Fiorentina: Un Dramedy in due atti

A Firenze, il sole è splendido, ma il clima allo Stadio Artemio Franchi era tutt’altro che sereno domenica scorsa. La Fiorentina, con il sogno di una qualificazione alla Champions League ben saldo in testa, ha invece messo in scena una performance degna della Commedia dell’Arte, con la differenza che stavolta le maschere erano quelle di un’irriconoscibile squadra viola.

Raffaele Palladino, il regista di questa tragicommedia, ha scelto una tattica che si potrebbe definire “sperimentale” – o meglio, “speriamo che funzioni”. Senza il suo centravanti titolare Moise Kean, squalificato, Palladino ha deciso di affidarsi a un falso nove, sperando forse che l’assenza di un vero attaccante potesse confondere i difensori del Como. Peccato che il piano fosse più chiaro di una cartina al tornasole: Nico Paz e Assane Diao del Como hanno trovato fin troppa facilità nel campo viola. Diao, in particolare, con quattro gol in sette partite, ha dimostrato che a volte la semplicità paga più delle grandi strategie.

I cambi effettuati da Palladino? Ah, che dire… più che cambi, sembravano tentativi di cambiare l’acqua in vino, ma senza il miracolo. Zaniolo fuori, Colpani dentro; Cataldi fuori, Gudmundsson dentro. Ma nulla ha mosso le acque di un’Arno che sembrava più un fiumiciattolo bloccato dal ghiaccio. La Fiorentina non ha mostrato il carattere e la personalità che ci si aspetterebbe da una squadra che punta all’Europa che conta. La difesa sembrava più un gruppo di turisti che una linea di resistenza, lasciando spazi che il Como ha sfruttato con la precisione di un chirurgo.

Parliamo un attimo del Como, la squadra che ha dato una lezione di calcio ai viola. Cesc Fabregas, in veste di allenatore, ha preparato la partita con la cura di un maestro d’orchestra. I suoi ragazzi hanno dominato, con Nico Paz che ha sfoggiato il suo repertorio da “falso nueve” con una perla di sinistro che ha ricordato i grandi del passato. Diao, con la sua velocità e precisione, ha messo in chiaro che il Como non è solo una squadra di passaggio in Serie A.

Ma ora, guardando avanti, la Fiorentina non può permettersi di restare a recitare la parte della vittima. Con le prossime due partite contro Verona e Lecce, la squadra di Palladino deve ritrovare il suo spirito. Queste sono sfide chiave per mantenere il sogno europeo vivo. Se la Fiorentina vuole davvero sedere al tavolo dei grandi d’Europa, deve mostrare che la sconfitta con il Como è stata solo una brutta parentesi, un errore di copione in una stagione che ancora ha molte pagine da scrivere.

Insomma, è tempo per i viola di cambiare maschera, passare da Arlecchino a Pantalone, e dimostrare che, quando si tratta di vincere, non ci sono più scherzi. Tutto si gioca su questi due match: o si fa la storia, o si resta a guardare dalla finestra mentre i sogni di gloria passano oltre.

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