix di cinismo, fortuna e un pizzico di talento sta scrivendo una pagina memorabile della sua storia. E a noi, che amiamo il calcio per le sue follie, non resta che goderci lo spettacolo – o il non-spettacolo, in questo caso – e aspettare la prossima puntata. Perché se c’è una certezza, è che con questa Fiorentina non ci si annoia mai. O almeno, non troppo.

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