Fiorentina, che figuraccia greca

Eccoci qua a dissezionare l’ennesima perla di comicità involontaria della Fiorentina, un 3-2 incassato dal Panathinaikos che sembra scritto da un autore di sitcom con il gusto per le barzellette cattive. È l’andata degli ottavi di Conference League e i viola trasformano una trasferta ad Atene in un numero da cabaret, di quelli che fanno ridere tutti tranne chi paga il biglietto.

La Fiorentina arriva allo stadio con la prosopopea di chi si crede Zeus sceso dall’Olimpo, ma con la preparazione di un turista che perde il passaporto il primo giorno di vacanza. “Il Panathinaikos? Dai, è come giocare contro i miei cugini dopo il pranzo di Natale”, avranno sghignazzato i viola mentre si scaldavano con la grinta di un gatto che dorme sul termosifone. E invece, sorpresa: all’8’ Swiderski, un tizio con la faccia da venditore di olive al mercato, piazza un gol che persino Terracciano si è chiesto se fosse legale. “Tranquilli, lo paro con lo sguardo”, avrà pensato il portiere. Risultato? Uno a zero e un’occhiata al tabellone che sa di “chiamate un oculista”.
Non contenti di questa gag d’apertura, al 19’ i viola decidono di regalare il bis. Maksimovic – non il difensore che conoscete, ma un tizio che sembra il buttafuori di una discoteca di Corfù – approfitta di un errore di Terracciano che sembra uscito da un tutorial su “come non fare il portiere”. Il tiro di Djuricic è morbido come un cuscino, ma lui lo lascia passare come un vigile distratto a un incrocio. Tap-in e 2-0. “Grande Pietro, sei un muro!”, avranno urlato i compagni. Sì, un muro di burro sciolto al sole di agosto. Contro una squadra che in Italia lotterebbe per non retrocedere dalla Serie C, i tifosi viola iniziano a pregare per un blackout dello streaming: meglio il buio che questo show.
Ma ecco il colpo di scena, perché la Fiorentina decide di ricordarci che ogni tanto sa accendere la luce, anche se solo per far vedere meglio il disastro. Al 24’ Beltran, con un colpo di testa su assist di Gosens, fa 2-1. “Oh, forse non siamo proprio i peggiori”, avranno pensato i più illusi, quelli che credono ancora a Babbo Natale. E al 29’ Fagioli pareggia: Mandragora cambia gioco, Gosens crossa, lui tira e 2-2. “Grande Nico, sei il nostro Messi!”, avrà esultato qualcuno. Sì, Messi con la febbre e un gamba ingessata, forse.
Secondo tempo, e qui parte il festival della barzelletta. Al 52’ Tete – un brasiliano che sembra scappato da un corso di samba per principianti – segna il 3-2. Ripartenza greca, assist di Djuricic (che a questo punto è il Platone del calcio), e gol. Terracciano? Lo guarda entrare come un pensionato che osserva i piccioni in piazza, la difesa sta ferma tipo statuine del presepe finite le pile. “Tranquilli, ci pensiamo noi”, avranno detto i difensori. Certo, come no, ci pensate così bene che il Panathinaikos vi ha usati per lucidarsi le scarpe. Da lì in poi, il nulla: la Fiorentina attacca con la forza di un ventilatore rotto e la mira di un cieco al tiro a segno.
E allora, che cos’è questa Fiorentina? Una squadra che si crede la Gioconda, ma è un disegno fatto con i pennarelli scarichi da un bambino distratto. Palladino? Un allenatore che sembra il classico tipo che ti dice “fidati, so guidare” e poi finisce nel fosso. “Teniamo tantissimo alla Conference”, ha dichiarato. Certo, si vede: ci tenete così tanto che l’avete quasi regalata a una squadra che sembra sponsorizzata da un discount di feta scaduta. Terracciano? Un portiere che para meno di una tenda bucata in un uragano, un disastro con i guanti che dovrebbe chiedere scusa pure al pallone. La difesa? Un gruppo di amici che si ritrova al campetto, ma senza birra e con le scarpe slacciate.
“Ma Beltran e Fagioli hanno segnato!”, diranno i difensori d’ufficio. Bravi, un applauso: è come dire che il Titanic aveva delle belle poltrone. Il resto della squadra? Una collezione di figurine rare, ma tutte mezze strappate e senza colla. Gosens crossa, Mandragora corre, e poi? Poi c’è il vuoto, un buco nero dove finiscono le speranze dei tifosi e la dignità della maglia viola. Questa è una squadra con la presunzione di chi ordina champagne al bar e poi tira fuori un buono sconto scaduto.
E il Panathinaikos? Una banda di scalmanati che corre come se dovesse scappare da un cameriere col conto, segna con la cattiveria di chi ha un mutuo da pagare e ride in faccia alla nostra arroganza. Swiderski, Maksimovic, Tete: ieri erano perfetti per un quiz su “chi cavolo sono?”. “Grazie per la lezione, ci vediamo al ritorno”, avranno pensato i viola.
Il 13 marzo al Franchi sarà un’altra storia: Serviranno due gol senza subirne, una prestazione di carattere e una difesa più solida di quella vista ad Atene.

Non sarà facile, perché il Panathinaikos ha dimostrato di essere un avversario ostico, ma il calcio vive di riscatti e sorprese.
Questa Fiorentina, per ora, è una squadra con potenzialità evidenti ma troppe fragilità. Palladino dovrà lavorare sulla concentrazione e sulla mentalità, Terracciano ritrovare sicurezza tra i pali, e i giocatori dare quel qualcosa in più che ieri è mancato. I tifosi, nonostante la delusione, meritano una reazione: sono loro il cuore di questa maglia, e una serata di riscatto potrebbe ripagarli di questa amarezza. Il ritorno è un’occasione per dimostrare che la lezione greca è servita. Appuntamento al Franchi: lì si deciderà tutto.

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