Fiorentina Juventus 3-0:la viola dipinge i bianconeri di ridicolo

C’era una volta una squadra che si pavoneggiava in bianco e nero, come un pavone con le penne tarlate, certa che il suo nome bastasse a far tremare il mondo, o almeno a far credere che fosse ancora viva. Poi arrivò una brigata di cavalieri in viola, con l’aria di chi ti ruba il pranzo e ti lascia un biglietto con scritto “era pure buono, grazie”, e in novanta minuti trasformò quella baracconata di presunta grandezza in un mucchio di ferraglia arrugginita. Tre a zero, un massacro che sembra un cartone animato di Willy il Coyote, con la Fiorentina che piazza l’incudine e la Juventus che ci finisce sotto mentre saluta con un sorrisetto ebete,con i tifosi viola a vendere i popcorn: “Signori, accomodatevi, lo show dei pagliacci bianconeri sta per cominciare!”
La Juventus di oggi è un disastro che farebbe ridere pure un cieco: tre gol e una difesa che sembra un invito a nozze con scritto “portate i tacchetti e fateci a fette”, e un attacco che pare un gruppo di scolaretti in gita, tutti a inseguire farfalle mentre il pallone rotola altrove. E pensare che c’è un fenomeno, un certo Cristiano Giuntoli – lo chiamano “direttore”, ma “capocomico” gli dona di più – che ha sperperato oltre 200 milioni di euro per mettere in scena questa commedia degli orrori. Un illusionista da strapazzo, capace di far sparire i soldi e tirar fuori dal cappello un fiasco dietro l’altro. Standing ovation, Cristiano: trasformare una leggenda in un circo di clown con un budget da sceicco è roba da antologia.
E poi c’è la Fiorentina, si, la Fiorentina! Una squadra di guasconi con il ghigno stampato in faccia, di quelli che entrano in campo come se stessero andando a svaligiare una banca e invece svaligiano solo la dignità altrui. I viola giocano e si divertono a prendere per il culo i bianconeri. Il primo gol è un’azione che manda la difesa juventina a raccogliere margherite, un tiro che finisce in rete con la delicatezza di un rutto a una cena di gala. Il secondo è un’invenzione del solito Mandragora, con i bianconeri che si guardano intorno come se avessero perso le chiavi di casa, e la palla che entra mentre qualcuno urla “ma almeno correte, incapaci!”. Il terzo è il gran finale, un missile che dice “ciao ciao, fenomeni”, con i tifosi viola che cantano e ballano come se avessero appena fregato il portafoglio a un milionario.
La Juventus, invece? Un branco di clown tristi con la maglia a strisce, una compagnia di giro che inciampa sui propri piedi mentre cerca di capire se il pallone sia rotondo o quadrato. I giocatori vagano come comparse di un film di zombie diretto da un dilettante, il tecnico – un tizio a caso, tanto sono tutti burattini di un teatrino rotto – sbraita ordini che sembrano le istruzioni di un frullatore guasto, e i tifosi bianconeri? Quelli che non si sono ancora dati al giardinaggio si dividono tra chi fissa il vuoto e chi lancia improperi che farebbero ridere pure un santo. Una volta era la squadra che faceva tremare gli stadi, oggi è quella che fa sghignazzare i baristi mentre servono birre. Tre gol, quattro gol, magari pure sette: è un festival della figuraccia, un “colpiteci ancora” che neanche un comico caduto in disgrazia saprebbe inscenare meglio. E tutto questo con un mercato da nababbo squinternato firmato dal grande Giuntoli, il Re Mida al contrario, che incanta con promesse e lascia solo un mucchio di cenere.
Diamo un inchino a Cristiano, suvvia. Giuntoli, il genio che doveva riportare la Juventus al vertice e invece l’ha spedita dritta in un reality show dal titolo “Come buttare 200 milioni e vivere infelici”. Un artista del disastro, un Picasso del nulla che dipinge quadri di sconfitte con i soldi degli altri. Ogni acquisto è una barzelletta senza punchline, ogni partita un’esibizione da circo equestre senza cavalli, ogni sua frase un “fidatevi, stiamo crescendo” che suona come un “non so più che scuse inventare, datemi un altro assegno”. La Juventus è fuori da tutto – coppe, sogni, decenza – e si gode il suo ruolo di tappetino da stadio, pronta a farsi calpestare da chiunque abbia un paio di scarpini e un briciolo di voglia.
La Fiorentina, invece, se la ride di gusto. Non ha il blasone da sventolare come una bandiera bucata, non ha i milioni da sparare in giro come coriandoli, ma ha il gusto di sbeffeggiare i presuntuosi e farli a pezzettini. Tre a zero non è un punteggio, è una pernacchia sonora, un “prendete e portate a casa, fessi” sparato in faccia a chi pensava che il passato valesse più del presente. È la rivincita dei guitti contro i nobilucci decaduti, dei pezzenti contro i ricconi col portafoglio pieno e la testa vuota, di chi sa che il calcio non si compra al supermercato ma si vince facendosi due risate sul cadavere altrui.
E allora ridiamo a crepapelle. La Viola festeggia, e noi con lei: ha preso a calci un mito di cartapesta e l’ha spedito a casa con un bel “torna quando hai imparato a giocare”. La Juventus, invece, barcolla via, un rottame che perde pezzi e illusioni a ogni passo. Tre a zero, e il bello deve ancora venire: il prossimo giro sarà un altro spasso, perché questa Juve non ha un fondo, solo un abisso di risate. Brindiamo al fiasco più caro del pianeta, signori: alla salute dei perdenti più costosi del mondo!

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